Rimozioni?

Al Freud che abbiamo rimosso è intitolato il numero 379 di aut aut e la giornata di studio che gli è stata dedicata in Febbraio presso la Casa della Psicologia a Milano.

Viene da pensare che per fortuna la psicanalisi è lì, a disposizione e chiunque può occuparsene come preferisce: anche i filosofi.

Leggendo i testi della rivista, oltre ad alcuni eccessi di torsione di certi concetti, forse al fine di piegarli meglio alla dimostrazione delle proprie tesi, situazioni alla fine assolutamente comprensibili, sono rimasto colpito da un paio di “cose”:

  • Una sorta di volontarismo percorre tutto l’approccio al pensiero di Freud, a partire dall’accenno a questa rimozione che noi saremmo in grado di operare. Si è indotti a pensare a un’impronta, appunto filosofica, in una certa contraddizione con il concetto di inconscio e che fatalmente approda a un conformismo che traspare dall’idea, qua e là proposta, di una qualche correttezza (politica?) che dovrebbe guidare anche la psicanalisi. Essendo il mio solo un sorvolo generico del volume, manca, per adesso, il modo di dimostrare il mio assunto: però esso vi è.
  • In secondo luogo mi sembra vi sia un tentativo di sfrondare Freud delle parti più sulfuree, quelle che meno piacciono, per arrivare a una sorta di summa, corretta e quindi accettabile da tutti, del suo procedere. Per esempio: “Se rileggiamo con attenzione…”: un incipit solenne che indica come in realtà ognuno legga Freud a modo proprio e quindi non si possano accontentare tutti se non a prezzo di qualche lacerazione di troppo.

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Freud sull’amore di transfert

Propongo una nuova traduzione del testo che all’inizio del 1915 Freud dedicò all’amore di transfert. Si tratta di un tema che ha ovvie implicazioni etiche, ma che Freud affronta in questo caso sul versante della tecnica, rimarcando che la sua discussione soddisfa un bisogno vitale della tecnica analitica. Considerata la simmetria che è in gioco fra transfert e controtransfert, si deduce facilmente come la censura sulla discussione del controtransfert, di cui abbiamo traccia alla fine del 1911, abbia creato una sorta di scompenso nella vitalità della teoria freudiana. Uno dei due brevissimi accenni che vengono fatti in questo testo al controtransfert è comunque particolarmente interessante perché lo connota come “disponibile nello” psicanalista, così come le imago che fondano il transfert sono cliché “già preparati nel” paziente e già “disponibili” in esso e pronti per essere appuntati alla persona dell’analista, come se transfert e controtransfert avessero un’origine comune.
Un altro motivo di interesse di questo testo è poi l’articolarsi del rapporto fra resistenza e transfert positivo che va a costituire un’integrazione di quanto Freud espresse nel testo sull’avvio del trattamento, laddove affermava che la specificità della psicanalisi consiste nell’usare il transfert del paziente per superare le resistenze al sapere.
Un tema già accennato altrove ma approfondito solo in questo testo riguarda il rapporto fra un “normale” innamoramento al di fuori della situazione analitica e l’innamoramento di transfert. La risposta, quasi abissale, di Freud ricalca la distruzione da lui operata della distinzione “sano” e “malato”: come la differenza fra un sano e un malato non è qualitativa ma quantitativa, allo stesso modo i due innamoramenti condividono essenzialmente gli stessi tratti devianti dalla norma e si differenziano solo perché il transfert è in qualche misura indotto dalla situazione analitica, che ne favorisce anche l’intrecciarsi con la resistenza.

Annotazioni sull’amore di transfert (1915)

Ciascun principiante in psicanalisi è in prima battuta intimorito dalle difficoltà che gli procurano l’interpretazione delle idee spontanee del paziente e il compito della riproduzione del rimosso. Di lì a poco valuterà però come modeste tali difficoltà e scambierà quindi questa valutazione con la convinzione che le uniche difficoltà veramente serie sono quelle che incontra nel maneggiare il transfert.

Fra le situazioni che si producono qui, ne voglio circoscrivere nettamente solo una e ciò sia per la sua frequenza e importanza reale, sia per il suo interesse teorico. Intendo il caso in cui una paziente femmina lasci intendere, con allusioni inequivocabili o dichiarandolo in modo diretto, di essersi innamorata, come una qualsiasi altra mortale, del medico che la analizza. Questa situazione ha i suoi aspetti penosi e comici, così come quelli seri; essa è inoltre così intricata e soggetta a molteplici condizionamenti, così inevitabile e così difficile da risolvere, che la sua discussione avrebbe soddisfatto da tempo un bisogno vitale della tecnica analitica. Ma come noi stessi ci facciamo beffe degli errori altrui pur non essendone sempre immuni, allo stesso modo finora non ci siamo nemmeno spinti a svolgere questo compito. Leggi tutto “Freud sull’amore di transfert”

Uno sguardo sulla psicanalisi in Italia 20 anni fa

Riporto un brano dell’intervista che Mario Lavagetto ha concesso nel maggio ’98 alla rivista Scibbolet. Sollecitato da Giancarlo Gramaglia, Lavagetto ci offre uno sguardo sulla psicanalisi italiana di 20 anni fa tenendo ben presente le istanze di libertà sviluppate da Freud nel suo testo La questione dell’analisi laica.

GRAMAGLIA Passiamo ad altro ordine di questioni. Negli ultimi due anni si è costituito in Italia un Movimento per una psicanalisi laica, denominato Spaziozero. Dall’altra parte c’è una legge, la 56/89, che non parla di psicanalisi, ma di fatto ha generato un ammasso di psicoqualcosa in cerca di autorizzazione. Cosa ne pensa del destino della psicoanalisi in Italia e in Europa?

LAVAGETTO Le ricordo che sono un “laico” e dispongo solo di informazioni avventizie.

GRAMAGLIA Però il suo punto di vista è importante proprio perché Lei lavora da fuori” sui testi di Freud, essendo fuori, per così dire, dall’ambito degli psicoanalisti e delle istituzioni del settore. La sua posizione non è, in altri termini, collegata alla legge 56/89, né collegabile in altro modo corporativo alla psicoanalisi.

LAVAGETTO Per quanto mi riguarda (data la mia formazione e anche la mia tradizione ideologica) non posso non provare una grande solidarietà, una grande simpatia per le posizioni che Freud sostiene in Die Frage der Laienanalyse. Posizioni molto aperte, come è noto, molto poco corporative e perfettamente in linea con la spregiudicatezza e la libertà del pensiero freudiano. Leggi tutto “Uno sguardo sulla psicanalisi in Italia 20 anni fa”

Una psicanalisi squisitamente collettiva

Vienna, 21 dicembre 1924

Caro dottore,

mi ha fatto proprio piacere che Lei abbia tratto da Keyserling un’impressione di umana simpatia.[1] A suo tempo di lui non ho capito nulla. Naturalmente non ho mai pensato di polemizzare con lui. La mia osservazione al riguardo derivava dalla preoccupazione che dietro la mia richiesta di informazioni Lei potesse ipotizzare intenzioni simili. Comunque, nell’ultimo suo saggio[2] le osservazioni sulla psicanalisi erano particolarmente sempliciotte.

Ovviamente trovo irritante un tratto del Suo carattere su cui vorrei tanto influire, pur sapendo che non potrò ottenere molto. Mi spiace che Lei voglia erigere un muro tra sé e gli altri leoni della ménagerie congressuale. È difficile praticare la psicanalisi in isolamento. È un’impresa squisitamente sociale. Certo, sarebbe molto più bello se tutti insieme ruggissimo e urlassimo in coro e a tempo, invece di ringhiare ognuno per sé nel proprio angolino. Lei sa il valore che attribuisco alla Sua inclinazione personale verso di me, ma ora dovrebbe trasferirne[3] una parte anche sugli altri. Ciò farebbe solo bene alla causa. Leggi tutto “Una psicanalisi squisitamente collettiva”

Freud su psicanalisi e università

Il 30 marzo 1919, sulla rivista ungherese Gyógyászat [Terapia], è apparsa la traduzione di un testo di Freud sulla questione se la psicanalisi dovesse essere insegnata all’università. Poiché fino al 2007 non si è riusciti a rintracciare l’originale tedesco dell’articolo, i primi traduttori hanno dovuto fare riferimento alla versione ungherese. Vanno ricordate la traduzione argentina curata da Ludovico Rosenthal con la collaborazione di Marta Békei (1955) e la traduzione inglese curata da James Strachey con la collaborazione di Michael Balint (1955). A partire dalla versione di Strachey, è stata poi redatta la traduzione italiana di Ada Cinato (1977) e la retro-traduzione in tedesco di Anna Freud, integrata nelle Gesammelte Werke (1987). Solo undici anni fa, quando Michael Schröter trovò a Gerusalemme una lettera di Freud indirizzata a Lajos Lévy, il medico personale di Sándor Ferenczi, è stato possibile accedere al testo tedesco originale.

Questa lettera si inserisce nel contesto della discussione ungherese sulla riforma del corso universitario di medicina e sull’opportunità di attivare un insegnamento di psicanalisi. Leggi tutto “Freud su psicanalisi e università”