Freud incontra la Sfinge. Intervista del 1926

Propongo la prima traduzione italiana dell’intervista che George Sylvester Viereck fece a Sigmund Freud nell’estate del 1926. Gli elementi di interesse di questa conversazione sono molteplici. Essa ci offre innanzitutto uno sguardo sull’umanità di Freud, sul suo intimo rapporto con la vita e con la morte, proposto con grande leggerezza e caratterizzato da svariate incursioni nel campo della letteratura e della filosofia. In uno di questi passaggi Freud riconosce, finalmente senza ambivalenza, il proprio debito verso Friedrich Nietzsche. Vale poi la pena segnalare alcuni rari snodi teorici: l’allineamento dell’ambivalenza amore-odio con quella di autosopravvivenza-autoannientamento; la dialettica analisi-sintesi; la questione dell’analisi laica enunciata con acutezza impareggiabile: “i medici vogliono rendere illegale l’analisi se non condotta da medici autorizzati. La storia, il vecchio plagiatore, si ripete dopo ogni scoperta. All’inizio i medici combattono ogni nuova verità. Successivamente cercano di monopolizzarla”.

Sigmund Freud affronta la sfinge

George Sylvester Viereck – S. Freud: un’intervista con Freud nel 1926

Sigmund Freud ha interpretato un ruolo importante nella vita intellettuale del mondo così a lungo che, come George Bernard Shaw, ha quasi smesso di essere una persona. È una forza culturale alla quale possiamo assegnare un posto storico ben definito nell’evoluzione della civiltà.

Da una parte venivo paragonato a Colombo, Darwin, Keplero; dall’altra insultato e definito un paralitico”[1] osserva Freud stesso in un testo sulla storia della psicanalisi. Ci sono quelli che, anche oggi, lo guardano come se fosse un avventuriero della scienza. Il futuro lo saluterà come il Colombo dell’inconscio.

Colombo, cercando semplicemente un nuovo passaggio per il Catai, scoprì un continente. Freud, tentando di trovare un nuovo metodo di terapia mentale, ha scoperto il continente sommerso della mente dell’uomo.

Freud ci ha reso chiare le forze specifiche che dentro di noi ci legano al nostro passato infantile e al passato della razza. Alla luce della psicanalisi, per la prima volta possiamo comprendere l’enigma della natura umana.

Ho avuto il privilegio di essere ospite di Freud in diverse occasioni. Ogni volta mi ha rivelato nuovi scorci della sua affascinante personalità.

George Sylvester Viereck, 1927.

 

FREUD: Settant’anni mi hanno insegnato ad accettare la vita con allegra umiltà.

A parlare era il Professor Sigmund Freud, il grande esploratore austriaco del mondo sommerso dell’anima. Come il tragico eroe greco, Edipo, il cui nome è così intimamente connesso con i principi fondamentali della psicanalisi, Freud affrontò coraggiosamente la Sfinge. Come Edipo, ha risolto il suo enigma. Quantomeno nessun mortale si è avvicinato più di Freud alla spiegazione del segreto del comportamento umano. Freud è per la psicologia quello che Galileo fu per l’astronomia. È il Colombo del subconscio. Aprì nuove prospettive, sondò nuove profondità. Ha cambiato la relazione che nella vita ogni cosa ha con ogni altra cosa, decifrando il significato nascosto di ciò che è scolpito sulle tavolette dell’inconscio.

La scena in cui ha avuto luogo la nostra conversazione è stata la residenza estiva di Freud nel Semmering, una zona montuosa nelle Alpi Austriache dove la Vienna alla moda ama riunirsi. L’ultima volta che avevo visto il padre della psicanalisi era stata nella sua sobria casa nella capitale austriaca. I pochi anni che intercorsero tra la mia ultima visita e questa avevano moltiplicato le rughe sulla sua fronte. Avevano intensificato il suo pallore scolastico. La sua faccia era come disegnata nel dolore. La sua mente era vigile, il suo spirito integro, la sua cortesia impeccabile come in passato, ma un leggero impedimento nel suo eloquio mi allarmò.

Sembra che un’affezione maligna della mascella superiore abbia reso necessaria un’operazione. Da quel momento, Freud usa un congegno meccanico che gli facilita l’eloquio. Di per sé non è peggio che indossare gli occhiali. La presenza del dispositivo metallico mette in imbarazzo più Freud che i suoi visitatori. È quasi impercettibile dopo che qualcuno gli parla per un po’. Nei suoi giorni buoni, non può affatto essere rilevato. Ma per Freud stesso è causa di una molestia costante.

FREUD: Detesto la mia mascella meccanica, perché la lotta con il marchingegno consuma molta forza preziosa. Eppure preferisco una mascella meccanica piuttosto che essere senza mascella. Continuo a preferire l’esistenza all’estinzione.

Forse gli dei sono gentili con noi – proseguì il padre della psicanalisi – rendendoci più spiacevole la vita quando invecchiamo. Alla fine, la morte sembra meno intollerabile dei molteplici carichi che portiamo.

Freud rifiuta di ammettere che il destino gli riservi una malevolenza speciale.

Perché – disse tranquillamente – dovrei aspettarmi qualche favore speciale? La vecchiaia, con i suoi disagi manifesti, arriva per tutti. Colpisce un uomo qui e uno là. Il suo colpo arriva sempre in un punto vitale. La vittoria finale appartiene sempre al Verme Trionfante:

Spenti — ora i lumi sono spenti!
E sopra a ogni sbigottita forma
s’abbassa il sipario, drappo funereo,
come una raffica di tempesta,
mentre gli angeli, pallidi e ansanti,
levandosi e svelandosi, annunciano
che quel dramma s’intitola «L’uomo»,
e che l’eroe n’è il Verme Trionfante…[2]

Non mi ribello contro l’ordine dell’universo. In fin dei conti – proseguì il maestro del cervello umano – ho vissuto più di settant’anni. Ho avuto da mangiare abbastanza. Mi sono piaciute molte cose: la compagnia di mia moglie, i miei figli, i tramonti. Ho visto le piante crescere in primavera. Ogni tanto era mia la presa di una mano amica. Una o due volte ho incontrato un essere umano che mi ha quasi capito. Cos’altro posso chiedere?

VIERECK: Avete ottenuto la fama. Il Vostro lavoro influisce sulla letteratura di ogni terra. A causa Vostra l’uomo guarda la vita e se stesso con occhi diversi. E di recente, per il Vostro settantesimo compleanno, il mondo si è unito per onorarvi, con l’eccezione della Vostra stessa università!

FREUD: Se l’Università di Vienna mi avesse riconosciuto, mi avrebbero solo messo in imbarazzo. Non avrebbe alcun senso che abbraccino me o la mia dottrina solo perché sono settantenne. Non attribuisco alcuna importanza irragionevole alla scala del dieci.

La fama arriva solo dopo che siamo morti e, francamente, ciò che viene dopo non mi riguarda. Non ho alcuna aspirazione alla gloria postuma. La mia modestia non è una virtù.

VIERECK: Non significa qualcosa per Voi che il Vostro nome vivrà?

FREUD: Assolutamente nulla, anche se dovesse vivere, il che non è affatto certo. Sono molto più interessato al destino dei miei figli. Spero che la loro vita non sarà così difficile. Non posso rendere la loro vita molto più facile. La guerra ha praticamente spazzato via la mia modesta fortuna, i risparmi di una vita. Tuttavia, fortunatamente, la vecchiaia non è un carico troppo pesante. Posso andare avanti! Il mio lavoro continua a darmi piacere.

Stavamo camminando su e giù per un piccolo sentiero nel ripido giardino della casa. Con le sue mani sensibili Freud carezzò teneramente un cespuglio fiorito.

FREUD: Sono molto più interessato a questo fiore – disse – che a tutto ciò che potrebbe accadermi dopo che sarò morto.

VIERECK: Allora, dopo tutto, siete profondamente pessimista?

FREUD: Non lo sono. Non permetto a nessuna riflessione filosofica di rovinare il mio godimento delle cose semplici della vita.

VIERECK: Credete nella persistenza della personalità, in qualsiasi forma, dopo la morte?

FREUD: A quest’argomento non ci penso. Tutto ciò che vive perisce. Perché dovrei sopravvivere?

VIERECK: Vi piacerebbe tornare in qualche modo, essere reintegrato dalla polvere? Non avete, in altre parole, alcun desiderio di immortalità?

FREUD: Francamente, no. Se si riconoscono i motivi egoistici che sono alla base di ogni comportamento umano, non si ha il minimo desiderio di ritornare. La vita, muovendosi in circolo, sarebbe sempre la stessa.

Inoltre, anche se l’eterno ritorno delle cose, per usare la frase di Friedrich Nietzsche, dovesse reinvestirci con i nostri abiti carnali, senza memoria, che utilità avrebbe? Non ci sarebbe alcun collegamento tra passato e futuro.

Per quanto mi riguarda, sono assolutamente contento di sapere che l’eterna seccatura del vivere sarà finalmente finita. La nostra vita è necessariamente una serie di compromessi, una lotta senza fine tra l’Io e il suo ambiente. Il desiderio di prolungare indebitamente la vita mi colpisce per la sua assurdità.

VIERECK: Disapprovate i tentativi del Vostro collega Eugen Steinach di allungare il ciclo dell’esistenza umana?

FREUD: Steinach non tenta di allungare la vita. Combatte meramente la vecchiaia. Andando a toccare la riserva di forza all’interno dei nostri corpi, aiuta il tessuto a resistere alla malattia. L’operazione Steinach[3] a volte arresta sfavorevoli incidenti biologici, come il cancro, alle loro fasi iniziali. Rende la vita più vivibile. Non fa sì che valga la pena di viverla.

Non c’è ragione per cui dovremmo desiderare di vivere più a lungo. Ma ci sono tutte le ragioni per cui dovremmo desiderare di vivere con il più piccolo ammontare possibile di disagio.

Sono piuttosto felice, perché sono grato per l’assenza di dolore, per i piccoli piaceri della vita, per i miei figli e per i miei fiori!

VIERECK: George Bernard Shaw sostiene che i nostri anni sono troppo pochi. Pensa che l’uomo può allungare la durata della vita umana, se lo desidera, portando la sua forza di volontà a giocare con le forze dell’evoluzione. L’umanità, egli pensa, può recuperare la longevità dei patriarchi.

FREUD: È possibile che la morte stessa sia una necessità biologica. Forse moriamo perché vogliamo morire.

Proprio come odio e amore per la stessa persona abitano allo stesso tempo nel nostro seno, così tutta la vita combina il desiderio di conservare se stessa e un desiderio ambivalente per il proprio annientamento.

Proprio come un elastico teso tende ad assumere la sua forma originale, così tutta la materia vivente, consciamente o inconsciamente, brama di riconquistare l’inerzia completa e assoluta dell’esistenza inorganica. Il desiderio di morte e il desiderio di vita abitano in noi, fianco a fianco.

La morte è la compagna dell’amore. Insieme governano il mondo. Questo è il messaggio del mio libro Al di là del principio di piacere.[4]

All’inizio, la psicanalisi presupponeva che l’amore fosse tutto ciò che importava. Oggi sappiamo che la morte è ugualmente importante.

Biologicamente, ogni essere vivente, non importa quanto intensamente la vita arda in lui, anela al nirvana, anela alla cessazione della “febbre chiamata vita”, anela il seno di Abramo. Il desiderio può essere camuffato da varie circonlocuzioni. Tuttavia, l’ultimo obiettivo della vita è la sua stessa estinzione!

VIERECK: Questo – esclamai – è la filosofia dell’autodistruzione. Giustifica l’auto-macellazione. Dovrebbe condurre logicamente al suicidio mondiale previsto da Eduard von Hartmann.[5]

FREUD: L’umanità non sceglie il suicidio, perché la legge del suo essere aborre la via diretta verso la sua meta. La vita deve completare il suo ciclo di esistenza. In ogni essere normale, il desiderio di vita è abbastanza forte da controbilanciare il desiderio di morte, anche se alla fine il desiderio di morte si dimostra più forte.

Possiamo accogliere la fantasiosa suggestione che la morte arrivi per nostra stessa volontà. È possibile che sconfiggeremo la morte, eccetto il suo alleato nel nostro seno.

In questo senso – aggiunse Freud con un sorriso – potremmo essere giustificati nel dire che ogni morte è un suicidio camuffato.

Aumentò il freddo in giardino. Abbiamo continuato la nostra conversazione nello studio. Ho visto una pila di manoscritti sulla scrivania, proprio con la grafia ordinata di Freud.

VIERECK: A cosa state lavorando?

FREUD: Sto scrivendo una difesa dell’analisi laica, la psicanalisi praticata dai laici.[6] I medici vogliono rendere illegale l’analisi se non condotta da medici autorizzati. La storia, il vecchio plagiatore, si ripete dopo ogni scoperta. All’inizio i medici combattono ogni nuova verità. Successivamente cercano di monopolizzarla.

VIERECK: Avete avuto molto supporto dai laici?

FREUD: Alcuni dei miei migliori allievi sono laici.

VIERECK: Esercitate molto?

FREUD: Certamente. Proprio in questo momento sto lavorando a un caso difficile, districando i conflitti psichici di un paziente nuovo e interessante.

Anche mia figlia è psicanalista, come vede…

Proprio a quel punto la Signorina Anna Freud apparve seguita dal suo paziente, un ragazzo di undici anni, inconfondibilmente anglosassone. Il bambino sembrava perfettamente felice, completamente ignaro di un conflitto o di un groviglio nella sua personalità.

VIERECK: Vi analizzate?

FREUD: Certamente. Lo psicanalista deve costantemente analizzare se stesso. Analizzando noi stessi siamo maggiormente in grado di analizzare gli altri.

Lo psicanalista è come il capro espiatorio degli Ebrei. Gli altri caricano i loro peccati su di esso. Deve esercitare la sua arte al massimo grado per liberarsi del carico che grava su di lui.

VIERECK: Mi sembra sempre che la psicanalisi induca necessariamente in tutti coloro che la praticano lo spirito della carità cristiana. Non c’è nulla nella vita umana che la psicanalisi non possa farci capire. Tout comprendre c’est tout pardonner.[7]

FREUD: Al contrario – tuonò Freud, i suoi lineamenti assunsero la feroce severità di un profeta ebreo – comprendere tutto non è perdonare tutto. La psicanalisi ci insegna non solo ciò che possiamo sopportare, ma ci insegna anche cosa dobbiamo evitare. Ci dice cosa deve essere eliminato. La tolleranza del male non è affatto un corollario della conoscenza.

Improvvisamente capii perché Freud aveva litigato così aspramente con coloro dei suoi seguaci che lo avevano abbandonato, perché non poteva perdonarli per aver lasciato la retta via della psicanalisi ortodossa. Il suo senso di giustizia è l’eredità dei suoi antenati. È un’eredità di cui è orgoglioso, essendo orgoglioso della sua razza.

FREUD: La mia lingua – mi spiegò – è il tedesco. La mia cultura e i miei successi sono tedeschi. Mi consideravo un intellettuale tedesco, finché non notai la crescita del pregiudizio antisemita in Germania e nell’Austria tedesca. Da quel momento non mi considero più un tedesco. Preferisco definirmi un ebreo.

Rimasi un po’ deluso da questa osservazione.

Mi sembrava che lo spirito di Freud dovesse dimorare sulle altezze, al di là di ogni pregiudizio di razza, che non dovesse venire toccato da alcun rancore personale. Eppure la sua autentica indignazione e la sua onesta ira lo rendevano più affettuosamente umano.

Achille sarebbe intollerabile, se non fosse per il suo tallone!

VIERECK: Sono contento Herr Professor che anche Voi abbiate i Vostri complessi, che anche Voi tradiate la vostra mortalità.

FREUD: I nostri complessi sono la fonte della nostra debolezza; essi stessi sono anche la fonte della nostra forza.

VIERECK: Mi chiedo quali sono i miei complessi!

FREUD: Un’analisi seria richiede almeno un anno. Potrebbero volercene anche due o tre. Lei sta dedicando molti anni della Sua vita alla caccia ai leoni. Ha cercato, anno dopo anno, le figure eccellenti della Sua generazione, invariabilmente uomini più grandi di Lei. C’erano Roosevelt, il Kaiser, Hindenburg, Briand, Foch, Joffre, George Brandes, Gerhart Hauptmann e George Bernard Shaw…

VIERECK: Fa parte del mio lavoro.

FREUD: Ma è anche ciò che Lei preferisce. Il grande uomo è un simbolo. La Sua ricerca è la ricerca del Suo cuore. Sta cercando il grande uomo per prendere il posto del padre. Fa parte del Suo complesso paterno.

Negai con veemenza l’affermazione di Freud. Tuttavia, riflettendo, mi sembra che possa esserci una verità, che io stesso non sospettavo, nel suo fortuito suggerimento. Potrebbe essere lo stesso impulso che mi ha portato a lui.

FREUD: Nel Suo Wandering Jew[8] [Ebreo errante] Lei estende questa ricerca nel passato. Lei è sempre il cercatore di uomini.

VIERECK: Vorrei – osservai dopo un attimo – poter stare qui abbastanza a lungo da intravedere il mio stesso cuore attraverso i Vostri occhi. Forse, come la Medusa, morirei di terrore se vedessi la mia propria immagine! Tuttavia, temo di essere troppo esperto in psicanalisi. Anticiperei costantemente, o cercherei di anticipare, le Vostre intenzioni.

FREUD: L’intelligenza in un paziente non è un handicap. Al contrario, a volte facilita il compito.

Sotto questo aspetto, il maestro della psicanalisi si differenzia da molti dei suoi seguaci, che si risentono di qualsiasi asserzione del paziente sottoposto alla loro indagine.

La maggior parte degli psicanalisti impiegano il metodo freudiano della “associazione libera”. Incoraggiano il paziente a dire tutto ciò che gli viene in mente, non importa quanto stupido, osceno, inopportuno o irrilevante possa sembrare. Seguendo indizi apparentemente irrilevanti, possono inseguire fin nel loro covo i draghi psichici che lo perseguitano. Non amano il desiderio del paziente di cooperare attivamente, perché temono che una volta che la direzione della loro indagine gli sarà chiara, i suoi desideri e le sue resistenze, cercando inconsciamente di preservare i loro segreti, potrebbero mandare fuori strada il cacciatore psichico. Anche Freud riconosce questo pericolo.

VIERECK: A volte mi chiedo se non saremmo più felici se sapessimo meno dei processi che modellano i nostri pensieri e le nostre emozioni. La psicanalisi ruba alla vita i suoi ultimi incantesimi quando insegue ogni sentimento fino all’ammasso originario dei suoi complessi. Scoprire che tutti noi custodiamo nei nostri cuori il selvaggio, il criminale e la bestia non ci rende più gioiosi.

FREUD: Qual è la Sua obiezione alle bestie? Preferisco infinitamente la società degli animali alla società degli uomini.

VIERECK: Perché?

FREUD: Perché sono molto più semplici. Non soffrono di una personalità divisa, di una disintegrazione dell’Io, che nasce dal tentativo dell’uomo di adattarsi a standard di civiltà troppo alti per il suo meccanismo intellettuale e psichico.

Il selvaggio, come la bestia, è crudele, ma gli manca la meschinità dell’uomo civilizzato. La meschinità è la vendetta dell’uomo verso la società per i limiti che impone. Questa sete di vendetta anima il riformatore professionista e il ficcanaso. Il selvaggio potrebbe tagliarti la testa, potrebbe mangiarti, potrebbe torturarti, ma ti risparmierà quelle continue piccole seccature che a volte rendono quasi intollerabile la vita in una comunità civile.

Le abitudini e le idiosincrasie più sgradevoli dell’uomo, la sua disonestà, la sua vigliaccheria, la sua mancanza di rispetto, sono generati dal suo incompleto adattamento a una civiltà complicata. È il risultato del conflitto tra le nostre pulsioni e la nostra cultura.

Quanto più piacevoli sono le emozioni semplici, dirette, intense di un cane, che scodinzola o che abbaia il suo dispiacere! Le emozioni del cane – aggiunse pensosamente Freud – ricordano uno degli eroi dell’antichità. Forse questo è il motivo per cui inconsciamente attribuiamo ai nostri cani i nomi di eroi antichi come Achille ed Ettore.

VIERECK: Il mio cane – lo interruppi – è un dobermann Pinscher chiamato “Ajax”.

Freud sorrise.

VIERECK: Sono contento che non sappia leggere. Sarebbe certamente un membro della famiglia meno desiderabile se potesse guaire la sua opinione sui traumi psichici e sui complessi di Edipo!

Perfino Voi, Professore, considerate l’esistenza troppo complessa. Tuttavia, mi sembra che Voi stesso siate in parte responsabile delle complessità della civiltà moderna. Prima che Voi inventaste la psicanalisi, non sapevamo che la nostra personalità è dominata da una schiera bellicosa di complessi altamente discutibili. La psicanalisi ha reso la vita un complicato puzzle.

FREUD: In nessun modo. La psicanalisi semplifica la vita. Raggiungiamo una nuova sintesi dopo l’analisi. La psicanalisi assortisce il dedalo di impulsi sparsi e cerca di avvolgerli attorno alla spola a cui appartengono. Oppure, per cambiare la metafora, fornisce il filo che porta un uomo fuori dal labirinto del suo stesso inconscio.

VIERECK: In superficie sembra, tuttavia, come se la vita umana non sia mai stata più complessa. E ogni giorno qualche nuova idea, proposta da Voi o dai Vostri discepoli, rende il problema del comportamento umano sempre più sconcertante e contraddittorio.

La psicanalisi, perlomeno, non chiude mai le porte a una nuova verità. Alcuni dei Vostri allievi, più ortodossi di Voi, si aggrappano a ogni dichiarazione che Voi emanate.

FREUD: La vita cambia. Anche la psicanalisi cambia. Siamo solo all’inizio di una nuova scienza.

VIERECK: Mi sembra che la struttura scientifica che avete eretto sia molto elaborata. I suoi dispositivi – la teoria della formazione sostitutiva, della sessualità infantile e dei simboli del sogno, ecc. – sembrano essere decisamente permanenti.

FREUD: Tuttavia, ripeto, siamo solo all’inizio. Sono solo un principiante. Ho avuto successo nello scavare e portare alla luce, dal substrato della mente, monumenti sepolti. Ma dove ho scoperto alcuni templi, altri potrebbero scoprire un continente.

VIERECK: Ponete ancora così tanta enfasi sul sesso?

FREUD: Rispondo con le parole del Suo poeta, Walt Whitman: “Eppure mancherebbero tutti, se mancasse il sesso”.[9] Tuttavia, Le ho già spiegato che pongo oggi un’enfasi quasi uguale su ciò che sta “al di là” il piacere-morte, la negazione della vita. Questo desiderio spiega perché alcuni uomini amano il dolore, come un passo verso l’annientamento! Spiega perché tutti gli uomini cercano la quiete, perché i poeti ringraziano

Quali che siano gli dei
che nessuna vita vive per sempre;
che un uomo morto mai si rialza;
che anche il fiume più stremato
trova la sua via verso il mare.[10]

VIERECK: Shaw, come Voi, non desidera vivere per sempre, ma a differenza di Voi, considera il sesso poco interessante.

FREUD: Shaw – rispose sorridendo Freud – non capisce il sesso. Non ha la più lontana idea di cosa sia l’amore. Non c’è una vera storia d’amore in nessuna delle sue opere. Scherza sulla storia d’amore di Cesare, forse la più grande passione della storia. Deliberatamente, per non dire maliziosamente, spoglia Cleopatra di tutta la sua magnificenza e la degrada a una flapper insignificante.

La ragione dello strano atteggiamento di Shaw nei confronti dell’amore e la sua negazione del primo mobile di tutte le vicende umane, che depriva le sue opere di un fascino universale nonostante la sua enorme dotazione intellettuale, è inerente alla sua psicologia. In una delle sue prefazioni, Shaw stesso sottolinea la distorsione ascetica nel suo temperamento.

Potrei aver commesso molti errori, ma sono abbastanza sicuro di non aver commesso errori quando ho enfatizzato la predominanza della pulsione sessuale. Poiché la pulsione sessuale è così forte, si scontra molto frequentemente con le convenzioni e le salvaguardie della civiltà. L’umanità, per autodifesa, cerca di negare la sua suprema importanza.

Gratta un russo, dice il proverbio, e troverai un tartaro. Analizza ogni emozione umana, non importa quanto possa essere rimossa dalla sfera del sesso, e sei sicuro di scoprire da qualche parte l’impulso primordiale, a cui la vita stessa deve il suo perpetuarsi.

VIERECK: Sicuramente siete riuscito a imprimere questo punto di vista in tutti gli scrittori moderni. La psicanalisi ha dato nuova intensità alla letteratura.

FREUD: Ho anche ricevuto molto dalla letteratura e dalla filosofia. Nietzsche fu uno dei primi psicanalisti. È stupefacente fino a che punto la sua intuizione prefigura le nostre scoperte. Nessuno ha riconosciuto più profondamente i duplici motivi della condotta umana e l’insistenza del principio del piacere in un infinito oscillare. Il suo Zarathustra dice:

Dice il dolore: perisci!
Ma ogni piacere vuole eternità,
vuole profonda, profonda eternità![11]

VIERECK: In Austria e in Germania la psicanalisi può essere discussa meno ampiamente che negli Stati Uniti, ma la sua influenza sulla letteratura è tuttavia immensa.

FREUD: Thomas Mann e Hugo von Hofmannsthal devono molto a noi. Arthur Schnitzler è in parallelo, in larga misura, con il mio sviluppo personale. Esprime poeticamente molto di quello che cerco di comunicare scientificamente. Ma poi, il Dott. Schnitzler non è solo un poeta, ma anche uno scienziato.

VIERECK: Voi non siete solo uno scienziato, ma anche un poeta. La letteratura americana è immersa nella psicanalisi. Rupert Hughes, Harvey J. O’Higgins e altri si fanno Vostri interpreti. È quasi impossibile aprire un nuovo romanzo senza trovare qualche riferimento alla psicanalisi. Tra i drammaturghi Eugene O’Neill e Sidney Howard sono profondamente in debito con Voi. Il Silver Cord, ad esempio, è meramente una drammatizzazione del complesso di Edipo.

FREUD: Lo so. Apprezzo il complimento, ma io stesso ho paura della mia popolarità negli Stati Uniti. L’interesse americano per la psicanalisi non è molto profondo.[12] L’ampia volgarizzazione conduce all’accettazione superficiale senza una ricerca seria. Le persone ripetono meramente le frasi che apprendono a teatro o sulla stampa. Immaginano di capire la psicanalisi, perché possono ripetere a pappagallo la sua tiritera. Preferisco lo studio più intenso della psicanalisi nei centri europei.

L’America è stato il primo paese a riconoscermi ufficialmente. La Clark University mi ha conferito una laurea ad honorem,[13] quando ancora ero ostracizzato in Europa. Tuttavia, l’America ha apportato pochi contributi originali allo studio della psicanalisi.

Gli americani sono generalizzatori intelligenti, raramente sono pensatori creativi.[14] Inoltre, negli Stati Uniti e in Austria il monopolio medico tenta di appropriarsi del campo. Lasciare la psicanalisi solo nelle mani dei medici sarebbe fatale per il suo sviluppo. Per lo psicanalista l’educazione medica è spesso tanto un handicap quanto un vantaggio. È un handicap se certe convenzioni scientifiche accettate diventano troppo profondamente incrostate nella mente dello studente.

Freud deve dire la verità a tutti i costi! Non può costringersi ad adulare l’America, dove ha la maggior parte dei suoi ammiratori. A settant’anni non può nemmeno giungere a offrire la pace alla professione medica, che anche adesso lo accetta solo a malincuore.

Nonostante la sua integrità senza compromessi, Freud è l’anima dell’urbanità. Ascolta pazientemente ogni suggerimento, non tentando mai di mettere in soggezione il suo intervistatore. Raro è l’ospite che ti lascia senza fare un piccolo dono, senza omaggiare l’ospitalità!

Le tenebre erano calate. Era arrivato per me il momento di prendere il treno per la città che un tempo ospitava lo splendore imperiale degli Asburgo. Freud, accompagnato da sua moglie e sua figlia, per vedermi partire salì i gradini che portavano dal suo rifugio in montagna alla strada. Mi sembrava grigio e triste, mentre salutava con la mano.

FREUD: Non mi faccia sembrare un pessimista – osservò, dopo l’ultima stretta di mano. Io non disprezzo il mondo. Esprimere disprezzo per il mondo è solo un altro metodo per corteggiare, per ottenere pubblico e applauso!

No, non sono un pessimista, non mentre ho i miei figli, mia moglie e i miei fiori!

I fiori – ha aggiunto sorridendo – per fortuna non hanno né carattere né complessità. Amo i miei fiori e non sono infelice, almeno non più infelice degli altri.

Il fischio del mio treno stridette nella notte. Rapidamente l’auto mi portò alla stazione. Lentamente la figura leggermente piegata e la testa grigia di Sigmund Freud scomparvero in lontananza.

Come Edipo, Freud ha guardato troppo profondamente negli occhi della sfinge. Il mostro propone il suo enigma a ogni viandante. L’errante che non conosce la risposta, essa lo afferra con crudeltà e lo scaglia contro le rocce. Eppure potrebbe essere più gentile con coloro che distrugge che non con quelli che indovinano il suo segreto.

Note

1 [S. Freud, Zur Geschichte der psychoanalytischen Bewegung (1914), trad. it. id., Per la storia del movimento psicoanalitico, in Opere di Sigmund Freud, 12 voll., vol. VII, Boringhieri, Torino 1975, p. 415. Il riferimento a Colombo venne aggiunto con l’edizione del 1924.]

2 [E. A. Poe, The Conqueror Worm (1843). Nel 1845 in Ligeia.]

3 [Eugen Steinach era pervenuto all’ipotesi che la legatura dei dotti spermatici avrebbe determinato una relativa ipertrofia delle cellule interstiziali del testicolo produttrici di ormoni sessuali, successivamente individuato come testosterone, causando così un “ringiovanimento del soggetto”. Poiché si riteneva che le formazioni cancerose fossero in parte effetto del processo di invecchiamento, si era diffusa la credenza che l’operazione di ringiovanimento di Steinach potesse essere utile nel prevenire recidive del male. In realtà oggi si sa che essa si basava su una falsa premessa: l’aumento di testosterone, lungi dal ringiovanire, favorisce l’insorgenza e lo sviluppo del cancro attraverso l’incremento dell’attività infiammatoria. Sigmund Freud stesso si sottopose all’operazione Steinach il 19 novembre 1923, un paio di mesi dopo aver subito il suo secondo terribile intervento chirurgico, fra il 4 e l’11 settembre 1923. Due anni dopo l’operazione di Steinach, Freud riferì che non aveva osservato alcun beneficio.]

4 [S. Freud, Jenseits des Lustsprinzip (1920), trad. it., id., Al di là del principio del piacere, in Opere di Sigmund Freud, vol. IX, Boringhieri, Torino 1977.]

5 [E. von Hartmann, Philosophie des Unbewußten, 3 voll., Alfred Kröner Verlag, Lipsia 1923, vol. III, pp. 391-411.]

6 [S. Freud, Die Frage der Laienanalyse (1926), trad. it. id., La questione dell’analisi laica, Mimesis, Milano 2012. Freud iniziò a scrivere questo testo alla fine del giugno 1926. A fine luglio venne dato alle stampe e pubblicato nel settembre dello stesso anno.]

7 [In francese nel testo: comprendere tutto è perdonare tutto.]

8 [G. S. Viereck, P. Eldridge, My First Two Thousand Years: The Autobiography of the Wandering Jew (1928).]

9 [W. Whitman, A woman waits for me, in Leaves of grass (1855).]

10 [A. C. Swinburne, The Garden of Proserpine, in Poems and Ballads (1866).]

11 [F. Nietzsche, Also Sprach Zarathustra (1881-1885), trad. it. id., Così parlò Zarathustra, in Opere di Friedrich Nietzsche, vol. VI (I), Adelphi, Milano 1968, p. 278.]

12 [Nel febbraio 1939 Freud sarà ancora sulle stesse posizioni. In una lettera a Smith Ely Jelliffe scriverà: “La sua nota in cui dice che la psicanalisi si è diffusa negli Stati Uniti più in estensione che in profondità mi ha profondamente colpito in quanto particolarmente vera”.]

13 [Nel settembre 1909 la Clark University a Worcester (Massachusetts) ospitò Freud e Carl Gustav Jung, che ivi tennero delle lezioni. A entrambi fu conferita una laurea honoris causa.]

14 [Freud articolò nel 1935 la propria opinione sugli americani in una nota che progettava di integrare nel Poscritto alla questione dell’analisi laica. Cfr. S. Freud, La questione dell’analisi laica, op. cit., pp. 119-122.]

 

Edipo e la Sfinge di Tebe
Edipo e la Sfinge di Tebe

Di seguito il testo originale:

Sigmund Freud confronts the sphinx

G. S. Viereck – S. Freud: An Interview with Freud in 1926

SIGMUND FREUD has played an important part in the intellectual life of the world so long that, like Bernard Shaw, he has almost ceased to be a person. He is a cultural force to which we can assign a definite historical place in the evolution of civilization.

«I have been compared to Columbus, Darwin, Kepler, and I have been denounced as a paralytic» Freud himself remarks in a survey of the history of psychoanalysis. There are those, even today, who look upon him as a scientific adventurer. The future will hail him as the Columbus of the Unconscious.

Columbus, seeking merely a new passage to Cathay, discovered a continent. Freud, attempting to find a new method of mental therapeutics, discovered the submerged continent of man’s mind.

Freud brings home to us the specific forces within ourselves which bind us to our own infantile past and to the past of the race. In the light of psychoanalysis, we can understand for the first time the riddle of human nature.

I have had the privilege of being Freud’s guest on several occasions. Each time he revealed to me new glimpses of his fascinating personality.

G.S.V.-1927.

«Seventy years have taught me to accept life with cheerful humility».

The speaker was Professor Sigmund Freud, the great Austrian explorer of the nether world of the soul. Like the tragic Greek hero, Oedipus, whose name is so intimately connected with the principal tenets of psychoanalysis, Freud boldly confronted the Sphinx. Like Oedipus, he solved her riddle. At least no mortal has come nearer to explaining the secret of human conduct than Freud. Freud is to psychology what Galileo was to astronomy. He is the Columbus of the subconscious. He opens new vistas, he sounds new depths. He changed the relationship of everything in life to every other thing, by deciphering the hidden meaning of the records inscribed on the tablets of the unconscious.

The scene where our conversation took place was Freud’s summer home on the Semmering, a mountain in the Austrian Alps, where fashionable Vienna loves to foregather. I had last seen the father of psychoanalysis in his unpretentious home in the Austrian capital. The few years intervening between my last visit and the present had multiplied the wrinkles of his forehead. They had intensified his scholastic pallor. His face was drawn, as in pain. His mind was alert, his spirit unbroken, his courtesy impeccable as of old, but a slight impediment in his speech alarmed me.

It seems that a malignant affection of the upper jaw had necessitated an operation. Since that time, Freud wears a mechanical contrivance to facilitate speech. In itself this is no worse than the wearing of glasses. The presence of the metal device embarrasses Freud more than his visitors. It is hardly noticeable after one speaks to him a while. On his good days, it cannot be detected at all. But to Freud himself it is cause of constant annoyance.

«I detest my mechanical jaw, because the struggle with the mechanism consumes so much precious strength. Yet I prefer a mechanical jaw to no jaw at all. I still prefer existence to extinction».

«Perhaps the gods are kind to us, » the father of psychoanalysis went on to say, « by making life more disagreeable as we grow older. In the end, death seems less intolerable than the manifold burdens we carry».

Freud refuses to admit that destiny bears him any special malice.

«Why» he quietly said «should I expect any special favor? Age, with its manifest discomforts, comes to all. It strikes one man here, and one there. Its blow always lands in a vital spot. The final victory always belongs to the Conqueror Worm.

Out–out are the lights–out all!
And over each quivering form
The curtain, a funereal pall
Comes down, with the rush of a storm

And the angels, all pallid and wan,
Uprising, unveiling, affirm
That the play is the tragedy ‘Man,’
And its hero the Conqueror Worm.

«I do not rebel against the universal order. After all» the master prober of the human brain continued «I have lived over seventy years. I had enough to eat. I enjoyed many things–the comradeship of my wife, my children, the sunsets. I watched the plants grow in the springtime. Now and then the grasp of a friendly hand was mine. Once or twice I met a human being who almost understood me. What more can I ask?».

«You have had» I said, «fame. Your work affects the literature of every land. Man looks at life and himself with different eyes because of you. And recently on your seventieth birthday the world united to honor you–with the exception of your own university!».

«If the University of Vienna had recognized me, they would have only embarrassed me. There is no reason why they should embrace either me or my doctrine because I am seventy. I attach no unreasonable importance to decimals».

«Fame comes to us only after we are dead, and, frankly, what comes afterwards does not concern me. I have no aspiration to posthumous glory. My modesty is no virtue».

«Does it not mean something to you that your name will live?»

«Nothing whatsoever, even if it should live, which is by no means certain. I am far more interested in the fate of my children. I hope that their life will not be so hard. I cannot make their life much easier. The war practically wiped out my modest fortune, the savings of a lifetime. However, fortunately, age is not too heavy a burden. I can carry on! My work still gives me pleasure. »

We were walking up and down a little pathway in the steep garden of the house. Freud tenderly caressed a blossoming bush with his sensitive hands.

«I am far more interested in this blossom» he said, « than in anything that may happen to me after I am dead».

«Then you are, after all, a profound pessimist?».

«I am not. I permit no philosophic reflection to spoil my enjoyment of the simple things of life».

«Do you believe in the persistence of personality after death in any form whatsoever?».

« I give no thought to the matter. Everything that lives perishes. Why should I survive? »

«Would you like to come back in some form, to be reintegrated from the dust? Have you, in other words, no wish for immortality?».

«Frankly, no. If one recognizes the selfish motives which underlie all human conduct, one has not the slightest desire to return. Life, moving in a circle, would still be the same».

«Moreover, even if the eternal recurrence of things, to use Nietzsche’s phrase, were to reinvest us with our fleshly habiliments, of what avail would this be without memory? There would be no link between past and future.

«So far as I am concerned, I am perfectly content to know that the eternal nuisance of living will be finally done with. Our life is necessarily a series of compromises, a never-ending struggle between the ego and his environment. The wish to prolong life unduly, strikes me as absurd».

« Do you disapprove of the attempts of your colleague Steinach to lengthen the cycle of human existence? ».

« Steinach makes no attempt to lengthen life. He merely combats old age. By tapping the reservoir of strength within our own bodies, he helps the tissue to resist disease. The Steinach operation sometimes arrests untoward biological accidents, like cancer, in their early stages. It makes life more livable. It does not make it worth living».

«There is no reason why we should wish to live longer. But there is every reason why we should wish to live with the smallest amount of discomfort possible».

«I am tolerably happy, because I am grateful for the absence of pain, and for life’s little pleasures, for my children and for my flowers!».

«Bernard Shaw claims that our years are too few. He thinks that man can lengthen the span of human life, if he so desires, by bringing his will-power to play upon the forces of evolution. Mankind, he thinks, can recover the longevity of the patriarchs».

«It is possible» Freud replied, «that death itself may not be a biological necessity. Perhaps we die because we want to die».

«Even as hate and love for the same person dwell in our bosom at the same time, so all life combines with the desire to maintain itself, an ambivalent desire for its own annihilation».

«Just as a stretched rubber band has the tendency to assume its original shape, so all living matter, consciously or unconsciously, craves to regain the complete and absolute inertia of inorganic existence. The death-wish and life-wish dwell side by side, within us».

«Death is the mate of Love. Together they rule the world. This is the message of my book, Beyond the Pleasure Principle».

«In the beginning, psychoanalysis assumed that Love was all important. Today we know that Death is equally important».

«Biologically, every living being, no matter how intensely life burns within him, longs for Nirvana, longs for the cessation of ‘the fever called living,’ longs for Abraham’s bosom. The desire may be disguised by various circumlocutions. Nevertheless, the ultimate object of life is its own extinction!».

«This» I exclaimed «is the philosophy of self-destruction. It justifies self-slaughter. It should lead logically to the world suicide envisaged by Eduard von Hartmann».

«Mankind does not choose suicide, because the law of its being abhors the direct route to its goal. Life must complete its cycle of existence. In every normal being, the life-wish is strong enough to counterbalance the death-wish, albeit in the end the death-wish proves stronger».

«We may entertain the fanciful suggestion that Death comes to us by our own volition. It is possible that we could vanquish Death, except for his ally in our bosom».

«In that sense» Freud added with a smile, «we may be justified in saying that all Death is suicide in disguise».

It grew chilly in the garden. We continued our conversation in the study. I saw a pile of manuscripts on the desk in Freud’s own neat handwriting.

«What are you working on?» I asked.

«I am writing a defense of lay-analysis, psychoanalysis as practiced by laymen. The doctors want to make analysis except by licensed physicians illegal. History, the old plagiarizer, repeats herself after every discovery. The doctors fight every new truth in the beginning. Afterwards they try to monopolize it».

«Have you had much support from the laity?».

«Some of my best pupils are laymen».

«Do you practice much yourself?».

«Certainly. At this very moment, I am working on a difficult case, disentangling the psychic conflicts of an interesting new patient.

«My daughter, too, is a psychoanalyst, as you see…».

At this juncture, Miss Anna Freud appeared followed by her patient, a lad of eleven, unmistakably Anglo-Saxon in feature. The child seemed perfectly happy, completely oblivious of a conflict or tangle in his personality.

«Do you ever» I asked Professor Freud, «analyze yourself?».

«Certainly. The psychoanalyst must constantly analyze himself. By analyzing ourselves, we are better able to analyze others.

«The psychoanalyst is like the scapegoat of the Hebrews. Others load their sins upon him. He must exercise his art to the utmost to extricate himself from the burden cast upon him».

«It always seems to me» I remarked «that psychoanalysis necessarily induces in all those who practice it, the spirit of Christian charity. There is nothing in human life that psychoanalysis cannot make us understand. ‘Tout comprendre c’est tout pardonner.’–’To understand all, is to forgive all.’».

«On the contrary» thundered Freud, his features assuming the fierce severity of a Hebrew prophet. «To understand all, is not to forgive all. Psychoanalysis teaches us not only what we may endure, it also teaches us what we must avoid. It tells us what must be exterminated. Tolerance of evil is by no means a corollary of knowledge».

I suddenly understood why Freud had quarrelled so bitterly with those of his followers who had deserted him, why he cannot forgive their departure from the straight path of orthodox psychoanalysis. His sense of righteousness is the heritage of his ancestors. It is a heritage of which he is proud, as he is proud of his race.

«My language» he explained to me «is German. My culture, my attainments are German. I considered myself a German intellectually, until I noticed the growth of anti-Semitic prejudice in Germany and in German Austria. Since that time, I consider myself no longer a German. I prefer to call myself a Jew».

I was somewhat disappointed by this remark.

It seemed to me that Freud’s spirit should dwell on heights, beyond any prejudice of race, that he should be untouched by any personal rancor. Yet his very indignation, his honest wrath, made him more endearingly human.

Achilles would be intolerable, if it were not for his heel!

«I am glad» I remarked, «Herr Professor, that you, too, have your complexes, that you, too, betray your mortality».

«Our complexes» Freud replied «are the source of our weakness; they are also often the source of our strength».

«I wonder» I remarked «what my complexes are!».

«A serious analysis» Freud replied, «takes at least a year. It may even take two or three years. You are devoting many years of your life to lion-hunting. You have sought, year after year, the outstanding figures of your generation, invariably men older than yourself. There was Roosevelt, the Kaiser, Hindenburg, Briand, Foch, Joffre, George Brandes, Gerhart Hauptmann, and George Bernard Shaw…».

«It is part of my work».

«But it is also your preference. The great man is a symbol. Your search is the search of your heart. You are seeking the great man to take the place of the father. It is part of your father complex».

I vehemently denied Freud’s assertion. Nevertheless, on reflection, it seems to me that there may be a truth, unsuspected by myself, in his casual suggestion. It may be the same impulse that took me to him,

«In your Wandering Jew» he added «you extend this search into the past. You are always the Seeker of Men».

«I wish» I remarked after a while «I could stay here long enough to glimpse my own heart through your eyes. Perhaps, like the Medusa, I would die from fright if I saw my own image! However, I fear I am too well versed in psychoanalysis. I would constantly anticipate, or try to anticipate, your intentions».

«Intelligence in a patient» Freud replied, «is no handicap. On the contrary, it sometimes facilitates one’s task».

In that respect the master of psychoanalysis differs with many of his adherents, who resent any self-assertion of the patient under their probe.

Most psychoanalysts employ Freud’s method of «free association». They encourage the patient to say everything that comes into his mind, no matter how stupid, how obscene, how inopportune, or irrelevant it may seem. Following clues seemingly unimportant, they can trace the psychic dragons that haunt him to their lair. They dislike the desire of the patient for active cooperation, for they fear that once the direction of their inquiry becomes clear to him, his wishes and resistances, unconsciously striving to preserve their secrets, may throw the psychic huntsman off the trail. Freud, too, recognizes this danger.

«I sometimes wonder» I questioned «if we would not be happier if we knew less of the processes that shape our thoughts and emotions? Psychoanalysis robs life of its last enchantments, when it traces every feeling to its original cluster of complexes. We are not made more joyful by discovering that we all harbor in our hearts the savage, the criminal and the beast».

«What is your objection to the beasts?». Freud replied. «I prefer the society of animals infinitely to human society».

«Why?».

«Because they are so much simpler. They do not suffer from a divided personality, from the disintegration of the ego, that arises from man’s attempt to adapt himself to standards of civilization too high for his intellectual and psychic mechanism».

«The savage, like the beast, is cruel, but he lacks the meanness of the civilized man. Meanness is man’s revenge upon society for the restraints it imposes. This vengefulness animates the professional reformer and the busybody. The savage may chop off your head, he may eat you, he may torture you, but he will spare you the continuous little pinpricks which make life in a civilized community at times almost intolerable».

«Man’s most disagreeable habits and idiosyncrasies, his deceit, his cowardice, his lack of reverence, are engendered by his incomplete adjustment to a complicated civilization. It is the result of the conflict between our instincts and our culture».

«How much more pleasant are the simple, straightforward, intense emotions of a dog, wagging his tail or barking his displeasure! The emotions of the dog» Freud thoughtfully added «remind one of the heroes of antiquity. Perhaps that is the reason why we unconsciously bestow upon our canines the names of ancient heroes such as Achilles and Hector».

«My own dog» I interjected «is a Doberman Pinscher called `Ajax’».

Freud smiled.

«I am glad» I added «that he cannot read. It would certainly make him a less desirable member of the household if he could yelp his opinion on psychic traumas and Oedipus complexes!».

«Even you, Professor, find existence too complex. Yet, it seems to me that you yourself are partly responsible for the complexities of modern civilization. Before you invented psychoanalysis, we did not know that our personality is dominated by a belligerent host of highly objectionable complexes. Psychoanalysis has made life a complicated puzzle».

«By no means» Freud replied. «Psychoanalysis simplifies life. We achieve a new synthesis after analysis. Psychoanalysis reassorts the maze of stray impulses, and tries to wind them around the spool to which they belong. Or, to change the metaphor, it supplies the thread that leads a man out of the labyrinth of his own unconscious».

«On the surface, it seems, nevertheless, as if human life was never more complex. And every day some new idea, put forward by you or by your disciples, makes the problem of human conduct more puzzling and more contradictory».

«Psychoanalysis, at least, never shuts the door on a new truth». « Some of your pupils, more orthodox than you, cling to every pronouncement that has ever emanated from you».

«Life changes. Psychoanalysis also changes» Freud observed. «We are only at the beginning of a new science».

«It seems to me that the scientific structure you have erected is very elaborate. Its fixtures–the theory of ‘replacement,’ of ‘infantile sexuality,’ and of ‘dream symbols,’ etc.– seem to be fairly permanent».

«Nevertheless, I repeat, we are only at the beginning. I am only a beginner. I was successful in digging up buried monuments from the substrata of the mind. But where I have discovered a few temples, others may discover a continent».

«You still place most emphasis on sex?».

«I reply with the words of your own poet, Walt Whitman: `Yet all were lacking, if sex were lacking’. However, I have already explained to you that I place today almost equal emphasis upon that which lies ‘beyond’ pleasure–death, the negation of life. This desire explains why some men love pain–as a step to annihilation! It explains why all men seek rest, why poets thank–

Whatever gods there be,
That no life lives forever
That dead men rise up never
And even the weariest river
Winds somewhere safe to sea».

«Shaw, like you, does not wish to live forever, but, » I remarked, « unlike you, he regards sex as uninteresting».

«Shaw» Freud replied smiling « does not understand sex. He has not the remotest conception of love. There is no real love affair in any of his plays. He makes a jest of Caesar’s love affair–perhaps the greatest passion in history. Deliberately, not to say maliciously, he divests Cleopatra of all grandeur, and degrades her into an insignificant flapper.

«The reason for Shaw’s strange attitude toward love, and for his denial of the primal mover of all human affairs, which robs his plays of universal appeal in spite of his enormous intellectual equipment, is inherent in his psychology. In one of his prefaces, Shaw himself emphasizes the ascetic strain in his temperament.

«I may have made many mistakes, but I am quite sure that I made no mistake when I emphasized the predominance of the sex instinct. Because the sex instinct is so strong, it clashes most frequently with the conventions and safeguards of civilization. Mankind, in self-defense, seeks to deny its supreme importance».

«If you scratch the Russian, the proverb says, the Tartar appears underneath. Analyze any human emotion, no matter how far it may be removed from the sphere of sex, and you are sure to discover somewhere the primal impulse, to which life itself owes its perpetuation».

«You certainly have succeeded in impressing this point of view upon all modern writers. Psychoanalysis has given new intensities to literature».

«It also has received much from literature and philosophy. Nietzsche was one of the first psychoanalysts. It is amazing to what extent his intuition foreshadows our discoveries. No one has recognized more profoundly the dual motives of human conduct, and the insistence of the pleasure principle upon unending sway. His Zarathustra says:

Woe
Crieth: Go!
But Pleasure craves eternity
Craves quenchless, deep eternity.

«Psychoanalysis may be less widely discussed in Austria and Germany than in the United States, but its influence in literature is nevertheless immense».

«Thomas Mann and Hugo von Hofmannsthal owe much to us. Schnitzler parallels, to a large extent, my own development. He expresses poetically much that I attempt to convey scientifically. But then, Dr. Schnitzler is not only a poet, but also a scientist».

«You» I replied «are not only a scientist, but also a poet. American literature» I went on to say «is steeped in psychoanalysis. Rupert Hughes, Harvey O’Higgins, and others make themselves your interpreters. It is hardly possible to open a new novel without finding some reference to psychoanalysis. Among dramatists Eugene O’Neill and Sydney Howard are profoundly indebted to you. The Silver Cord, for instance, is merely a dramatization of the Oedipus complex».

«I know» Freud replied. «I appreciate the compliment, but I am afraid of my own popularity in the United States. American interest in psychoanalysis does not go very deep. Extensive popularization leads to superficial acceptance without serious research. People merely repeat the phrases they learn in the theater, or in the press. They imagine they understand psychoanalysis, because they can parrot its patter! I prefer the more intense study of psychoanalysis in European centers».

«America was the first country to recognize me officially. Clark University conferred an honorary degree upon me, when I was still ostracized in Europe. Nevertheless, America has made few original contributions to the study of psychoanalysis».

«Americans are clever generalizers, they are rarely creative thinkers. Moreover, the medical trust in the United States, as well as in Austria, attempts to preempt the field. To leave psychoanalysis solely in the hands of doctors would be fatal to its development. A medical education is as often a handicap as an advantage to the psychoanalyst. It is a handicap, if certain accepted scientific conventions become too deeply encrusted in the mind of the student».

Freud must tell the truth at all cost! He cannot force himself to flatter America, where he has most admirers. He cannot even at threescore and ten bring himself to make a peace offering to the medical profession, which accepts him only grudgingly even now.

In spite of his uncompromising integrity, Freud is the soul of urbanity. He listens patiently to every suggestion, never attempting to overawe his interviewer. Rare is the guest who leaves his presence without some gift, some token of hospitality!

Darkness had fallen. It was time for me to take the train back to the city that once housed the imperial splendor of the Hapsburgs. Freud, accompanied by his wife and his daughter, climbed the steps leading from his mountain retreat to the street, to see me off. He looked gray and sad to me, as he waved his farewell.

«Don’t make me appear a pessimist» he remarked, after the final handshake. «I do not despise the world. To express contempt for the world is only another method of wooing it, to gain an audience and applause!».

«No, I am not a pessimist, not while I have my children, my wife, and my flowers!».

«Flowers» he added smilingly «fortunately have neither character nor complexities. I love my flowers. And I am not unhappy–at least not more unhappy than others».

The whistle of my train shrieked through the night. Swiftly the car bore me away to the station. Slowly the slightly bent figure and the gray head of Sigmund Freud disappeared in the distance.

Like Oedipus, Freud has looked too deep into the eyes of the Sphinx. The monster propounds her riddle to every wayfarer. The wanderer who does not know the answer she cruelly seizes and dashes against the rocks. Yet she may be kinder to those whom she destroys, than to those who guess her secret.

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