Prima definizione freudiana di controtransfert

Propongo una nuova traduzione di un brano dalla conferenza che Sigmund Freud tenne il 30 marzo 1910 al Secondo Congresso Internazionale di Psicanalisi di Norimberga. Definisce qui per la prima volta il concetto di controtransfert e ne tratteggia un carattere critico e decisivo.

Altre innovazioni della tecnica riguardano la persona del medico stesso. Ci siamo accorti del “controtransfert”, che si presenta nel medico attraverso l’influenza del paziente sui sentimenti inconsci del medico, e non siamo lontani dall’avanzare la pretesa che il medico debba riconoscere in sé questo controtransfert e padroneggiarlo. Leggi tutto “Prima definizione freudiana di controtransfert”

Qualche parola seria da Jung a Freud

Una delle corrispondenze più interessanti e feconde del primo periodo della storia della psicoanalisi è senza dubbio quella fra Freud e Jung. Essa accompagnò i due analisti anche durante il celebre dissidio che condusse Jung all’abbandono dello Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen nel 1913 e alla sua definitiva uscita dal movimento psicoanalitico nel 1914. Com’è noto, i primi disaccordi teorici emersero in seguito all’esposizione della teoria finalistica della mente illustrata nel testo junghiano Trasformazioni e Simboli della Libido (1912). Nelle Fordham lectures Jung ribadì la propria posizione, tendente a decentralizzare il ruolo della sessualità nelle dinamiche psichiche e ad ampliare il concetto di libido identificandola con una energia psichica indifferenziata. Leggi tutto “Qualche parola seria da Jung a Freud”

Il lavoro analitico come dispositivo epistemico

Fondation Européenne pour la Psychanalyse – Decimo Congresso

La formazione dello psicanalista oggi

Roma, 16 – 18 maggio 2014

 

La causa decisiva dello smarrimento del pensiero psicanalitico
sembra risiedere nell’oblio dei concetti freudiani fondamentali.

Manfred Pohlen

Credo che ancora oggi un discorso sulla formazione analitica non possa prescindere dalla definizione che nel 1922 Freud ha dato di psicanalisi per la corrispondente voce dell’Enciclopedia Britannica e che richiama in diversi suoi scritti.

La triplice definizione recita: “1) un procedimento per l’indagine dei processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere; 2) un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici; 3) una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica”. Leggi tutto “Il lavoro analitico come dispositivo epistemico”

Prassi profana e analisi laica in una lettera di Freud del ’24

Propongo una nuova traduzione di una lettera che Freud, nel novembre 1924, inviò ad Arnold Durig, membro del Consiglio Superiore di Sanità.

Questa lettera presenta molteplici motivi di interesse: in primo luogo è un’anticipazione della Frage der Laienanalyse, tratta infatti precisamente dell’indipendenza della psicanalisi dalla medicina e più in generale del problema dell’autorizzazione all’esercizio dell’analisi. In secondo luogo, citando anche la pratica analitica da parte di “incompetenti”, si presta a testare la scelta di traduzione che abbiamo fatto per il testo del 1926: laddove Freud con Laien intende privi di sapere, incompetenti, non preparati all’analisi, traduciamo con “profani”, laddove invece intende il significato più ristretto di “non medici”, traduciamo con “laici”. Leggi tutto “Prassi profana e analisi laica in una lettera di Freud del ’24”

Insegnare di meno, analizzare di più

Per alcuni spostamenti d’accento nella storia dell’analisi didattica1

Una questione di fondo del movimento psicanalitico è come si debba insegnare un’arte il cui oggetto non è sensorialmente percepibile e il cui strumento deve essere maneggiato con cura, anche se non lo si può prendere in mano. Quest’arte consiste nel rendere accessibile il desiderio e il godimento inconsci attraverso una talking cure e il suo strumento fa parte del suo stesso esercizio. Come ogni uomo questo artista possiede “uno strumento nel proprio inconscio con cui riesce a chiarire le manifestazioni dell’inconscio nell’altro”.2 Pertanto “ogni analista arriva fino al punto in cui glielo consentono i propri complessi e le proprie resistenze interne”.3 Come potrebbe non lasciarsi coinvolgere da loro? Lo dovrebbe garantire un’analisi dell’analista e non solo iniziale.

Come analisi personale “originaria” potrebbe valere lo scambio di idee che Freud ebbe con l’amico di Berlino Wilhelm Fliess4 e come prosecuzione l’esame dei sogni mentre redigeva la sua opera fondamentale, la Traumdeutung. Leggi tutto “Insegnare di meno, analizzare di più”