La dinamica del transfert secondo Freud

Propongo una nuova traduzione del testo che Freud dedicò nel 1912 al tema della dinamica del transfert. Da una parte ne traccia la genesi a partire dai moti libidici distolti dalla realtà e dalla coscienza e ne descrive il manifestarsi sotto forma di rappresentazioni d’attesa che si appuntano, come cliché, a ogni nuova persona incontrata e quindi anche alla persona dell’analista. D’altra parte Freud affronta il complesso intrecciarsi di transfert e di resistenza. Nella conclusione della sua argomentazione, il transfert viene descritto come una sorta di attrattore delle idee spontanee nella coscienza, ma allo stesso tempo il principale responsabile della loro deformazione. Capitale poi la chiusura, che propone il transfert come una dimensione nella quale, rendendo presente (in presenza e attuale) ciò che esiste fantasmaticamente e senza tempo nell’inconscio, è possibile mettere in relazione vita pulsionale e intelletto, moti di sentimento e pensiero.

Dinamica del transfert (1912)

Il tema del “transfert”, difficile da svolgere in modo esauriente, è stato recentemente affrontato in modo descrittivo in questo Zentralblatt da Wilhelm Stekel.[1] Qui vorrei ora aggiungere alcune annotazioni che dovrebbero consentire di comprendere come il transfert, durante la cura psicanalitica, si realizzi necessariamente e come esso, durante il trattamento, arrivi a ricoprire il ben noto ruolo.

Chiariamoci sul fatto che ogni uomo, per il concorso della disposizione di cui è portatore e di ciò che ha avuto effetto su di lui durante gli anni della sua infanzia, ha acquisito una determinata peculiarità in merito a come vive la vita amorosa, quindi in merito a quali condizioni egli pone all’amore, a quali pulsioni soddisfa in questo modo e a quali mete si prefigge.[2] Ne risulta, per così dire, un cliché (o anche più di uno)[3] che nel corso della vita viene ripetuto con regolarità, nuovamente stampato, per quanto lo consentono le circostanze esterne e la natura degli oggetti d’amore accessibili, e che peraltro, a fronte di impressioni recenti, non è del tutto inalterabile. Dalle nostre esperienze risulta però che di questi moti che determinano la vita amorosa solo una parte ha compiuto un pieno sviluppo psichico; questa parte è rivolta alla realtà, sta a disposizione della personalità cosciente e ne costituisce un pezzo. Un’altra parte di questi moti libidici è stata frenata nello sviluppo, è stata distolta dalla personalità cosciente così come dalla realtà, ha potuto dispiegarsi soltanto nella fantasia o è rimasta interamente nell’inconscio, così da essere ignota alla coscienza della personalità. Se però il bisogno d’amore di qualcuno non è stato pienamente soddisfatto dalla realtà, egli è costretto ad avvicinarsi con rappresentazioni d’attesa libidiche ad ogni nuova persona che incontra ed è del tutto probabile che entrambe le porzioni della sua libido, sia quella che può diventare cosciente che quella inconscia, abbiamo parte in questo atteggiamento. Leggi tutto “La dinamica del transfert secondo Freud”

L’avvio del trattamento secondo Freud

Propongo una nuova traduzione del testo di Sigmund Freud del 1913 sull’avvio del trattamento. Prima di tradurlo ne avevo una conoscenza molto limitata e parziale, quasi fosse solamente una raccolta di consigli sulla gestione dell’inizio del trattamento concentrata sulla regola fondamentale e sulle regole accessorie della selezione dei pazienti, del noleggio dell’ora e dell’utilizzo del divano. Dopo averlo frequentato per alcune settimane mi sono convinto che sia il testo freudiano più importante per la pratica analitica perché in modo sibillino apre dei percorsi di ricerca assai interessanti: da una parte, la psicanalisi come pratica che è capace di lavorare contemporaneamente con il sapere e con il non-sapere [Nichtwissen]; dall’altra, il complesso rapporto fra transfert e resistenza, che infine si risolve nella caratterizzazione della specificità della psicanalisi come disciplina che usa il transfert non meramente per scoprire una verità da comunicare al paziente, ma per superare le sue resistenze al sapere.

Avvio del trattamento (1913)

Chi voglia imparare dai libri il nobile gioco degli scacchi ben presto apprenderà che soltanto le aperture e i finali consentono una presentazione sistematica esauriente, mentre ad essa si sottrae la sterminata varietà di mosse che ha inizio dopo l’apertura. Soltanto un sollecito studio di partite in cui abbiano gareggiato dei maestri può colmare la lacuna nell’insegnamento. A limitazioni analoghe soggiacciono probabilmente le regole che si possono dare all’esercizio del trattamento psicanalitico.

Di seguito tenterò di raggruppare, ad uso dell’analista pratico, alcune di queste regole per l’avvio della cura. Vi sono fra esse disposizioni che possono apparire, e peraltro sono, delle piccolezze. A loro giustificazione valga il fatto che si tratta appunto di regole di gioco, che devono attingere il loro significato dal contesto che si crea sulla scacchiera. Mi sembra però opportuno diffondere queste regole come “consigli” e non pretendere per esse un’obbligatorietà incondizionata. La straordinaria diversità delle costellazioni psichiche che sono in questione, la plasticità di tutti i processi psichici e la ricchezza di fattori determinanti si oppongono anche alla meccanizzazione della tecnica e fanno sì che un procedimento, per certi versi giustificato, risulti talvolta inefficace e un procedimento, che solitamente è difettoso, per una volta raggiunga la meta. Queste circostanze non impediscono tuttavia di stabilire un comportamento mediamente appropriato del medico. Leggi tutto “L’avvio del trattamento secondo Freud”

Fuga narcisistica nell’amore

Propongo una nuova traduzione di un brano dal terzo capitolo della Introduzione del narcisismo. È per me significativo perché mostra una variante della “guarigione attraverso l’amore”. Non si tratta della fissazione della libido sulla persona dell’analista ma invece di un movimento centrifugo con il quale il paziente compie una scelta oggettuale narcisistica e si innamora di una persona che possiede i pregi che mancano al suo Io per raggiungere il suo ideale. Sostituisce una dipendenza nella situazione analitica con una dipendenza esterna.

Una parte del sentimento di sé è primaria, il resto del narcisismo infantile; un’altra parte deriva dall’onnipotenza confermata dall’esperienza (dalla realizzazione dell’ideale dell’Io); una terza parte deriva dal soddisfacimento della libido d’oggetto. L’ideale dell’Io ha imposto pesanti condizioni al soddisfacimento libidico con gli oggetti, facendo sì che una parte di esso sia respinta dal suo censore come non tollerabile. Dove non si sia sviluppato un tale ideale, lì compare inalterata la corrispondente aspirazione sessuale, come perversione nella personalità. Essere di nuovo il proprio ideale anche per quanto riguarda le aspirazioni sessuali, come nell’infanzia, è questa la felicità che gli uomini vogliono conseguire. Leggi tutto “Fuga narcisistica nell’amore”

Transfert e fissazione

Propongo una nuova traduzione della lettera che Freud scrisse a Jung il 6 dicembre 1906. Essa non rappresenta solo il testo nel quale per la prima volta collega la guarigione all’amore, ma propone anche un legame fra il concetto di transfert [Übertragung] e quello di fissazione [Fixierung].

8 F

6. XII. 06
Via Berggasse 19, zona IX

Stimatissimo collega,

Da questa “accelerazione del tempo di reazione” Lei trarrà le sue conclusioni e indovinerà che la Sua ultima lettera mi ha fatto piacere, senza alcuna limitazione e senza alcuna ipotesi ausiliaria. Ero proprio convinto che la finalità dell’influenza pedagogica avrebbe cambiato le sue idee e sono molto contento di venire a sapere che esse siano invece libere da tale deformazione.[1]

Come Lei sa bene, devo avere a che fare con tutti i demoni che si possono far scatenare contro “l’innovatore”; tra di essi non è il più mite quello che mi costringe ad apparire davanti ai miei stessi seguaci come un burbero prepotente e incorreggibile, oppure come un fanatico, quale in realtà non sono. Leggi tutto “Transfert e fissazione”

Una psicanalisi squisitamente collettiva

Vienna, 21 dicembre 1924

Caro dottore,

mi ha fatto proprio piacere che Lei abbia tratto da Keyserling un’impressione di umana simpatia.[1] A suo tempo di lui non ho capito nulla. Naturalmente non ho mai pensato di polemizzare con lui. La mia osservazione al riguardo derivava dalla preoccupazione che dietro la mia richiesta di informazioni Lei potesse ipotizzare intenzioni simili. Comunque, nell’ultimo suo saggio[2] le osservazioni sulla psicanalisi erano particolarmente sempliciotte.

Ovviamente trovo irritante un tratto del Suo carattere su cui vorrei tanto influire, pur sapendo che non potrò ottenere molto. Mi spiace che Lei voglia erigere un muro tra sé e gli altri leoni della ménagerie congressuale. È difficile praticare la psicanalisi in isolamento. È un’impresa squisitamente sociale. Certo, sarebbe molto più bello se tutti insieme ruggissimo e urlassimo in coro e a tempo, invece di ringhiare ognuno per sé nel proprio angolino. Lei sa il valore che attribuisco alla Sua inclinazione personale verso di me, ma ora dovrebbe trasferirne[3] una parte anche sugli altri. Ciò farebbe solo bene alla causa. Leggi tutto “Una psicanalisi squisitamente collettiva”

Freud e la prima definizione di transfert

Propongo una nuova traduzione del brano di Freud che per la prima volta accenna al fenomeno del transfert. Si tratta della parte finale del capitolo degli Studi sull’isteria intitolato Psicoterapia dell’isteria. La spiegazione del transfert richiama in questo caso il prodursi dell’ossessione, così come Freud l’aveva descritto in Ossessioni e fobie.

Studi sull’isteria

[…]

Psicoterapia dell’isteria

[…]

Ho già accennato quale importante ruolo spetti alla persona del medico nel creare motivi che possano vincere la forza psichica della resistenza. In non pochi casi, specialmente nelle donne e nel caso si tratti di chiarire una sequenza di pensieri erotici, la collaborazione dei pazienti diventa un sacrificio personale che deve essere compensato con un qualche surrogato dell’amore. La fatica e la paziente cordialità del medico devono bastare come surrogato. Leggi tutto “Freud e la prima definizione di transfert”

Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz

La recensione a Monoplegia anestetica di Albert Adamkiewicz consente di toccare con mano l’asprezza e il sarcasmo che Freud sa concentrare ed esprimere nei propri commenti. In tal senso forse non è un caso che, a differenza di tanti altri autori recensiti nello stesso anno, Adamkiewicz[1] non appartenga all’Università di Vienna. Come infatti ricorda Henri Ellenberger, la durezza dei confronti scientifici si manifesta all’epoca in maniera più aspra tra esponenti di università diverse.[2]

Il testo si presta inoltre a una riflessione suggestiva poiché si ritrova qui probabilmente una radice del successivo concetto, prettamente psicoanalitico, di transfert, per il quale Freud impiegherà il termine Übertragung. Il termine Transfert, derivato dal francese, compare come tale ben 8 volte nell’opera originale di Freud:[3] lo si ritrova dunque 1 volta, la prima in senso assoluto, nella recensione qui tradotta, 3 volte in Prefazione alla traduzione di “Della suggestione” di Hippolyte Bernheim, del 1888 e infine 4 volte in Isteria, sempre del 1888. In queste prime occorrenze, il significato che Freud dà al termine Transfert è identico a quello proposto da Adamkiewicz Leggi tutto “Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz”

Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert

Propongo una nuova traduzione di quella parte della Lezione 28 (“La terapia analitica”) che Freud dedica al tema del transfert. “Fondamentalmente è questo l’ultimo tratto che separa il trattamento analitico da quello puramente suggestivo e libera i risultati analitici dal sospetto di essere successi dovuti alla suggestione. In ogni altro trattamento suggestivo il transfert viene accuratamente risparmiato, lasciato intatto; in quello analitico è esso stesso oggetto del trattamento e viene scomposto in tutte le forme in cui si manifesta. Al termine di una cura analitica, il transfert stesso deve essere smantellato e se a quel punto il successo viene raggiunto o mantenuto, esso non si basa sulla suggestione, ma sull’attività, compiuta con il suo aiuto, di superamento delle resistenze, sul cambiamento interno conseguito nel malato.”

Lezioni di introduzione alla psicanalisi (1917)

XXVIII Lezione – La terapia analitica

[…]

Alla luce della conoscenza che abbiamo ricavato dalla psicanalisi, possiamo descrivere nel modo seguente la differenza fra la suggestione ipnotica e quella psicanalitica: la terapia ipnotica cerca di ricoprire e di intonacare qualcosa nella vita psichica; quella analitica cerca di portare alla luce qualcosa e di allontanarlo. La prima lavora come la cosmesi, la seconda come la chirurgia. La prima utilizza la suggestione per proibire i sintomi, rafforza le rimozioni, ma per il resto lascia inalterati tutti i processi che hanno condotto alla formazione sintomatica. La terapia analitica aggredisce più in profondità, fino alle radici, là dove sono i conflitti da cui provengono i sintomi, e si serve della suggestione per cambiare l’esito di questo conflitto. La terapia ipnotica lascia il paziente inattivo e immutato, per questo motivo ugualmente incapace di opporsi a ogni nuova occasione di ammalarsi. La cura analitica impone sia al medico che al malato una gravosa attività di lavoro che viene utilizzata per abolire le resistenze interne. Con il superamento di queste resistenze la vita psichica del malato viene durevolmente alterata, innalzata a un grado superiore di sviluppo, mantenendo una protezione verso nuove possibilità di malattia. Questo lavoro di superamento è l’opera essenziale della cura analitica; il malato deve compierla e il medico gliela rende possibile con il concorso della suggestione, che agisce nel senso di un’educazione. A proposito, si è a ragione parlato del trattamento analitico come di una sorta di post-educazione. Leggi tutto “Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert”

Freud e la lezione del transfert

Propongo una nuova traduzione di quella parte della Lezione 27 che Freud dedica al tema del transfert. La presenta in questo modo: “Abbiamo davvero creduto di aver dato conto di tutte le forze motrici che sono in questione nella cura, di aver pienamente razionalizzato la situazione fra noi e il paziente in modo che essa si lasciasse abbracciare con lo sguardo come un esercizio di aritmetica e poi però sembra insinuarsi qualcosa che in questo calcolo non era stato preventivato. Questa inattesa novità è essa stessa multiforme; descriverò le fogge più frequenti e più facilmente comprensibili in cui si manifesta.”

Lezioni di introduzione alla psicanalisi (1917)

XXVII Lezione – Il transfert

[…]

E ora il fatto. In un gran numero di forme di malattie nervose, nelle isterie, negli stati di angoscia e nelle nevrosi di coazione il nostro presupposto è vero. Con questo andare alla ricerca della rimozione, con lo scoprire le resistenze, con l’accennare al rimosso, ci riesce veramente di assolvere il compito, cioè di superare le resistenze, levare la rimozione e trasformare l’inconscio in conscio. Nel farlo ne ricaviamo la chiarissima impressione che per il superamento di ciascuna resistenza si svolga nell’anima del paziente una feroce battaglia, che sul medesimo terreno psicologico si svolga una normale battaglia dell’anima fra i motivi che vogliono mantenere il controinvestimento e quelli che sono disposti a rinunciarvi. I primi sono i vecchi motivi, che a suo tempo hanno imposto la rimozione; fra i secondi si trovano quelli appena sopravvenuti, che sperabilmente decideranno il conflitto a nostro favore. A noi è riuscito di rinnovare il vecchio conflitto della rimozione, di portare a revisione il processo che a quel tempo era chiuso. Leggi tutto “Freud e la lezione del transfert”

La seconda seduta di Freud con il Rattenmann

Propongo una nuova traduzione degli appunti di Freud relativi alla seconda seduta di Ernst Lanzer, soprannominato “l’uomo dei topi”, anche se il suo epiteto potrebbe essere tradotto più propriamente con “l’uomo dei ratti”. Questa seduta ci propone un complesso movimento transferale che Freud innesca con il suo controtransfert, del quale prende coscienza solo dopo la seduta, forse proprio mentre redige queste annotazioni. Mi permetto di evidenziare alcuni significanti con la sottolineatura.

Appunti originali per “L’uomo dei ratti”

Seconda seduta [giovedì 3 ottobre]

“Penso che inizierò oggi dall’esperienza che è stata per me l’occasione diretta per venire da Lei. Era in agosto, durante le esercitazioni armate in Galizia. In precedenza ero stato male e mi ero tormentato con ogni tipo di pensieri coatti, che però durante l’esercitazione presto recedettero. Mi interessava dimostrare agli ufficiali che non avevamo solo imparato qualcosa, ma che riuscivamo anche a sopportare qualcosa. Un giorno facemmo una breve marcia partendo da Spas.[1] Durante la sosta persi il mio pince-nez e, sebbene avessi potuto ritrovarlo facilmente, non volli ritardare la partenza e vi rinunciai. Telegrafai perciò a Vienna, all’ottico, affinché mi spedisse subito un pince-nez sostitutivo. Nel corso di quella sosta mi sedetti fra due ufficiali, uno dei quali, un capitano dal nome ceco pur essendo egli viennese, sarebbe diventato significativo per me. Leggi tutto “La seconda seduta di Freud con il Rattenmann”