Freud e la terapia analitica fra suggestione e transfert

Propongo una nuova traduzione di quella parte della Lezione 28 (“La terapia analitica”) che Freud dedica al tema del transfert. “Fondamentalmente è questo l’ultimo tratto che separa il trattamento analitico da quello puramente suggestivo e libera i risultati analitici dal sospetto di essere successi dovuti alla suggestione. In ogni altro trattamento suggestivo il transfert viene accuratamente risparmiato, lasciato intatto; in quello analitico è esso stesso oggetto del trattamento e viene scomposto in tutte le forme in cui si manifesta. Al termine di una cura analitica, il transfert stesso deve essere smantellato e se a quel punto il successo viene raggiunto o mantenuto, esso non si basa sulla suggestione, ma sull’attività, compiuta con il suo aiuto, di superamento delle resistenze, sul cambiamento interno conseguito nel malato.”

Lezioni di introduzione alla psicanalisi (1917)

XXVIII Lezione – La terapia analitica

[…]

Alla luce della conoscenza che abbiamo ricavato dalla psicanalisi, possiamo descrivere nel modo seguente la differenza fra la suggestione ipnotica e quella psicanalitica: la terapia ipnotica cerca di ricoprire e di intonacare qualcosa nella vita psichica; quella analitica cerca di portare alla luce qualcosa e di allontanarlo. La prima lavora come la cosmesi, la seconda come la chirurgia. La prima utilizza la suggestione per proibire i sintomi, rafforza le rimozioni, ma per il resto lascia inalterati tutti i processi che hanno condotto alla formazione sintomatica. La terapia analitica aggredisce più in profondità, fino alle radici, là dove sono i conflitti da cui provengono i sintomi, e si serve della suggestione per cambiare l’esito di questo conflitto. La terapia ipnotica lascia il paziente inattivo e immutato, per questo motivo ugualmente incapace di opporsi a ogni nuova occasione di ammalarsi. La cura analitica impone sia al medico che al malato una gravosa attività di lavoro che viene utilizzata per abolire le resistenze interne. Con il superamento di queste resistenze la vita psichica del malato viene durevolmente alterata, innalzata a un grado superiore di sviluppo, mantenendo una protezione verso nuove possibilità di malattia. Questo lavoro di superamento è l’opera essenziale della cura analitica; il malato deve compierla e il medico gliela rende possibile con il concorso della suggestione, che agisce nel senso di un’educazione. A proposito, si è a ragione parlato del trattamento analitico come di una sorta di post-educazione.

Spero di avervi reso chiaro in cosa il nostro modo di impiegare terapeuticamente la suggestione differisce dall’unico che è possibile nella terapia ipnotica. Riconducendo la suggestione al transfert, comprendete anche la capricciosità che nella terapia ipnotica ci ha così colpito, mentre quella analitica rimane calcolabile fino ai suoi limiti. Nell’applicare l’ipnosi dipendiamo dallo stato in cui si trova la capacità di transfert del malato, senza poter esercitare alcuna influenza su di essa. Il transfert dell’ipnotizzando può essere negativo o, come avviene generalmente, ambivalente; egli può essersi protetto dal suo transfert mediante particolari atteggiamenti; di ciò non veniamo a sapere nulla. Nella psicanalisi lavoriamo sul transfert stesso, approntiamo lo strumento con il quale vogliamo operare. In tal modo ci è possibile estrarre dalla potenza della suggestione un vantaggio del tutto diverso; la teniamo in pugno; non è il malato a suggerirsi da solo che cosa gli piace, ma siamo noi a guidare la sua suggestione, nella misura in cui egli è veramente accessibile alla sua influenza.

Ora direte che è indifferente che la forza propulsiva della nostra analisi venga chiamata transfert o suggestione, ma c’è il pericolo che influenzando il paziente rendiamo dubbia l’oggettiva certezza di quanto abbiamo scoperto. Ciò che va a beneficio della terapia, va a discapito della ricerca. È l’obiezione che più spesso viene sollevata contro la psicanalisi e si deve ammettere che, quand’anche sia inesatta, non la si può certo respingere considerandola stupida. Se fosse però giustificata, allora la psicanalisi non sarebbe altro che un tipo di trattamento suggestivo ben camuffato, particolarmente efficace e ci sarebbe consentito di prendere alla leggera quanto essa afferma sulle influenze cui siamo soggetti nella vita, sulla dinamica psichica, sull’inconscio. Così la pensano anche i nostri avversari; in particolare tutto quanto si riferisce all’importanza delle esperienze sessuali, se non addirittura queste stesse esperienze, sarebbe stato da noi “messo nella testa” del malato, dopo che queste combinazioni sono cresciute nella nostra fantasia depravata. Confutare queste accuse riesce più facile facendo appello all’esperienza piuttosto che con l’aiuto della teoria. Chi ha condotto delle psicanalisi ha potuto convincersi innumerevoli volte che è impossibile influenzare in tal modo il malato. Naturalmente non c’è alcuna difficoltà a farlo diventare seguace di una certa teoria e renderlo così anche partecipe di un possibile errore del medico. In questo il paziente si comporta come chiunque altro, come un allievo, ma in tal modo si è influenzata peraltro solo la sua intelligenza, non la sua malattia. La soluzione dei suoi conflitti e il superamento delle sue resistenze hanno successo solo se gli vengono fornite delle rappresentazioni d’attesa che coincidono in lui con la realtà. Ciò che nelle supposizioni del medico era inesatto ricade, nel corso dell’analisi, al di fuori di essa e va quindi ritirato e sostituito con qualcosa di più giusto. Con una tecnica accurata si cerca di impedire che la suggestione produca successi temporanei; ma, quand’anche dovessero verificarsi, sarebbero qualcosa di trascurabile, perché non ci si accontenta di un primo successo. Non si considera conclusa l’analisi se non vengono chiariti i punti oscuri del caso, colmate le lacune della memoria e trovate le occasioni in cui avvennero le rimozioni. Nei successi che giungono troppo presto si scorgono più ostacoli al lavoro analitico che non suoi progressi e si distruggono nuovamente questi successi, risolvendo di continuo il transfert sul quale si basano. Fondamentalmente è questo l’ultimo tratto che separa il trattamento analitico da quello puramente suggestivo e libera i risultati analitici dal sospetto di essere successi dovuti alla suggestione. In ogni altro trattamento suggestivo il transfert viene accuratamente risparmiato, lasciato intatto; in quello analitico è esso stesso oggetto del trattamento e viene scomposto in tutte le forme in cui si manifesta. Al termine di una cura analitica, il transfert stesso deve essere smantellato e se a quel punto il successo viene raggiunto o mantenuto, esso non si basa sulla suggestione, ma sull’attività, compiuta con il suo aiuto, di superamento delle resistenze, sul cambiamento interno conseguito nel malato.

Contro il sorgere di singole suggestioni opera certamente il fatto che durante la cura dobbiamo lottare senza requie contro le resistenze che sono capaci di trasformarsi in transfert negativi (ostili). Non mancheremo nemmeno di richiamare il fatto che un gran numero di singoli risultati dell’analisi, che altrimenti potrebbero essere sospettati di essere prodotti della suggestione, ci vengono confermati da un versante che è ineccepibile. In questo caso i nostri garanti sono i dementi e i paranoici, i quali naturalmente sono al di sopra del sospetto di farsi influenzare dalla suggestione. Ciò che questi malati raccontano delle traduzioni simboliche e delle fantasie che sono penetrate in loro fino alla coscienza coincide perfettamente con i risultati delle nostre ricerche sull’inconscio di chi soffre di nevrosi di transfert e rafforzano l’oggettiva correttezza delle nostre interpretazioni, spesso messe in dubbio. Credo che non vi sbagliate se su questo punto concedete all’analisi la vostra fiducia.

Completiamo ora la nostra rappresentazione del meccanismo di guarigione rivestendolo con le formule della teoria della libido. Il nevrotico è incapace di godimento e di prestazione; la prima incapacità perché la sua libido non è rivolta ad alcun oggetto reale, la seconda incapacità perché deve impiegare molta della sua rimanente energia per mantenere rimossa la libido e per difendersi dal suo assalto. Sarebbe guarito se il conflitto fra il suo Io e la sua libido avesse fine e il suo Io tornasse ad avere a disposizione la sua libido. Il compito terapeutico consiste allora nello sciogliere la libido dai suoi attuali legami sottratti all’Io e nel porla di nuovo al servizio dell’Io. Ma dove si trova ora la libido del nevrotico? È facile trovarla; è legata ai sintomi che le garantiscono l’unico soddisfacimento attualmente possibile. Si deve quindi diventare signore dei sintomi, risolverli; appunto la stessa cosa che il malato richiede a noi. Per sciogliere i sintomi è necessario risalire alla loro insorgenza, rinnovare il conflitto dal quale sono scaturiti e, con l’aiuto di quelle forze motrici che a suo tempo non erano disponibili, indirizzarlo verso un altro esito. Questa revisione del processo della rimozione può solo parzialmente essere compiuta sulle tracce mnestiche dei processi che hanno condotto alla rimozione. Il pezzo decisivo del lavoro è svolto ricreando nel rapporto con il medico, nel “transfert”, nuove edizioni di quei vecchi conflitti nelle quali il malato vorrebbe comportarsi come aveva fatto a suo tempo, costringendolo invece, con l’impiego di tutte le forze psichiche disponibili, a prendere un’altra decisione. Il transfert diventa quindi il campo di battaglia sul quale dovranno incontrarsi tutte le forze in lotta fra di loro.

Tutta la libido, come tutto quanto le si contrappone, viene a concentrarsi su un solo rapporto, quello con il medico, cosicché sia inevitabile che i sintomi si spoglino della libido. Al posto della malattia propria del paziente, compare quella, prodotta artificialmente, del transfert, la malattia di transfert; al posto degli svariati e irreali oggetti libidici, compare un oggetto unico, parimenti fantastico: la persona del medico. La nuova battaglia per questo oggetto viene però innalzata a un più alto livello psichico grazie all’aiuto della suggestione del medico e si svolge come un normale conflitto psichico. Evitando una nuova rimozione viene posto fine all’estraniamento fra l’Io e la libido e viene ripristinata l’unità psichica della persona. Quando la libido torna a staccarsi dall’oggetto temporaneo, dalla persona del medico, non può ritornare ai suoi oggetti precedenti, ma rimane a disposizione dell’Io. Le potenze che ha combattuto durante questo lavoro analitico sono, da una parte, l’avversione dell’Io contro alcuni orientamenti della libido che si esprimono come tendenza alla rimozione e, dall’altra, la tenacia o collosità della libido, che non lascia volentieri gli oggetti una volta che li ha investiti.

Il lavoro terapeutico si scompone quindi in due fasi; nella prima fase, tutta la libido, dai sintomi, viene spinta nel transfert e lì concentrata; nella seconda fase, viene condotta la battaglia per questo nuovo oggetto e la libido viene liberata da esso. In questo rinnovato conflitto, per un buon esito, il cambiamento decisivo è l’esclusione della rimozione, in modo che la libido non possa di nuovo sottrarsi all’Io con la fuga nell’inconscio. Ciò è reso possibile dall’alterazione dell’Io che si compie sotto l’influenza della suggestione del medico. Attraverso il lavoro interpretativo che traspone l’inconscio nel conscio, l’Io viene ingrandito a spese di questo inconscio; attraverso l’insegnamento viene reso conciliante verso la libido e propenso ad accordarle un qualche soddisfacimento e la sua ripugnanza verso le pretese della libido viene ridotta dalla possibilità di liquidarne una quota mediante la sublimazione. Quanto meglio i processi corrisponderanno nel trattamento a questa descrizione ideale, tanto più grande sarà il successo della terapia analitica. Esso trova un ostacolo nella mancanza di mobilità della libido, che può rifiutarsi di abbandonare il proprio oggetto, e nella rigidità del narcisismo, che non lascia crescere il transfert oggettuale oltre un certo limite. Gettiamo forse ancora un po’ di luce sulla dinamica del processo di guarigione rilevando che noi catturiamo l’intera libido sottratta alla signoria dell’Io attirandone su di noi un pezzo attraverso il transfert.

Non è poi inopportuno ammonire che dalla ripartizione della libido durante e dopo il trattamento non si può trarre alcuna conclusione diretta sulla collocazione della libido nello stato di malattia. Ammesso che ci sia riuscito di risolvere felicemente il caso producendo e sciogliendo un forte transfert paterno, sarebbe errato concludere che il malato aveva prima patito un simile legame inconscio della sua libido verso il padre. Il transfert paterno è solo il campo di battaglia in cui ci impadroniamo della libido; la libido del malato è stata guidata lì a partire da altre posizioni. Questo campo di battaglia non coincide necessariamente con una delle fortezze più importanti del nemico. Non occorre che la difesa della capitale nemica avvenga proprio davanti alle sue porte. Solo dopo che il transfert è stato di nuovo dissolto, si può ricostruire nel pensiero la ripartizione della libido che esisteva durante la malattia.

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Bibliografia

S. Freud, Vorlesungen zur Einführung in die Psychoanalyse (1915-1917), in Freud Gesammelte Werke, vol. XI, Imago, Londra 1944, pp. 466-482.

Francesco Hayez - La distruzione del tempio di Gerusalemme (1867)
Francesco Hayez – La distruzione del tempio di Gerusalemme (1867)

Di seguito il testo originale:

Vorlesungen zur Einführung in die Psychoanalyse (1917)

XXVIII. Vorlesung – Die analytische Therapie

[…]

Im Lichte der Erkenntnis, welche wir aus der Psychoanalyse gewonnen haben, können wir den Unterschied zwischen der hypnotischen und der psychoanalytischen Suggestion in folgender Art beschreiben: Die hypnotische Therapie sucht etwas im Seelenleben zu verdecken und zu übertünchen, die analytische etwas freizulegen und zu entfernen. Die erstere arbeitet wie eine Kosmetik, die letztere wie eine Chirurgie. Die erstere benützt die Suggestion, um die Symptome zu [469] verbieten, sie verstärkt die Verdrängungen, läßt aber sonst alle Vorgänge, die zur Symptombildung geführt haben, ungeändert. Die analytische Therapie greift weiter wurzelwärts an, bei den Konflikten, aus denen die Symptome hervorgegangen sind, und bedient sich der Suggestion, um den Ausgang dieser Konflikte abzuändern. Die hypnotische Therapie läßt den Patienten untätig und ungeändert, darum auch in gleicher Weise widerstandslos gegen jeden neuen Anlaß zur Erkrankung. Die analytische Kur legt dem Arzt wie dem Kranken schwere Arbeitsleistung auf, die zur Aufhebung innerer Widerstände verbraucht wird. Durch die Überwindung dieser Widerstände wird das Seelenleben des Kranken dauernd verändert, auf eine höhere Stufe der Entwicklung gehoben und bleibt gegen neue Erkrankungsmöglichkeiten geschützt. Diese Überwindungsarbeit ist die wesentliche Leistung der analytischen Kur, der Kranke hat sie zu vollziehen, und der Arzt ermöglicht sie ihm durch die Beihilfe der im Sinne einer Erziehung wirkenden Suggestion. Man hat darum auch mit Recht gesagt, die psychoanalytische Behandlung sei eine Art von Nacherziehung.

Ich hoffe, Ihnen nun klargemacht zu haben, worin sich unsere Art, die Suggestion therapeutisch zu verwenden, von der bei der hypnotischen Therapie allein möglichen unterscheidet. Sie verstehen auch durch die Zurückführung der Suggestion auf die Übertragung die Launenhaftigkeit, die uns an der hypnotischen Therapie auffiel, während die analytische bis zu ihren Schranken berechenbar bleibt. Bei der Anwendung der Hypnose sind wir von dem Zustande der Übertragungsfähigkeit des Kranken abhängig, ohne daß wir auf diese selbst einen Einfluß üben könnten. Die Übertragung des zu Hypnotisierenden mag negativ oder, wie zu allermeist, ambivalent sein, er kann sich durch besondere Einstellungen gegen seine Übertragung geschützt haben; wir erfahren nichts davon. In der Psychoanalyse arbeiten wir an der Übertragung selbst, lösen auf, was ihr entgegensteht, richten uns das Instrument zu, mit dem wir einwirken wollen. So wird es uns möglich, aus der Macht der Suggestion einen ganz anderen Nutzen [470] zu ziehen; wir bekommen sie in die Hand; nicht der Kranke suggeriert sich allein, wie es in seinem Belieben steht, sondern wir lenken seine Suggestion, soweit er ihrem Einfluß überhaupt zugänglich ist.

Nun werden Sie sagen, gleichgültig, ob wir die treibende Kraft unserer Analyse Übertragung oder Suggestion heißen, es besteht doch die Gefahr, daß die Beeinflussung des Patienten die objektive Sicherheit unserer Befunde zweifelhaft macht. Was der Therapie zugute kommt, bringt die Forschung zu Schaden. Es ist die Einwendung, welche am häufigsten gegen die Psychoanalyse erhoben worden ist, und man muß zugestehen, wenn sie auch unzutreffend ist, so kann man sie doch nicht als unverständig abweisen. Wäre sie aber berechtigt, so würde die Psychoanalyse doch nichts anderes als eine besonders gut verkappte, besonders wirksame Art der Suggestionsbehandlung sein, und wir dürften alle ihre Behauptungen über Lebenseinflüsse, psychische Dynamik, Unbewußtes leicht nehmen. So meinen es auch die Gegner; besonders alles, was sich auf die Bedeutung der sexuellen Erlebnisse bezieht, wenn nicht gar diese selbst, sollen wir den Kranken »eingeredet« haben, nachdem uns in der eigenen verderbten Phantasie solche Kombinationen gewachsen sind. Die Widerlegung dieser Anwürfe gelingt leichter durch die Berufung auf die Erfahrung als mit Hilfe der Theorie. Wer selbst Psychoanalysen ausgeführt hat, der konnte sich ungezählte Male davon überzeugen, daß es unmöglich ist, den Kranken in solcher Weise zu suggerieren. Es hat natürlich keine Schwierigkeit, ihn zum Anhänger einer gewissen Theorie zu machen und ihn so auch an einem möglichen Irrtum des Arztes teilnehmen zu lassen. Er verhält sich dabei wie ein anderer, wie ein Schüler, aber man hat dadurch auch nur seine Intelligenz, nicht seine Krankheit beeinflußt. Die Lösung seiner Konflikte und die Überwindung seiner Widerstände glückt doch nur, wenn man ihm solche Erwartungsvorstellungen gegeben hat, die mit der Wirklichkeit in ihm übereinstimmen. Was an den Vermutungen des Arztes unzutreffend war, das fällt im Laufe der Analyse wieder heraus, muß zurückgezogen und durch Richtigeres ersetzt werden. [471] Durch eine sorgfältige Technik sucht man das Zustandekommen von vorläufigen Suggestionserfolgen zu verhüten; aber es ist auch unbedenklich, wenn sich solche einstellen, denn man begnügt sich nicht mit dem ersten Erfolg. Man hält die Analyse nicht für beendigt, wenn nicht die Dunkelheiten des Falles aufgeklärt, die Erinnerungslücken ausgefüllt, die Gelegenheiten der Verdrängungen aufgefunden sind. Man erblickt in Erfolgen, die sich zu früh einstellen, eher Hindernisse als Förderungen der analytischen Arbeit und zerstört diese Erfolge wieder, indem man die Übertragung, auf der sie beruhen, immer wieder auflöst. Im Grunde ist es dieser letzte Zug, welcher die analytische Behandlung von der rein suggestiven scheidet und die analytischen Ergebnisse von dem Verdacht befreit, suggestive Erfolge zu sein. Bei jeder anderen suggestiven Behandlung wird die Übertragung sorgfältig geschont, unberührt gelassen; bei der analytischen ist sie selbst Gegenstand der Behandlung und wird in jeder ihrer Erscheinungsformen zersetzt. Zum Schlusse einer analytischen Kur muß die Übertragung selbst abgetragen sein, und wenn der Erfolg jetzt sich einstellt oder erhält, so beruht er nicht auf der Suggestion, sondern auf der mit ihrer Hilfe vollbrachten Leistung der Überwindung innerer Widerstände, auf der in dem Kranken erzielten inneren Veränderung.

Der Entstehung von Einzelsuggestionen wirkt wohl entgegen, daß wir während der Kur unausgesetzt gegen Widerstände anzukämpfen haben, die sich in negative (feindselige) Übertragungen zu verwandeln wissen. Wir werden es auch nicht versäumen, uns darauf zu berufen, daß eine große Anzahl von Einzelergebnissen der Analyse, die man sonst als Produkte der Suggestion verdächtigen würde, uns von anderer einwandfreier Seite bestätigt werden. Unsere Gewährsmänner sind in diesem Falle die Dementen und Paranoiker, die über den Verdacht suggestiver Beeinflussung natürlich hoch erhaben sind. Was uns diese Kranken an Symbolübersetzungen und Phantasien erzählen, die bei ihnen zum Bewußtsein durchgedrungen sind, deckt sich getreulich mit den Ergebnissen unserer Untersuchungen an dem [472] Unbewußten der Übertragungsneurotiker und bekräftigt so die objektive Richtigkeit unserer oft bezweifelten Deutungen. Ich glaube, Sie werden nicht irregehen, wenn Sie in diesen Punkten der Analyse Ihr Zutrauen schenken.

Wir wollen jetzt unsere Darstellung vom Mechanismus der Heilung vervollständigen, indem wir sie in die Formeln der Libidotheorie kleiden. Der Neurotiker ist genuß- und leistungsunfähig, das erstere, weil seine Libido auf kein reales Objekt gerichtet ist, das letztere, weil er sehr viel von seiner sonstigen Energie aufwenden muß, um die Libido in der Verdrängung zu erhalten und sich ihres Ansturmes zu erwehren. Er würde gesund, wenn der Konflikt zwischen seinem Ich und seiner Libido ein Ende hätte und sein Ich wieder die Verfügung über seine Libido besäße. Die therapeutische Aufgabe besteht also darin, die Libido aus ihren derzeitigen, dem Ich entzogenen Bindungen zu lösen und sie wieder dem Ich dienstbar zu machen. Wo steckt nun die Libido des Neurotikers? Leicht zu finden; sie ist an die Symptome gebunden, die ihr die derzeit einzig mögliche Ersatzbefriedigung gewähren. Man muß also der Symptome Herr werden, sie auflösen, gerade dasselbe, was der Kranke von uns fordert. Zur Lösung der Symptome wird es nötig, bis auf deren Entstehung zurückzugehen, den Konflikt, aus dem sie hervorgegangen sind, zu erneuern und ihn mit Hilfe solcher Triebkräfte, die seinerzeit nicht verfügbar waren, zu einem anderen Ausgang zu lenken. Diese Revision des Verdrängungsprozesses läßt sich nur zum Teil an den Erinnerungsspuren der Vorgänge vollziehen, welche zur Verdrängung geführt haben. Das entscheidende Stück der Arbeit wird geleistet, indem man im Verhältnis zum Arzt, in der »Übertragung«, Neuauflagen jener alten Konflikte schafft, in denen sich der Kranke benehmen möchte, wie er sich seinerzeit benommen hat, während man ihn durch das Aufgebot aller verfügbaren seelischen Kräfte zu einer anderen Entscheidung nötigt. Die Übertragung wird also das Schlachtfeld, auf welchem sich alle miteinander ringenden Kräfte treffen sollen.

[473] Alle Libido wie alles Widerstreben gegen sie wird auf das eine Verhältnis zum Arzt gesammelt; dabei ist es unvermeidlich, daß die Symptome von der Libido entblößt werden. An Stelle der eigenen Krankheit des Patienten tritt die künstlich hergestellte der Übertragung, die Übertragungskrankheit, an Stelle der verschiedenartigen irrealen Libidoobjekte das eine wiederum phantastische Objekt der ärztlichen Person. Der neue Kampf um dieses Objekt wird aber mit Hilfe der ärztlichen Suggestion auf die höchste psychische Stufe gehoben, er verläuft als normaler seelischer Konflikt. Durch die Vermeidung einer neuerlichen Verdrängung wird der Entfremdung zwischen Ich und Libido ein Ende gemacht, die seelische Einheit der Person wieder hergestellt. Wenn die Libido von dem zeitweiligen Objekt der ärztlichen Person wieder abgelöst wird, kann sie nicht zu ihren früheren Objekten zurückkehren, sondern steht zur Verfügung des Ichs. Die Mächte, die man während dieser therapeutischen Arbeit bekämpft hat, sind einerseits die Abneigung des Ichs gegen gewisse Richtungen der Libido, die sich als Verdrängungsneigung geäußert hat, und anderseits die Zähigkeit oder Klebrigkeit der Libido, die einmal von ihr besetzte Objekte nicht gerne verläßt.

Die therapeutische Arbeit zerlegt sich also in zwei Phasen; in der ersten wird alle Libido von den Symptomen her in die Übertragung gedrängt und dort konzentriert, in der zweiten der Kampf um dies neue Objekt durchgeführt und die Libido von ihm freigemacht. Die für den guten Ausgang entscheidende Veränderung ist die Ausschaltung der Verdrängung bei diesem erneuerten Konflikt, so daß sich die Libido nicht durch die Flucht ins Unbewußte wiederum dem Ich entziehen kann. Ermöglicht wird sie durch die Ichveränderung, welche sich unter dem Einfluß der ärztlichen Suggestion vollzieht. Das Ich wird durch die Deutungsarbeit, welche Unbewußtes in Bewußtes umsetzt, auf Kosten dieses Unbewußten vergrößert, es wird durch Belehrung gegen die Libido versöhnlich und geneigt gemacht, ihr irgendeine Befriedigung einzuräumen, und seine Scheu vor den Ansprüchen der Libido wird durch die Möglichkeit, einen Teilbetrag [474] von ihr durch Sublimierung zu erledigen, verringert. Je besser sich die Vorgänge bei der Behandlung mit dieser idealen Beschreibung decken, desto größer wird der Erfolg der psychoanalytischen Therapie. Seine Schranke findet er an dem Mangel an Beweglichkeit der Libido, die sich sträuben kann, von ihren Objekten abzulassen, und an der Starrheit des Narzißmus, der die Objektübertragung nicht über eine gewisse Grenze anwachsen läßt. Vielleicht werfen wir ein weiteres Licht auf die Dynamik des Heilungsvorganges durch die Bemerkung, daß wir die ganze der Herrschaft des Ichs entzogene Libido auffangen, indem wir durch die Übertragung ein Stück von ihr auf uns ziehen.

Es ist auch die Mahnung nicht unangebracht, daß wir aus den Verteilungen der Libido, die sich während und durch die Behandlung herstellen, keinen direkten Schluß auf die Unterbringung der Libido während des Krankseins ziehen dürfen. Angenommen, es sei uns gelungen, den Fall durch die Herstellung und Lösung einer starken Vaterübertragung auf den Arzt glücklich zu erledigen, so ginge der Schluß fehl, daß der Kranke vorher an einer solchen unbewußten Bindung seiner Libido an den Vater gelitten hat. Die Vaterübertragung ist nur das Schlachtfeld, auf welchem wir uns der Libido bemächtigen; die Libido des Kranken ist von anderen Positionen her dorthin gelenkt worden. Dies Schlachtfeld muß nicht notwendig mit einer der wichtigen Festungen des Feindes zusammenfallen. Die Verteidigung der feindlichen Hauptstadt braucht nicht gerade vor deren Toren zu geschehen. Erst nachdem man die Übertragung wieder gelöst hat, kann man die Libidoverteilung, welche während des Krankseins bestanden hatte, in Gedanken rekonstruieren.

[…]