Boycott the DSM-5?

Per inaugurare un’azione politica, è consigliabile formulare prima una teoria, almeno parziale, di ciò che si sta per fare. Infatti, senza teoria c’è solo impolitica, come dimostra l’attuale disastrosa situazione italiana.

La considerazione preliminare, che qui propongo, è che la dimensione antipsichiatrica sia inerente a qualunque pratica di psichiatria, anche a quella più anodina. Non le viene aggiunta dall’esterno, ma sta al suo confine, come l’ombra sta al confine del corpo. Accettato il presupposto topologico, cerco di precisarne i contenuti.

L’antipsichiatria denuncia la filiazione medica della psichiatria, già iscritta nella sua stessa etimologia e, a tutti gli effetti, incancellabile. L’anti dell’antipsichiatria non cancella la connotazione medica della psichiatria, come la negazione freudiana non sempre nega. La psichiatria entra irreversibilmente in campo medico appena accetta di sottomettersi e conformarsi all’atto medico per eccellenza: la diagnosi, che è anche l’atto specifico della medicina. Diagnosi, prognosi e cura, è questa la trimurti medicale, dove l’ordinamento delle tre divinità è stretto: non c’è cura senza diagnosi; non c’è terapeuta, se non c’è stato prima il bravo diagnosta. Viceversa se c’è diagnosi, c’è medicina; in pratica in psichiatria c’è diagnosi, quindi la psichiatria è essenzialmente medicina, anche quando lo è suo malgrado, proponendosi come antipsichiatria. Leggi tutto “Boycott the DSM-5?”

Cinque conferenze di Worcester e Questione dell’analisi laica

Propongo una nuova traduzione di due brani tratti dalla prima e dalla terza conferenza delle cinque tenute da Freud, nel settembre 1909, presso la Clark University di Worcester nel Massachusetts.

Considero questi brani come l’affacciarsi, per la prima volta, della questione dell’analisi laica. In essi è distintamente presente uno degli elementi fondamentali della “questione”, ovvero il tema dell’incompetenza dei medici e degli psichiatri di fronte alla malattia psichica, in questo caso l’isteria. Freud usa per la prima volta il termine Laien per significare che i medici e gli psichiatri sono allo stesso livello dei profani e non hanno alcuna presa sui nevrotici. Leggi tutto “Cinque conferenze di Worcester e Questione dell’analisi laica”

Due fra le ultime lettere di Freud sull’analisi laica

Propongo la traduzione di due brevissime lettere di Freud sull’analisi laica che si collocano fra l’estate del 1938 e l’inverno del 1939. La prima, del luglio 1938, è indirizzata a Jacques Schnier ed è citata nella biografia di Ernest Jones su Freud. La seconda è indirizzata invece a Smith Ely Jelliffe ed è databile a febbraio 1939.

Testimoniano il persistere del tema dell’analisi laica e l’estremo vigore con il quale Freud riprende l’argomento, ormai più di dieci anni dopo che la “questione” era stata sollevata dal caso Reik. Occupandosi della situazione americana, queste lettere sono come una lente di ingrandimento e mostrano che il problema dell’analisi laica non riguardava solo i requisiti di accesso alla formazione analitica, ma riguardava essenzialmente l’autonomia e la specificità stessa della psicanalisi. In queste missive non c’è nessuno scarto fra psicanalisi e psicanalisi laica. Leggi tutto “Due fra le ultime lettere di Freud sull’analisi laica”