Freud sull’origine delle perversioni sessuali

Sigmund Freud – “Un bambino viene battuto” (1919)

Contributo alla conoscenza dell’origine delle perversioni sessuali

I

Le persone che hanno cercato il trattamento analitico a causa di un’isteria o di una nevrosi coatta confessano con sorprendente frequenza la rappresentazione di fantasia un bambino viene battuto. È molto probabile che ricorra ancora più spesso in altre persone, non costrette a prendere tale decisione a causa di una malattia manifesta.

Alla fantasia si collegano sentimenti piacevoli, grazie ai quali si ripete innumerevoli volte, o ancora si riproduce. Al colmo della situazione immaginata si impone quasi regolarmente una soddisfazione onanistica, quindi a livello dei genitali; all’inizio secondo la volontà della persona, ma in seguito con un carattere coatto contro il suo disgusto.

Si confessa la fantasia solo esitando; il ricordo dell’esordio è incerto; al trattamento analitico dell’argomento si oppone un’indubbia resistenza; vergogna e senso di colpa sono in questo caso forse più forti rispetto ad analoghe comunicazioni sugli inizi, ricordati, della vita sessuale.

Alla fine si riesce a stabilire che le prime fantasie del genere furono coltivate molto precocemente, già verso il quinto o sesto anno di età. Se a scuola il bambino vide il maestro battere altri bambini, l’esperienza richiamava le fantasie, se erano sopite, e le rafforzava, se erano ancora presenti, modificandone notevolmente il contenuto. Leggi tutto “Freud sull’origine delle perversioni sessuali”

Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico

Propongo una nuova traduzione del testo di Freud del 1912 nel quale dà diversi consigli ai suoi colleghi psicanalisti, che qui definisce ancora “medici”. Si tratta di un brano della sua opera che considero capitale per tre motivi. Il primo è che si presenta come una costruzione progressiva, dove i diversi consigli si intrecciano fino a delineare senza eccessiva gravità la sua posizione nel contesto della situazione analitica. Il significante che lega tutti questi fili è Einstellung (“atteggiamento”), che ritorna anche nel verbo einstellen proposto nella metafora del telefono per saldare il piano materiale (il microfono del chiamante e l’auricolare del ricevente) e il piano simbolico (la parola del paziente e l’ascolto dell’analista) con un significato che sta fra il “regolare”, il “sintonizzare”, e il più banale, in apparenza, “essere presenti nello stesso spazio e nello stesso tempo”. Il secondo motivo per cui considero importante questo testo è che nel tentativo di descrivere il nucleo della situazione analitica, approcciato dal versante dell’analista, Freud rimarca che tale situazione è dominata dalla simmetria: la regola fondamentale per il paziente di dire tutto quanto gli viene in mente ha il suo corrispettivo nella regola dell’attenzione uniformemente sospesa per l’analista e se quest’ultimo non la rispetta annulla il beneficio che il primo potrebbe ricavare dall’osservanza della propria. Il terzo motivo che mi porta ad ammirare questo testo risiede nella capacità di caratterizzare l’analisi come un lavoro collettivo che opera su un sapere parziale e a posteriori (nachträglich), incompatibile con qualunque tipo di ambizione terapeutica e pedagogica.

Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico (1912)

Le regole tecniche che qui propongo sono emerse dalla mia pluriennale esperienza dopo che, pagandone pegno, ho desistito dal seguire altre vie. Si noterà facilmente che esse, quantomeno molte di esse, si riassumono in un’unica prescrizione. Spero che la loro osservanza risparmi un dispendio inutile a molti medici analiticamente attivi e li protegga dal tralasciare qualcosa; devo però dire espressamente che questa tecnica si è dimostrata l’unica adeguata alla mia individualità; non oso contestare che un’altra personalità medica, costituitasi in modo totalmente diverso, possa essere spinta a favorire un altro atteggiamento verso i malati e verso i compiti da risolvere.

a) Il primo compito dinanzi cui si vede posto l’analista che tratta più di un paziente al giorno gli sembrerà anche il più difficile. Esso consiste nel trattenere nella memoria tutti gli innumerevoli nomi, date, dettagli di ricordi, idee spontanee e produzioni della malattia che un paziente presenta durante la cura nel corso di mesi e anni, non confondendoli con il materiale analogo che proviene da un paziente analizzato nello stesso periodo o in precedenza. Se si è addirittura costretti ad analizzare sei, otto o più malati al giorno, una prestazione di memoria che riesca a tanto desterà in chi è fuori dall’analisi1 incredulità, meraviglia e addirittura commiserazione. In ogni caso, ci si incuriosirà della tecnica che consente di padroneggiare una tale pletora e ci si aspetterà che essa si serva di particolari ausili. Leggi tutto “Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico”