Freud e l’incompletezza

Propongo i brani delle opere di Freud che contengono il sostantivo “Stückwerk” e l’avverbio “stückweise”. “Stückwerk” è un sostantivo che rimanda a un’opera incompleta, frammentaria, che manca di una chiusura. Freud usa questa parola nella frase che chiude il secondo capitolo del caso clinico di Hans e con essa caratterizza il sapere dell’uomo. L’avverbio “stückweise” si colloca nello stesso ambito semantico e definisce il procedere passo a passo, pezzo per pezzo. La traduzione italiana riprende quella dell’edizione Boringhieri, con minime variazioni.

Stückwerk

Autobiografia
OSF, vol. X, p. 137

Il campo di applicazione della psicoanalisi arriva fin dove giunge quello della psicologia, al quale aggiunge un completamento di enorme portata.Guardando indietro al lavoro d’una vita che passo passo ho compiuto, posso dire che ho dato inizio a tante cose diverse e ho fornito qualche spunto, dal quale in futuro si svilupperà qualcosa. Io stesso non posso sapere se sarà tanto o poco. Mi autorizzo però ad esprimere la speranza di aver aperto la strada a un importante avanzamento delle nostre conoscenze. Leggi tutto “Freud e l’incompletezza”

Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz

La recensione a Monoplegia anestetica di Albert Adamkiewicz consente di toccare con mano l’asprezza e il sarcasmo che Freud sa concentrare ed esprimere nei propri commenti. In tal senso forse non è un caso che, a differenza di tanti altri autori recensiti nello stesso anno, Adamkiewicz[1] non appartenga all’Università di Vienna. Come infatti ricorda Henri Ellenberger, la durezza dei confronti scientifici si manifesta all’epoca in maniera più aspra tra esponenti di università diverse.[2]

Il testo si presta inoltre a una riflessione suggestiva poiché si ritrova qui probabilmente una radice del successivo concetto, prettamente psicoanalitico, di transfert, per il quale Freud impiegherà il termine Übertragung. Il termine Transfert, derivato dal francese, compare come tale ben 8 volte nell’opera originale di Freud:[3] lo si ritrova dunque 1 volta, la prima in senso assoluto, nella recensione qui tradotta, 3 volte in Prefazione alla traduzione di “Della suggestione” di Hippolyte Bernheim, del 1888 e infine 4 volte in Isteria, sempre del 1888. In queste prime occorrenze, il significato che Freud dà al termine Transfert è identico a quello proposto da Adamkiewicz Leggi tutto “Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz”

Essenza e meccanismo della nevrosi di coazione

Propongo una nuova traduzione del II capitolo del testo di S. Freud Ulteriori annotazioni sulle neuropsicosi da difesa (Weitere Bemerkungen über die Abwehr-Neuropsychosen). Questo capitolo illustra il meccanismo di produzione della nevrosi di coazione e costituisce la più compiuta esposizione della teoria del trauma sessuale specifico. Per me rappresenta il terreno ideale per mettere alla prova una nuova traduzione del termine Zwangsneurose, tradizionalmente tradotto come “nevrosi ossessiva”. Il termine tedesco Zwang rimanda alla costrizione e alla coazione. È parte della parola composta Wiederholungszwang che a buon titolo è normalmente tradotta come “coazione a ripetere”.  La dimensione psichica propria della coazione è ben più generale di un particolare quadro clinico. Si veda ad esempio la chiusura del VII paragrafo del testo La Negazione, quando Freud fa riferimento alla coazione del principio di piacere, “Zwang des Lustprinzips”. L’impraticabilità dell’appiattimento di Zwang su “ossessione” è chiarita anche dal passaggio del testo Una nevrosi demoniaca nel secolo decimosettimo in cui Freud scrive “Zwangsneurose mit Obsessionen”[1] e che non può essere certo tradotto con “nevrosi ossessiva con ossessioni”.

Ulteriori annotazioni sulle neuropsicosi da difesa

[…]

II – Essenza e meccanismo della nevrosi di coazione

Nell’eziologia della nevrosi di coazione le esperienze sessuali della prima infanzia hanno la stessa importanza che hanno nell’isteria, ma qui non si tratta più della passività sessuale, quanto piuttosto di aggressioni compiute con piacere e di una partecipazione, che si sentì piacevole, ad atti sessuali; si tratta cioè di attività sessuale. A questa differenza delle condizioni eziologiche si collega il fatto che per la nevrosi di coazione appare favorito il genere maschile. Leggi tutto “Essenza e meccanismo della nevrosi di coazione”

Ossessioni e fobie

In questo testo scritto in francese da Freud nel 1894, egli esamina i meccanismi di formazione delle ossessioni e delle fobie. A partire da numerose vignette cliniche, Freud mostra con grande precisione descrittiva come i processi di costruzione delle ossessioni si differenzino da quelli che sono alla base delle fobie.

Ossessioni e fobie (1895)

Il loro meccanismo psichico e la loro eziologia

Comincerò con il contestare due asserzioni che si trovano spesso ripetute a proposito delle due sindromi “ossessioni” e “fobie”. Bisogna dire:
1° esse non si collegano alla nevrastenia propriamente detta, poiché i malati affetti da questi sintomi sono altrettanto spesso nevrastenici ma anche no;
2° Non è giustificato farle dipendere dalla degenerazione mentale, perché si trovano in persone che in generale non sono più degenerate della maggior parte dei nevrotici, poiché talvolta migliorano e si riesce talvolta a guarirli.[1]

Le ossessioni e le fobie sono nevrosi a parte, che hanno un meccanismo speciale e una propria eziologia che in un certo numero di casi sono riuscito a mettere in luce e che, lo spero, si mostreranno parimenti in un buon numero di nuovi casi. Leggi tutto “Ossessioni e fobie”

Ferenczi e Rank sull’analisi laica

Propongo la traduzione di un frammento del testo Entwicklungsziele der Psychoanalyse: zur Wechselbeziehung von Theorie und Praxis che Sándor Ferenczi e Otto Rank hanno pubblicato insieme nel 1924.

Questo brano dedicato all’analisi praticata dai non medici anticipa di due anni il testo di Freud La questione dell’analisi laica e riprende molto acutamente un passaggio delle Conferenze di Worcester (1909) che contiene in nuce tutta l’argomentazione del testo freudiano del 1926. Va tenuto conto che “Laien”, il termine con cui sono indicati gli analisti non medici, aveva a quel tempo un’accezione analoga a “profani”, laddove lo status di non medici li qualificava immediatamente come non abili, estranei al campo. L’ambizione del testo di Freud è definire e proteggere l’autonomia della psicanalisi avendo come effetto quello di cambiare il senso della parola “Laien”: i non medici che abbiano fatto esperienza dell’analisi e si siano formati non sono profani e la parola con cui li si indica va intesa nel senso di “laici”. Leggi tutto “Ferenczi e Rank sull’analisi laica”

“A blessing in disguise”: sul controtransfert

Propongo una nuova traduzione di una lettera datata 7 giugno 1909 e indirizzata a Carl Gustav Jung nella quale Sigmund Freud illustra ulteriormente i movimenti del controtransfert in riferimento alle dinamiche relative alla giovane Sabina Spielrein.

145 F

7.6[1].09
Via Berggasse 19, zona IX, Vienna.

Caro amico,

poiché so che Lei è personalmente interessato alla faccenda Spielrein, Le scrivo ancora in proposito, naturalmente non c’è bisogno che risponda.

Ho inteso correttamente il suo telegramma,[2] la spiegazione coincideva con la mia ipotesi. Dopo il telegramma ho quindi scritto una lettera alla Spielrein, nella quale facevo l’ingenuo, come se avessi avuto da giudicare l’offerta di un’entusiasta fin troppo infervorata. Scrivevo che non potevo assumermi la responsabilità per il suo viaggio, che si trattava di un qualcosa estremamente interessante per me, ma che altresì non sapevo cosa la inducesse al sacrificio, e che perciò la pregavo di comunicarmi inizialmente per lettera la natura della cosa. Non è ancora giunta una risposta. Leggi tutto ““A blessing in disguise”: sul controtransfert”

Non mi frega un tappo!

Il giovedì sera ho offerto un aperitivo a degli ospiti nella stanza adibita comunemente a sala d’aspetto del mio studio; per l’occasione del brindisi, ho stappato una bottiglia di brut. Il venerdì mattina, introducendo una analizzante per la terza seduta, mi vedo recapitare, con un’aria trionfante, e un sorriso a dir poco equivoco, il tappo della bottiglia, che era finito in non so quale anfratto della libreria, ma da lei immediatamente e infallibilmente ritrovato dopo non più di tre o quattro minuti di sala d’attesa. Anche se a molti potrebbe sembrare  esagerato, basterebbe un simile gesto – che vale più di mille test −  per formulare con esattezza una diagnosi di isteria (per lo psicoanalista esiste ancora, è diffusa universalmente e non smetterà mai di esistere), ancor prima di aprire bocca per dire una parola. Poiché non ho preso il tappo che mi veniva messo in mano, esso è stato collocato in bella mostra sul mio scrittoio. Dopo circa un quarto d’ora dall’inizio della seduta, priva di qualsiasi commento sull’episodio e piena di quelle che si possono definire le lamentele di routine, comincio a domandarmi, a causa di questo silenzio, se per caso non si sia trattato di un acting-out e mi decido a chiedere lumi alla cliente, ben sapendo dell’inevitabile rischio a cui stavo andando incontro. Difatti, ne è seguito il prorompere di un torrente di fantasie sull’ “orgia” che si sarebbe svolta quella notte in sala d’aspetto con le mie “pazienti”. Nel crescendo di un turpiloquio sempre più eccitato, mi viene fatta notare, non senza la civetteria di un en passant, la forma del tappo che, come è noto, per gli champenoises non è la stessa di quella dei vini fermi. Questo gioco o “scena” fatto di civetterie con l’analista tanto quanto con la psicoanalisi (simbolismi, allusioni, motti di spirito, ironia, furbizia, finta ingenuità, rossori, scalmane, risatine, sospiri, carezze sui seni e sul sesso, ecc.) completa il quadro isterico: sono io che l’ho visto, sono io che l’ho preso, sono io che te l’ho portato! Potrei proseguire: che tu lo voglia o no, questo non mi impedirà certo di fartelo prendere…

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Sulla psicanalisi “selvaggia” di Sigmund Freud (1910)

Prof. Dr. S. Freud - Carta intestata 

Qualche giorno fa, durante la mia ora di consultazione, protetta dall’amica che l’accompagnava, mi si presentò una signora non più tanto giovane che lamentava stati d’angoscia. Più vicina ai cinquanta che ai quaranta, abbastanza ben conservata, non aveva chiaramente chiuso con la propria femminilità. Occasione per l’insorgere di questi stati d’angoscia fu la separazione dall’ultimo marito. Ma, a suo dire, l’angoscia era considerevolmente aumentata dopo aver consultato un giovane medico di periferia; infatti, costui le aveva spiegato che causa dell’angoscia era la sua miseria sessuale. Non poteva fare a meno del rapporto con l’uomo[1] e quindi c’erano solo tre vie di guarigione: o tornare dal marito o prendersi un amante o soddisfarsi da sola. Da allora si era convinta di essere incurabile perché, non volendo tornare dal marito, gli altri due metodi contrastavano con la sua morale e la sua religiosità. Era tuttavia venuta da me perché il medico le aveva detto che si trattava di una prospettiva nuova, aperta da me, e che solo da me poteva avere la conferma che le cose stavano così e non altrimenti. L’amica, ancora più anziana, sciupata e dall’aspetto malaticcio, mi scongiurò allora di rassicurare la paziente che il medico si era sbagliato.[2] Non poteva essere così, dato che lei stessa era da molti anni vedova e tuttavia manteneva un comportamento irreprensibile senza soffrire d’angoscia. Leggi tutto “Sulla psicanalisi “selvaggia” di Sigmund Freud (1910)”

Cinque conferenze di Worcester e Questione dell’analisi laica

Propongo una nuova traduzione di due brani tratti dalla prima e dalla terza conferenza delle cinque tenute da Freud, nel settembre 1909, presso la Clark University di Worcester nel Massachusetts.

Considero questi brani come l’affacciarsi, per la prima volta, della questione dell’analisi laica. In essi è distintamente presente uno degli elementi fondamentali della “questione”, ovvero il tema dell’incompetenza dei medici e degli psichiatri di fronte alla malattia psichica, in questo caso l’isteria. Freud usa per la prima volta il termine Laien per significare che i medici e gli psichiatri sono allo stesso livello dei profani e non hanno alcuna presa sui nevrotici. Leggi tutto “Cinque conferenze di Worcester e Questione dell’analisi laica”