Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico

Propongo una nuova traduzione del testo di Freud del 1912 nel quale dà diversi consigli ai suoi colleghi psicanalisti, che qui definisce ancora “medici”. Si tratta di un brano della sua opera che considero capitale per tre motivi. Il primo è che si presenta come una costruzione progressiva, dove i diversi consigli si intrecciano fino a delineare senza eccessiva gravità la sua posizione nel contesto della situazione analitica. Il significante che lega tutti questi fili è Einstellung (“atteggiamento”), che ritorna anche nel verbo einstellen proposto nella metafora del telefono per saldare il piano materiale (il microfono del chiamante e l’auricolare del ricevente) e il piano simbolico (la parola del paziente e l’ascolto dell’analista) con un significato che sta fra il “regolare”, il “sintonizzare”, e il più banale, in apparenza, “essere presenti nello stesso spazio e nello stesso tempo”. Il secondo motivo per cui considero importante questo testo è che nel tentativo di descrivere il nucleo della situazione analitica, approcciato dal versante dell’analista, Freud rimarca che tale situazione è dominata dalla simmetria: la regola fondamentale per il paziente di dire tutto quanto gli viene in mente ha il suo corrispettivo nella regola dell’attenzione uniformemente sospesa per l’analista e se quest’ultimo non la rispetta annulla il beneficio che il primo potrebbe ricavare dall’osservanza della propria. Il terzo motivo che mi porta ad ammirare questo testo risiede nella capacità di caratterizzare l’analisi come un lavoro collettivo che opera su un sapere parziale e a posteriori (nachträglich), incompatibile con qualunque tipo di ambizione terapeutica e pedagogica.

Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico (1912)

Le regole tecniche che qui propongo sono emerse dalla mia pluriennale esperienza dopo che, pagandone pegno, ho desistito dal seguire altre vie. Si noterà facilmente che esse, quantomeno molte di esse, si riassumono in un’unica prescrizione. Spero che la loro osservanza risparmi un dispendio inutile a molti medici analiticamente attivi e li protegga dal tralasciare qualcosa; devo però dire espressamente che questa tecnica si è dimostrata l’unica adeguata alla mia individualità; non oso contestare che un’altra personalità medica, costituitasi in modo totalmente diverso, possa essere spinta a favorire un altro atteggiamento verso i malati e verso i compiti da risolvere.

a) Il primo compito dinanzi cui si vede posto l’analista che tratta più di un paziente al giorno gli sembrerà anche il più difficile. Esso consiste nel trattenere nella memoria tutti gli innumerevoli nomi, date, dettagli di ricordi, idee spontanee e produzioni della malattia che un paziente presenta durante la cura nel corso di mesi e anni, non confondendoli con il materiale analogo che proviene da un paziente analizzato nello stesso periodo o in precedenza. Se si è addirittura costretti ad analizzare sei, otto o più malati al giorno, una prestazione di memoria che riesca a tanto desterà in chi è fuori dall’analisi [1] incredulità, meraviglia e addirittura commiserazione. In ogni caso, ci si incuriosirà della tecnica che consente di padroneggiare una tale pletora e ci si aspetterà che essa si serva di particolari ausili. Leggi tutto “Consigli per il medico nel trattamento psicanalitico”

Freud sui due principi dell’accadere psichico

Propongo una nuova traduzione del testo che Freud dedicò ai due principi dell’accadere psichico. Sui due principi, principio di piacere e principio di realtà, Freud propone delle “formulazioni” [Formulierungen], tentando di articolare la sua esposizione in “formule” e non in “precisazioni”. Con “accadere psichico” Freud ci propone un altro sintagma che copre lo stesso significato di espressioni globali e molari come “vita psichica” o “psiche”. Il testo qui proposto costituisce un importante riferimento non solo per distinguere i due principi sopracitati, ma anche per comprendere la dialettica fra processo primario e processo secondario e quella fra realtà effettuale e realtà psichica.

Formulazioni sui due principi dell’accadere psichico (1911)

Abbiamo da tempo notato che ogni nevrosi ha la conseguenza, quindi anche probabilmente anche la tendenza, di estromettere il malato dalla vita reale, di estraniarlo dalla realtà effettuale. Un fatto di questo tipo non poteva peraltro sfuggire all’osservazione di Pierre Janet; egli parla di una perdita “de la fonction du réel” come di una caratteristica particolare dei nevrotici, senza però scoprire la connessione di questo disturbo con le condizioni fondamentali della nevrosi.[1]

L’introduzione del processo di rimozione nella genesi della nevrosi ci ha permesso di vedere e comprendere tale connessione. Il nevrotico si distoglie dalla realtà effettuale perché la trova – nel suo insieme o in una sua parte – insopportabile. Il caso limite di questo distogliersi dalla realtà ce lo offrono alcuni casi di psicosi allucinatoria, nei quali deve venire denegato proprio l’evento che ha provocato la follia (Griesinger).[2] Propriamente ogni nevrotico fa però lo stesso con alcuni piccoli pezzi della realtà.[3] Ci si impone quindi il compito di indagare nel suo sviluppo il rapporto del nevrotico, e dell’uomo in genere, con la realtà e quindi di assumere l’importanza psicologica del mondo esterno reale nella struttura delle nostre dottrine. Leggi tutto “Freud sui due principi dell’accadere psichico”

Transfert come ostacolo negli appunti di Freud

Propongo una traduzione inedita di alcuni appunti di Sigmund Freud sul tema del transfert. Queste brevi annotazioni fanno parte di una serie di documenti che Freud voleva distruggere e che solo la benevola influenza di Marie Bonaparte prima e il lavoro filologico di Ilse Grubrich-Simitis poi ci permettono di conoscere.

Transfert e ostacolo

Dimentico ancora con troppa leggerezza che tutto quello che non è chiaro è transfert. Va preso con più rigore.

1) In primo luogo il transfert non va attaccato fino a quando non fa ostacolo;

2) diventa ostacolo prima dei casi spontanei perché attira l’attenzione;

3) per la tendenza a costruire resistenze che partono dal lavoro [analitico] e che per di più sono perfettamente adeguate;

4) per la sua intensità, oppure appena raggiunge una grande intensità;

5) per i suoi lati negativi, che possono essere più o meno ben formati. Leggi tutto “Transfert come ostacolo negli appunti di Freud”