Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert

Propongo una nuova traduzione di quella parte della Lezione 28 (“La terapia analitica”) che Freud dedica al tema del transfert. “Fondamentalmente è questo l’ultimo tratto che separa il trattamento analitico da quello puramente suggestivo e libera i risultati analitici dal sospetto di essere successi dovuti alla suggestione. In ogni altro trattamento suggestivo il transfert viene accuratamente risparmiato, lasciato intatto; in quello analitico è esso stesso oggetto del trattamento e viene scomposto in tutte le forme in cui si manifesta. Al termine di una cura analitica, il transfert stesso deve essere smantellato e se a quel punto il successo viene raggiunto o mantenuto, esso non si basa sulla suggestione, ma sull’attività, compiuta con il suo aiuto, di superamento delle resistenze, sul cambiamento interno conseguito nel malato.”

Lezioni di introduzione alla psicanalisi (1917)

XXVIII Lezione – La terapia analitica

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Alla luce della conoscenza che abbiamo ricavato dalla psicanalisi, possiamo descrivere nel modo seguente la differenza fra la suggestione ipnotica e quella psicanalitica: la terapia ipnotica cerca di ricoprire e di intonacare qualcosa nella vita psichica; quella analitica cerca di portare alla luce qualcosa e di allontanarlo. La prima lavora come la cosmesi, la seconda come la chirurgia. La prima utilizza la suggestione per proibire i sintomi, rafforza le rimozioni, ma per il resto lascia inalterati tutti i processi che hanno condotto alla formazione sintomatica. La terapia analitica aggredisce più in profondità, fino alle radici, là dove sono i conflitti da cui provengono i sintomi, e si serve della suggestione per cambiare l’esito di questo conflitto. La terapia ipnotica lascia il paziente inattivo e immutato, per questo motivo ugualmente incapace di opporsi a ogni nuova occasione di ammalarsi. La cura analitica impone sia al medico che al malato una gravosa attività di lavoro che viene utilizzata per abolire le resistenze interne. Con il superamento di queste resistenze la vita psichica del malato viene durevolmente alterata, innalzata a un grado superiore di sviluppo, mantenendo una protezione verso nuove possibilità di malattia. Questo lavoro di superamento è l’opera essenziale della cura analitica; il malato deve compierla e il medico gliela rende possibile con il concorso della suggestione, che agisce nel senso di un’educazione. A proposito, si è a ragione parlato del trattamento analitico come di una sorta di post-educazione. Leggi tutto “Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert”

Religione e medicina in psicanalisi

Per un ebreo è più difficile che per un cattolico accedere all’ateismo. Infatti, se si fa riconoscere pubblicamente come ebreo, ammette di appartenere al popolo eletto da dio, quindi implicitamente riconosce dio.

La verifica emblematica di questa difficoltà intellettuale è data dal “caso Freud”, che si dichiarava ateo, ma per la “sua” psicanalisi costruì una dottrina religiosa, cioè un’ortodossia dogmatica e incontrovertibile, e avviò un movimento religioso di società psicanalitiche strutturate come chiese, in conflitto le une con le altre, ma all’interno rigidamente monolitiche. Forse Lacan aveva in mente questo caso quando il 12 febbraio 1964 dichiarò che la vera formula dell’ateismo non è che Dio è morto ma che Dio è inconscio (la véritable formule de l’athéisme, c’est que Dieu est inconscient, cfr. J. Lacan, Le Séminaire. Livre XI. Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse (1964), Seuil, Paris 1973, p. 58). Leggi tutto “Religione e medicina in psicanalisi”