L’impiego dell’interpretazione del sogno in psicanalisi

Propongo una nuova traduzione del testo che alla fine del 1911 Freud dedicò all’impiego dell’interpretazione del sogno nel contesto del trattamento analitico. Si tratta di un testo minore all’interno del corpus degli scritti tecnici freudiani, ma esso propone comunque due interessanti questioni. La prima riguarda l’incompletezza: in analisi è centrale il rispetto della regola fondamentale, cioè l’attenersi sempre a ciò che per primo viene in mente al malato, e ad essa va sacrificata anche la pretesa di completare l’interpretazione di ciascun sogno del paziente. La seconda riguarda la capacità della resistenza di appoggiarsi alle prescrizioni dell’analista: l’indicazione di trascrivere i sogni appena svegli e l’affidare all’interpretazione dei sogni le possibilità di successo del trattamento finiscono per concedere campo libero alla resistenza, che ha modo di esautorare le possibilità di avanzamento del lavoro analitico comune.

L’impiego dell’interpretazione del sogno in psicanalisi (1911)

Lo Zentralblatt für Psychoanalyse non si è posto soltanto il compito di orientare i progressi compiuti dalla psicanalisi e di pubblicare esso stesso piccoli contributi sull’argomento, ma si propone altresì di assolvere altri compiti: di presentare al discente ciò che è già noto in una formulazione chiara e, mediante opportune indicazioni, di risparmiare ai principianti nel trattamento analitico un dispendio di tempo e fatica. D’ora in poi appariranno perciò in questa rivista[1] anche saggi di natura didattica e contenuto tecnico, nei quali non sarà essenziale che venga comunicato qualcosa di nuovo.

La questione che pensavo di trattare oggi non è quella della tecnica dell’interpretazione del sogno. Non va discusso come si interpretano i sogni e come se ne valorizza l’interpretazione, ma solo quale uso debba essere fatto dell’arte dell’interpretazione del sogno nel trattamento psicanalitico dei malati. A questo proposito si può certo procedere in diversi modi, ma in psicanalisi la risposta a questioni tecniche non è mai scontata. Se forse c’è più di una buona via, certamente ve ne sono molte cattive e una comparazione di diverse tecniche può solo risultare illuminante, anche nel caso non dovesse portare a decidere per un metodo determinato.

Chi arriva al trattamento analitico dall’interpretazione del sogno manterrà il suo interesse per il contenuto del sogno e vorrà ottenere per ogni sogno che il malato gli racconta un’interpretazione il più possibile completa. Ma presto potrà rendersi conto che si trova ora in condizioni di tutt’altro tipo e che, se volesse portare a termine il suo proponimento, entrerebbe in collisione con i compiti più prossimi della terapia. Se per esempio il primo sogno del paziente si è rivelato perfettamente utilizzabile per connettere i primi chiarimenti da fornire al malato, presto si presenteranno sogni così lunghi e oscuri che la loro interpretazione non potrà essere portata a termine nei limiti di un’ora di lavoro al giorno. Se il medico prosegue questo lavoro interpretativo nei giorni seguenti, nel frattempo gli vengono riferiti nuovi sogni che devono essere messi da parte sino a quando egli possa considerare risolto il primo sogno. Talvolta la produzione onirica è così ricca e il progresso del malato nella comprensione dei sogni così vacillante che l’analista non può difendersi dall’idea che questo modo di offrire il materiale non sia altro che un’espressione della resistenza, la quale si serve dall’esperienza del fatto che la cura non riesce a padroneggiare il materiale che così le viene offerto. Nel frattempo la cura è però rimasta indietro per un buon tratto rispetto al presente e ha perso il contatto con l’attualità. A una tale tecnica si deve contrapporre la regola secondo la quale è della massima importanza per il trattamento conoscere la superficie psichica del malato in ogni momento,[2] essere orientati sul tipo di complessi e di resistenze che si destano in lui di volta in volta e su quale reazione[3] cosciente guiderà per contro il suo comportamento. Mai sarà lecito trascurare questa meta terapeutica a favore dell’interesse dell’interpretazione del sogno.

Se si è memori di tale regola, cosa fare quindi dell’interpretazione del sogno nell’analisi? Più o meno questo: ci si accontenti del risultato interpretativo che si ottiene in un’ora e non si consideri una sconfitta il non esser riusciti a riconoscere completamente il contenuto del sogno. Il giorno seguente non si prosegua nel lavoro interpretativo come se fosse ovvio, ma solo se ci si rende conto che nel frattempo niente altro nel malato si è spinto in primo piano. Non si faccia dunque eccezione alcuna alla regola di attenersi sempre a ciò che per primo viene in mente al malato, a costo di interrompere l’interpretazione di un sogno. Se subentrano nuovi sogni, prima che si sia finito con i precedenti, ci si occupi di queste produzioni più recenti e non ci si rimproveri di aver trascurato quelle più vecchie. Se i sogni sono diventati troppo ampi e prolissi, si rinunci in cuor proprio fin dall’inizio a una soluzione completa. Ci si guardi in generale dal mostrare un interesse tutto particolare per l’interpretazione dei sogni o dal destare nel malato l’opinione che il lavoro si arresterebbe se egli non portasse dei sogni. Altrimenti si corre il rischio di indirizzare la resistenza verso la produzione onirica e di provocare un esaurirsi dei sogni. L’analizzato deve piuttosto essere educato alla convinzione che in ogni caso l’analisi trova materiale per il proprio proseguimento, a prescindere dal fatto ch’egli fornisca o non fornisca sogni e a prescindere dalla misura in cui ci si occupa di essi.

Si domanderà ora: non si rinuncia a troppo materiale prezioso per la scoperta dell’inconscio se ci si limita a esercitare l’interpretazione del sogno solo secondo tali restrizioni metodiche? Si deve replicare come segue: la perdita non è affatto così grande come potrebbe apparire con un modesto approfondimento dello stato delle cose. Da una parte, si tenga ben presente che in casi gravi di nevrosi le produzioni oniriche di una certa ampiezza devono, in linea di principio, essere valutate, secondo tutte le premesse, come non completamente risolvibili. Un tale sogno si fonda spesso sul materiale patogeno del caso nel suo complesso, materiale che medico e paziente non conoscono ancora (i cosiddetti sogni programmatici, i sogni biografici);[4] essi sono talvolta paragonabili a una traduzione dell’intero contenuto della nevrosi nel linguaggio del sogno. Nel tentativo d’interpretare un tale sogno, entreranno in azione tutte le resistenze presenti, ancora intatte, ponendo presto un limite all’insight. L’interpretazione completa di un tale sogno coincide precisamente con il portare a compimento l’intera analisi. Se lo si è annotato all’inizio dell’analisi, lo si potrà comprendere grosso modo alla sua fine, dopo molti mesi. Lo stesso accade quando si tratta di comprendere un singolo sintomo (per esempio il sintomo principale). L’intera analisi serve a chiarire questo sintomo; durante il trattamento si deve afferrare, secondo l’ordine, prima un pezzo poi l’altro del significato del sintomo, fino a che si possa riunirli tutti. Anche da un sogno che capiti all’inizio dell’analisi non si può dunque pretendere di più; dobbiamo ritenerci soddisfatti se nel tentativo d’interpretazione per prima cosa indoviniamo un singolo moto di desiderio patogeno.

Non si rinuncia dunque a nulla di raggiungibile quando si desiste dall’intento di un’interpretazione completa del sogno. Di regola però non si perde nulla nemmeno quando si interrompe l’interpretazione di un sogno più vecchio per rivolgersi a un sogno più recente. Da buoni esempi di sogni interpretati per intero abbiamo appreso che varie scene dello stesso sogno che si susseguono possono avere il medesimo contenuto, il quale riesce a farsi strada in esse con crescente nitidezza. Abbiamo parimenti imparato che vari sogni che capitano nella stessa notte non hanno bisogno di essere altro che tentativi di rappresentare lo stesso contenuto in modalità espressive diverse.[5] In linea del tutto generale, possiamo stare certi che ogni moto di desiderio, che oggi crea un sogno, ritornerà in un altro sogno finché non sia compreso e sottratto al dominio dell’inconscio. In tal modo, anche la via migliore per completare l’interpretazione di un sogno consisterà nell’abbandonarlo per dedicarsi al nuovo sogno, che riprende il medesimo materiale in una forma forse più accessibile. So che è una bella pretesa, non solo per l’analizzato ma anche per il medico, chiedere di rinunciare nel trattamento alle rappresentazioni coscienti di meta e abbandonarsi interamente a una direzione che continuamente ci appare come “casuale”. Ma posso assicurare che ogni volta vale la pena decidersi a prestare fede alle proprie tesi teoriche e superarsi, non contendendo alla conduzione dell’inconscio lo stabilirsi della connessione.

Peroro quindi che nel trattamento analitico l’interpretazione del sogno non venga praticata come arte a sé stante, ma che il suo impiego venga sottoposto a quelle regole tecniche che governano in generale l’attuazione della cura. Naturalmente, si può talvolta fare anche qualcosa di diverso e seguire per un tratto il proprio interesse teorico. Ma in questo caso si deve sempre sapere quello che si fa. Va preso in considerazione ancora un altro caso, che si è presentato da quando abbiamo maggiore fiducia nella nostra comprensione del simbolico onirico e ci sappiamo più indipendenti dalle idee spontanee dei pazienti. Un interprete di sogni particolarmente abile[6] può ad esempio trovarsi nella condizione di scrutare ogni sogno del paziente senza doverlo costringere a una elaborazione del sogno, faticosa e dispendiosa in termini di tempo.

Per un tale analista vengono dunque a cadere tutti i conflitti tra le richieste dell’interpretazione del sogno e quelle della terapia. Anzi, ogni volta egli si sentirà anche tentato di sfruttare pienamente l’interpretazione del sogno comunicando al paziente tutto ciò che ha indovinato dai suoi sogni. In tal modo egli tuttavia intraprende una metodica[7] di trattamento che si discosta in maniera non irrilevante da quella regolare, come esporrò in un’altra occasione.[8] È in ogni caso sconsigliabile che i principianti del trattamento psicanalitico prendano a modello questo caso eccezionale.

Di fronte ai primissimi sogni che i pazienti comunicano nel trattamento analitico, fintantoché non hanno ancora imparato nulla della tecnica di traduzione del sogno, ciascun analista si comporta come quel superiore interprete di sogni che noi abbiamo ipotizzato. Questi sogni iniziali sono per così dire ingenui, rivelano molto a chi li ascolta, analogamente ai sogni degli uomini cosiddetti sani. Sorge ora la questione se il medico debba anche tradurre subito al malato tutto quanto egli stesso ha letto fra le righe del sogno. A questa domanda non si deve però rispondere in questa sede, perché essa è evidentemente subordinata a una questione più ampia: in quali fasi del trattamento e con quale rapidità il malato debba essere introdotto dal medico alla conoscenza di ciò che psichicamente gli è celato. Quanto più il paziente ha appreso dell’esercizio dell’interpretazione del sogno, tanto più oscuri diventeranno di regola i suoi sogni successivi. Tutto il sapere acquisito sul sogno serve anche come ammonimento alla formazione del sogno.

Nei lavori “scientifici” sul sogno che, nonostante il rifiuto dell’interpretazione del sogno, hanno ricevuto nuovo impulso dalla psicanalisi, si trova continuamente una superflua meticolosità in merito alla fedele conservazione del testo del sogno che, si presume, deve essere preservato dalle deformazioni e dall’usura delle ore successive al risveglio. Anche alcuni psicanalisti non sembrano servirsi con sufficiente coerenza dei loro insight sulle condizioni di formazione del sogno quando danno a chi è in trattamento il compito di fissare per iscritto ogni sogno immediatamente dopo il risveglio. Questa misura è superflua nella terapia; peraltro i pazienti si servono volentieri di tale prescrizione per disturbare il proprio sonno e mostrare grande zelo laddove esso non può essere di alcuna utilità. Se si è salvato faticosamente il testo di un sogno che altrimenti sarebbe stato consumato dall’oblio, ci si può facilmente convincere che in tal modo per il paziente non si è ottenuto nulla. Al testo non fanno seguito idee spontanee e l’effetto è lo stesso che si sarebbe avuto se il sogno non fosse stato preservato. Il medico in un caso ha peraltro appreso qualcosa che nell’altro gli sarebbe sfuggito. Ma non è lo stesso se è il medico o il paziente a sapere qualcosa; dovremmo apprezzare in un’altra occasione l’importanza di questa distinzione per la tecnica della psicanalisi.[9]

Voglio infine menzionare un tipo particolare di sogni che, in base alle loro condizioni, possono verificarsi solo in una cura psicanalitica e che potrebbero sconcertare o fuorviare il principiante. Si tratta dei cosiddetti sogni ritardatari o di conferma,[10] che sono facilmente accessibili all’interpretazione e, come traduzione, non fruttano altro se non ciò che la cura aveva reso accessibile nei giorni precedenti a partire dal materiale delle idee spontanee diurne. Sembra quindi che il paziente abbia avuto la gentilezza di portare in forma di sogno proprio ciò che immediatamente prima gli è stato “suggerito”. L’analista più esperto ha tuttavia difficoltà ad aspettarsi tali gentilezze dal suo paziente; egli accetta tali sogni come conferme desiderate e constata che vengono osservati solo in determinate condizioni di influenza da parte della cura. I sogni di gran lunga più numerosi sono quelli che hanno preceduto la cura, tanto che, dopo aver defalcato tutto ciò che è già conosciuto e compreso, ne risulta un accenno più o meno chiaro su qualcosa che fino a quel momento era nascosto.

Note

1 [Il testo qui tradotto comparve nel numero di dicembre 1911 dello Zentralblatt für Psychoanalyse. Cfr. S. Freud, Die Handhabung der Traumdeutung in der Psychoanalyse in Zentralblatt für Psychoanalyse. Medizinische Monatsschrift für Seelenkunde. vol. 2, n. 3, (1911), pp. 109-113.]

2 [Jeweilige psychische Oberfläche. Espressione che compare identica nello scritto del 1914 dedicato al rapporto fra ricordare, ripetere ed elaborare. Cfr. id., Erinnern, Wiederholen und Durcharbeiten (1914), trad. it. Ricordare, ripetere e rielaborare, in Opere di Sigmund Freud, 12 voll., vol. VII, Boringhieri, Torino 1975, p. 353. Va notato che nella traduzione pubblicata da Boringhieri il concetto di “superficie” scompare e viene sostituito da “elementi”. La prima occorrenza di “superficie psichica” va ricondotta al testo con Breuer sull’isteria. Cfr. S. Freud, J. Breuer, Studien über Hysterie (1895), trad. it. Studi sull’isteria, in Opere di Sigmund Freud, vol. I, Boringhieri, Torino 1967, p. 259. Per una bibliografia su questo concetto, si veda la voce Oberfläche (psychische) del testo Handbuch psychoanalytischer Grundbegriffe (“Manuale dei concetti psicanalitici fondamentali”). Cfr. W. Mertens, Handbuch psychoanalytischer Grundbegriffe, Kohlhammer Verlag, Stoccarda 2014.]

3 [Per un approccio al concetto di “reazione” in Freud, si vedano i due frammenti del testo sull’interpretazione del sogno nell’articolo Una deformazione non è per sempre su questo blog.]

4 [Cfr. S. Freud, Die Traumdeutung (1900), trad. it. L’interpretazione dei sogni, in Opere di Sigmund Freud, vol. III, Boringhieri, Torino 1966, pp. 319-321.]

5 [Ivi, pp. 479-480.]

6 [Nella sua traduzione della biografia di Wilhelm Stekel, Michele Lualdi ipotizza che il riferimento a un tale interprete di sogni possa essere una sorta di riferimento obliquo di Freud al suo incontenibile allievo. Cfr. W. Stekel, E. Gutheil, The Autobiography of Wilhelm Stekel (1950), trad. it. M. M. Lualdi, Passando da Stekel. Edizione critica dell’Autobiografia di Wilhelm Stekel, Youcanprint, Tricase 2015, p. 368.]

7 [A partire dal 1908 Freud aveva delineato un progetto di sistematizzazione della prassi clinica, una sorta di “corpus di tecnica analitica”, e l’aveva intitolato Metodica generale della psicoanalisi. Tale progetto venne poi rinviato a più riprese e infine accantonato. E. Jones, The life and work of Sigmund Freud (1953), trad. it. Vita e opere di Freud, il Saggiatore, Milano 1962, 3 voll., vol. II, pp. 286-288. Jones riporta nel titolo provvisorio parola “tecnica”, ma Freud usa quasi sempre il termine “metodica”.]

8 [Nel testo sull’avvio del trattamento Freud si occupa estesamente della questione, articolandola proprio in uno scambio domanda-risposta: “La domanda successiva che ci troviamo di fronte è una domanda di principio. Suona così: quando dobbiamo dare inizio alle comunicazioni all’analizzato? Quando è tempo di svelargli il significato nascosto delle sue idee spontanee, di iniziarlo ai presupposti e alle procedure tecniche dell’analisi? La risposta non può che suonare così: non prima che nel paziente si sia instaurato un transfert efficace, un buon rapporto. La prima meta del trattamento rimane quella di attaccare il paziente alla cura e alla persona del medico. Per questo non bisogna far altro che lasciargli tempo. Se gli si dimostra un interesse serio, se si eliminano con cura le resistenze che emergono all’inizio e si evitano certi errori, il paziente instaura da solo un tale attaccamento e inserisce il medico fra le imago di quelle persone dalle quali è stato abituato a ricevere amore. Ci si può tuttavia giocare questo primo successo se dall’inizio si adotta un punto di vista che non sia quello dell’immedesimazione, per esempio moraleggiante, oppure se ci si atteggia a rappresentante o mandatario di una parte, per esempio dell’altro membro della coppia coniugale e simili.” Cfr. S. Freud, Zur Einleitung der Behandlung (1913), trad. it. Inizio del trattamento, in Opere di Sigmund Freud, vol. VII, Boringhieri, Torino 1975, pp. 348-349, (traduzione modificata).]

9 [Questione affrontata sempre nel testo sull’avvio del trattamento: “Per un analista esperto non è difficile distinguere con chiarezza i desideri trattenuti di un malato già dalle sue lagnanze e dal resoconto della sua malattia; ma che dose di presunzione e avventatezza ci vuole per rivelare a un estraneo conosciuto da poco, che non ha familiarità con tutti i presupposti analitici, che dipende incestuosamente da sua madre, che nutre desideri di morte verso la moglie apparentemente amata, che accarezza l’intenzione di ingannare il suo principale e cose simili! Ho sentito che ci sono analisti che si vantano di tali diagnosi istantanee e di trattamenti rapidi, ma io ammonisco chiunque a non seguire questo esempio. In questo modo, per sé e per la propria causa non si otterrà altro che discredito e si susciteranno le proteste più furiose, che si sia indovinato o meno; anzi, la resistenza sarà tanto più forte quanto più correttamente si è indovinato. In un primo tempo l’effetto terapeutico sarà di regola uguale a zero, l’intimidazione verso l’analisi sarà definitiva. Anche in stadi successivi del trattamento si dovrà usare prudenza, al fine di non comunicare la soluzione di un sintomo o la traduzione di un desiderio fino a quando il paziente non sia ad un soffio, in modo da dover fare soltanto un breve passo ancora per impadronirsene egli stesso. Negli anni passati ho avuto spesso l’occasione di sperimentare come la comunicazione prematura di una soluzione della cura provocasse una fine prematura, tanto a causa delle resistenze che venivano così improvvisamente destate quanto in ragione del sollievo ottenuto con la soluzione.” Cfr. ivi, p. 349 (traduzione modificata).]

10 [Cfr. id., Bemerkungen zur Theorie und Praxis der Traumdeutung (1922), trad. it. Osservazioni sulla teoria e pratica dell’interpretazione dei sogni, in Opere di Sigmund Freud, vol. IX, Boringhieri, Torino 1977, pp. 425-429.]

 

Alfred Kubin, Jede Nacht besucht uns ein Traum (1900)
Alfred Kubin, Jede Nacht besucht uns ein Traum (1900)

Di seguito il testo originale:

Die Handhabung der Traumdeutung in der Psychoanalyse (1911)

[350] Das »Zentralblatt für Psychoanalyse« hat sich nicht nur die eine Aufgabe gesetzt, über die Fortschritte der Psychoanalyse zu orientieren und selbst kleinere Beiträge zur Veröffentlichung zu bringen, sondern möchte auch den anderen Aufgaben genügen, das bereits Erkannte in klarer Fassung dem Lernenden vorzulegen und dem Anfänger in der analytischen Behandlung durch geeignete Anweisungen Aufwand an Zeit und Mühe zu ersparen. Es werden darum in dieser Zeitschrift von nun an auch Aufsätze didaktischer Natur und technischen Inhaltes erscheinen, an denen es nicht wesentlich ist, ob sie auch etwas Neues mitteilen.

Die Frage, die ich heute zu behandeln gedenke, ist nicht die nach der Technik der Traumdeutung. Es soll nicht erörtert werden, wie man Träume zu deuten und deren Deutung zu verwerten habe, sondern nur, welchen Gebrauch man bei der psychoanalytischen Behandlung von Kranken von der Kunst der Traumdeutung machen solle. Man kann dabei gewiß in verschiedener Weise vorgehen, aber die Antwort auf technische Fragen ist in der Psychoanalyse niemals selbstverständlich. Wenn es vielleicht mehr als nur einen guten Weg gibt, so gibt es doch sehr viele schlechte, und eine Vergleichung verschiedener [351] Techniken kann nur aufklärend wirken, auch wenn sie nicht zur Entscheidung für eine bestimmte Methode führen sollte.

Wer von der Traumdeutung her zur analytischen Behandlung kommt, der wird sein Interesse für den Inhalt der Träume festhalten und darum jeden Traum, den ihm der Kranke erzählt, zur möglichst vollständigen Deutung bringen wollen. Er wird aber bald merken können, daß er sich nun unter ganz andersartigen Verhältnissen befindet, und daß er mit den nächsten Aufgaben der Therapie in Kollision gerät, wenn er seinen Vorsatz durchführen will. Erwies sich etwa der erste Traum des Patienten als vortrefflich brauchbar für die Anknüpfung der ersten an den Kranken zu richtenden Aufklärungen, so stellen sich alsbald Träume ein, die so lang und so dunkel sind, daß ihre Deutung in der begrenzten Arbeitsstunde eines Tages nicht zu Ende gebracht werden kann. Setzt der Arzt diese Deutungsarbeit durch die nächsten Tage fort, so wird ihm unterdes von neuen Träumen berichtet, die zurückgestellt werden müssen, bis er den ersten Traum für erledigt halten kann. Gelegentlich ist die Traumproduktion so reichlich und der Fortschritt des Kranken im Verständnis der Träume dabei so zögernd, daß der Analytiker sich der Idee nicht erwehren kann, diese Art der Darreichung des Materials sei nur eine Äußerung des Widerstandes, welcher sich der Erfahrung bedient, daß die Kur den ihr so gebotenen Stoff nicht bewältigen kann. Unterdes ist die Kur aber ein ganzes Stück hinter der Gegenwart zurückgeblieben und hat den Kontakt mit der Aktualität eingebüßt. Einer solchen Technik muß man die Regel entgegenhalten, daß es für die Behandlung von größter Bedeutung ist, die jeweilige psychische Oberfläche des Kranken zu kennen, darüber orientiert zu sein, welche Komplexe und welche Widerstände derzeit bei ihm rege gemacht sind, und welche bewußte Reaktion dagegen sein Benehmen leiten wird. Dieses therapeutische Ziel darf kaum jemals zu [352] Gunsten des Interesses an der Traumdeutung hintangesetzt werden.

Wie soll man es also mit der Traumdeutung in der Analyse halten, wenn man jener Regel eingedenk bleiben will? Etwa so: Man begnüge sich jedesmal mit dem Ergebnis an Deutung, welches in einer Stunde zu gewinnen ist, und halte es nicht für einen Verlust, daß man den Inhalt des Traumes nicht vollständig erkannt hat. Am nächsten Tage setze man die Deutungsarbeit nicht wie selbstverständlich fort, sondern erst dann, wenn man merkt, daß inzwischen nichts anderes sich beim Kranken in den Vordergrund gedrängt hat. Man mache also von der Regel, immer das zu nehmen, was dem Kranken zunächst in den Sinn kommt, zu Gunsten einer unterbrochenen Traumdeutung keine Ausnahme. Haben sich neue Träume eingestellt, ehe man die früheren zu Ende gebracht, so wende man sich diesen rezenteren Produktionen zu und mache sich aus der Vernachlässigung der älteren keinen Vorwurf. Sind die Träume gar zu umfänglich und weitschweifig geworden, so verzichte man bei sich von vornherein auf eine vollständige Lösung. Man hüte sich im allgemeinen davor, ein ganz besonderes Interesse für die Deutung der Träume an den Tag zu legen oder im Kranken die Meinung zu erwecken, daß die Arbeit stille stehen müsse, wenn er keine Träume bringe. Man läuft sonst Gefahr, den Widerstand auf die Traumproduktion zu lenken und ein Versiegen der Träume hervorzurufen. Der Analysierte muß vielmehr zur Überzeugung erzogen werden, daß die Analyse in jedem Falle Material zu ihrer Fortsetzung findet, gleichgültig ob er Träume beibringt oder nicht, und in welchem Ausmaße man sich mit ihnen beschäftigt.

Man wird nun fragen: Verzichtet man nicht auf zuviel wertvolles Material zur Aufdeckung des Unbewußten, wenn man die Traumdeutung nur unter solchen methodischen Einschränkungen ausübt? Darauf ist folgendes zu erwidern: Der Verlust ist keineswegs [353] so groß, wie es bei geringer Vertiefung in den Sachverhalt erscheinen wird. Man mache sich einerseits klar, daß irgend ausführliche Traumproduktionen bei schweren Fällen von Neurosen nach allen Voraussetzungen als prinzipiell nicht vollständig lösbar beurteilt werden müssen. Ein solcher Traum baut sich oft über dem gesamten pathogenen Material des Falles auf, welches Arzt und Patient noch nicht kennen (sogenannte Programmträume, biographische Träume); er ist gelegentlich einer Übersetzung des ganzen Inhalts der Neurose in die Traumsprache gleichzustellen. Beim Versuch einen solchen Traum zu deuten, werden alle noch unangetastet vorhandenen Widerstände zur Wirkung kommen und der Einsicht bald eine Grenze setzen. Die vollständige Deutung eines solchen Traumes fällt eben zusammen mit der Ausführung der ganzen Analyse. Hat man ihn zu Beginn der Analyse notiert, so kann man ihn etwa am Ende derselben, nach vielen Monaten, verstehen. Es ist derselbe Fall wie beim Verständnis eines einzelnen Symptoms (des Hauptsymptoms etwa). Die ganze Analyse dient der Aufklärung desselben; während der Behandlung muß man der Reihe nach bald dies bald jenes Stück der Symptombedeutung zu erfassen suchen, bis man all diese Stücke zusammensetzen kann. Mehr darf man also auch von einem zu Anfang der Analyse vorfallenden Traume nicht verlangen; man muß sich zufrieden geben, wenn man aus dem Deutungsversuch zunächst eine einzelne pathogene Wunschregung errät.

Man verzichtet also auf nichts Erreichbares, wenn man die Absicht einer vollständigen Traumdeutung aufgibt. Man verliert aber auch in der Regel nichts, wenn man die Deutung eines älteren Traumes abbricht, um sich einem rezenteren zuzuwenden. Wir haben aus schönen Beispielen voll gedeuteter Träume erfahren, daß mehrere aufeinanderfolgende Szenen desselben Traumes den nämlichen Inhalt haben können, der sich in ihnen etwa mit steigender Deutlichkeit durchsetzt. Wir haben ebenso [354] gelernt, daß mehrere in derselben Nacht vorfallende Träume nichts anderes zu sein brauchen als Versuche, denselben Inhalt in verschiedener Ausdrucksweise darzustellen. Wir können ganz allgemein versichert sein, daß jede Wunschregung, die sich heute einen Traum schafft, in einem anderen Traume wiederkehren wird, solange sie nicht verstanden und der Herrschaft des Unbewußten entzogen ist. So wird auch oft der beste Weg, um die Deutung eines Traumes zu vervollständigen, darin bestehen, daß man ihn verläßt, um sich dem neuen Traume zu widmen, der das nämliche Material in vielleicht zugänglicherer Form wieder aufnimmt. Ich weiß, daß es nicht nur für den Analysierten, sondern auch für den Arzt eine starke Zumutung ist, die bewußten Zielvorstellungen bei der Behandlung aufzugeben und sich ganz einer Leitung zu überlassen, die uns doch immer wieder als »zufällig« erscheint. Aber ich kann versichern, es lohnt sich jedesmal, wenn man sich entschließt, seinen eigenen theoretischen Behauptungen Glauben zu schenken, und sich dazu überwindet, die Herstellung des Zusammenhanges der Führung des Unbewußten nicht streitig zu machen.

Ich plädiere also dafür, daß die Traumdeutung in der analytischen Behandlung nicht als Kunst um ihrer selbst willen betrieben werden soll, sondern daß ihre Handhabung jenen technischen Regeln unterworfen werde, welche die Ausführung der Kur überhaupt beherrschen. Natürlich kann man es gelegentlich auch anders machen und seinem theoretischen Interesse ein Stück weit nachgehen. Man muß dabei aber immer wissen, was man tut. Ein anderer Fall ist noch in Betracht zu ziehen, der sich ergeben hat, seitdem wir zu unserem Verständnis der Traumsymbolik größeres Zutrauen haben und uns von den Einfällen der Patienten unabhängiger wissen. Ein besonders geschickter Traumdeuter kann sich etwa in der Lage befinden, daß er jeden Traum des Patienten durchschaut, ohne diesen zur mühsamen und zeitraubenden Bearbeitung des Traumes anhalten zu müssen.

[355] Für einen solchen Analytiker entfallen also alle Konflikte zwischen den Anforderungen der Traumdeutung und jenen der Therapie. Er wird sich auch versucht fühlen, die Traumdeutung jedesmal voll auszunützen und dem Patienten alles mitzuteilen, was er aus seinen Träumen erraten hat. Dabei hat er aber eine Methodik der Behandlung eingeschlagen, die von der regulären nicht unerheblich abweicht, wie ich in anderem Zusammenhange dartun werde. Dem Anfänger in der psychoanalytischen Behandlung ist jedenfalls zu widerraten, daß er sich diesen außergewöhnlichen Fall zum Vorbild nehme.

Gegen die allerersten Träume, die ein Patient in der analytischen Behandlung mitteilt, so lange er selbst noch nichts von der Technik der Traumübersetzung gelernt hat, verhält sich jeder Analytiker wie jener von uns angenommene überlegene Traumdeuter. Diese initialen Träume sind sozusagen naiv, sie verraten dem Zuhörer sehr viel, ähnlich wie die Träume sogenannt gesunder Menschen. Es entsteht nun die Frage, soll der Arzt auch sofort dem Kranken alles übersetzen, was er selbst aus dem Traume herausgelesen hat. Diese Frage soll aber hier nicht beantwortet werden, denn sie ist offenbar der umfassenderen Frage untergeordnet, in welchen Phasen der Behandlung und in welchem Tempo der Kranke in die Kenntnis des ihm seelisch Verhüllten vom Arzte eingeführt werden soll. Je mehr dann der Patient von der Übung der Traumdeutung erlernt hat, desto dunkler werden in der Regel seine späteren Träume. Alles erworbene Wissen um den Traum dient auch der Traumbildung als Warnung.

In den »wissenschaftlichen« Arbeiten über den Traum, die trotz der Ablehnung der Traumdeutung einen neuen Impuls durch die Psychoanalyse empfangen haben, findet man immer wieder eine recht überflüssige Sorgfalt auf die getreue Erhaltung des Traumtextes verlegt, der angeblich vor den Entstellungen [356] und Usuren der nächsten Tagesstunden bewahrt werden muß. Auch manche Psychoanalytiker scheinen sich ihrer Einsicht in die Bedingungen der Traumbildung nicht konsequent genug zu bedienen, wenn sie dem Behandelten den Auftrag geben, jeden Traum unmittelbar nach dem Erwachen schriftlich zu fixieren. Diese Maßregel ist in der Therapie überflüssig; auch bedienen sich die Kranken der Vorschrift gern, um sich im Schlafe zu stören und einen großen Eifer dort anzubringen, wo er nicht von Nutzen sein kann. Hat man nämlich auf solche Weise mühselig einen Traumtext gerettet, der sonst vom Vergessen verzehrt worden wäre, so kann man sich doch leicht überzeugen, daß für den Kranken damit nichts erreicht ist. Zu dem Text stellen sich die Einfälle nicht ein, und der Effekt ist der nämliche, als ob der Traum nicht erhalten geblieben wäre. Der Arzt hat allerdings in dem einen Falle etwas erfahren, was ihm im anderen entgangen wäre. Aber es ist nicht dasselbe, ob der Arzt oder ob der Patient etwas weiß; die Bedeutung dieses Unterschiedes für die Technik der Psychoanalyse soll ein anderes Mal von uns gewürdigt werden.

Ich will endlich noch einen besonderen Typus von Träumen erwähnen, die ihren Bedingungen nach nur in einer psychoanalytischen Kur vorkommen können, und die den Anfänger befremden oder irreführen mögen. Es sind dies die sogenannten nachhinkenden oder bestätigenden Träume, die der Deutung leicht zugänglich sind und als Übersetzung nichts anderes ergeben, als was die Kur in den letzten Tagen aus dem Material der Tageseinfälle erschlossen hatte. Es sieht dann so aus, als hätte der Patient die Liebenswürdigkeit gehabt, gerade das in Traumform zu bringen, was man ihm unmittelbar vorher »suggeriert« hat. Der geübtere Analytiker hat allerdings Schwierigkeiten, seinem Patienten solche Liebenswürdigkeiten zuzumuten; er greift solche Träume als erwünschte Bestätigungen auf und konstatiert, daß sie nur unter bestimmten Bedingungen der Beeinflussung [357] durch die Kur beobachtet werden. Die weitaus zahlreichsten Träume eilen ja der Kur voran, so daß sich aus ihnen nach Abzug von allem bereits Bekannten und Verständlichen ein mehr oder minder deutlicher Hinweis auf etwas, was bisher verborgen war, ergibt.

 

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