Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz

La recensione a Monoplegia anestetica di Albert Adamkiewicz consente di toccare con mano l’asprezza e il sarcasmo che Freud sa concentrare ed esprimere nei propri commenti. In tal senso forse non è un caso che, a differenza di tanti altri autori recensiti nello stesso anno, Adamkiewicz[1] non appartenga all’Università di Vienna. Come infatti ricorda Henri Ellenberger, la durezza dei confronti scientifici si manifesta all’epoca in maniera più aspra tra esponenti di università diverse.[2]

Il testo si presta inoltre a una riflessione suggestiva poiché si ritrova qui probabilmente una radice del successivo concetto, prettamente psicoanalitico, di transfert, per il quale Freud impiegherà il termine Übertragung. Il termine Transfert, derivato dal francese, compare come tale ben 8 volte nell’opera originale di Freud:[3] lo si ritrova dunque 1 volta, la prima in senso assoluto, nella recensione qui tradotta, 3 volte in Prefazione alla traduzione di “Della suggestione” di Hippolyte Bernheim, del 1888 e infine 4 volte in Isteria, sempre del 1888. In queste prime occorrenze, il significato che Freud dà al termine Transfert è identico a quello proposto da Adamkiewicz e che era in uso ancor prima. Così infatti lo avrebbe descritto espressamente lo stesso Adamkiewicz in suo articolo del 1908:

Ci si ricorderà della metalloterapia di Burq, riportata in auge da Charcot negli anni ’70 del secolo scorso per gli isterici e della comparsa del cosiddetto “transfert”, provocata dall’applicazione di metalli a un arto insensibile. Sotto l’influsso di certi metalli l’anestesia isterica si ritira dal lato affetto e si trasferisce [übertragt] a quello sano […]. Grazie ai lavori dei miei allievi è stato comprovato che se in seguito a irritazione con pasta di senape il tatto, la termocezione e la localizzazione dell’area cutanea della parte del corpo irritata divengono più acuti, le stesse componenti della sensibilità perdono in finezza nell’analoga posizione dell’altro emisoma. Il sopra indicato risultato dell’irritazione della pelle sulla sensibilità mi ha spinto a verificare l’effetto della pasta di senape anche sull’emianestesia isterica. E l’esito di questa ‘senapescopia’ sull’anestesia isterica è stato un vero e proprio transfert, il ritiro dell’anestesia dal lato malato e il suo trasferimento [Übertragung] a quello sano.[4]

Per parte sua Freud scrive nella prefazione a Bernheim: “il primo transfert (trasferimento [Übertragung] della sensibilità di una parte del corpo sulla parte opposta corrispondente”;[5] mentre in Isteria scrive: “grazie a mezzi ‘estesiogeni’ è possibile trasferire [übertragen] un’anestesia, una paralisi, una contrattura […] sulla parte simmetrica dell’altra metà del corpo (transfert)”.[6]

Tanto Adamkievicz quanto Freud, dunque, associano il concetto di Transfert (di origine francese) a quello di Übertragung, con ciò creando un ponte, un anello di congiunzione tra il prepsicoanalitico Transfert e lo psicoanalitico Übertragung (poi reso in italiano con “traslazione” e successivamente con “transfert”).

Questa riflessione sull’uso del termine “transfert” nel primo Freud può aiutare a mettere a fuoco le radici e le derivazioni della terminologia psicoanalitica. Altrove ho segnalato alcuni debiti che il vocabolario psicoanalitico ha nei confronti del lessico neurologico, come per i termini “resistenza” (Widerstand) e “inibizione” (Hemmung).[7] In un altro dei suoi concetti chiave si potrebbe nuovamente cogliere un embricarsi del pensiero psicoanalitico nell’esperienza medica di Freud e nel pensiero medico a lui contemporaneo.

Monoplegia anestetica, di Adamkiewicz[8]

Una ragazza 19enne, appartenente a una famiglia priva di tare ereditarie, accusò nel settembre 1885 dolori al braccio destro che, specialmente nottetempo, si intensificavano e le toglievano il sonno. Contemporaneamente si presentarono a quel braccio disturbi trofici, edema, secrezione di sudore, ecc. Qualche settimana più tardi riduzione dei dolori, che per qualche tempo tornarono ancora con i cambiamenti del tempo. In ottobre formazione di vesciche sulla schiena e alle dita della mano malata, che si mutarono in piaghe dure a guarire. Risultò che queste vesciche erano le conseguenze di ustioni che la malata si era procurata senza accorgersi e [risultò] che il braccio destro era privo di ogni sensibilità.

A. visitò la ragazza nell’aprile del 1886 e constatò, in completa assenza di altri sintomi nervosi, un’anestesia totale e assoluta del braccio destro, con perdita della propriocezione. Solo alla punta delle dita e all’ascella si poteva rilevare un residuo di sensibilità dolorifica. L’anestesia giungeva posteriormente fino alla colonna vertebrale e oltre la scapola, il cui angolo rimaneva libero; anteriormente oltre l’acromion e quasi fino alla mammella destra. Il braccio anestetizzato risultava leggermente edematoso, freddo e umido; la sua pelle appariva chiaramente livida. L’abilità nell’uso del braccio non era in alcun modo compromessa fino a quando la malata aveva gli occhi aperti; a occhi chiusi si instaurava l’assoluta incapacità di muovere il braccio anestetizzato.

A. escluse la ragionevole interpretazione di questa paralisi sensoriale come isterica perché 1) non si poteva trovare alcun altro segno di isteria e 2) perché egli non aveva potuto ottenere alcun transfert con l’applicazione di pasta di senape.[9] D’altronde, la presenza di sintomi trofici come l’aumentata sudorazione e l’edema, lo costringeva a ipotizzare un processo materiale che potesse spiegare la rilevata anestesia. Si hanno a questo punto notevoli difficoltà nel localizzare un simile processo. Né una lesione all’encefalo, né al midollo spinale, né ai nervi periferici può determinare una siffatta anestesia, come A. giustamente dichiara in un dibattito con Charcot riprodotto [nel testo]. A. sposta dunque la lesione in un diverso e finora non bene definito tratto della via di conduzione, ossia nella regione tra le radici posteriori [dei nervi spinali] e i gangli spinali, da dove i nervi sensoriali, quelli deputati alla sudorazione e quelli trofici del braccio originano e possono essere colpiti senza coinvolgimento delle vie motorie. Certo, “tralascia la massa dei nervi dei vasi e trofici, così come i nervi sudoripari, il midollo spinale con le radici anteriori” – ma ciò evidentemente non disturba.[10] L’ipotetico processo localizzato in questa regione consisterebbe secondo A. in una lieve affezione reumatica delle radici. Su questa diagnosi l’autore ha basato la sua terapia, che ha condotto alla guarigione. Egli ha posto un polo [elettrico] sui foramina intervertebralia[11] della regione del collo e l’altro sulle radici dei nervi del braccio e ha osservato che dopo ogni sessione di terapia elettrica la sensibilità, per così dire, si aggirava indistintamente nella zona anestetica, permanendo dapprima per periodi più brevi e poi più lunghi. Dopo un trattamento trimestrale la sensibilità era completamente ristabilita e mesi dopo era ancora conservata.

Il recensore non intende impegnarsi in una dettagliata critica dell’interpretazione proposta dall’autore. Egli vuole soltanto portare l’attenzione su due assurdità che per l’autore paiono non esistere. Un processo materiale “leggero” a livello dei nervi periferici non può mai condurre a un’anestesia assoluta di una tale estensione; per questo occorre piuttosto un’alterazione materiale di tipo estremamente severo, equivalente a una completa disorganizzazione o interruzione delle fibre sensoriali. Basti pensare all’incompletezza e alla ridotta estensione dell’anestesia nei casi di severa pachimeningite cervicale![12] Inoltre un’anestesia materialmente fondata di una simile intensità non recederà mai, nemmeno per pochi minuti, con un solo trattamento elettrico.

Quest’anestesia descritta da A. corrisponde evidentemente a una nevrosi, probabilmente all’isteria. Non sarebbe per nulla incredibile trovare un’anestesia isterica, o una contrattura o un’amaurosi[13] quale unico sintomo della nevrosi isterica (hystérie locale dei francesi). I disturbi trofici osservati non sono in contraddizione. Nell’isteria si presentano svariati e severi disturbi cosiddetti trofici delle parti del corpo coinvolte. Quale caso estremo si può citare l’atrofia isterica solo di recente descritta alla Salpêtrière, di cui il recensore ha avuto possibilità di convincersi.[14] Infine, non c’è ragione di dedurre dalla resistenza dell’anestesia alla senapescopia di A. una conclusione contro la natura isterica della stessa. Chi sia in confidenza con le lezioni charcotiane sa che esistono anestesie isteriche che resistono a stimolazioni dolorifiche più intense di quella della pasta di senape. A tal proposito, nel caso di A. l’elettricità si è dimostrata essere un forte strumento dolorifico. Anzi, dopo ogni scossa elettrica si ripresentava la sensibilità nel territorio anestetico, per sparire dapprima dopo poco tempo e poi dopo intervalli più lunghi. In ciò era evidentemente del tutto indifferente se un polo era stato posto sull’area contrassegnata da A. L’effetto dipendeva solamente dal passaggio della corrente elettrica nell’arto anestetizzato. Una paralisi sensoriale isterica viene influenzata dall’elettricità esattamente in questa maniera. – Il recensore vorrebbe aggiungere che l’anestesia descritta da A. è a tal punto caratteristica dell’isteria che non è necessario alcun altro sintomo per porre diagnosi. Ma anche chi non ha seguito le indagini di Charcot sull’isteria e non dà credito a un tale inquadramento, non avrà alcun dubbio sul fatto che A. ha descritto un’anestesia fondata su una nevrosi e lascerà all’autore la piena proprietà delle speranze da lui riposte nella sua nuova terminologia.[15]

Traduzione di Davide Uccellini e di Michele Lualdi

Note

[1] Adamkiewicz Albert Wojciech (1850-1921), patologo polacco. Terminati a Königsberg nel 1873 gli studi avviati a Breslavia, divenne immediatamente assistente di Wilhelm von Wittich presso l’Istituto di fisiologia dell’Università di Königsberg. Nel 1877 si spostò a Berlino per dirigere il reparto di malattie nervose dell’ospedale Charité e del 1880 al 1882 fu professore di patologia generale e sperimentale presso l’Università di Cracovia. I suoi studi anatomici lo portarono all’individuazione dell’arteria radicularis magna (arteria radicolare anteriore), che porta tuttora il suo nome: arteria di Adamkiewicz. Cfr. anche J. Pagel, Biographisches Lexikon hervorragender Ärzte des neunzehnten Jahrhunderts. Mite einer historischen Einleitung, Urban & Schwarzenberg, Berlino, Vienna 1901, pp. 5-6.

[2] H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, 2 voll., Boringhieri, Torino 1976, pp. 311-313.

[3] Peraltro queste occorrenze non sono segnalate da Laplanche e Pontalis alla voce “transfert” della loro Enciclopedia della psicoanalisi benché proprio il francese traduca Übertragung con transfert, con ciò segnalando una sorta di continuità tra l’uso psicoanalitico e quello prepsicoanalitico, tipicamente francese, del termine. Cfr. F. Duyckaerts, Ler références de Freud à Delboef, in Revue Internationale d’Histoire de la Psychanalyse, 1993 (6), p. 233. Ringrazio Davide Radice per avermi fatto notare e per aver rilevato sistematicamente le occorrenze della parola “Transfert” nel testo tedesco delle Opere (Gesammelte Werke) di Freud.

[4] A. Adamkiewicz, Hemiplegia pseudohysterica, in Neurologisches Zentralblatt 1908 (3), pp. 99-100 (corsivi dell’autore, parentesi quadre mie).

[5] Cfr. S. Freud, Prefazione alla traduzione di “Della suggestione” di Hippolyte Bernheim, in Opere di Sigmund Freud, 12 voll., vol. I, Boringhieri, Torino 1967, p. 72.

[6] Cfr. S. Freud, Isteria, in Opere di Sigmund Freud, vol. I, Boringhieri, Torino 1967, p. 51.

[7] Cfr. M. Lualdi, Passando da Stekel. Edizione critica dell’autobiografia di Wilhelm Stekel, Youcanprint, Tricase 2015.

[8] [Titolo originale: “Monoplegia anaesthetica, von Adamkiewicz. (Wiener med. Blätter. 1887. Nr. 4 u. 5.)”. In Neurologisches Zentralblatt, 1887 (6), pp. 131-133. Data di pubblicazione: 15 marzo 1887.]

[9] [L’impiego della pasta di senape nella medicina tradizionale e il suo largo utilizzo ancora nella prima metà del XIX secolo sono ben documentati da Domenico Bruschi: “Se riferire si volesse tutto ciò che da Plinio e da altri antichi scrittori si è narrato intorno agli usi medici dei semi di senape, impiegati, tanto come interno rimedio, quanto come medicamento di esterna applicazione; si dovrebbe indicare un numero ben grande di malattie contro le quali si usavano anticamente i semi di senape. Le diligenti osservazioni però, e le accurate sperienze dei clinici moderni, hanno smentito in gran parte quelle lodi che ingiustamente furono tributate dai medici dell’antichità ai semi di senape, considerati come farmaco di uso interno; per lo che ai nostri giorni i semi in discorso occupano soltanto un posto distinto nella Materia medica, in riguardo all’uso che se ne fa come rimedio di esterna applicazione… È da tempo che i clinici si approfittano dei semi di senape quale utilissimo mezzo terapeutico di esterna applicazione. Con tali semi si prepara un cataplasma conosciuto col nome di Empiastro di senape, o Pasta da senapismi, che si compone mescolando insieme una parte di semi di senape ridotti in polvere sottile con quattro parti di lievito, e formando con aceto forte una pasta di mediocre consistenza. Questa pasta applicata sopra la cute vi cagiona rossore, accaloramento, bruciore ed irritazione, la quale si rende, dopo poco tempo, insopportabile… Fra i mezzi terapeutici idonei a suscitare le esterne irritazioni e flogosi cutanee, collo scopo di scemare, mercè queste, le irritazioni e flogosi interne, non si conosce forse in pratica un mezzo tanto valevole, quanto l’applicazione del cataplasma di senape…”. Cfr. D. Bruschi, Instituzioni di Materia Medica, 4 voll., vol. IV, Società Editrice, Milano 1834, pp. 130-132.]

[10] [Si noti il sarcasmo di Freud, che evidentemente propende per la diagnosi di isteria e per la difesa del maestro parigino Charcot, con cui Adamkiewicz è in palese disaccordo. Come si vedrà nel prosieguo della recensione, Freud sa essere ancor più diretto e reciso nella propria critica negativa. Ciò fa riflettere, se si pensa alla sua piuttosto elevata sensibilità, per come rivelata dal rancore che per anni saprà mantenere verso i suoi recensori, di fronte a critiche dei suoi lavori spesso non tanto dure quanto quelle sue. Ad esempio, nell’Autobiografia, Freud darà segno di non avere dimenticato la negativa critica espressa circa trent’anni prima da Strümpell a proposito di Studi sull’isteria (Freud, 1924, 91; si veda anche Jones, 1953, 306, che la definisce “recensione particolarmente avversa”), benché, secondo alcune meritevoli ricostruzioni storiche, la recensione strümpelliana non sarebbe una negativa stroncatura ma un’equilibrata considerazione (S. Freud, Lettere a Wilhelm Fliess. 1887-1904, Boringhieri, Torino 1990, p. 199 n. 4; H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, op. cit., p 516; P. Gay, Freud. Una vita per i nostri tempi, Bompiani, Milano 1989, pp. 70-71). Per contro, Freud non sarà per nulla tenero con Strümpell e le sue teorie nel volume del 1891 – dunque precedente a Studi sull’isteria e alla relativa critica di Strümpell – scritto con Rie sulle paralisi cerebrali infantili. S. Freud, O. Rie, Studio clinico sull’emiparalisi cerebrale dei bambini, Youcanprint, pp.74-75 e pp. 277-278 e M. Lualdi, La radice neurologica, in S. Freud, O. Rie, Studio clinico sull’emiparalisi cerebrale dei bambini, Youcanprint, Tricase 2017, p. 10 n. 2.]
Considerato che nel contesto storico-scientifico in cui opera Freud la recensione negativa e stroncante è assai più di oggi regola del gioco e che a questo gioco Freud prende parte attiva, colpisce nettamente il suo rancore nel momento in cui diviene bersaglio delle (a volte solo supposte) stroncature altrui.
Jones, per parte sua, afferma: “Freud […] a differenza di molti uomini di scienza, […] rispose alle critiche, cui era sensibilissimo, semplicemente col continuare le sue ricerche e con l’ammassare prove sempre più numerose” (Jones, 1953, 60). Si può concordare con il rilievo dell’estrema sensibilità di Freud alle critiche. Un poco meno, forse, sulla seconda parte dell’affermazione di Jones, se non altro considerando proprio la persistenza e la tenacia dei rancori di Freud, anche verso alcuni suoi allievi, una volta staccatisi dal movimento psicoanalitico, come Stekel. Cfr. H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, op. cit., p. 532; M. Lualdi, Passando da Stekel. Edizione critica dell’autobiografia di Wilhelm Stekel, op. cit., p. 19 n. 11 e p. 42 n. 29.]

[11] [In latino nel testo.]

[12] [Non a caso Freud prende quale esemplificazione clinica una patologia individuata da Charcot nel 1869. Essa comporta un’infiammazione cronica delle meningi spinali, specie della dura madre, in conseguenza della quale le membrane si ispessiscono, con possibilità di provocare compressioni al midollo spinale o alle radici dei nervi spinali. Ciò si verifica per lo più in corrispondenza della porzione inferiore del midollo cervicale (da cui il nome della malattia). Cfr. A. Fortuna, Midollo spinale. Chirurgia, in Enciclopedia medica italiana. Seconda edizione, vol. IX, USES Edizioni Scientifiche, Firenze 1982, p. 1437 e Fukuda A., Punaro E., Rogério F., de Souza Queiroz L., Reis F., Idiopathic hypertrophic pachymeningitis as a rare cause of cervical compressive myelopathy, in Journal of Craniovertebral Junction & Spine, 2017, 8 (4).]

[13] [Sulla sintomatologia isterica oculare disserta Leopold Königstein presentando l’11 dicembre dell’anno precedente le sue conclusioni sul caso di isteria maschile discusso da Freud il 26 novembre di fronte alla Società dei medici di Vienna. Lì discute dell’isteria oculare (“okulare(n) Hysterie” nell’originale) e del sintomo dell’amaurosi, specificando quanto la scuola francese (dunque Charcot) sia da considerarsi pioniera nell’indagine dei sintomi isterici visivi, cui attribuisce grande importanza. Cfr. L. Königstein (1886), Osservazione di un caso grave di emianestesia in un paziente isterico (Conclusione), Youcanprint, Tricase, 2017, pp. 18-19.]

[14] [Il riferimento è naturalmente al viaggio di studio fatto da Freud a Parigi tra l’ottobre 1885 e la fine di febbraio dell’anno successivo. Scriveranno pochi anni più tardi Freud e Oscar Rie: “C’è infatti un altro esempio di atrofia cerebrale, scoperto da Charcot e accuratamente descritto da Babinski: l’atrofia delle paralisi isteriche. Quest’ultima è tanto poco degenerativa quanto quella della paralisi cerebrale infantile, parimenti non raggiunge mai un grado elevato e può essere altrettanto poco ricondotta all’inattività, poiché secondo le indicazioni di Babinski l’atrofia isterica si presenta solo dopo un certo tempo dall’inizio della paralisi, raggiunge rapidamente un certo grado e da allora in poi non progredisce”. S. Freud, O. Rie, Studio clinico sull’emiparalisi cerebrale dei bambini, op. cit., p. 193, corsivi degli autori.]

[15] [Sulla rivista Neurologisches Zentralblatt, subito dopo la recensione di Freud qui tradotta ne compare una scritta da Sperling relativa al lavoro di Freud e di Königstein apparso l’anno precedente, Osservazione di un caso grave di emianestesia in un paziente isterico. Ciò che colpisce di tale recensione è la sua neutralità, che risalta maggiormente se posta a confronto con la dura critica negativa e a tratti sarcastica compiuta da Freud nella propria qui presentata. Se anche dietro l’apparente neutralità fosse veicolato un messaggio di perplessità (ciò che resta comunque un’ipotesi), nel commento di Sterling non compare alcun riferimento a quei dubbi sull’esistenza dell’isteria maschile contro cui, secondo la ricostruzione storica dello stesso Freud (e, successivamente, di Ernest Jones), egli si sarebbe scontrato al suo ritorno dal viaggio di studio a Parigi e che avrebbero appunto motivato la difficoltosa ricerca del paziente isterico maschile e la stesura della relazione (anche) da Sterling recensita. La breve recensione di Sterling contribuisce, pur marginalmente, a confermare una prospettiva storica meno idealizzante e meno “eroica” degli esordi della psicoanalisi.]

Bibliografia

A. Adamkiewicz, Hemiplegia pseudohysterica, in Neurologisches Zentralblatt 1908 (3), pp. 98-102.

D. Bruschi, Instituzioni di Materia Medica, 4 voll., Società Editrice, Milano 1834.

F. Duyckaerts, Ler références de Freud à Delboef, in Revue Internationale d’Histoire de la Psychanalyse, 1993 (6), pp. 231-250.

H. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious (1970), trad. it. H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio 2 voll., Boringhieri, Torino 1976.

A. Fortuna, Midollo spinale. Chirurgia, in Enciclopedia medica italiana. Seconda edizione, vol. IX, USES Edizioni Scientifiche, Firenze 1982, pp. 1405-1441.

S. Freud, “Vorrede des Übersetzers” zu H. Bernheim, Die Suggestion und ihre Heilwirkung (1888), trad. it. S. Freud, Prefazione alla traduzione di “Della suggestione” di Hippolyte Bernheim, in Opere di Sigmund Freud, 12 voll., vol. I, Boringhieri, Torino 1967, pp. 69-80.

S. Freud, “Hysterie” (in Villarets Handwörterbuch) (1888), trad. it. S. Freud, Isteria, in Opere di Sigmund Freud, vol. I, Boringhieri, Torino 1967, pp. 39-62.

S. Freud, Selbstdarstellung (1924), trad. it. S. Freud, Autobiografia, in Opere di Sigmund Freud, vol. X, Boringhieri, Torino 1978, pp. 69-141.

S. Freud, Lettere a Wilhelm Fliess. 1887-1904, Boringhieri, Torino 1990.

S. Freud, O. Rie, Studie über die halbseitige Cerebrallähmung der Kinder (1891), trad. it. S. Freud, O. Rie, Studio clinico sull’emiparalisi cerebrale dei bambini, Youcanprint, Tricase 2017.

Fukuda, E. Punaro, F. Rogério, L. de Souza Queiroz, F. Reis, Idiopathic hypertrophic pachymeningitis as a rare cause of cervical compressive myelopathy, in Journal of Craniovertebral Junction & Spine, 2017, 8 (4), pp. 387-389.

P. Gay, Freud. A life for our time (1988), trad. it. P. Gay, Freud. Una vita per i nostri tempi, Bompiani, Milano 1989.

E. Jones, The Life and Work of Sigmund Freud (1953-1957), trad. it. E. Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, 3 voll., vol. I, Il Saggiatore, Milano 1962.

L. Königstein (1886), Beobachtung einer hochgradigen Hemianästhesie bei einem hysterischen Manne (1886), trad. it. L. Königstein Osservazione di un caso grave di emianestesia in un paziente isterico (Conclusione), Youcanprint, Tricase, 2017.

J. Laplanche, J.-B. Pontalis, Vocabulaire de la psychanalyse (1973), trad. it. J. Laplanche, J.-B. Pontalis, Enciclopedia della psicoanalisi, 2 voll., Laterza, Bari 1993.

M. Lualdi, Passando da Stekel. Edizione critica dell’autobiografia di Wilhelm Stekel, Youcanprint, Tricase 2015.

M. Lualdi, La radice neurologica, in S. Freud, O. Rie, Studio clinico sull’emiparalisi cerebrale dei bambini, Youcanprint, Tricase 2017, pp. 9-58.

J. Pagel, Biographisches Lexikon hervorragender Ärzte des neunzehnten Jahrhunderts. Mite einer historischen Einleitung, Urban & Schwarzenberg, Berlino, Vienna 1901.

Désiré-Magloire Bourneville, Paul Regnard - Iconographie Photographique de la Salpêtrière (1877-1880)
Désiré-Magloire Bourneville, Paul Regnard – Iconographie Photographique de la Salpêtrière (1877-1880)

Di seguito il testo originale:

Monoplegia anaesthetica, von Adamkiewicz (Wiener med. Blätter. 1887. Nr. 4 u. 5.)

[131] Ein 19jähriges Mädchen aus einer nicht belasteten Familien erkrankte im September 1885 am Schmerzen im rechten Arm, welche besonders zur Nachtzeit heftig wurden und der Kranken den Schlaf raubten. Gleichzeitig stellten sich trophische Störungen an diesem Arme, Oedeme, Schweissabsonderung etc. ein. Einige Wochen später Nachlass der Schmerzen, die noch eine Zeit lang bei Witterungswechsel wiederkehrten. Im October Bildung von Blasen auf dem Rücken und an den Fingern der erkrankten Hand, welche sich in schlecht heilende Geschwüre umwandelten. Es ergab sich, dass Blasen die Folgen von Verbrennungen waren, welche sich die [132] Kranke, ohne es zu merken, zugezogen hatte, und dass der rechte Arm jeder Empfindung beraubt war.

A. untersuchte das Mädchen im April 1886 und constatirte, bei gänzlicher Abwesenheit anderer nervöser Symptome, eine totale und absolute Anästesie des rechten Armes mit Verlust des Muskelsinns. Nur an den Fingerspitzen und in der Achselhöhle liess sich ein Rest von Schmerzempfindlichkeit auffinden. Die Anästhesie reichte hinten bis zur Wirbelsäule und über das Schulterblatt, dessen Winkel frei blieb; vorne über das Acromion und fast bis zur rechten Brust. Der anästhetische Arm war leicht ödematös, kühl und feucht; dessen Haut deutlich livid verfärbt. Die Gebrauchsfähigkeit des Armes war in keiner Weise beeinträchtigt, so lange die Kranke die Auge offen hatte; bei geschlossenen Augen bestand absolute Unfähigkeit, den anästhetischen Arm zu bewegen.

A. verwarf die naheliegende Deutung dieser Gefühlslähmung als eine hysterische, weil 1. kein anderes Zeichen von Hysterie zu finden war, und 2. weil er durch Anlegung von Senfteigen keinen Transfert erzielen konnte. Anderseits nöthigte ihn die Anwesenheit von trophischen Symptomen wie gesteigerte Schweissabsonderung, Oedem, sur Annahme eines materiellen Processes, der die beobachtete Anästhesie erklären sollte. Es hat nun grosse Schwierigkeiten, einen solchen materiellen Process zu localisiren. Weder eine Läsion im Grosshirn, noch im Rückenmark, noch in den peripherischen Nerven, kann, wie A. in einer Charcot nachgebildeten Auseinandersetzung richtig angiebt, eine derartige Anästhesie hervorrufen. A. verlegt also die Läsion in eine andere, bisher nicht besonders aufgeführte Strecke der Leitungsbahn, nämlich in die Gegend der hinteren Wurzeln bis zum Spinalganglion, woselbst die sensibeln, Schweisssecretions- und trophischen Nerven des Armes entstammen und ohne Beimengung motorischer Bahnen getroffen werden können. Allerdings „verlässt das Gros der Gefäss- und trophischen Nerven, sowie die Schweissnerven, das Rückmark mit den vorderen Wurzeln“, – aber das stört offenbar nicht. Der vermuthete, in dieser Gegend lolcalisirte Process bestehet nach A. in einer leichten rheumatischen Affection der Wurzeln. Auf diese Diagnose gründete der Autor seine zum Erfolg führende Therapie. Er setzte der einen Pol aud die Foramina intervertebralia del Halsgegend, den anderen auf die Nervenstämme des Armes an und sah, dass nach jeder elektrischen Sitzung die Sensibilität gleichsam schattenhaft das anästhetische Gebiet überflog, um zuerst für kürzere, dann für längere Zeit zu verbleiben. Nach 3monatlicher Behandlung war die Sensibilität vollkommen hergestellt und hatte sich auch Monate nachher erhalten.

Ref. hält sich zu einer eingehenden Kritik der vom Autor vorgebrachten Deutung verpflichten. Er will nur auf zwei Unmöglichkeiten aufmerksam machen, welche für den Autor nicht zu bestehen scheinen. Ein „leichter“ materieller Process, in den peripherischen Nerven kann nie zu einer absoluten Anästhesie von solcher Ausdehnung führen; dazu gehört vielmehr eine materielle Veränderung schwerster Art, die gleichbedeutend mit einer völligen Desorganisation oder Unterbrechung der sensibeln Fasern ist. Man denke nur an die Unvollständigkeit und geringe Ausdehnung der Anänsthesie bei schwerer Pachymeningitis cervicalis! Ferner wird eine materiell begründete Anästhesie von solcher Intensität niemals einer einzigen elektrischen Sitzung, wenn auch nur auf Minuten, weichen.

Diese von A. beschriebene Anästhesie entspricht offenbar einer Neurose, wahrscheinlich der Hysterie. Es ist durchaus nicht unerhört, dass eine hysterische Anästhesie oder Contractur oder Amaurose sich als alleiniges Symptom der hysterische Neurose vorfindet (Hystérie locale der Franzosen). Die beobachteten trophischen Störungen sprechen nicht dagegen. Bei Hysterie kommen mannigfache und schwere sog. trophische Störungen der afficirten Körpertheile vor. Als Extrem derselben sei nur die neuerdings von der Salpêtrière aus beschriebene hysterische Atrophie angeführt, von der sich Ref. zu überzeugen Gelegenheit hatte. Endlich geht es nicht [133] an, aus dem Widerstande der Anästhesie gegen die Sinapiskopie von A. einen Schluss gegen die hysterische Natur derselben zu ziehen. Jeder, der mit den Charcot’schen Vorlesungen vertraut ist, weiss, dass hysterische Anästhesien vorkommen, welche stärkeren ästhesiogenen Einwirkungen als dem Senfteig widerstehen. in dem Falle von A. erwies sich übrigens die Elektricität als ein kräftiges ästhesiogenes Mittel. Nach jener elektrischen Durchströmung trat ja die Empfindung in dem anästhetischen Gebiet wieder auf, um zuerst nach kürzeren, später nach längeren Zeiträumen zu schwinden. Es war dabei offenbar ganz gleichgültig, ob der eine Pol auf die von A. ausgezeichnete Gegend aufgesetzt wurde. Der Effect lag nur an der Durchströmung des anästhetischen Gliedes. Genau in derselben Weise wird eine hysterische Gefühlähmung von der Elektricität beeinflusst. – Ref. möchte sagen, dass die von A. bescreibene Anästhesie so sehr für Hysterie charakteristisch ist, dass es keines weiteres Symptomes zur Stellung der Diagnose bedarf. Aber auch, wer nicht den Charcot’schen Forschungen über Hysterie gefolgt ist, und eine solche Kennzeichnung nicht anerkennt, wird keinen Zweifel daran haben, dass A. eine Anästhesie auf Grund einer Neurose beschreibt, und wird die vom Autor auf seine neue Namengebung gesetzten Hoffnungen ihm zum ungetheilten Besitze überlassen.