Angoscia di morte, melanconia e Io inerme

Propongo una traduzione di un breve passaggio di S. Freud nella parte finale de L’Io e l’Es che spiega l’angoscia di morte della melanconia con il rapporto fra Io e Super-Io. Questa angoscia mostra l’altro lato della Hilflosigkeit, lo stato originario di radicale impotenza del bambino, abbandonato al bisogno e al dolore, che necessita dunque del soccorso dell’altro. Se nel Progetto di una psicologia Freud afferma che questo stato è “la fonte originaria di tutte le motivazioni morali”, nel Compendio di psicanalisi mostra come il prezzo della sicurezza fornita dalle cure parentali sia “l’angoscia della perdita d’amore”. Il passaggio che segue mostra il ritorno dell’Io alla Hilflosigkeit come effetto dell’attualizzazione della perdita d’amore da parte del Super-Io, l’istanza morale che prende il posto delle istanze protettrici parentali. Leggi tutto “Angoscia di morte, melanconia e Io inerme”

Il narcisismo in Freud

“Il ritorno all’Io della libido oggettuale, la sua trasformazione in narcisismo, ripresenta, per così dire, un amore felice; d’altra parte, anche un amore felice reale corrisponde allo stato originario in cui non vanno distinte libido oggettuale e libido dell’Io.”

Così l’originale tedesco:

“Die Rückkehr der Objektlibido zum Ich, deren Verwandlung in Narzismus, stellt gleichsam wieder eine glückliche Liebe dar, anderseits entspricht auch eine reale glückliche Liebe dem Urzustand, in welchem Obiekt- und Ichlibido voneinander nicht zu unterscheiden sind“.

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Custodi della Versagung

Intervento al Convegno “Il disagio della cultura nella nostra modernità”, organizzato dal movimento psicanalitico Nodi freudiani, nella tavola rotonda dal titolo “Norma e legalità. Riflessi sulla formazione”, moderata da Franco Quesito (psicanalista, Torino) con la partecipazione di: Simone Berti (psicanalista, Firenze), Piergiorgio Curti (psicanalista, Livorno), Giovanni Callegari (psicanalista, Torino), Moreno Manghi (psicanalista, Pordenone), Antonello Sciacchitano (psicanalista, Milano).

12 ottobre 2013, Palazzo Cusani, Milano

“Noi analisti non operiamo se non nel registro della Versagung.
“Noi entriamo a far parte del destino del soggetto, vi entriamo in qualche modo.”
J. Lacan, Il transfert

La catastrofe è ogni giorno in cui non accade nulla.
Letto per caso sui muri di Milano, in via Brera, il giorno del Convegno

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Lettera di Freud ad Abraham sull’analisi laica

Propongo la traduzione di una lettera che Freud scrisse a Karl Abraham nel novembre 1924. Essa è di particolare interesse perché cita la questione dell’analisi laica come un argomento che non vuole ancora portare all’interno della Società Psicanalitica Viennese (cosa che farà all’inizio del ’26), ma vuole gestire cercando di influenzare le cosiddette “autorità”.

Cita poi il rapporto di Freud con Arnold Durig e ci fornisce da una parte un contesto all’importantissima lettera di poche settimane prima, dall’altra mette in discussione la tesi che Durig sia stato il modello sul quale Freud ha plasmato il suo interlocutore immaginario nel dialogo che ha luogo nella Frage del Laienanalyse: mentre per Durig Freud parla di “ampia convergenza”, nella Frage scrive “di non essere riuscito a convertire [l’imparziale] al suo punto di vista”.

È importante poi l’accenno al fatto che Freud appoggiasse il progetto di Helene Deutsch di strutturare a Vienna l’insegnamento psicanalitico sul modello dell’Istituto Psicanalitico di Berlino: in più di un’occasione Freud ha affermato infatti che l’analista si forma con l’autoanalisi. Leggi tutto “Lettera di Freud ad Abraham sull’analisi laica”

Lettera di Freud a Federn sull’analisi laica

Propongo una nuova traduzione della lettera che Freud scrisse a fine marzo 1926 a Paul Federn, a quel tempo sostanzialmente a capo della Società Psicanalitica Viennese.

Esprime una forte reazione di fronte all’atteggiamento conservativo degli analisti viennesi che respingono l’istanza dell’analisi laica. È allo stesso tempo una chiara manifestazione della risolutezza con la quale affronterà da quel momento in poi la questione, in particolare nel testo omonimo che scriverà pochi mesi dopo e che costituirà l’inizio simbolico di una discussione che ancora oggi non ha trovato soluzione.

Nell’ultimo capoverso si addensano elementi che ritroveremo nel successivo svilupparsi della questione laica: la metafora bellica e lo strutturarsi della discussione su basi conflittuali. Ne è espressione, ancora oggi, il concetto di “difesa della psicanalisi”. In entrambi i casi la dimensione scientifica passa in secondo piano.

Freud sembra già consapevole nel 1926 che dovrà occuparsi dell’autonomia della psicanalisi “fino a che vivrà”. È stato buon profeta: dal suo esilio londinese scriverà nel febbraio 1939, con ancora più durezza, le stesse cose.

L’espressione che vuole la psicanalisi “inghiottita” dalla medicina richiama un passaggio del settimo capitolo de “La questione dell’analisi laica”:

Noi, infatti, non ci teniamo affatto che la psicanalisi venga inghiottita dalla medicina, magari archiviata definitivamente in qualche manuale di psichiatria, al capitolo terapia, insieme a trattamenti come suggestione ipnotica, autosuggestione, persuasione che, generati dalla nostra ignoranza, devono la loro effimera efficacia all’inerzia e alla vigliaccheria delle masse umane.

Ma soprattutto un passaggio del “Poscritto” (1927):

In realtà ancora oggi diffido dei medici, perché non so se il loro corteggiare la psicanalisi sia da ricondurre al primo o al secondo sottostadio della teoria della libido secondo Abraham, cioè se vogliano impossessarsi dell’oggetto per distruggerlo o per conservarlo.

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