Se lo dice Kant…

…forse si può dirlo meglio.

Affermando che la Critica della ragion pratica sia un trattato sul desiderio, non credo di trasgredire i canoni della storia della filosofia, che per l’idealismo formano l’essenza della filosofia stessa. Il punto, che può sfuggire, ma forse non del tutto, è che, alla vigilia della rivoluzione francese, la performance kantiana prenda spunto da due nozioni comuni apparentemente contrastanti, ma presupposte in modo assiomaticamente originario. La mia ipotesi di lavoro è che il desiderio nasca da un’apparente contraddizione kantiana. Mi spiego.

Il principio di tutta l’elucubrazione etica kantiana è la nozione di volontà libera, intesa come espressione autonoma di una causalità efficiente soggettiva che precede ogni determinazione empirica; essendo trascendentale determina l’empirico senza esserne determinata. “La libertà è anche l’unica fra tutte le idee della ragione speculativa di cui noi conosciamo a priori la possibilità senza tuttavia riconoscerla (einzusehen), perché essa è la condizione della legge morale che noi conosciamo”. Leggi tutto “Se lo dice Kant…”

Qualche parola seria da Jung a Freud

Una delle corrispondenze più interessanti e feconde del primo periodo della storia della psicoanalisi è senza dubbio quella fra Freud e Jung. Essa accompagnò i due analisti anche durante il celebre dissidio che condusse Jung all’abbandono dello Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen nel 1913 e alla sua definitiva uscita dal movimento psicoanalitico nel 1914. Com’è noto, i primi disaccordi teorici emersero in seguito all’esposizione della teoria finalistica della mente illustrata nel testo junghiano Trasformazioni e Simboli della Libido (1912). Nelle Fordham lectures Jung ribadì la propria posizione, tendente a decentralizzare il ruolo della sessualità nelle dinamiche psichiche e ad ampliare il concetto di libido identificandola con una energia psichica indifferenziata. Leggi tutto “Qualche parola seria da Jung a Freud”