Introduzione del narcisismo

Presentiamo la traduzione, ad oggi inedita in Italia, di una parte del verbale della riunione della Società psicanalitica di Vienna tenutasi il 10 novembre 1909. La relazione e la successiva discussione costituisce l’ingresso del termine “narcisismo” nel vocabolario psicanalitico e molto probabilmente il riconoscimento, da parte del discorso psicanalitico ufficiale, del corrispondente fenomeno psichico. In proposito, è fondamentale tenere conto del contesto in cui tale riconoscimento avviene: la presentazione da parte di Isidor Sadger di un caso di perversione polimorfa. Leggi tutto “Introduzione del narcisismo”

Manghi su quel sapere che è l’inconscio

Con il consenso dell’autore, pubblico una mail che Moreno Manghi mi ha inviato pochi giorni fa.

Caro Davide, la forza e l’intelligenza del lavoro infaticabile di Sciacchitano sta nel denunciare la camicia di Nesso Ippocratica (la “gabbia medicale”) di cui Freud in-veste la psicanalisi, e nel reciderla con una sorta di rasoio di Occam. Lo stesso intervento viene poi eseguito sulle inevitabili conseguenze di quella camicia, perché se Freud, da un lato, resta il solo a difendere la laicità della psicanalisi, è solo dopo avere messo quest’ultima nelle mani di Jones, il suo businessman, e di Eitingon, il suo clerc. L’asportazione della camicia deve ritrovare il nesso con Freud, deve promuovere il “ritorno di Freud, come dice Pohlen, in quanto metro di valutazione del pensiero psicanalitico”. Per usare le parole di Antonello:

“Riconosco il nucleo non medico ma scientifico della psicanalisi freudiana in tre assiomi esistenziali, espressamente formulati da Freud: 1) esiste l’inconscio, che è un sapere che non si sa di sapere; 2) esiste la rimozione primaria; 3) esiste la Nachträglichkeit, cioè il sapere inconscio produce effetti differiti nel tempo. Sono questi gli assiomi che salvano l’eticità della psicanalisi, nel momento in cui ne promuovono la scientificità.” Leggi tutto “Manghi su quel sapere che è l’inconscio”

Un buco nell’acqua e due paradossi

Un buco nell'acquaProporrò un riassunto del testo La questione dell’analisi laica di Sigmund Freud e cercherò poi di mettere in evidenza due paradossi che a mio modo di vedere hanno indebolito il progetto freudiano di proteggere l’autonomia della psicanalisi e hanno quindi contribuito a far sì che questo testo diventasse “un buco nell’acqua”1, come poi Freud stesso l’ha definito. Leggi tutto “Un buco nell’acqua e due paradossi”

Tra Freud e Ferenczi due lettere sull’analisi laica

1123 Fer[1]

Internationale Psychoanalytische Vereinigung
International Psycho-analytical Association

Budapest, 29 aprile 1928[2]

Caro Professore,

è stata per me una gioia trovare qui, di ritorno dall’Adriatico, la Sua gentile lettera. Mi ha particolarmente rallegrato veder riconosciuta la mia incrollabile convinzione della necessità dell’analisi laica. Ciò mi porta anche a riconoscere, al Suo cospetto, di avere a questo proposito insistito principalmente sulla presidenza, perché in questa circostanza ho trovato troppo tiepido il nostro amico Eitingon, nonostante tutti i meriti già da lui acquisiti. Indubbiamente la mia politica sarebbe stata meno compromissoria della sua; a tal fine si è raccolto attorno a me un gruppetto che, incurante di altri interessi, pratica la psicanalisi pura.

La settimana a Laurana[3] è stata opportuna come pausa spirituale; tuttavia ci siamo presi entrambi un pauroso raffreddore con tosse, da cui siamo tuttora tormentati; alla fine uno si consola ritrovando il solito temperato clima primaverile di Budapest.

Ieri abbiamo avuto una seduta con il declamante conferenziere viennese Dott. Reich. Ci ha raccontato del suo schema tecnico; ho riconosciuto legittima la sua premura di chiamare in soccorso l’analisi del carattere, ma ho trovato da ridire sulla precipitosa e unilaterale enfatizzazione delle resistenze dell’Io. Ho l’impressione che abbia, almeno in parte, recepito i nostri argomenti.

Citando i due quaderni del giornale, Lei mi tocca un debito d’onore. Non rimanderò indietro i quaderni senza aver prima steso le mie critiche agli inglesi.

Con i più cordiali saluti e i migliori auguri,

il Suo devoto

Ferenczi.

 

Traduzione di Antonello Sciacchitano; revisione di Davide Radice

 

1124 F

13.5.1928

Prof. Dr. Freud
Wien, XI. Berggasse, 19

Caro amico,

vedo che sarebbe poco amichevole non ringraziare Lei e la Sua società per l’accoglienza al mio compleanno, sebbene abbia pregato di non tener conto della ricorrenza fino alla settantacinquesima. Ma sono così franco da estendere l’augurio fino all’ottantesima.

La mia principale reazione al festoso evento è stato lo stupore di essere diventato tanto vecchio. A 73 anni, non noto molta differenza rispetto ai precedenti. La protesi imperversa e mi tormenta esattamente come prima. E, per contro, tutto il resto sembra scemare, tanto miseramente possono avvizzire gli interessi.

Oggi Anna è andata a Berlino – in gita di fine settimana – a bisticciare con Bernfeld, il quale ha portato le cose al punto che a Berlino si vuole introdurre la formazione analitica dei pedagoghi. Da bravo nichilista, B[ernfeld] porta avanti la causa reazionaria, mentre Anna lotta onestamente per l’analisi dei laici e dei pedagoghi. Avrà letto con soddisfazione in qual modo liberale i nostri amici indiani si sono espressi sull’analisi laica.[4] Ha ragione Lei: Eitingon non è convinto; per riguardo a me e ad Anna è costretto ad assumere un atteggiamento amichevole. Come di solito, nei giorni scorsi era qui; ho sfruttato la sua presenza per dipingergli il futuro oscuro della psicanalisi, se non saprà trovarsi un posto fuori dalla medicina.

La casa editrice ha ora un bel locale nel palazzo della Borsa; sarà diretta alla grande da Storfer; ha solo bisogno di una cosa sola o di uno solo, proprio di un Anton von Freund, ma ci è stato portato via. Avremmo fatto molto volentieri a meno di tanti altri.[5] Non mi ci faccia troppo pensare!

Con un cordiale saluto a Lei e a Sua moglie

Suo Freud.

 

Traduzione di Antonello Sciacchitano; revisione di Davide Radice

 

Note


[1] A eccezione della firma “Ferenczi” la lettera è scritta a macchina.


[2] Vedi Lettera 1108 Fer.


[3] [Piccolo paese della costa croata, circondato da boschi di lauro. Ndt]


[4] Non chiaro. [Allusione ironica agli americani. Ndt]


[5] [Freud non brillava per spirito democratico. Ndt]

 

Ein Schlag ins Wasser

Un buco nell’acqua

Max Eitingon
Max Eitingon

Nella raccolta di lettere di Freud, curata da Ernst L. Freud e pubblicata da Boringhieri nel lontano 1960, questa lettera a Max Eitingon, fondatore del Policlinico psicanalitico di Berlino, non figura. Perché? Perché tratta della psicanalisi laica, quella esercitata da non medici, secondo la nota equazione freudiana laici = non medici? Perché è un tema che non garba all’establishment della psicanalisi, ormai schierato dalla parte dei medici contro Freud? Ragionare in termini paranoici è troppo facile, addirittura spontaneo, quasi naturale, essendo naturalmente paranoico l’assetto dell’Io forte, che piace agli psicoterapeuti. Più pertinente e meno immaginaria è un’altra considerazione più formale, che giustifica la censura. Questa lettera è lo sfogo di un Freud “incazzato”, che registra il fallimento del proprio progetto scientifico, anche se pateticamente non si rende conto – da anima bella qual era – di quanto grande sia stata la propria parte di responsabilità nel provocarlo. “Tutto ciò non è per niente bello” – Es ist nicht schön, questa è la chiusa della lettera – deve aver pensato il curatore dell’antologia.

Certo è che un vero spirito imparziale non può non congetturare che, se Freud non avesse conferito alla psicanalisi un assetto teorico-pratico di stampo medico ­– medico in teoria, con una metapsicologia strutturata come l’eziopatogenesi delle malattie mediche, e medico in pratica come cura mirante alla restituzione dello stato di prerimozione infantile – l’esito dello scontro con lo spirito corporativo della classe medica sarebbe stato probabilmente diverso. Non sarebbe stato un buco nell’acqua – ein Schlag ins Wasser.

Abbiamo noi altre chance? Non è troppo tardi per rimettere in sesto la psicanalisi su basi laiche, veramente non mediche? Non è tutto perduto per la tuttora giovane scienza freudiana?

Chissà, forse no; magari facendo nostra un po’ della sana incazzatura di Freud, magari non rivolgendola solo ai medici ma estendendola a tutti coloro che vorrebbero ridurre la psicanalisi a bibita analcolica.

 

Vienna 3.4.1928[1]

Caro Max,

la lettera svizzera, che allego (io non l’ho ricevuta, ma non ne sono arrabbiato), mi dà l’occasione di scriverle di nuovo così presto. Mi sembra di vedere che l’affare sia veramente serio, anche se non proprio urgente. Siamo di fronte a uno sviluppo che non si riesce facilmente ad arrestare. Probabilmente la finalità ultima, già segnalata da Ferenczi, è che l’IPA riconoscerà, oltre ai misti, anche i gruppi puramente medici e puramente laici.

L’argomento degli svizzeri, secondo cui anche in America esistono due gruppi,[2] avrebbe valore solo se si trattasse della coesistenza di un gruppo di Ginevra o di Zurigo con un gruppo svizzero generale. Naturalmente i nuovi svizzeri[3] non parlano delle ben note aspirazioni particolaristiche che Oberholzer ha confessato ancora una volta nella sua lettera circolare e che giustificano la nostra diffidenza; ma la cosa non può contribuire a tranquillizzarci.

Indubbiamente il mio scritto sull’analisi laica è stato un buco nell’acqua. Mi sono sforzato di risvegliare uno spirito comunitario analitico che dovrebbe contrapporsi allo spirito corporativo medico, ma l’operazione non ha avuto successo. Non mancheranno conseguenze e non saranno favorevoli, ma probabilmente non mi turberanno più. Mi ha ostacolato anche il fatto di essere, per così dire, un generale senza armata. Dei troppo pochi laici che volevo guidare, Rank è decaduto a millantatore; Reik, benché continui a lavorare bene, si è reso personalmente odioso; invece Pfister, con tutto il suo calore e la sua bontà, sfiora il ridicolo. Rimangono solo i pedagoghi, dai quali può venir fuori qualcosa, se si organizzeranno.

Ne vien fuori che mi sono tirato addosso la disapprovazione generale anche attraverso Avvenire di un’illusione. Rimbombano intorno a me solo cupe allusioni di ogni genere. Qualche giorno fa ricevetti un libretto di Binswanger, Wandlungen in der Auffassung des Traumes: von den Griechen zur Gegenwart.[4] È molto buono, con tutte le caratteristiche dell’autore che conosciamo: la sua fredda correttezza, il suo inchinarsi alla psicologia e alla filosofia ufficiali, ecc. L’ultima parola del libro, anche letteralmente, è: Dio. Ladri e assassini che non siete altro! Non sono riuscito a trattenermi dallo scrivergli come io supponga che il suo Dio sia un distillato filosofico, e ancora come, benché personalmente molto misurato, quasi astinente, io abbia un grande rispetto per robusti bevitori quali, per esempio, G. Keller e Böcklin. Solo che mi sembrano un po’ strane le persone che riescono a ubriacarsi con bibite analcoliche. Ma non cambia nulla con queste piacevolezze. Tutto ciò non è per niente bello.

Cordiali saluti a entrambi,
vostro Freud.

Traduzione di Antonello Sciacchitano
Revisione Davide Radice e Silvana Abbrescia Rath

 

Note

[1] Risposta all’ultima lettera di Eitingon.

[2] L’American Psychoanalytic Association e la New York Psychoanalytic Society, fondate entrambe nel 1911.

[3] Si tratta della nuova società di analisti medici svizzeri.

[4] Springer, Berlin 1928, trad. Elisabetta Basso, Ludwig Binswanger, Il sogno: mutamenti nella concezione e interpretazione dai Greci al presente, Quodlibet, Macerata 2009.

 

Prefazione a “Rapporto sul Policlinico Psicanalitico di Berlino” di M. Eitingon

Propongo una nuova traduzione della prefazione che Freud scrisse per il “Rapporto sul Policlinico Psicanalitico di Berlino” di Max Eitingon. La prefazione di Freud venne scritta nel 1923. Il rapporto di Eitingon si riferiva invece all’attività dell’istituto nel periodo fra il marzo 1920 e il giugno 1922.

Insegna dell'Istituto Psicanalitico di Berlino

È interessante l’uso che Freud fa del termine Laien (laici / profani) a chiusura del suo testo. L’abbinamento con il termine Ärzte (medici) anticipa il significato che Freud cercherà di imporre per questa parola, ‘non medici’: poiché la medicina non prepara in alcun modo all’analisi, i Laien non sono ‘profani’, incompetenti dell’analisi, sono solo ‘non medici’, ovvero laici.

Se appare quasi banale constatare che un analista o è medico o non è medico, tuttavia la polarizzazione sulla medicina della questione della formazione analitica priva di fatto di ogni specificità i Laien, che si trovano a concepire la propria identità per sottrazione, in negativo.

Non va tralasciata poi l’impostazione del rapporto fra scienza e terapia nel terzo paragrafo, che considera la terapia come accessoria rispetto alla sua dimensione scientifica. È certo una posizione diversa da quella che svilupperà nella Frage dove parlerà di un nesso inscindibile fra ricerca e cura. Peraltro questo passaggio apre al tema dell’uso della psicanalisi come psicoterapia di Stato, quale si andò poi effettivamente configurando ad esempio in Germania negli anni ’20 come spiegato da Claus-Dieter Rath nel suo intervento sul blog.

Prefazione a “Rapporto sul Policlinico Psicanalitico di Berlino” di M. Eitingon

Il mio amico Max Eitingon, che ha creato il Policlinico Psicanalitico di Berlino e lo ha finora sostenuto con mezzi propri, nelle pagine che seguono relaziona al pubblico sui motivi per cui l’ha fondato, così come sull’organizzazione e sull’attività dell’istituto.

Posso contribuire a questo scritto solo con l’augurio che presto, anche in altri luoghi, si possano trovare uomini e associazioni che, seguendo l’esempio di Eitingon, diano vita a istituti analoghi.

Se la psicanalisi, accanto alla sua importanza scientifica, possiede un valore in quanto metodo terapeutico, se è in grado di assistere le persone sofferenti nella battaglia per soddisfare le richieste culturali, allora questa attività di aiuto dovrebbe essere dispensata anche a quella moltitudine di coloro che sono troppo poveri per poter pagare all’analista il suo faticoso lavoro.

Specialmente in questi tempi, questa appare come una necessità sociale dal momento che gli strati intellettuali della popolazione che sono particolarmente esposti alla nevrosi stanno cadendo inarrestabilmente nell’impoverimento.

Istituti come il Policlinico di Berlino sono in grado, anche da soli, di superare le difficoltà che altrimenti si oppongono a un insegnamento approfondito della psicanalisi. Essi rendono possibile la formazione di un grande numero di analisti preparati, nell’efficacia dei quali va ravvisata l’unica possibile protezione contro il danno patito dai malati a causa di inesperti e incompetenti, siano essi laici o medici.

 

Una lettera di Freud su psicanalisi, psicologia e università

Propongo una nuova traduzione della lettera di Freud a Judah Leon Magnes datata 5 dicembre 1933.

Judah Leon Magnes
Judah Leon Magnes

I motivi di interesse di questo testo sono diversi. Provo a indicarne alcuni:

  • Una definizione scientifica di psicanalisi (“scienza dei processi psichici inconsci“) che scansa il sostantivo “inconscio”, facile preda di reificazioni.
  • Il riferimento al principio di fecondità come principale parametro di valutazione di una scienza. Nella valutazione della psicologia accademica come “sterile”, troviamo precisamente il contrario di quanto Freud aveva affermato nel 1919, in un intervento pubblico sull’università, a proposito del “pensiero analitico che feconda i campi del sapere”.
  • Una posizione molto equilibrata sul rapporto fra psicanalisi e psicologia. Non c’è contrapposizione: la psicanalisi è “anche” psicologia, può essere considerata il fondamento della psicologia.

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