Freud e la regola fondamentale della psicanalisi

Propongo una nuova traduzione in italiano di un brano del testo sull’interpretazione del sogno dedicato alla cosiddetta regola fondamentale. A mio parere, esso contiene la più chiara descrizione dell’atteggiamento che Freud auspica si instauri nel paziente durante l’ora analitica. Fornisce inoltre l’argomento più rilevante a favore dell’utilizzo del divano.

Capita solo molto raramente di vedere citato questo brano per i due temi della regola fondamentale e del divano. La ragione di ciò può forse essere ricondotta al fatto che diamo ormai per assodato che nella scrittura di Freud l’unico punto di vista sia quello dell’analista e, una volta raccordati su questo sguardo, abbiamo raccolto quanto di significativo c’è nella sua scrittura.

Per la regola fondamentale sembra più importante la lettera della prescrizione dell’analista al paziente che non l’assetto psichico che quest’ultimo assume aderendovi, con il decisivo spostamento di energia psichica dalla critica all’autosservazione: questo passaggio non solo elimina un elemento di ostacolo all’emergere dell’inconscio, ma si appropria inoltre della sua energia e favorisce tale emersione.

Per il divano, sembra più importante il bisogno dell’analista di non essere osservato per diverse ore al giorno che non la dimensione economica che consiste in questo caso nel risparmio di energia dato dalla posizione del paziente, rilassata e senza stimoli esterni. Un’energia che egli può dedicare a un’autosservazione con attenzione raccolta.

L’interpretazione del sogno

[…]

Il metodo di interpretazione del sogno

L’analisi di un sogno modello

[…]

Devo affermare che il sogno ha davvero un significato e che un procedimento scientifico di interpretazione del sogno è possibile.

Sono giunto a conoscere questo procedimento nel modo seguente: da anni mi occupo di dissolvere, a scopo terapeutico, certe strutture psicopatologiche, fra le altre, quelle delle fobie isteriche, delle rappresentazioni coatte; ovvero me ne occupo dal momento in cui ho appreso, da una significativa comunicazione di Josef Breuer, che per queste formazioni, percepite come sintomi di malattia, dissoluzione e soluzione coincidono. Se si è potuto ricondurre tale rappresentazione patologica agli elementi nella vita psichica del malato da cui proviene, allora anch’essa è disgregata e il paziente ne è liberato. Considerata la debolezza delle altre nostre aspirazioni terapeutiche e vista la natura sconcertante di questi stati, mi è sembrato allettante, nonostante tutte le difficoltà, avanzare sulla strada imboccata da Breuer fino a giungere a una spiegazione completa. Riferirò dettagliatamente in un’altra occasione come infine si sia venuta formando la tecnica del procedimento e quali siano stati i risultati del tentativo. Nel corso di questi studi psicanalitici mi sono imbattuto nell’interpretazione del sogno. I pazienti, che avevo obbligato1 a comunicarmi tutte le idee spontanee2 e i pensieri che si sarebbero imposti loro su un certo tema, mi raccontavano i loro sogni e mi insegnavano così che un sogno può essere inserito nella concatenazione psicologica che, a partire da un’idea patologica, va seguita a ritroso nella memoria. Ero sul punto di trattare il sogno stesso come un sintomo e applicarvi il metodo di interpretazione elaborato per quest’ultimo.

Ora, ciò richiede una certa preparazione psichica del malato. Si aspira3 ad avere da lui due cose, l’incremento della sua attenzione per le sue percezioni psichiche e l’interruzione della critica con cui è solito esaminare i pensieri che emergono e gli si presentano. Avendo come obiettivo la sua autosservazione con attenzione raccolta, è vantaggioso che egli assuma una posizione tranquilla4 e chiuda gli occhi;5 bisogna che gli si imponga espressamente la rinuncia alla critica delle formazioni di pensiero percepite. Gli si dice quindi che il successo della psicanalisi dipende dal fatto che osservi e comunichi tutto ciò che gli passa per la mente e che non si lasci indurre a sopprimere un’idea spontanea perché gli sembra irrilevante o non pertinente al tema, un’altra perché gli sembra insensata. Deve comportarsi in modo totalmente imparziale6 nei confronti delle sue idee spontanee; perché sarebbe proprio da imputare alla critica se non gli riuscisse altrimenti di trovare la desiderata risoluzione del sogno, dell’idea coatta e simili.

Durante il lavoro psicanalitico ho notato che la condizione psichica dell’uomo che riflette è del tutto diversa da quella di chi osserva i propri processi psichici. Un’azione psichica entra in gioco maggiormente nella riflessione che nella più attenta osservazione di sé, come dimostrano anche l’espressione tesa e la fronte corrugata di chi riflette, in contrasto con la calma mimica di chi osserva se stesso. In entrambi i casi deve essere presente un raccoglimento dell’attenzione, ma chi riflette esercita in più la critica, per cui rifiuta una parte delle idee spontanee che emergono in lui dopo che le ha percepite; su altre taglia corto, in modo da non seguire le linee di pensiero che esse dischiuderebbero; di fronte ad altri pensieri ancora, sa come comportarsi, in modo tale che non divengano affatto coscienti, sopprimendoli quindi prima che siano percepiti.7 Chi osserva se stesso, d’altra parte, ha come sola fatica quella di sopprimere la critica; se ci riesce, giunge alla sua coscienza una miriade di idee spontanee che altrimenti sarebbero rimaste inafferrabili. Con l’aiuto di questo materiale per l’autopercezione, appena ottenuto, è possibile compiere l’interpretazione delle idee patologiche e delle strutture del sogno. Come si vede, si tratta di provocare uno stato psichico che ha in comune con lo stato che precede l’addormentamento (e sicuramente anche con lo stato ipnotico) una certa analogia nella distribuzione dell’energia psichica (dell’attenzione mobile). Nell’addormentamento, le “rappresentazioni non volute” emergono dalla remissione di una certa azione volontaria (e certamente anche critica) a cui permettiamo di influenzare il corso delle nostre rappresentazioni; siamo abituati a indicare come causa di questa remissione “l’affaticamento”; le rappresentazioni non volute che stanno emergendo si trasformano in immagini visive e acustiche.8 Nello stato che si utilizza per analizzare i sogni e le idee patologiche, si rinuncia intenzionalmente e volontariamente a ogni attività e si utilizza l’energia psichica risparmiata (o una parte di essa) per seguire con attenzione i pensieri non voluti che stanno ora emergendo e che, in quanto rappresentazioni, mantengono il proprio carattere (questa è la differenza rispetto allo stato di addormentamento). Così le rappresentazioni da “non volute” si fanno “volute”.

Per molte persone non sembra facile giungere all’atteggiamento qui richiesto verso le idee spontanee, che in apparenza “sorgono liberamente”, con la rinuncia alla critica altrimenti esercitata nei loro confronti. I “pensieri non voluti” tendono a scatenare la più feroce resistenza, quella che vuole impedire il loro emergere. Ma se prestiamo fede al nostro grande poeta filosofo Friedrich Schiller, un atteggiamento del tutto analogo lo deve contenere anche la condizione della produzione poetica. In un punto della sua corrispondenza con Christian Gottfried Körner – per averlo rintracciato dobbiamo ringraziare Otto Rank9 – Schiller risponde alla lagnanza del suo amico sulla sua scarsa produttività: “La ragione della tua lamentela sta, mi sembra, nella costrizione che il tuo intelletto impone alla tua immaginazione. Qui devo buttare giù un pensiero e dargli corpo con un paragone. Non sembra un bene e non sembra vantaggioso per l’opera di creazione dell’anima che l’intelletto ispezioni troppo rigorosamente le idee che affluiscono, quelle che sono, per così dire, già alle porte. Un’idea, considerata isolatamente, può essere molto irrilevante e assai avventata, ma diventa forse importante per mezzo di una che viene dopo di essa; forse, in una determinata connessione con altre che possono sembrare altrettanto insulse, può diventare un elemento assai appropriato: tutto ciò l’intelletto non lo può giudicare se non trattiene l’idea fino a quando l’abbia guardata in connessione con queste altre. In una mente creatrice invece, mi sembra, l’intelletto ha ritirato le guardie dalle porte, le idee irrompono pêle-mêle10 e solo allora, per la prima volta, le abbraccia con lo sguardo e ne ispeziona il grande ammasso. Voi, signori critici, o quale altro sia il modo in cui vi fate chiamare, vi vergognate o avete paura delle idee deliranti, istantanee e temporanee, che si trovano in tutti i veri e propri creatori e la cui durata, più o meno lunga, distingue l’artista che pensa dal sognatore. Da ciò le vostre lamentele di infecondità, perché rifiutate troppo presto e vagliate con troppa severità”.11

Eppure un tale “ritirare le guardie dalle porte dell’intelletto”, come lo chiama Schiller, un tale modo di porsi in uno stato di autosservazione acritica, non è affatto difficile.12

La maggior parte dei miei pazienti ci riesce dopo la prima istruzione; io stesso posso farlo in modo perfetto con il supporto della trascrizione delle mie idee spontanee. L’ammontare di energia psichica che così si toglie all’attività critica e con la quale si può aumentare l’intensità dell’autosservazione varia notevolmente a seconda del tema su cui si vuole fissare l’attenzione.

Il primo passo nell’applicazione di questo procedimento ci insegna che non si deve fare del sogno nel suo insieme l’oggetto dell’attenzione, ma solo singole parti del suo contenuto. Se chiedo al paziente che non si è ancora esercitato: “cosa le fa venire in mente questo sogno?”, di regola egli non sa come afferrare nulla nel suo campo visivo mentale. Devo porgli di fronte il sogno fatto a pezzi, allora egli per ciascun pezzo mi dà una serie di idee spontanee, che possono essere denominate come i “retropensieri” di questa porzione del sogno. Già per questa prima importante condizione, il metodo di interpretazione del sogno da me praticato si discosta dal metodo popolare di interpretazione, storicamente e leggendariamente famoso, che impiega il simbolico e si avvicina al secondo, il “metodo di deciframento”. Come quest’ultimo, è un’interpretazione en détail, non en masse;13 come esso, concepisce il sogno fin dall’inizio come qualcosa di composito, come un conglomerato di formazioni psichiche.

Nel corso delle mie psicanalisi con i nevrotici ho già interpretato più di mille sogni, ma qui non voglio utilizzare questo materiale come introduzione alla tecnica e alla dottrina dell’interpretazione del sogno. A parte il fatto che mi esporrei all’obiezione che sono i sogni di nevropatici, che non consentono un’illazione sui sogni di persone sane, c’è un altro motivo che mi spinge a rigettarlo. Il tema cui mirano questi sogni è ovviamente sempre la storia della malattia che sta alla base della nevrosi. Ciò richiederebbe un racconto preliminare troppo lungo per ogni sogno e l’introdursi nell’essenza e nelle condizioni eziologiche delle psiconevrosi, cose che di per sé sono nuove ed estranianti al massimo grado e che quindi distoglierebbero l’attenzione dal problema del sogno. La mia intenzione è piuttosto quella di creare, nella risoluzione del sogno, un lavoro preparatorio per rendere accessibili i problemi più difficili della psicologia delle nevrosi. Ma se rinuncio però ai sogni dei nevrotici, il mio materiale principale, non devo essere troppo selettivo riguardo al resto. Rimangono solo quei sogni che mi sono stati occasionalmente raccontati da persone sane di mia conoscenza, o quelli che trovo elencati come esempi nella letteratura sulla vita onirica. Purtroppo per tutti questi sogni mi manca l’analisi, senza la quale non posso trovare il senso del sogno. Il mio procedimento non è comodo come quello del popolare metodo di deciframento, che traduce il contenuto del sogno dato secondo una chiave fissa; sono al contrario preparato al fatto che lo stesso contenuto del sogno possa nascondere, in persone diverse e in contesti diversi, un altro senso. Pertanto ricorro ai miei sogni come a un materiale abbondante e comodo, proveniente da una persona pressoché normale e relativo a molteplici occasioni della vita quotidiana. Mi si opporrà certamente il dubbio sull’attendibilità di tali “autoanalisi”. Mi si opporrà che l’arbitrio non è in alcun modo escluso. A mio giudizio, la situazione è più favorevole quando si osserva se stessi che non quando si osservano gli altri; in ogni caso, si potrà tentare di scoprire fino a che punto ci si spinge interpretando il sogno con l’autoanalisi. Ho altre difficoltà da superare nella mia interiorità. Si ha un comprensibile pudore a esporre così tante cose intime della propria vita psichica, non sapendoci inoltre al sicuro da interpretazioni errate da parte di estranei. Ma se ne deve poter venire a capo. « Tout psychologiste – scrive Joseph Delbœuf est obligé de faire l’aveu même de ses faiblesses s’il croit par là jeter du jour sur quelque problème obscur ».14 Posso presumere che anche nel lettore l’interesse iniziale per le indiscrezioni che devo fare lascerà ben presto il posto a un approfondimento esclusivo dei problemi psicologici così illuminati.

Sceglierò quindi uno dei miei sogni e lo userò per spiegare il mio modo di interpretazione. Ciascun sogno di questo tipo richiede un racconto preliminare. Ma ora devo chiedere al lettore di fare propri, per molto tempo, i miei interessi e di immergersi con me nei più piccoli dettagli della mia vita, poiché una tale trasposizione richiede imperativamente interesse per il significato nascosto dei sogni.
 

Note

1 [Negli appunti delle sedute con Ernst Lanzer, declina questo obbligo in modo impersonale, definendolo un “comando della cura”: “Qui s’interrompe, si alza e mi chiede di esonerarlo dalla descrizione dei dettagli. Gli assicuro che io stesso non ho alcuna inclinazione alla crudeltà, che certo non lo tormento volentieri, ma che naturalmente non posso condonargli qualcosa su cui non ho alcun potere. Allo stesso modo potrebbe chiedermi di donargli due comete. Superare le resistenze è un ordine della cura, che naturalmente non possiamo ignorare. [All’inizio dell’ora gli avevo parlato del concetto di resistenza perché egli aveva accennato che, nel caso avesse dovuto comunicare la sua esperienza, avrebbe dovuto superare molte cose dentro di sé].”. Cfr. S. Freud, Originalnotizen zu einem Fall von Zwangsneurose (»Rattenmann«) (1974, postumo), trad. it. Appunti integrali del trattamento (1907-1908), in M. Casonato, E. Mergenthaler (a cura di), Freud e l’Uomo dei Topi, QuattroVenti, Urbino 2008, pp. 34-35 (trad. modificata).]

2 [Einfälle. Idee spontanee. Einfall, come riporta Elvio Fachinelli in Claustrofilia, è alla lettera «ciò che cade (fallen) nella mente”. È un sostantivo corrispettivo dell’espressione “ora mi viene in mente che…”. Si trova qualcosa che non si stava cercando. È molto più generale e molto meno tecnico del termine freie Assoziation, libera associazione. Nelle opere di Freud Einfall è molto più frequente di freie Assoziation e non è accettabile che venga tradotto né con “libera associazione” né con “associazione”, perché in tal modo si farebbe surrettiziamente passare un aspetto di connessione, di successione di idee che nel termine usato da Freud non esiste.]

3 [Man strebt. Si aspira. In questo brano Freud utilizza molto spesso la costruzione impersonale con “man”, dando all’analista il carattere di un agente astratto.]

4 [Ruhige. In questo passaggio Freud fornisce la più chiara indicazione dell’utilizzo del divano, che talvolta chiama Divan, talvolta chiama Ruhebett. Non è così chiaro e così convincente nel testo sull’avvio del trattamento, quando pare troppo impegnato a esporre il punto di vista dell’analista e a convincere i suoi adepti a non evitare di usarlo.]

5 [La tecnica di far chiudere gli occhi al paziente, residuo del procedimento ipnotico, fu presto abbandonata da Freud. Nel 1904, scrisse di se stesso in terza persona: “Attualmente egli cura i suoi malati senza alcun altra influenza, facendo loro assumere una comoda posizione supina su una chaise longue [Ruhebett], mentre egli siede su una sedia alle loro spalle, sottratto alla loro vista. Non esige nemmeno che chiudano gli occhi ed evita qualsiasi contatto e ogni altra procedura che possa far pensare all’ipnosi. Una tale seduta procede quindi come un dialogo tra due persone ugualmente deste, una delle quali si risparmia qualsiasi sforzo muscolare e ogni impressione sensoria che possa distrarla e disturbare la sua attenzione nel suo concentrarsi sulla propria attività psichica”. Cfr. S. Freud, Die Freud’sche psychoanalytische Methode. Mitteilung des Autors (1904), trad. it. Il Metodo psicoanalitico freudiano, in Opere di Sigmund Freud, 12 voll., vol. IV, Boringhieri, Torino 1970, p. 408 (trad. modificata).]

6 [Unparteiisch. Per il paziente il non prendere posizione, il non parteggiare per alcuna idea spontanea emergente è strutturalmente analogo al carattere equisospeso dell’attenzione dell’analista: “Questa è una tecnica molto semplice. Essa respinge, come vedremo, tutti gli ausili, persino il prendere appunti, e consiste nel non voler ravvisare nulla in particolare e nel porgere a tutto quanto capita di ascoltare la medesima “attenzione equisospesa”, come già una volta l’ho chiamata. Ci si risparmia in questo modo uno sforzo dell’attenzione, che comunque non potrebbe essere sostenuto per molte ore ogni giorno, e si evita il pericolo che è inseparabile dal prestare ascolto in modo intenzionale. Infatti, non appena si tende intenzionalmente la propria attenzione fino a un certo livello, si inizia anche a selezionare fra il materiale offerto: si fissa quell’unico pezzo con particolare forza, per esso se ne elimina un altro e in questa selezione si seguono le proprie aspettative o le proprie inclinazioni”. Cfr. S. Freud, Ratschläge für den Arzt bei der psychoanalytischen Behandlung (1912), trad. it. Consigli per il medico nel trattamento analitico, in in Opere di Sigmund Freud, vol. VI, Boringhieri, Torino 1981, p. 533 (trad. modificata).]

7 [Sembra imporsi qui il problema della resistenza inconscia, che avrebbe trovato un assestamento teorico solo con la seconda topica: “Ora, durante l’analisi osserviamo che il malato, al quale vengono posti determinati compiti, incontra delle difficoltà; le sue associazioni vengono meno quando dovrebbero avvicinarsi al rimosso. Gli diciamo allora che è sotto il dominio di una resistenza, della quale però egli non sa nulla e persino quando dai suoi sentimenti spiacevoli dovrebbe indovinare che una resistenza sta in quel momento agendo in lui, non sa come chiamarla e descriverla. Dato però che questa resistenza proviene certamente dal suo Io e a esso appertiene, ci troviamo di fronte a una situazione imprevista. Abbiamo trovato nell’Io stesso qualcosa, anch’esso inconscio, che si comporta precisamente come il rimosso e cioè qualcosa che esercita forti effetti senza diventare esso stesso cosciente, e che necessita, per il suo farsi cosciente, di un particolare lavoro”. Cfr. S. Freud, Das Ich und das Es (1923), trad. it. L’Io e l’Es, in Opere di Sigmund Freud, vol. IX, Boringhieri, Torino 1977, p. 480 (trad. modificata). Freud la definisce anche come “resistenza di rimozione” (Verdrängungswiderstand), una delle tre resistenze dell’Io. Cfr. S. Freud, Hemmung, Symptom und Angst (1926), trad. it. Inibizione, sintomo, angoscia, in Opere di Sigmund Freud, vol. X, Boringhieri, Torino 1978, pp. 305-306.]

8 Si confrontino le annotazioni di Schleiermacher: F. D. E. Schleiermacher, Psychologie, in id., Sämmtliche Werke, 33 voll., 3 sezz., Sez. III, vol. VI, G. Reimer, Berlino 1862, p. 351. [Aggiunta nella quinta edizione (1919)] H. Silberer ha dato importanti contributi all’interpretazione dei sogni dall’osservazione diretta di questa conversione delle rappresentazioni in immagini visive [Cfr. H. Silberer, Bericht über eine Methode, gewisse symbolische Halluzinations-Erscheinungen hervorzurufen und zu beobachten, in Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen, 1(2)(1909), pp. 513-525; id., Phantasie und Mythos, in Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen, 2(2)(1910), pp. 541-622; id., Symbolik des Erwachens und Schwellensymbolik überhaupt, in Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen, 3(2)(1912), pp. 621-660].

9 [Questo è uno dei tanti esempi della grande collaborazione offerta da Rank alla redazione della seconda edizione del testo sull’interpretazione del sogno. Questo riferimento di Rank al brano di Schiller compare già in due occasioni nel corso del 1908. Nei verbali dei Dibattiti della Società Psicanalitica Viennese, alla data di mercoledì 4 marzo 1908 troviamo scritto: “Rank dà lettura di un brano di una lettera di Schiller a Körner del 1° dicembre 1788, passo che caratterizza in modo preciso l’essenza e il significato delle idee spontanee [Einfälle] nel senso freudiano”. Cfr. H. Nunberg, E. Federn, Protokolle der Wiener Psychoanalytischen Vereinigung, 4 voll., vol. I, Fischer, Francoforte 1977, p. 319. Ernest Jones testimonia poi che Rank ha letto questo brano anche in chiusura del 1° Congresso Psicanalitico Internazionale che si svolse fra il 26 e il 27 aprile 1908 a Salisburgo. Cfr. E. Jones, The Life and Work of Sigmund Freud (1953-1957), trad. it. Vita e opere di Freud, 3 voll., vol. 2, Il Saggiatore, Milano 1962, p. 64.]

10 [In francese nel testo.]

11 Lettera del 1° dicembre 1788 [Cfr. Schillers Briefwechsel mit Körner, 4 voll., vol. I, Veit und Comp., Berlino 1847, pp. 381-385].

12 [Questo paragrafo è stato aggiunto nella seconda edizione (1909).]

13 [In francese nel testo.]

14 [In francese nel testo. Cfr. J. Delbœuf, Le sommeil et les rêves, considérés principalement dans leurs rapports avec les théories de la certitude et de la mémoire, Félix Alcan, Parigi 1885, p. 30.

 

Gate of All Nations also known as the Gate of Xerxes in the ancient city of Persepolis, Iran
Gate of All Nations also known as the Gate of Xerxes in the ancient city of Persepolis, Iran

Di seguito il testo originale:

Die Traumdeutung

[…]

II Die Methode der Traumdeutung

Die Analyse eines Traummusters

[…]

Ich muß behaupten, daß der Traum wirklich eine Bedeutung hat, und daß ein wissenschaftliches Verfahren der Traumdeutung möglich ist.

Zur Kenntnis dieses Verfahrens bin ich auf folgende Weise gelangt: Seit Jahren beschäftige ich mich mit der Auflösung gewisser psychopathologischer Gebilde, der hysterischen Phobien, der Zwangsvorstellungen u.a. in therapeutischer Absicht; seitdem ich nämlich aus einer bedeutsamen Mitteilung von Josef Breuer weiß, daß für diese als Krankheitssymptome empfundenen Bildungen Auflösung und Lösung in eines zusammenfällt. Hat man eine solche pathologische [105] Vorstellung auf die Elemente zurückführen können, aus denen sie im Seelenleben des Kranken hervorgegangen ist, so ist diese auch zerfallen, der Kranke von ihr befreit. Bei der Ohnmacht unserer sonstigen therapeutischen Bestrebungen und angesichts der Rätselhaftigkeit dieser Zustände erschien es mir verlockend, auf dem von Breuer eingeschlagenen Wege trotz aller Schwierigkeiten bis zur vollen Aufklärung vorzudringen. Wie sich die Technik des Verfahrens schließlich gestaltet hat, und welches die Ergebnisse der Bemühung gewesen sind, darüber werde ich ein anderes Mal ausführlich Bericht zu erstatten haben. Im Verlaufe dieser psychoanalytischen Studien geriet ich auf die Traumdeutung. Die Patienten, die ich verpflichtet hatte, mir alle Einfälle und Gedanken mitzuteilen, die sich ihnen zu einem bestimmten Thema aufdrängten, erzählten mir ihre Träume und lehrten mich so, daß ein Traum in die psychische Verkettung eingeschoben sein kann, die von einer pathologischen Idee her nach rückwärts in der Erinnerung zu verfolgen ist. Es lag nun nahe, den Traum selbst wie ein Symptom zu behandeln und die für letztere ausgearbeitete Methode der Deutung auf ihn anzuwenden.

Dazu bedarf es nun einer gewissen psychischen Vorbereitung des Kranken. Man strebt zweierlei bei ihm an, eine Steigerung seiner Aufmerksamkeit für seine psychischen Wahrnehmungen und eine Ausschaltung der Kritik, mit der er die ihm auftauchenden Gedanken sonst zu sichten pflegt. Zum Zwecke seiner Selbstbeobachtung mit gesammelter Aufmerksamkeit ist es vorteilhaft, daß er eine ruhige Lage einnimmt und die Augen schließt; den Verzicht auf die Kritik der wahrgenommenen Gedankenbildungen muß man ihm ausdrücklich auferlegen. Man sagt ihm also, der Erfolg der Psychoanalyse hänge davon ab, daß er alles beachtet und mitteilt, was ihm durch den Sinn geht, und nicht etwa sich verleiten läßt, den einen Einfall zu unterdrücken, weil er ihm unwichtig oder nicht zum Thema gehörig, den anderen, weil er ihm unsinnig erscheint. Er müsse sich völlig unparteiisch gegen seine Einfälle verhalten; denn gerade an der Kritik läge es, wenn es ihm sonst nicht gelänge, die gesuchte Auflösung des Traums, der Zwangsidee u. dgl. zu finden.

[106] Bei den psychoanalytischen Arbeiten habe ich gemerkt, daß die psychische Verfassung des Mannes, welcher nachdenkt, eine ganz andere ist als die desjenigen, welcher seine psychischen Vorgänge beobachtet. Beim Nachdenken tritt eine psychische Aktion mehr ins Spiel als bei der aufmerksamsten Selbstbeobachtung, wie es auch die gespannte Miene und die in Falten gezogene Stirne des Nachdenklichen im Gegensatz zur mimischen Ruhe des Selbstbeobachters erweist. In beiden Fällen muß eine Sammlung der Aufmerksamkeit vorhanden sein, aber der Nachdenkende übt außerdem eine Kritik aus, infolge deren er einen Teil der ihm aufsteigenden Einfälle verwirft, nachdem er sie wahrgenommen hat, andere kurz abbricht, so daß er den Gedankenwegen nicht folgt, welche sie eröffnen würden, und gegen noch andere Gedanken weiß er sich so zu benehmen, daß sie überhaupt nicht bewußt, also vor ihrer Wahrnehmung unterdrückt werden. Der Selbstbeobachter hingegen hat nur die Mühe, die Kritik zu unterdrücken; gelingt ihm dies, so kommt ihm eine Unzahl von Einfällen zum Bewußtsein, die sonst unfaßbar geblieben wären. Mit Hilfe dieses für die Selbstwahrnehmung neu gewonnenen Materials läßt sich die Deutung der pathologischen Ideen sowie der Traumgebilde vollziehen. Wie man sieht, handelt es sich darum, einen psychischen Zustand herzustellen, der mit dem vor dem Einschlafen (und sicherlich auch mit dem hypnotischen) eine gewisse Analogie in der Verteilung der psychischen Energie (der beweglichen Aufmerksamkeit) gemein hat. Beim Einschlafen treten die »ungewollten Vorstellungen« hervor durch den Nachlaß einer gewissen willkürlichen (und gewiß auch kritischen) Aktion, die wir auf den Ablauf unserer Vorstellungen einwirken lassen; als den Grund dieses Nachlasses pflegen wir »Ermüdung« anzugeben; die auftauchenden ungewollten Vorstellungen verwandeln sich in visuelle und akustische Bilder. (Vergleiche die Bemerkungen von Schleiermacher. u.a. S. 51.)1 Bei dem Zustand, den man zur Analyse der Träume und pathologischen Ideen [107] benützt, verzichtet man absichtlich und willkürlich auf jene Aktivität und verwendet die ersparte psychische Energie (oder ein Stück derselben) zur aufmerksamen Verfolgung der jetzt auftauchenden ungewollten Gedanken, die ihren Charakter als Vorstellungen (dies der Unterschied gegen den Zustand beim Einschlafen) beibehalten. Man macht so die »ungewollten« Vorstellungen zu »gewollten«.

Die hier geforderte Einstellung auf anscheinend »freisteigende« Ein|fälle mit Verzicht auf die sonst gegen diese geübte Kritik scheint manchen Personen nicht leicht zu werden. Die »ungewollten Gedanken« pflegen den heftigsten Widerstand, der sie am Auftauchen hindern will, zu entfesseln. Wenn wir aber unserem großen Dichterphilosophen Fr. Schiller Glauben schenken, muß eine ganz ähnliche Einstellung auch die Bedingung der dichterischen Produktion enthalten. An einer Stelle seines Briefwechsels mit Körner, deren Aufspürung Otto Rank zu danken ist, antwortet Schiller auf die Klage seines Freundes über seine mangelnde Produktivität: »Der Grund deiner Klage liegt, wie mir scheint, in dem Zwange, den dein Verstand deiner Imagination auflegt. Ich muß hier einen Gedanken hinwerfen und ihn durch ein Gleichnis versinnlichen. Es scheint nicht gut und dem Schöpfungswerke der Seele nachteilig zu sein, wenn der Verstand die zuströmenden Ideen, gleichsam an den Toren schon, zu scharf mustert. Eine Idee kann, isoliert betrachtet, sehr unbeträchtlich und sehr abenteuerlich sein, aber vielleicht wird sie durch eine, die nach ihr kommt, wichtig, vielleicht kann sie in einer gewissen Verbindung mit anderen, die vielleicht ebenso abgeschmackt scheinen, ein sehr zweckmäßiges Glied abgeben: – Alles das kann der Verstand nicht beurteilen, wenn er sie nicht so lange festhält, bis er sie in Verbindung mit diesen anderen angeschaut hat. Bei einem schöpferischen Kopfe hingegen, deucht mir, hat der Verstand seine Wache von den Toren zurückgezogen, die Ideen stürzen pêle-mêle herein, und alsdann erst übersieht und mustert er den großen Haufen. – Ihr Herren Kritiker, und wie Ihr Euch sonst nennt, schämt oder fürchtet Euch vor dem augenblicklichen, vorübergehenden [108] Wahnwitze, der sich bei allen eigenen Schöpfern findet und dessen längere oder kürzere Dauer den denkenden Künstler von dem Träumer unterscheidet. Daher Eure Klagen der Unfruchtbarkeit, weil Ihr zu früh verwerft und zu strenge sondert.« (Brief vom 1. Dezember 1788.)

Und doch ist ein »solches Zurückziehen der Wache von den Toren des Verstandes«, wie Schiller es nennt, ein derartiges sich in den Zustand der kritiklosen Selbstbeobachtung Versetzen keineswegs schwer.

Die meisten meiner Patienten bringen es nach der ersten Unterweisung zustande; ich selbst kann es sehr vollkommen, wenn ich mich dabei durch Niederschreiben meiner Einfälle unterstütze. Der Betrag von psychischer Energie, um den man so die kritische Tätigkeit herabsetzt, und mit welchem man die Intensität der Selbstbeobachtung erhöhen kann, schwankt erheblich je nach dem Thema, welches von der Aufmerksamkeit fixiert werden soll.

Der erste Schritt bei der Anwendung dieses Verfahrens lehrt nun, daß man nicht den Traum als Ganzes, sondern nur die einzelnen Teilstücke seines Inhalts zum Objekt der Aufmerksamkeit machen darf. Frage ich den noch nicht eingeübten Patienten: Was fällt Ihnen zu diesem Traum ein? so weiß er in der Regel nichts in seinem geistigen Blickfelde zu erfassen. Ich muß ihm den Traum zerstückt vorlegen, dann liefert er mir zu jedem Stück eine Reihe von Einfällen, die man als die »Hintergedanken« dieser Traumpartie bezeichnen kann. In dieser ersten wichtigen Bedingung weicht also die von mir geübte Methode der Traumdeutung bereits von der populären, historisch und sagenhaft berühmten Methode der Deutung durch Symbolik ab und nähert sich der zweiten, der »Chiffriermethode«. Sie ist wie diese eine Deutung en detail, nicht en masse; wie diese faßt sie den Traum von vornherein als etwas Zusammengesetztes, als ein Konglomerat von psychischen Bildungen auf.

Im Verlaufe meiner Psychoanalysen bei Neurotikern habe ich wohl bereits über tausend Träume zur Deutung gebracht, aber dieses [109] Material möchte ich hier nicht zur Einführung in die Technik und Lehre der Traumdeutung verwenden. Ganz abgesehen davon, daß ich mich dem Einwand aussetzen würde, es seien ja die Träume von Neuropathen, die einen Rückschluß auf die Träume gesunder Menschen nicht gestatten, nötigt mich ein anderer Grund zu deren Verwerfung. Das Thema, auf welches diese Träume zielen, ist natürlich immer die Krankheitsgeschichte, welche der Neurose zugrunde liegt. Hiedurch würde für jeden Traum ein überlanger Vorbericht und ein Eindringen in das Wesen und die ätiologischen Bedingungen der Psychoneurosen erforderlich, Dinge, die an und für sich neu und im höchsten Grade befremdlich sind, und so die Aufmerksamkeit vom Traumproblem ablenken würden. Meine Absicht geht vielmehr dahin, in der Traumauflösung eine Vorarbeit für die Erschließung der schwierigeren Probleme der Neurosenpsychologie zu schaffen. Verzichte ich aber auf die Träume der Neurotiker, mein Hauptmaterial, so darf ich gegen den Rest nicht allzu wählerisch verfahren. Es bleiben nur noch jene Träume, die mir gelegentlich von gesunden Personen meiner Bekanntschaft erzählt worden sind, oder die ich als Beispiele in der Literatur über das Traumleben verzeichnet finde. Leider geht mir bei all diesen Träumen die Analyse ab, ohne welche ich den Sinn des Traumes nicht finden kann. Mein Verfahren ist ja nicht so bequem wie das der populären Chiffriermethode, welche den gegebenen Trauminhalt nach einem fixierten Schlüssel übersetzt; ich bin vielmehr gefaßt darauf, daß derselbe Trauminhalt bei verschiedenen Personen und in verschiedenem Zusammenhang auch einen anderen Sinn verbergen mag. Somit bin ich auf meine eigenen Träume angewiesen als auf ein reichliches und bequemes Material, das von einer ungefähr normalen Person herrührt und sich auf mannigfache Anlässe des täglichen Lebens bezieht. Man wird mir sicherlich Zweifel in die Verläßlichkeit solcher »Selbstanalysen« entgegensetzen. Die Willkür sei dabei keineswegs ausgeschlossen. Nach meinem Urteil liegen die Verhältnisse bei der Selbstbeobachtung eher günstiger als bei der Beobachtung anderer; jedenfalls darf man versuchen, wie weit man in der Traumdeutung mit der Selbstanalyse reicht. Andere Schwierigkeiten [110] habe ich in meinem eigenen Innern zu überwinden. Man hat eine begreifliche Scheu, soviel Intimes aus seinem Seelenleben preiszugeben, weiß sich dabei auch nicht gesichert vor der Mißdeutung der Fremden. Aber darüber muß man sich hinaussetzen können. »Tout psychologiste, schreibt Delboeuf, est obligé de faire l’aveu même de ses faiblesses s’il croit par là jeter du jour sur quelque problème obscur.« Und auch beim Leser, darf ich annehmen, wird das anfängliche Interesse an den Indiskretionen, die ich begehen muß, sehr bald der ausschließlichen Vertiefung in die hiedurch beleuchteten psychologischen Probleme Platz machen.2

Ich werde also einen meiner eigenen Träume hervorsuchen und an ihm meine Deutungsweise erläutern. Jeder solche Traum macht einen Vorbericht nötig. Nun muß ich aber den Leser bitten, für eine ganze Weile meine Interessen zu den seinigen zu machen und sich mit mir in die kleinsten Einzelheiten meines Lebens zu versenken, denn solche Übertragung fordert gebieterisch das Interesse für die versteckte Bedeutung der Träume.
 

Noten

1 H. Silberer hat aus der direkten Beobachtung dieser Umsetzung von Vorstellungen in Gesichtsbilder wichtige Beiträge zur Deutung der Träume gewonnen. (Jahrbuch f. psychoanalyt. Forschungen I u. II, 1909 u. ff.)

2 Immerhin will ich es nicht unterlassen, in Einschränkung des oben Gesagten anzugeben, daß ich fast niemals die mir zugängliche vollständige Deutung eines eigenen Traumes mitgeteilt habe. Ich hatte wahrscheinlich Recht, der Diskretion der Leser nicht zuviel zuzutrauen.

 

Davide Radice

Di Davide Radice

Consulente strategico, psicanalista e appassionato traduttore di Freud.

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