Manghi su quel sapere che è l’inconscio

Con il consenso dell’autore, pubblico una mail che Moreno Manghi mi ha inviato pochi giorni fa.

Caro Davide, la forza e l’intelligenza del lavoro infaticabile di Sciacchitano sta nel denunciare la camicia di Nesso Ippocratica (la “gabbia medicale”) di cui Freud in-veste la psicanalisi, e nel reciderla con una sorta di rasoio di Occam. Lo stesso intervento viene poi eseguito sulle inevitabili conseguenze di quella camicia, perché se Freud, da un lato, resta il solo a difendere la laicità della psicanalisi, è solo dopo avere messo quest’ultima nelle mani di Jones, il suo businessman, e di Eitingon, il suo clerc. L’asportazione della camicia deve ritrovare il nesso con Freud, deve promuovere il “ritorno di Freud, come dice Pohlen, in quanto metro di valutazione del pensiero psicanalitico”. Per usare le parole di Antonello:

“Riconosco il nucleo non medico ma scientifico della psicanalisi freudiana in tre assiomi esistenziali, espressamente formulati da Freud: 1) esiste l’inconscio, che è un sapere che non si sa di sapere; 2) esiste la rimozione primaria; 3) esiste la Nachträglichkeit, cioè il sapere inconscio produce effetti differiti nel tempo. Sono questi gli assiomi che salvano l’eticità della psicanalisi, nel momento in cui ne promuovono la scientificità.” Leggi tutto “Manghi su quel sapere che è l’inconscio”

Le metaanalisi di Blum e Pohlen

Brano dall’introduzione a L’analisi di Freud” di Manfred Pohlen (in corsivo il commento)

Il mondo è un tentativo e l’uomo deve farvi luce (Ernst Bloch)

Questo libro1 è l’ultimo contributo a un decennale discorso di chiarimento sulla psicanalisi;2 il discorso ora termina con il chiarimento della pratica di Freud che, in quanto esperienza fondante la concettualità psicanalitica da lui sviluppata, doveva necessariamente diventare un particolare oggetto di analisi.

“Chiarimento” o Aufklärung è lo stesso termine che in tedesco indica l’età dell’Illuminismo. Ma in questo caso la portata del termine è ben di più che un “illuminare” o “far luce” su un mistero. Si tratta precisamente della possibilità di fare della metaanalisi, cioè dell’analisi dell’analisi che qualunque collettivo psicanalitico può condurre sulla base dei documenti rarissimi, offerti da Pohlen: la trascrizione stenografica di 52 sedute con Freud. Non si tratta qui della solita produzione agiografica riguardante il rapporto maestro-allievo: in questo caso Freud con Blum, il primo in posizione up, il secondo down, il primo che sa, il secondo che si conforma al sapere magistrale. (Di queste testimonianze ne abbiamo a iosa. Segnalo tra le più interessanti il lavoro di Suzanne Gieser sul rapporto tra Pauli e Jung (cfr. S. Gieser, The Innermost Kernel. Depth Psychology and Quantum Physics. Pauli’s Dialogue with Jung, Springer, Berlin 2004). Il libro di Pohlen mostra come effettivamente avviene il lavoro analitico sul campo – “in clinica”, si usa dire con un termine medicale, a mio giudizio questa volta appropriato – con le pause e le riprese, le deviazioni e le correzioni, le congetture e le confutazioni, come in un vero e proprio lavoro scientifico senza maestri e solo con allievi. Con il piccolo particolare che uno degli scienziati all’opera è in questo caso Freud. Ciò ne fa un singolare “caso clinico”. Leggi tutto “Le metaanalisi di Blum e Pohlen”