Freud sui due principi dell’accadere psichico

Propongo una nuova traduzione del testo che Freud dedicò ai due principi dell’accadere psichico. Sui due principi, principio di piacere e principio di realtà, Freud propone delle “formulazioni” [Formulierungen], tentando di articolare la sua esposizione in “formule” e non in “precisazioni”. Con “accadere psichico” Freud ci propone un altro sintagma che copre lo stesso significato di espressioni globali e molari come “vita psichica” o “psiche”. Il testo qui proposto costituisce un importante riferimento non solo per distinguere i due principi sopracitati, ma anche per comprendere la dialettica fra processo primario e processo secondario e quella fra realtà effettuale e realtà psichica.

Formulazioni sui due principi dell’accadere psichico (1911)

Abbiamo da tempo notato che ogni nevrosi ha la conseguenza, quindi anche probabilmente anche la tendenza, di estromettere il malato dalla vita reale, di estraniarlo dalla realtà effettuale. Un fatto di questo tipo non poteva peraltro sfuggire all’osservazione di Pierre Janet; egli parla di una perdita “de la fonction du réel” come di una caratteristica particolare dei nevrotici, senza però scoprire la connessione di questo disturbo con le condizioni fondamentali della nevrosi.[1]

L’introduzione del processo di rimozione nella genesi della nevrosi ci ha permesso di vedere e comprendere tale connessione. Il nevrotico si distoglie dalla realtà effettuale perché la trova – nel suo insieme o in una sua parte – insopportabile. Il caso limite di questo distogliersi dalla realtà ce lo offrono alcuni casi di psicosi allucinatoria, nei quali deve venire denegato proprio l’evento che ha provocato la follia (Griesinger).[2] Propriamente ogni nevrotico fa però lo stesso con alcuni piccoli pezzi della realtà.[3] Ci si impone quindi il compito di indagare nel suo sviluppo il rapporto del nevrotico, e dell’uomo in genere, con la realtà e quindi di assumere l’importanza psicologica del mondo esterno reale nella struttura delle nostre dottrine. Leggi tutto “Freud sui due principi dell’accadere psichico”

Ferenczi e Rank sull’analisi laica

Propongo la traduzione di un frammento del testo Entwicklungsziele der Psychoanalyse: zur Wechselbeziehung von Theorie und Praxis che Sándor Ferenczi e Otto Rank hanno pubblicato insieme nel 1924.

Questo brano dedicato all’analisi praticata dai non medici anticipa di due anni il testo di Freud La questione dell’analisi laica e riprende molto acutamente un passaggio delle Conferenze di Worcester (1909) che contiene in nuce tutta l’argomentazione del testo freudiano del 1926. Va tenuto conto che “Laien”, il termine con cui sono indicati gli analisti non medici, aveva a quel tempo un’accezione analoga a “profani”, laddove lo status di non medici li qualificava immediatamente come non abili, estranei al campo. L’ambizione del testo di Freud è definire e proteggere l’autonomia della psicanalisi avendo come effetto quello di cambiare il senso della parola “Laien”: i non medici che abbiano fatto esperienza dell’analisi e si siano formati non sono profani e la parola con cui li si indica va intesa nel senso di “laici”. Leggi tutto “Ferenczi e Rank sull’analisi laica”