Carteggio Freud-Jensen (1907)

È uscita da pochi giorni la nuova traduzione italiana dell’epistolario fra Sigmund Freud e Wilhelm Jensen. Traducendo per la prima volta in italiano le lettere di Freud all’autore della Gradiva, l’amico Michele Lualdi ci permette di osservare molto più da vicino il sorgere dell’incontenibile interesse del padre della psicanalisi per la novella di Wilhelm Jensen.
Per le lettere dello scrittore, Lualdi propone una traduzione molto più precisa di quella di Cesare Musatti, caratterizzata troppo spesso da negligenze e indebite interpolazioni.
Nel ricco corredo critico che accompagna le lettere, Lualdi ci permette di avvantaggiarci della letteratura successiva a Musatti che rettifica alcune ipotesi prive di un reale fondamento, come ad esempio quella che sostiene che sia stato Carl Gustav Jung a suggerire a Freud di leggere il testo di Jensen.
La sezione più speculativa del testo di Lualdi propone alcune idee originali che sostengono una trama di ipotesi sul crescente e inarrestabile interesse che Freud ha mostrato per il breve romanzo di Jensen. Se alcune si rifanno a temi della biografia intima del fondatore della psicanalisi e al loro riproporsi nel suo controtransfert, altre mettono in questione il rapporto di Freud con l’arte, quasi che quest’ultima rappresenti, nell’economia della sua sublimazione, un sostituto della scienza. Leggi tutto “Carteggio Freud-Jensen (1907)”

Rimozioni?

Al Freud che abbiamo rimosso è intitolato il numero 379 di aut aut e la giornata di studio che gli è stata dedicata in Febbraio presso la Casa della Psicologia a Milano.

Viene da pensare che per fortuna la psicanalisi è lì, a disposizione e chiunque può occuparsene come preferisce: anche i filosofi.

Leggendo i testi della rivista, oltre ad alcuni eccessi di torsione di certi concetti, forse al fine di piegarli meglio alla dimostrazione delle proprie tesi, situazioni alla fine assolutamente comprensibili, sono rimasto colpito da un paio di “cose”:

  • Una sorta di volontarismo percorre tutto l’approccio al pensiero di Freud, a partire dall’accenno a questa rimozione che noi saremmo in grado di operare. Si è indotti a pensare a un’impronta, appunto filosofica, in una certa contraddizione con il concetto di inconscio e che fatalmente approda a un conformismo che traspare dall’idea, qua e là proposta, di una qualche correttezza (politica?) che dovrebbe guidare anche la psicanalisi. Essendo il mio solo un sorvolo generico del volume, manca, per adesso, il modo di dimostrare il mio assunto: però esso vi è.
  • In secondo luogo mi sembra vi sia un tentativo di sfrondare Freud delle parti più sulfuree, quelle che meno piacciono, per arrivare a una sorta di summa, corretta e quindi accettabile da tutti, del suo procedere. Per esempio: “Se rileggiamo con attenzione…”: un incipit solenne che indica come in realtà ognuno legga Freud a modo proprio e quindi non si possano accontentare tutti se non a prezzo di qualche lacerazione di troppo.

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