Freud e la formazione dell’analista

Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico (1912)

[…] Anni fa, alla domanda su come si potesse diventare un analista, risposi: “Attraverso l’analisi dei propri sogni.” Certo, questa preparazione è sufficiente per molte persone, ma non per tutte quelle che vorrebbero apprendere l’analisi. Peraltro, non tutte riescono a interpretare i propri sogni senza l’aiuto altrui. Tra i molti meriti della scuola analitica di Zurigo annovero quello di aver asseverato tale condizione e di averla posta nel requisito che colui che voglia realizzare l’analisi su altri si sottoponga egli stesso preliminarmente a un’analisi con un esperto. Chi si propone seriamente questo compito deve scegliere questa via, che promette più di un vantaggio; il sacrificio che comporta l’aprirsi a una persona estranea, senza la costrizione della malattia, viene ampiamente ricompensato. Non solo si realizzerà in un tempo molto più breve e con minore dispendio affettivo il proprio intento di conoscere ciò che della propria persona è nascosto, ma sulla propria pelle si ricaveranno anche impressioni e convincimenti che sarebbe vano sperare dallo studio dei libri e dall’ascolto di conferenze. Infine non va nemmeno tenuto in poco conto il guadagno ricavato dal durevole rapporto psichico che tende a prodursi fra l’analizzato e colui che lo introduce [all’analisi]. Leggi tutto “Freud e la formazione dell’analista”

Transfert e fissazione

Propongo una nuova traduzione della lettera che Freud scrisse a Jung il 6 dicembre 1906. Essa non rappresenta solo il testo nel quale per la prima volta collega la guarigione all’amore, ma propone anche un legame fra il concetto di transfert [Übertragung] e quello di fissazione [Fixierung].

6. XII. 06
Via Berggasse 19, zona IX

Stimatissimo collega,

Da questa “accelerazione del tempo di reazione” Lei trarrà le sue conclusioni e indovinerà che la Sua ultima lettera mi ha fatto piacere, senza alcuna limitazione e senza alcuna ipotesi ausiliaria. Ero proprio convinto che la finalità dell’influenza pedagogica avrebbe cambiato le sue idee e sono molto contento di venire a sapere che esse siano invece libere da tale deformazione.1

Come Lei sa bene, devo avere a che fare con tutti i demoni che si possono far scatenare contro “l’innovatore”; tra di essi non è il più mite quello che mi costringe ad apparire davanti ai miei stessi seguaci come un burbero prepotente e incorreggibile, oppure come un fanatico, quale in realtà non sono. Leggi tutto “Transfert e fissazione”

Prima definizione freudiana di controtransfert

Propongo una nuova traduzione di un brano[1] dalla conferenza che Sigmund Freud tenne il 30 marzo 1910 al Secondo Congresso Internazionale di Psicanalisi di Norimberga. Definisce qui per la prima volta il concetto di controtransfert e ne tratteggia un carattere critico e decisivo.

Altre innovazioni della tecnica riguardano la persona del medico stesso. Ci siamo accorti del “controtransfert”, che si presenta nel medico attraverso l’influenza del paziente sui sentimenti inconsci del medico, e non siamo lontani dall’avanzare la pretesa che il medico debba riconoscere in sé questo controtransfert e padroneggiarlo. Leggi tutto “Prima definizione freudiana di controtransfert”

La formula del controtransfert

Propongo una nuova traduzione di un frammento[1] della lettera che Sigmund Freud scrisse a Ludwig Binswanger il 20 febbraio 1913. Enuncia una “formula” per la gestione del controtransfert che va a modulare la consapevolezza della risposta affettiva da parte dell’analista.

Il problema del controtransfert, che Lei tocca, fa parte dei problemi tecnicamente più difficili della psicanalisi. Teoricamente ritengo che si possa risolvere con facilità. Ciò che si dà al paziente non deve mai essere un affetto non mediato, ma deve sempre essere concesso consciamente e poi, a seconda delle necessità, in modo più o meno conscio. In alcune circostanze molto, però mai dal proprio inconscio. Leggi tutto “La formula del controtransfert”

Il lavoro analitico come dispositivo epistemico

Fondation Européenne pour la Psychanalyse – Decimo Congresso

La formazione dello psicanalista oggi

Roma, 16 – 18 maggio 2014

 

La causa decisiva dello smarrimento del pensiero psicanalitico
sembra risiedere nell’oblio dei concetti freudiani fondamentali.

Manfred Pohlen

Credo che ancora oggi un discorso sulla formazione analitica non possa prescindere dalla definizione che nel 1922 Freud ha dato di psicanalisi per la corrispondente voce dell’Enciclopedia Britannica e che richiama in diversi suoi scritti.

La triplice definizione recita: “1) un procedimento per l’indagine dei processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere; 2) un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici; 3) una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica”. Leggi tutto “Il lavoro analitico come dispositivo epistemico”