Freud incontra la Sfinge. Intervista del 1926

Propongo la prima traduzione italiana dell’intervista che George Sylvester Viereck fece a Sigmund Freud nell’estate del 1926. Gli elementi di interesse di questa conversazione sono molteplici. Essa ci offre innanzitutto uno sguardo sull’umanità di Freud, sul suo intimo rapporto con la vita e con la morte, proposto con grande leggerezza e caratterizzato da svariate incursioni nel campo della letteratura e della filosofia. In uno di questi passaggi Freud riconosce, finalmente senza ambivalenza, il proprio debito verso Friedrich Nietzsche. Vale poi la pena segnalare alcuni rari snodi teorici: l’allineamento dell’ambivalenza amore-odio con quella di autosopravvivenza-autoannientamento; la dialettica analisi-sintesi; la questione dell’analisi laica enunciata con acutezza impareggiabile: “i medici vogliono rendere illegale l’analisi se non condotta da medici autorizzati. La storia, il vecchio plagiatore, si ripete dopo ogni scoperta. All’inizio i medici combattono ogni nuova verità. Successivamente cercano di monopolizzarla”.

Sigmund Freud affronta la sfinge

George Sylvester Viereck – S. Freud: un’intervista con Freud nel 1926

Sigmund Freud ha interpretato un ruolo importante nella vita intellettuale del mondo così a lungo che, come George Bernard Shaw, ha quasi smesso di essere una persona. È una forza culturale alla quale possiamo assegnare un posto storico ben definito nell’evoluzione della civiltà.

Da una parte venivo paragonato a Colombo, Darwin, Keplero; dall’altra insultato e definito un paralitico”[1] osserva Freud stesso in un testo sulla storia della psicanalisi. Ci sono quelli che, anche oggi, lo guardano come se fosse un avventuriero della scienza. Il futuro lo saluterà come il Colombo dell’inconscio. Leggi tutto “Freud incontra la Sfinge. Intervista del 1926”

La dinamica del transfert secondo Freud

Propongo una nuova traduzione del testo che Freud dedicò nel 1912 al tema della dinamica del transfert. Da una parte ne traccia la genesi a partire dai moti libidici distolti dalla realtà e dalla coscienza e ne descrive il manifestarsi sotto forma di rappresentazioni d’attesa che si appuntano, come cliché, a ogni nuova persona incontrata e quindi anche alla persona dell’analista. D’altra parte Freud affronta il complesso intrecciarsi di transfert e di resistenza. Nella conclusione della sua argomentazione, il transfert viene descritto come una sorta di attrattore delle idee spontanee nella coscienza, ma allo stesso tempo il principale responsabile della loro deformazione. Capitale poi la chiusura, che propone il transfert come una dimensione nella quale, rendendo presente (in presenza e attuale) ciò che esiste fantasmaticamente e senza tempo nell’inconscio, è possibile mettere in relazione vita pulsionale e intelletto, moti di sentimento e pensiero.

Dinamica del transfert (1912)

Il tema del “transfert”, difficile da svolgere in modo esauriente, è stato recentemente affrontato in modo descrittivo in questo Zentralblatt da Wilhelm Stekel.[1] Qui vorrei ora aggiungere alcune annotazioni che dovrebbero consentire di comprendere come il transfert, durante la cura psicanalitica, si realizzi necessariamente e come esso, durante il trattamento, arrivi a ricoprire il ben noto ruolo.

Chiariamoci sul fatto che ogni uomo, per il concorso della disposizione di cui è portatore e di ciò che ha avuto effetto su di lui durante gli anni della sua infanzia, ha acquisito una determinata peculiarità in merito a come vive la vita amorosa, quindi in merito a quali condizioni egli pone all’amore, a quali pulsioni soddisfa in questo modo e a quali mete si prefigge.[2] Ne risulta, per così dire, un cliché (o anche più di uno)[3] che nel corso della vita viene ripetuto con regolarità, nuovamente stampato, per quanto lo consentono le circostanze esterne e la natura degli oggetti d’amore accessibili, e che peraltro, a fronte di impressioni recenti, non è del tutto inalterabile. Dalle nostre esperienze risulta però che di questi moti che determinano la vita amorosa solo una parte ha compiuto un pieno sviluppo psichico; questa parte è rivolta alla realtà, sta a disposizione della personalità cosciente e ne costituisce un pezzo. Un’altra parte di questi moti libidici è stata frenata nello sviluppo, è stata distolta dalla personalità cosciente così come dalla realtà, ha potuto dispiegarsi soltanto nella fantasia o è rimasta interamente nell’inconscio, così da essere ignota alla coscienza della personalità. Se però il bisogno d’amore di qualcuno non è stato pienamente soddisfatto dalla realtà, egli è costretto ad avvicinarsi con rappresentazioni d’attesa libidiche a ogni nuova persona che incontra ed è del tutto probabile che entrambe le porzioni della sua libido, sia quella che può diventare cosciente che quella inconscia, abbiamo parte in questo atteggiamento. Leggi tutto “La dinamica del transfert secondo Freud”

Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert

Propongo una nuova traduzione di quella parte della Lezione 28 (“La terapia analitica”) che Freud dedica al tema del transfert. “Fondamentalmente è questo l’ultimo tratto che separa il trattamento analitico da quello puramente suggestivo e libera i risultati analitici dal sospetto di essere successi dovuti alla suggestione. In ogni altro trattamento suggestivo il transfert viene accuratamente risparmiato, lasciato intatto; in quello analitico è esso stesso oggetto del trattamento e viene scomposto in tutte le forme in cui si manifesta. Al termine di una cura analitica, il transfert stesso deve essere smantellato e se a quel punto il successo viene raggiunto o mantenuto, esso non si basa sulla suggestione, ma sull’attività, compiuta con il suo aiuto, di superamento delle resistenze, sul cambiamento interno conseguito nel malato.”

Lezioni di introduzione alla psicanalisi (1917)

XXVIII Lezione – La terapia analitica

[…]

Alla luce della conoscenza che abbiamo ricavato dalla psicanalisi, possiamo descrivere nel modo seguente la differenza fra la suggestione ipnotica e quella psicanalitica: la terapia ipnotica cerca di ricoprire e di intonacare qualcosa nella vita psichica; quella analitica cerca di portare alla luce qualcosa e di allontanarlo. La prima lavora come la cosmesi, la seconda come la chirurgia. La prima utilizza la suggestione per proibire i sintomi, rafforza le rimozioni, ma per il resto lascia inalterati tutti i processi che hanno condotto alla formazione sintomatica. La terapia analitica aggredisce più in profondità, fino alle radici, là dove sono i conflitti da cui provengono i sintomi, e si serve della suggestione per cambiare l’esito di questo conflitto. La terapia ipnotica lascia il paziente inattivo e immutato, per questo motivo ugualmente incapace di opporsi a ogni nuova occasione di ammalarsi. La cura analitica impone sia al medico che al malato una gravosa attività di lavoro che viene utilizzata per abolire le resistenze interne. Con il superamento di queste resistenze la vita psichica del malato viene durevolmente alterata, innalzata a un grado superiore di sviluppo, mantenendo una protezione verso nuove possibilità di malattia. Questo lavoro di superamento è l’opera essenziale della cura analitica; il malato deve compierla e il medico gliela rende possibile con il concorso della suggestione, che agisce nel senso di un’educazione. A proposito, si è a ragione parlato del trattamento analitico come di una sorta di post-educazione. Leggi tutto “Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert”