Introduzione del narcisismo

Presentiamo la traduzione, ad oggi inedita in Italia, di una parte del verbale della riunione della Società psicanalitica di Vienna tenutasi il 10 novembre 1909. La relazione e la successiva discussione costituisce l’ingresso del termine “narcisismo” nel vocabolario psicanalitico e molto probabilmente il riconoscimento, da parte del discorso psicanalitico ufficiale, del corrispondente fenomeno psichico. In proposito, è fondamentale tenere conto del contesto in cui tale riconoscimento avviene: la presentazione da parte di Isidor Sadger di un caso di perversione polimorfa.

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Relazione: sera del 10 novembre 1909

Presenti: Freud, Adler, Federn, Hitschmann, Friedjung, Furtmüller, Rank, Reitler, Sadger, Tausk.

Eitingon [e] Jekels [come] ospiti.

[86. PROTOCOLLO]

Un caso di perversione polimorfa (Parte 2)

Relatore: Dott. Sadger

[SADGER] […] [Nel paziente omosessuale] l’autoerotismo sotto forma di narcisismo ha un grande ruolo. Nei tipi amati si possono riconoscere, accanto ai tratti delle persone amate in modo omosessuale ed eterosessuale, anche tratti della propria persona. Un altro paziente amava sempre il tipo che si era sviluppato in lui da quando aveva tolto di mezzo l’amore per la madre. Dietro questa specie di narcisismo sembra celarsi una fuga dalla madre, ora non più amorevole, verso quella che un tempo lui ammirava e che lo amava. Con la rimozione dell’amore della madre, la maggior parte rimuove anche l’amore per l’intero genere femminile. – Freud ha attirato l’attenzione su un caso in cui l’allontanarsi dalla madre e il rivolgersi ai ragazzi risaliva alla gelosia per un ragazzo amato dalla madre.

[…]

Discussione

[…]

EITINGON […] Dietro a tutto si cela l’insoddisfazione per i propri genitali. Anche il narcisismo sembra qui essere un’attività sessuale meramente costruita e soprattutto non autoerotica.

[…]

FEDERN […] Contrariamente a Eitingon, il narcisismo va riconosciuto come autoerotismo. E bisogna anche ammettere che un intenso autoerotismo deve portare all’omosessualità. […]

FREUD […] È del tutto corretto far coincidere il divenire omosessuale con la rimozione della madre; ciò avviene per mezzo dell’identificazione con la madre. Si libera della madre attraverso l’identificazione, che qui coincide con la rimozione.[1] Le cause ultime dell’omosessualità non ci sono accessibili attraverso l’analisi, che non risolve la questione se l’eccitazione sessuale si orienti positivamente o negativamente. Diventerebbe un lavoro speculativo decidere quando, in questa o in quella circostanza, un uomo si rivolge a un determinato oggetto. Su ciò la componente della predisposizione organica avrà un’influenza decisiva.

L’uomo è un tipo con uno sviluppo sessuale protratto in un modo particolarmente evidente e con un infantilismo mantenuto a lungo.

Nuova e valida sembra l’osservazione di Sadger in riferimento al narcisismo. Non si tratta di un fenomeno isolato, ma di un necessario stadio di sviluppo del passaggio dall’autoerotismo all’amore d’oggetto. L’innamorarsi della propria persona (= dei propri genitali) è uno stadio di sviluppo necessario.[2] Da lì si passa a oggetti analoghi. L’uomo ha in genere due oggetti sessuali originari e la sua vita successiva dipende da quello al quale rimane fissato. Per ciascuno, questi due oggetti sessuali sono la donna (la madre, la balia, ecc.) e la propria persona. E dipende da come ci si libera di entrambi, senza indugiare troppo su nessuno dei due. Poi la propria persona è per lo più sostituita dal padre, che molto presto subentra in una posizione ostile. – Da qui si dirama l’omosessualità. Non se ne viene fuori così presto, come questo caso di Sadger mostra molto bene.[3]

REITLER […] Un carattere che colpisce negli omosessuali è lo sviluppo di una notevole ostinazione: se non possono ottenere tutto, rinunciano a tutto. Forse anche questo risale alla fissazione alla madre: non potendo ottenerla, rinunciano a tutto.  – Reitler conosce anche un paziente che ha mostrato prima narcisismo e omosessualità.

 

Note

[1] Cfr. S. Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. V, p. 44.

[2] Cfr. S. Freud, Introduzione al narcisismo (1914), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. X, p. 137.

[3] Queste osservazioni mostrano quanto precocemente vada riconosciuto il dato di fatto del narcisismo così come l’importanza della scelta d’oggetto per la futura salute o per la malattia. La scelta d’oggetto può condurre a due risultati finali: amore eterosessuale (nei casi patologici: isteria, fobia, ecc.) oppure amore narcisistico, che può assumere la forma dell’omosessualità, della paranoia o di molteplici disturbi della personalità.

 

Il narcisismo sarebbe una perversione?

Non è un’ipotesi peregrina. Se è vero che la perversione prende l’altra persona come oggetto d’amore da sottoporre a un sadismo ai limiti del godimento masochista, con finalità non riproduttive, allora il narcisismo non sarebbe lontano dalla perversione, nel senso che il narcisista prende come oggetto d’amore il proprio corpo, la prima forma di alterità che si presenta al soggetto e che il soggetto parzialmente riconosce come tale. Il narcisismo sarebbe perversione in quanto escluderebbe la genitalità.

In questa seduta Freud anticipa la distinzione tra le due forme di scelta dell’oggetto d’amore, che svilupperà più a fondo nel saggio del 1914 intitolato “Introduzione al narcisismo”: da una parte c’è la scelta narcisistica, che sceglie il proprio corpo come oggetto d’amore, e dall’altra c’è la scelta “anaclitica”, o per appoggio, che sceglie il corpo dell’altro (della madre, della balia, ecc.).

In ogni caso l’amore riguarda il corpo vivente. Non a caso è citato il saggio più “biologico” di Freud, che Freud dichiara apertamente e riconosce esplicitamente come tale. Addirittura Freud riconoscerà nell’ipocondria un fattore patogenetico costituzionale di ogni nevrosi, e nell’ipocondria ammetterà un’alterazione organica imprescindibile, anche se è difficile dimostrare la reazione chimica dell’amore (dell’umore). Sono i tempi in cui Eugen Bleuler va elaborando la propria concezione della schizofrenia come processo morboso organico, a eziologia ignota, che produce sintomi psichici: quelli primari (la dissociazione e l’autismo) e quelli secondari (i deliri, le allucinazioni, gli automatismi). Certo, in questo caso Freud subisce l’evidente influenza di Bleuler, ma si differenzia da Bleuler per la propria teoria della libido, una quantità di energia psichica senza unità di misura. E Bleuler farà dell’ironia su questa carenza.

Nel 1909 Freud non distingue ancora tra il narcisismo primario, dovuto alla libido originariamente presente nell’Io, e il narcisismo secondario o di ritorno, dovuto alla libido già passata dall’Io all’oggetto che ora rientra nell’Io. Ma la prospettiva biologica è ben presente. È presente in un tratto preedipico, a patto di non intendere questo termine in senso kleiniano. È lì dove Freud parla dell’identificazione primaria al padre, un tema che svilupperà nel settimo capitolo della Psicologia delle masse e analisi dell’Io, sette anni dopo Introduzione al narcisismo. Come stadio di sviluppo del narcisismo, al posto del corpo proprio subentra il corpo del padre, che ora è in posizione ostile (feindlich) nei confronti del figlio.

È questo il dato biologico assodato. L’ostilità paterna è il dato caratteristico della biologia degli ominidi, che si attenuerà, ma senza azzerarsi, in Homo sapiens qualche milione di anni dopo la separazione degli ominini dai primati. Per salvaguardare il proprio patrimonio genetico, lo scimpanzé uccide i figli che la propria compagna ha avuto da altri partner. Nella mitologia edipica freudiana il movimento è a rovescio: è il figlio a essere ostile al padre; vuole ucciderlo, per poi venerarlo da morto. Ma il desiderio omicida è originariamente paterno prima che filiale. Lo dimostra chiaramente la religione cattolica che sacrifica il figlio sulla croce del padre. Lacan, da cattolico, parlerà di desiderio dell’altro, con una sottile competenza che l’ebreo Freud non poteva avere.

Agli occhi di chi sappia superare il fascino ottenebrante dei miti, resta il fatto strutturale dell’interazione ambivalente – oscillante dal segno positivo al segno negativo – tra padre e figlio. È il padre, che possiede l’oggetto d’amore del figlio, la madre, ma proprio per questo è il padre a essere in grado di insegnare al figlio come uscire dal proprio narcisismo; è lui a infondergli il coraggio per affrontare tutti i pericoli che questo passaggio comporta, perché l’oggetto d’amore è sempre l’oggetto dell’altro e va sottratto all’altro, conquistato, in competizione con lui. Tuttavia, questa “educazione sessuale” paterno-filiale non può non avvenire in un clima di “intimidazione”. Einschüchterung è il termine che Freud utilizza a più riprese, dal terzo capitolo della Introduzione al narcisismo, al Caso clinico dell’Uomo dei lupi (Cap. IV), al Compendio di psicanalisi (cap. VII). L’intimidazione è innervata dall’originaria ostilità del padre verso il figlio.

Questi e altri temi saranno successivamente sviluppati da Freud sempre in riferimento alle dicotomie dentro vs. fuori, narcisistico vs. oggettuale, proiezione vs. introiezione, che ricorrono fino al saggio sulla negazione (1925), intesa come rigetto dello spiacevole fuori dal corpo. Oggi, dotati dell’attrezzatura topologica moderna, siamo in grado di indebolire le varie formulazioni della contrapposizione interno vs esterno: da quella equivalente di realtà psichica vs. realtà effettuale (Realität vs. Wirklichkeit) a quella derivata da Jung di introversione vs estroversione.

In topologia i punti interni a un insieme sono quelli ivi inclusi insieme ad alcuni punti vicini, cioè i punti di un loro particolare (abbastanza piccolo) intorno. In altre parole, i punti interni non sono punti isolati. Per il topologo i punti esterni non hanno molto di diverso dai punti interni; infatti anch’essi sono interni, ma stanno dentro all’insieme complementare. La vera differenza topologica non è tra dentro e fuori, ma tra interno e frontiera (o bordo), perché i punti di frontiera non hanno intorni completamente contenuti nella frontiera. In altre parole, ogni intorno di un punto di frontiera di un insieme interseca sia il dentro sia il fuori dell’insieme, cioè sta a cavallo tra interno ed esterno. Insomma, l’analysis situs docet qualcosa anche allo psicanalista; allora abituiamoci noi analisti e analizzanti a trattare con maggiore cautela e minore disinvoltura la coppia proiezione/introiezione, sia perché spiega troppo, sia perché l’altro – l’oggetto, il corpo – non è fuori di noi ma dentro di noi. Il narcisista lo sa fin troppo bene.

Un’ultima osservazione. Una volta indebolita l’antitesi tra dentro e fuori, ridotta a semplice e infelice metafora del rapporto sessuale tra maschio e femmina, il primo dalla parte del fuori, la seconda del dentro, la dottrina psicanalitica che pretende spiegare la psicogenesi dell’omosessualità con il narcisismo perde molta della propria attendibilità scientifica. In attesa di meglio.

John William Waterhouse - Echo and Narcissus (1903)
John William Waterhouse – Echo and Narcissus (1903)

A seguire il testo originale in tedesco.

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Vortragsabend: am 10. November 1909

Anwesend: Freud, Adler, Federn, Hitschmann, Friedjung, Furtmüller, Rank, Reitler, Sadger, Tausk.
Eitingon [und] Jekels [als] Gäste.

[86. PROTOKOLL]

Ein Fall von multiformer Perversion (2. Teil)

Vortragender: Dr. Sadger

[SADGER] […] Eine große Rolle spiele der Autoerotismus in der Form des Narzißmus. In den geliebten Typen könne man neben den Zügen der homo und heterosexuell geliebten Personen auch Züge der eigenen Person erkennen. Ein anderer Patient liebe noch immer den Typus, der sich bei ihm entwickelte, als er die Liebe zur Mutter ausschaltete. Unter dieser Art Narzißmus scheine eine Flucht von der jetzt nicht mehr liebevollen Mutter zu der einst bewundernden und ihn liebenden zu stecken. Mit der Verdrängung der Mutterliebe verdrängen die meisten auch die Liebe zum ganzen weiblichen Geschlechte. – Freud habe auf einen Fall aufmerksam gemacht, wo die Abwendung von der Mutter und das Hinneigen zu Knaben durch die Eifersucht auf einen von der Mutter gelobten Knaben zurückgehe.

[…]

Diskussion

[…]

EITINGON […] Auch der Narzißmus sei hier ein bloß konstruierter und scheine überhaupt keine autoerotische Sexualbetätigung zu sein.

[…]

FEDERN […] Der Narzißmus müsse im Gegensatz zu Eitingon als Autoerotismus anerkannt werden. Und auch darin müsse man zustimmen, daß der intensive Autoerotismus zur Homosexualität führen muß. […]

 

FREUD […] Daß das Homosexuellwerden mit der Verdrängung der Mutter zusammenfalle, sei ganz richtig; es geschieht vermittels der Identifizierung mit der Mutter. Er Wird die Mutter los durch Identifizierung, die hier mit der Verdrängung zusammentreffe.[4] Die letzten Gründe der Homosexualität seien uns durch die Analyse nicht zugänglich, da sie uns die Frage nicht löse, ob die sexuelle Regung sich positiv oder negativ Wende. Zu entscheiden, wann ein Mensch sich unter diesen oder jenen Umständen einem bestimmten Objekt zuwendet, das wird eine spekulative Arbeit sein. Der Anteil der organischen Veranlagung wird dabei entscheidenden Einfluß haben.

Der Mann sei ein Typus von besonders deutlich protrahierter Sexualentwicklung und lange festgehaltener Infantilität.

Neu und wertvoll scheine die Bemerkung Sadgers, die sich auf den Narzißmus beziehe. Dieser sei keine vereinzelte Erscheinung, sondern eine notwendige Entwicklungsstufe des Übergangs vom Autoerotismus zur Objektliebe. Die Verliebtheit in die eigene Person (= in die eigenen Genitalien) sei ein notwendiges Entwicklungsstadium.[5] Von da gehe man zu ähnlichen Objekten über. Der Mensch hat allgemein zwei ursprüngliche Sexualobjekte, und sein weiteres Leben hängt davon ab, bei welchem er fixiert bleibt. Diese beiden Sexualobjekte sind für jeden das Weib (die Mutter, Pflegerin, etc.) und die eigene Person. Und es kommee darauf an, beide loszuwerden und bei beiden nicht zu lang zu verweilen. Die eigene Person ist es dann meist, die sich durch den Vater ersetzt, der jedoch bald in die feindliche Position tritt. – Die Homosexualität zweigt an der Stelle ab. Er kommt von sich nicht so bald los, wie dieser Fall sehr schön zeigt.[6]

REITLER […] Ein bei Homosexuellen auffälliger Charakter sei die Entwicklung eines merkwürdigen Eigensinnes: wenn sie nicht alles bekommen, verzichten sie auf alles. Vielleicht gehe auch das auf die Mutterfixierung zurück: da er sie nicht bekommen konnte, verzichtete er auf alles. – Er kenne auch einen Patienten, der zuerst Narzißmus und dann Homosexualität zeigte.

 

Note

[4] Dies ist einer der von Freud beschriebenen Typen des Homosexuellen in Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie (1905; aaO); G.W., Bd. 5, S. 44; Studienausgabe, Bd. 5, S.56. In Über einige neurotische Mechanismen bei Eifersucht, Paranoia und Homosexualität (1922; G.W., Bd. 13, S. 193; Studienausgabe, Bd. 7, S. 217) beschrieb Freud noch einen anderen Typus.

[5] S. den späteren Aufsatz Freuds, Zur Einführung des Narzißmus (1914); G.W., Bd. 10, S. 137; Studienausgabe, Bd. 3, S. 37.

[6] Diese Bemerkungen zeigen, wie frühzeitig die Tatsache des Narzißmus erkannt würde ebenso wie die Bedeutung der Objektwahl für künftige Gesundheit oder Erkrankung. Die Objektwahl kann zu zwei Endergebnissen führen: heterosexuelle Liebe (in pathologischen Fällen Hysterie, Phobie etc.) oder narzißtische Liebe, die die Gestalt von Homosexualität, Paranoia oder vielfältiger Persönlichkeitsstörungen annehmen kann.

Autore: Antonello Sciacchitano

Nato a San Pellegrino il 24 giugno 1940. Medico e psichiatra, lavora a Milano come psicanalista di formazione lacaniana; riceve domande d’analisi in via Passo di Fargorida, 6, tel. 02.5691223: E’ redattore della rivista di cultura e filosofia “aut aut”, fondata da Enzo Paci nel 1951.