Freud si traduce in inglese

Propongo due lettere di Sigmund Freud ad Abraham Arden Brill nella traduzione di Michele Lualdi. In esse Freud risponde, a più riprese, alla richiesta di chiarimento che Brill formula in merito al termine tedesco “Zwangsneurose”, che oggigiorno è quasi sempre tradotto in italiano con “nevrosi ossessiva” e in inglese con “obsessional neurosis”. Nel 1909 Brill è a tutti gli effetti un pioniere delle traduzioni inglesi di Freud e come tale ha di fronte a sé un campo libero nel quale interrogarsi ancora sulle parole, prima che le traduzioni “standard” di James Strachey inebetiscano lettori e traduttori. La parola tedesca “Zwang” rimanda alla coazione e alla costrizione ed è difficilmente accostabile alla parola inglese “obsession”. La prima risposta di Freud dà l’idea del problema: propone di tenere nella traduzione inglese il termine tedesco, che avvicina alla parola inglese “constraint”. Nella seconda lettera afferma di essersi rotto la testa sul termine “Zwangsneurose” e di non essere riuscito a trovare una soluzione migliore di “compulsive neurosis” che Brill gli propone. Ho già espresso la mia posizione al riguardo nelle righe che introducono la nuova traduzione italiana del brano di Freud “Wesen und Mechanismus der Zwangsneurose”. Leggendo la traduzione inglese di Brill dello stesso brano si può vedere come si sia deciso infine a tradurre “Zwangsneurose” con “compulsion neurosis”.  Michele Lualdi ha pubblicato le traduzioni di tutte le missive di Freud a Brill, che ho avuto il privilegio di revisionare. Leggi tutto “Freud si traduce in inglese”

Freud incontra la Sfinge. Intervista del 1926

Propongo la prima traduzione italiana dell’intervista che George Sylvester Viereck fece a Sigmund Freud nell’estate del 1926. Gli elementi di interesse di questa conversazione sono molteplici. Essa ci offre innanzitutto uno sguardo sull’umanità di Freud, sul suo intimo rapporto con la vita e con la morte, proposto con grande leggerezza e caratterizzato da svariate incursioni nel campo della letteratura e della filosofia. In uno di questi passaggi Freud riconosce, finalmente senza ambivalenza, il proprio debito verso Friedrich Nietzsche. Vale poi la pena segnalare alcuni rari snodi teorici: l’allineamento dell’ambivalenza amore-odio con quella di autosopravvivenza-autoannientamento; la dialettica analisi-sintesi; la questione dell’analisi laica enunciata con acutezza impareggiabile: “i medici vogliono rendere illegale l’analisi se non condotta da medici autorizzati. La storia, il vecchio plagiatore, si ripete dopo ogni scoperta. All’inizio i medici combattono ogni nuova verità. Successivamente cercano di monopolizzarla”.

Sigmund Freud affronta la sfinge

George Sylvester Viereck – S. Freud: un’intervista con Freud nel 1926

Sigmund Freud ha interpretato un ruolo importante nella vita intellettuale del mondo così a lungo che, come George Bernard Shaw, ha quasi smesso di essere una persona. È una forza culturale alla quale possiamo assegnare un posto storico ben definito nell’evoluzione della civiltà.

Da una parte venivo paragonato a Colombo, Darwin, Keplero; dall’altra insultato e definito un paralitico”1 osserva Freud stesso in un testo sulla storia della psicanalisi. Ci sono quelli che, anche oggi, lo guardano come se fosse un avventuriero della scienza. Il futuro lo saluterà come il Colombo dell’inconscio. Leggi tutto “Freud incontra la Sfinge. Intervista del 1926”

Cinque conferenze di Worcester e Questione dell’analisi laica

Propongo una nuova traduzione di due brani tratti dalla prima e dalla terza conferenza delle cinque tenute da Freud, nel settembre 1909, presso la Clark University di Worcester nel Massachusetts.

Considero questi brani come l’affacciarsi, per la prima volta, della questione dell’analisi laica. In essi è distintamente presente uno degli elementi fondamentali della “questione”, ovvero il tema dell’incompetenza dei medici e degli psichiatri di fronte alla malattia psichica, in questo caso l’isteria. Freud usa per la prima volta il termine Laien per significare che i medici e gli psichiatri sono allo stesso livello dei profani e non hanno alcuna presa sui nevrotici.

Questi brani sono importanti anche perché mettono in evidenza un tratto che contraddistingue il testo del 1926, ovvero l’ambivalenza nei confronti dei medici e della medicina. Da una parte, Freud è quasi ossessionato dai medici, non attribuisce loro alcun sapere in ambito psichico e li esclude in modo categorico dalla possibilità di dare un aiuto ai pazienti; d’altra parte, questa ossessione sembra coprire l’evidenza che il discorso medico struttura di fatto l’approccio freudiano alla malattia psichica; si pensi al concetto di “trauma” o a quello di “ristabilimento”. Leggi tutto “Cinque conferenze di Worcester e Questione dell’analisi laica”