Due fra le ultime lettere di Freud sull’analisi laica

Propongo la traduzione di due brevissime lettere di Freud sull’analisi laica che si collocano fra l’estate del 1938 e l’inverno del 1939. La prima, del luglio 1938, è indirizzata a Jacques Schnier ed è citata nella biografia di Ernest Jones su Freud. La seconda è indirizzata invece a Smith Ely Jelliffe ed è databile a febbraio 1939.

Testimoniano il persistere del tema dell’analisi laica e l’estremo vigore con il quale Freud riprende l’argomento, ormai più di dieci anni dopo che la “questione” era stata sollevata dal caso di Theodor Reik. Occupandosi della situazione americana, queste lettere sono come una lente di ingrandimento e mostrano che il problema dell’analisi laica non riguardava solo i requisiti di accesso alla formazione analitica, ma riguardava essenzialmente l’autonomia e la specificità stessa della psicanalisi. In queste missive non c’è nessuno scarto fra psicanalisi e psicanalisi laica.

5 Luglio 1938

Caro Schnier,

Non riesco a immaginarmi da dove possa venir fuori questa stupida diceria secondo la quale io avrei cambiato opinione sul problema dell’analisi laica. La verità è che non mi sono mai discostato da queste opinioni e addirittura insisto su di esse ancor più di prima di fronte all’evidente inclinazione degli americani di fare della psicanalisi solo una serva della psichiatria.

Sinceramente suo,
Sigmund Freud

 

Febbraio 1939

Caro Dott. Jelliffe:

Grazie per il suo articolo assai interessante. Da parte mia nessun commento. So che in tutti questi anni lei è stato uno dei miei seguaci più sinceri e fedeli. Sorrido spesso ricordando la pessima accoglienza che le riservai a Gastein incontrandola per la prima volta e vedendola in compagnia di Stekel.

La sua nota in cui dice che la psicanalisi si è diffusa negli Stati Uniti più in estensione che in profondità mi ha profondamente colpito in quanto particolarmente vera. Non sono affatto felice di vedere che in America l’analisi è diventata la serva della psichiatria e nulla più. Mi ha ricordato il parallelismo con il destino delle nostre signore di Vienna che, a causa dell’esilio, sono diventate domestiche che servono nelle famiglie inglesi.

Con i più cordiali saluti,
il suo Sigm. Freud

 

S. Freud a Londra
S. Freud a Londra

Di seguito il testo originale delle due lettere

5th July 1938

Dear Mr. Schnier,

I cannot imagine how that silly rumor of my having changed my about the problem of lay analysis may have originated. The fact is, I have never repudiated these views, and I insist on them even more intensely than before in the face of the obvious American tendency to turn psychoanalysis into a mere housemaid of psychiatry.

Sincerely yours,
Sigmund Freud

 

February 1939

Dear Dr. Jelliffe:

Thanks for your highly interesting paper. No comments on my side forthcoming. I know you have been one of my sincerest and staunchest adherers through all these years. I now often laugh in remembrance of a bad reception I once gave you at Gastein because I had first seen you in company of Stekel.

A remark of yours saying that psychoanalysis has spread in U.S. more widely than deeply struck me as particularly true. I am by no means happy to see that analysis has become the handmaid of psychiatry in America and nothing else. I am reminded of the parallelism in the fate of our Vienna ladies, who by exile have been turned into housemaids serving in English households.

Yours with kindest regards,
Sigm. Freud

 

Bibliografia

Ernest Jones, The Life and Work of Sigmund Freud, vol. III, Hogarth Press, London 1957, pp. 300-301.

Franz Alexander, Samuel Eisenstein, Martin Grotjahn, Psychoanalytic pioneers, Transaction Publishers, New Brunswick / London 1995, p. 228.

 

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