Controtransfert e dispositivi medici in Freud

Propongo una nuova traduzione di due frammenti del testo freudiano del 1937 L’analisi finita e infinita. Il primo propone una curiosa analogia fra un’analisi e una radiografia. Il secondo la riprende per evidenziare i nefasti effetti che può avere un controtransfert non analizzato.

Un uomo, che ha egli stesso esercitato l’analisi con grande successo, giudica che il suo rapporto con l’uomo e con la donna – con gli uomini, che sono suoi concorrenti, e con la donna, che egli ama – non è affatto esente da handicap nevrotici e perciò si fa oggetto analitico di un altro, che ritiene superiore a sé. Questa radiografia critica della propria persona gli fa ottenere un pieno successo.

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Agli albori del controtransfert fra Ferenczi e Freud

Propongo due brevissimi frammenti dall’epistolario di Sigmund Freud e Sándor Ferenczi in cui è accennato il tema del controtransfert. Sono modesti, ma danno una chiara idea di cose significasse per loro avere a che fare con un fenomeno che ancora non erano riusciti a concettualizzare e padroneggiare. Il passaggio di Freud è peraltro curioso perché siamo ormai abituati a considerare il transfert un fenomeno universale, ma siamo piuttosto restii a parlare del controtransfert al di fuori della “situazione analitica”. Nel 1910 Freud ne parla invece anche in riferimento al rapporto con Ferenczi, che sarà un suo vero e proprio paziente solo a partire dal Giugno 1914. Leggi tutto “Agli albori del controtransfert fra Ferenczi e Freud”

Freud, Ferenczi e la posizione dell’analista

Devo a Moreno Manghi la segnalazione di questo brano di Sándor Ferenczi tratto dal testo del 1927 Das Problem der Beendigung der Analysen, conosciuto in Italia come Il problema del termine dell’analisi. Manghi ha avuto due ottime intuizioni: che questo brano fosse molto più incisivo e fecondo di quanto non traspaia dalla traduzione italiana; che questo brano potesse portare luce sulla differente posizione che Sigmund Freud e Sándor Ferenczi attribuiscono all’analista nella cosiddetta “situazione analitica”. Leggi tutto “Freud, Ferenczi e la posizione dell’analista”

Dalla professione di psicanalista all’etica del delitto

Lettera di Freud a Ferenczi del 27 aprile 1929

27.4.1929

Prof. Dr. Freud

Vienna, IX. Berggasse 19.

Caro amico,

moglie e figlia sono andate ieri a Berchtesgaden per cercare un appartamento. (Forse si ricorda di un Signor Gulyas, che ci ha fatto visita lì.) Considerando quanto sono complicati i nostri bisogni, quest’anno per noi la scelta non sarà facile.
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Tra Freud e Ferenczi due lettere sull’analisi laica

1123 Fer[1]

Internationale Psychoanalytische Vereinigung
International Psycho-analytical Association

Budapest, 29 aprile 1928[2]

Caro Professore,

è stata per me una gioia trovare qui, di ritorno dall’Adriatico, la Sua gentile lettera. Mi ha particolarmente rallegrato veder riconosciuta la mia incrollabile convinzione della necessità dell’analisi laica. Ciò mi porta anche a riconoscere, al Suo cospetto, di avere a questo proposito insistito principalmente sulla presidenza, perché in questa circostanza ho trovato troppo tiepido il nostro amico Eitingon, nonostante tutti i meriti già da lui acquisiti. Indubbiamente la mia politica sarebbe stata meno compromissoria della sua; a tal fine si è raccolto attorno a me un gruppetto che, incurante di altri interessi, pratica la psicanalisi pura.

La settimana a Laurana[3] è stata opportuna come pausa spirituale; tuttavia ci siamo presi entrambi un pauroso raffreddore con tosse, da cui siamo tuttora tormentati; alla fine uno si consola ritrovando il solito temperato clima primaverile di Budapest.

Ieri abbiamo avuto una seduta con il declamante conferenziere viennese Dott. Reich. Ci ha raccontato del suo schema tecnico; ho riconosciuto legittima la sua premura di chiamare in soccorso l’analisi del carattere, ma ho trovato da ridire sulla precipitosa e unilaterale enfatizzazione delle resistenze dell’Io. Ho l’impressione che abbia, almeno in parte, recepito i nostri argomenti.

Citando i due quaderni del giornale, Lei mi tocca un debito d’onore. Non rimanderò indietro i quaderni senza aver prima steso le mie critiche agli inglesi.

Con i più cordiali saluti e i migliori auguri,

il Suo devoto

Ferenczi.

 

Traduzione di Antonello Sciacchitano; revisione di Davide Radice

 

1124 F

13.5.1928

Prof. Dr. Freud
Wien, XI. Berggasse, 19

Caro amico,

vedo che sarebbe poco amichevole non ringraziare Lei e la Sua società per l’accoglienza al mio compleanno, sebbene abbia pregato di non tener conto della ricorrenza fino alla settantacinquesima. Ma sono così franco da estendere l’augurio fino all’ottantesima.

La mia principale reazione al festoso evento è stato lo stupore di essere diventato tanto vecchio. A 73 anni, non noto molta differenza rispetto ai precedenti. La protesi imperversa e mi tormenta esattamente come prima. E, per contro, tutto il resto sembra scemare, tanto miseramente possono avvizzire gli interessi.

Oggi Anna è andata a Berlino – in gita di fine settimana – a bisticciare con Bernfeld, il quale ha portato le cose al punto che a Berlino si vuole introdurre la formazione analitica dei pedagoghi. Da bravo nichilista, B[ernfeld] porta avanti la causa reazionaria, mentre Anna lotta onestamente per l’analisi dei laici e dei pedagoghi. Avrà letto con soddisfazione in qual modo liberale i nostri amici indiani si sono espressi sull’analisi laica.[4] Ha ragione Lei: Eitingon non è convinto; per riguardo a me e ad Anna è costretto ad assumere un atteggiamento amichevole. Come di solito, nei giorni scorsi era qui; ho sfruttato la sua presenza per dipingergli il futuro oscuro della psicanalisi, se non saprà trovarsi un posto fuori dalla medicina.

La casa editrice ha ora un bel locale nel palazzo della Borsa; sarà diretta alla grande da Storfer; ha solo bisogno di una cosa sola o di uno solo, proprio di un Anton von Freund, ma ci è stato portato via. Avremmo fatto molto volentieri a meno di tanti altri.[5] Non mi ci faccia troppo pensare!

Con un cordiale saluto a Lei e a Sua moglie

Suo Freud.

 

Traduzione di Antonello Sciacchitano; revisione di Davide Radice

 

Note


[1] A eccezione della firma “Ferenczi” la lettera è scritta a macchina.


[2] Vedi Lettera 1108 Fer.


[3] [Piccolo paese della costa croata, circondato da boschi di lauro. Ndt]


[4] Non chiaro. [Allusione ironica agli americani. Ndt]


[5] [Freud non brillava per spirito democratico. Ndt]