Sigmund Freud: un disturbo della memoria… a Riva del Garda

Tra il 27 agosto e il 10 settembre 1900, Freud fa un lungo viaggio, ricco di incontri, attraverso il Südtirol e in una delle tappe finali si spinge a Riva del Garda.1 Qui giunto con la cognata Minna Bernays, prende alloggio, come scrive alla moglie Martha in una lettera del 5 settembre, in un “divino” hotel

a 20 minuti da Riva… con vista sul lago, luce elettrica a volontà, fanali dal lago fin dentro il letto, un giardino o meglio un parco tutt’intorno sopra quello di Lovrana e nell’hotel adiacente pasti alla table d’hôte, tanto ricchi e succulenti, leggeri e appetitosi quanto non li ho mai trovati da nessun’altra parte.2

L’entusiasmo è palpabile, a conferma dell’amore di Freud per le terre italiane, per quel “Sud” verso cui, come si esprimeva, “volgeva il suo cuore”. Aggiunge subito dopo:

La compagnia in albergo è composta dalle persone più gradevoli, fra cui molti noti professori universitari e di liceo come Czermak (Vienna), Dimmer (Graz), Felsenreich, Jodl (Vienna), Sig. Mayer (del quale sarei dovuto diventare assistente) da Praga. Non essendo io professore e in compagnia di una donna che non è mia moglie, me ne tengo il più possibile alla larga.3

Cartolina di Freud da Isola di Garda
Cartolina di Freud da Isola di Garda

Che tale compagnia sia tutt’altro che “gradevole” non lo chiarisce solo la chiusa della citazione, ma lo conferma anche la narrazione dello stesso episodio fatta da Freud nove giorni più tardi, tornato a Vienna, in una lettera all’amico berlinese Wilhelm Fliess:

A Riva ci fermammo finalmente cinque giorni, divinamente ospitati e nutriti: abbiamo fatto bagordi senza pentimenti e afflizioni, a meno di non considerare tali l’accolta di professori dell’Hotel du Lac. Erano presenti: Sigm. Mayer (Praga), del quale avrei dovuto diventare assistente, Tschermak, Jodl, Felsenreich di Vienna, Dimmer di Graz, Hildebrand di Innsbruck.4

Veniamo dunque a sapere, da entrambi i resoconti, che Freud avrebbe dovuto diventare assistente di Sigmund Mayer, che una nota a piè pagina delle lettere a Fliess,5 ricordata anche nel volume delle lettere di viaggio da cui è stata tratta la lettera del 5 settembre,6 ci spiega essere un istologo che aveva lavorato a suo tempo presso l’istituto di fisiologia di Ernst Wilhelm von Brücke e che dal 1870 era diventato professore a Praga.

L’accenno di Freud alla chiamata praghese mi ha incuriosito e ho approfondito l’indagine, dei cui risultati intendo dar notizia qui di seguito.

La ricostruzione storica

Consultando diverse biografie freudiane,7 non mi è stato possibile trovare alcun riferimento a questa chiamata di Freud a Praga in qualità di assistente di Mayer, tuttavia il punto non è questo e può darsi ci siano decine di altre biografie freudiane da me non interrogate e che riferiscono e commentano l’episodio. Piuttosto, la questione diviene interessante quando si viene a sapere che Freud davvero avrebbe dovuto (o voluto, ci chiederemo più avanti…) diventare sì assistente di un professore di Praga, ma non di Mayer, bensì del fisiologo Ewald Hering (1834-1918).

A darci la minimale notizia, tra gli autori da me consultati, è solo Jones:

Hering, il famoso fisiologo che viene oggi ricordato soprattutto per aver proposto un’alternativa alla teoria tricromatica della visione colorata di Young-Helmholtz, aveva invitato Freud a raggiungerlo a Praga come suo assistente. Ciò deve essere avvenuto quando Freud lavorava ancora all’Istituto di Fisiologia, ed è probabile che Josef Breuer avesse avuto una certa parte in questo invito.8

Questa volta, dunque, Jones spicca per completezza rispetto agli altri9 e soprattutto fornisce una prova precisa e verificabile della sua ricostruzione, la lettera di Freud alla fidanzata Martha Bernays del 27 maggio 1884.10

Attualmente tale lettera è disponibile sia nella comoda versione a stampa, nel terzo volume dei Brautbriefe, le lettere tra Sigmund e Martha degli anni di fidanzamento sia, in forma di scansione dell’olografo, meno comoda alla lettura, sul sito dei Sigmund Freud Papers della Library of Congress, sito che non cessa di riservare sorprese.

Ora, non possedendo io ancora il volume a stampa, ho ripiegato sull’originale.

Riporto qui sotto il brano della lettera in cui Freud racconta l’episodio e poiché ritengo incerta la mia lettura di diverse parole, preferisco inserire in sequenza il brano per come si presenta nella lettera olografa, la sua trascrizione con rispetto degli a capo dell’originale e infine la mia traduzione, di modo da agevolare chi volesse migliorare trascrizione e traduzione. Non ritengo peraltro che le mie imprecisioni vadano a compromettere il senso complessivo del brano.

Lettera olografa

[Facciata 3]

 Lettera di Sigmund Freud a Martha Bernays del 27 maggio 1884, facciata 3
Lettera di Sigmund Freud a Martha Bernays del 27 maggio 1884, facciata 3

[Facciata 4]

 Lettera di Sigmund Freud a Martha Bernays del 27 maggio 1884, facciata 4
Lettera di Sigmund Freud a Martha Bernays del 27 maggio 1884, facciata 4

 

Trascrizione11

[Facciata 3]

… Ich war

nämlich um 11 Uhr bei Fleischl, bei dem ich

die Literatur über Coca zusammenscheiben (?)

wollte, u[nd] treffe (?) bei ihm außer Exner, den

Prof. Hering, aus Prag, den berühmten

Pathologen, der zu den Akademiesitzungen

herangekommen ist. Er erin[n]erte sich meiner,

ich hätte einmal sein Assistent werden wsollen

aber da war ich scon im Dienst bei meinem

Prinzeßchen u[nd] lehnte es ab. Fleischl warf

das Wort hin, das ich gern als prophetisches

halten möchte, daß man nicht glauben muße,

man habe seiner wissenschaftlichen Thatigkeit

abgeschlossen. Prof. H. habe auch 5 (?) Jahre

lang in Leipzig prakticirt, bis man ihn berufe (?)

[Facciata 4]

Nun bin ich aber kein Hering. Er ist einer

der geistvollsten Menschen u[nd] dabei, so

auspruchslos u[nd] wo[h]lwollend; er lud mich

ein, ihn in Prag zu besuchen usw.

Dan[n] kam noch Breuer dazu, der mit

Hering zusammen eine sehr bedeutende

Arbeit gemacht hat u[nd] dan[n] brach die Gesell-

schaft aus, als Fleischl’s Mater kam.

 

Traduzione

[Facciata 3]

“… alle 11 ero infatti da Fleischl, dal quale speravo di ultimare la letteratura sulla Coca e incontro da lui, oltre a Exner, il Prof. Hering di Praga, il noto patologo, che è venuto qui per le riunioni dell’Accademia [delle Scienze]. Si ricordava di me, una volta avrei voluto dovuto diventare suo assistente, ma allora ero già al servizio della mia principessina e rifiutai la cosa. Fleischl ha buttato lì il commento, che volentieri vorrei considerare profetico, che non si doveva credere si fosse [con ciò] posta fine alla propria attività scientifica. Anche il Prof H. aveva praticato [come medico] a Lipsia per 5 anni prima di [essere] nominato.

[Facciata 4]

Ora, però, io non sono un Hering. Lui è uno degli uomini più ingegnosi ed [è] al contempo così modesto; mi ha invitato ad andare a trovarlo a Praga ecc…

Poi è sopraggiunto Breuer, che con Hering ha fatto un importante lavoro,12 e che poi si è staccato dalla compagnia quando è arrivata la mater di Fleischl”.

Considerazioni

Presa visione del documento, bisogna questa volta dar ragione a Ernest Jones e ringraziarlo non solo per avere salvato dall’oblio questo episodio del giovane Freud (che altrimenti sarebbe rimasto ignoto ai più fino alla recente pubblicazione dei Brautbriefe, per i quali, come già Marco Conci, spero si abbia al più presto l’impegno di una seria casa editrice per una traduzione italiana).13 Ma, più in generale, per la minuziosità della sua biografia freudiana, che resta tuttora strumento indispensabile per orientarsi nel mare magnum della storia di Freud e della prima psicoanalisi. Sbaglia invece Frank Sulloway a ridurre l’episodio a una mera ipotesi di Jones. Certo, si potrebbe cavillare sul fatto che sia stato personalmente Hering, come afferma Jones, a volere Freud quale suo assistente, poiché nella lettera di quest’ultimo ciò non viene espressamente dichiarato, ma dubito che un professore avrebbe accettato come assistente qualcuno non scelto da lui o comunque non ben accetto. Ciò che invece resta ipotesi di Jones, come egli stesso peraltro fa ben intendere, è che Breuer sia stato il tramite della proposta d’incarico a Freud. Del resto pare che, a prescindere da Breuer, Hering mostrasse interesse per le ricerche compiute da Freud presso l’istituto di Brücke14 e questo potrebbe essere di per sé sufficiente a comprendere il suo desiderio di avere il giovane neolaureato quale proprio assistente.

Il brano della lettera ci consente di precisare un poco meglio di quanto non faccia Jones il momento dell’invito a Praga. Infatti dobbiamo collocarlo dopo il fidanzamento tra Freud e Martha, che avviene il 17 giugno 1882.15 Se inoltre vogliamo conservare (ma a sostegno questo secondo limite temporale non mi pare ci siano prove sufficienti) l’ipotesi di Jones che al momento dell’invito Freud sia ancora in servizio presso l’istituto di Brücke, ricaviamo una finestra temporale davvero ristretta, considerato che, stando alla ricostruzione di Peter-André Alt, Freud vi rimane giusto fino al giugno 1882.16 In ogni caso, l’avverbio einmal impiegato da Freud nella lettera a Martha, qui reso con “una volta”, così come, più chiaramente, la constatazione quasi stupita di Freud “Si ricordava di me”, non fanno certo pensare che, scrivendo nel maggio del 1884, egli stia parlando di qualcosa di recente.

Assodata la realtà della chiamata di Freud a Praga come assistente di Hering, delle due l’una: o egli, al tempo dei suoi studi istologici nell’istituto di fisiologia di Brücke, è noto al punto da essere richiesto da ben due docenti – caso curioso – della stessa università, oppure non ci resta che pensare che, rievocando nel 1900 un episodio vecchio di quasi due decenni, commetta un curioso errore di memoria.

Personalmente, tra le due mi pare più verosimile la seconda ipotesi. A scanso di equivoci, con assoluta certezza possiamo anche escludere che nella lettera el 1884 Freud sbagli regolarmente scrivendo “Hering” al posto di “Mayer”. Anzitutto, mentre i volumi dei Sitzungsberichte [Resoconti delle sedute] del 1884 non citano mai Mayer, mostrano come invece Hering sia in regolare contatto con l’Accademia delle Scienze di Vienna, di cui viene eletto socio onorario e alla quale, proprio nel 1884, invia dei saggi di cui viene data lettura nelle sedute del 31 gennaio, del 14 febbraio, del 6 marzo e del 13 marzo:17 questo è in sintonia con la motivazione che Freud da a Martha per la presenza del professore a Vienna. Inoltre, il suo richiamare la collaborazione tra Hering e Breuer fuga qualsiasi dubbio residuo, poiché non risulta che quest’utlimo abbia mai collaborato con Mayer.

Certo, resta aperta la possibilità che uno studio complessivo dell’enorme mole di informazioni contenuta nei cinque volumi dei Brautbriefe riveli riferimenti a una chiamata di Freud a Praga da parte di Mayer, ma in attesa di affrontare l’esaustiva consultazione dei cinque volumi, mi permetto di considerare le citate lettere del 1900 quali esempi di un errore di memoria di Freud, che intendo analizzare.

La lettera del 1884 appare significativa non solo per il contenuto, sopra commentato, ma anche per un paio di aspetti formali su cui vorrei portare l’attenzione.

Anzitutto il lapsus calami di Freud, che scrive dapprima “wollen”, ossia “volere” e poi “sollen”, ossia “dovere”. Cambio di binario certo facilitato dalla lingua tedesca, in cui i due verbi differiscono solo per la lettera iniziale, non può essere considerato insignificante, tanta è la distanza tra il volere, che rimanda all’ambito del soggetto desiderante e il dovere, che al più rinvia all’istanza superegoica e alle sue costrizioni. Alla luce del lapsus, diviene agile comprendere come in Freud sia ben vivo, nel 1884, il conflitto tra il voler proseguire la carriera accademica e il dover guadagnare per poter vivere e, soprattutto sposarsi: non a caso cita, a motivazione della sua rinuncia all’incarico, il fidanzamento con Martha.18

Una seconda traccia della lotta di Freud contro il desiderio frustrato la si trova nelle righe immediatamente successive al lapsus, in cui da un lato opta per una compatta costruzione impersonale e in quanto tale distanziante (“man… muße… man habe abgeschlossen”, ossia “si doveva… si fosse posta fine” al posto di “non dovevo… che avevo posto fine…”), dall’altro concentra e svela il massiccio coinvolgimento personale, nell’incidentale “che volentieri vorrei considerare profetico”, in cui si palesano sia la fiduciosa speranza nel futuro, implicita nell’uso del “profetico”, sia il ritorno del desiderio, marcato dal “vorrei” (“möchte”).

Infine, dopo l’espressione da un lato della rinuncia al desiderio, dall’altro del desiderio stesso, come può attendersi chiunque conosca le lettere di Freud, soprattutto di questi anni, non tarda a venire la svalutazione di se stesso, che dà voce alla severa istanza superegoica: “Ora, però, io non sono un Hering…”. In altre parole: vorrei l’incarico, ma non posso, ho altro da fare (sposarmi). Beh, in realtà non lo voglio, è più un dovere e per giunta nemmeno ne sono all’altezza… Insomma: la volpe e l’uva.

Se ora raffrontiamo questa ricostruzione del 1884 con le due lettere, tra loro sovrapponibili, del 1900, ciò che colpisce è che a tutta prima si è consolidata nel ricordo l’idea che la chiamata a Praga altro non fosse che un dovere: in entrambe le lettere compare infatti la stessa formula verbale del 1884, “dovuto diventare” (“werden sollen”, corsivo mio), ma senza alcuna incertezza, senza alcun lapsus calami, come si può osservare consultando direttamente le scansioni degli olografi (Martha; Fliess). Ma il punto è: che ne è stato del nome di Hering? E perché a sostituirlo è proprio Mayer?

Proprio in questa sostituzione scorgo il ritorno del rimosso, vedo rintanarsi il desiderio, che Freud tenta di scacciare, di avanzare nella carriera accademica.

Si tenga presente che nel 1900 Freud non solo è già, da ben quindici anni, Privatdozent, libero docente,19 il gradino più basso della gerarchia di insegnamento, ma da tre anni il suo nome è inserito in una lista di candidati per la nomina a professore straordinario, il secondo gradino della gerarchia, quello intermedio. Proprio nel 1900 egli è l’unico dell’elenco a non essere investito di tale carica e la cosa certo non gli fa piacere: come infatti sottolinea nella lettera alla moglie del 5 settembre, giusto iniziando la frase che palesa la venatura ironica del breve racconto, egli non è professore e anche per questo evita la dotta compagnia.20 Per altri due anni resterà in passiva attesa della nomina, decidendosi solo nel 1902 a intervenire attivamente per la conquista del ruolo. Ho altrove argomentato21 che l’inerzia di Freud può essere ricondotta a una sua ambivalenza verso la scalata al successo universitario, espressione di altra ambivalenza, ben più originaria e profonda, di marca edipica, relativa al desiderio di superare il padre. Come sappiamo, di quest’ultima parlerà apertamente nel 1936 a Romain Rolland riflettendo su un episodio del 1904, dunque di pochi anni successivo alle due lettere da cui siamo partiti.22 E non a caso, si badi, anche in quell’occasione si tratterà di un “disturbo della memoria”, per quanto assai diverso per forma e portata da quello – presunto – di cui ci stiamo occupando qui! L’inerzia, proseguiva la mia argomentazione, nella misura in cui impedisce a Freud il successo, è anche forma di punizione, e dunque manifestazione di un Super-Io castrante, in contrappasso al desiderio di castrare, superandolo, il padre.23

Riassumendo: desiderio di scalare la gerarchia accademica, ambivalenza verso un simile desiderio e sottomissione all’intervento punitivo di un severo Super-Io sono elementi intuibili dietro gli eventi della vita del giovane Freud, fino e oltre il 1900. E gli stessi si possono rilevare, come visto, nella lettera del 1884. Questo contesto, con l’importante investimento pulsionale riversato da Freud sulla carriera accademica e i significati edipici di cui essa viene rivestendosi, giustifica l’ipotesi che le due lettere del 1900 siano testimonianza non di una seconda chiamata di Freud come assistente a Praga, bensì di un suo disturbo di memoria, che affonda a tal punto le radici nell’inconscio da essere tranquillamente ripetuto per ben due volte a distanza di nove giorni. Ma per quali vie il desiderio accademico di Freud, che non trova più la strada del lapsus calami, può far mostra di sé nella sostituzione di Hering con Mayer?24

Anzitutto, a raccordo tra i due professori, il fatto superficiale non solo di insegnare a Praga, ma di esservi stati chiamati nello stesso anno, il 1870. Inoltre, come Hering è collegato a Breuer, come del resto palesa la lettera di Freud del 1884, così Mayer lo è a Brücke, presso il cui Istituto di Fisiologia aveva studiato prima di spostarsi a Praga. Ora, mentre nel 1900 Freud non è più in buoni rapporti con Breuer, già entrato suo malgrado e definitivamente nella schiera delle figure paterne dapprima ammirate e poi con poco riguardo detronizzate,25 Brücke resterà sempre per Freud una figura paterna venerata e stimata.26 Si aggiunga che Brücke, proprio nel 1882,27 suggerisce a Freud di abbandonare la ricerca per dedicarsi alla medicina pratica e guadagnare abbastanza per vivere e sposare la sua Martha.

Nel ricordo di Freud il desiderio che si fa strada attraverso l’errore di memoria diviene a questo punto chiaro: fosse stato Brücke, che sapeva la mia condizione finanziaria e aveva compreso il mio desiderio di scienza, a consentirmi da vero padre buono la carriera accademica grazie alle sue conoscenze e non qualcuno di legato a Breuer e tantomeno Breuer stesso, con cui non voglio più aver nulla a che fare!28

Note

1 S. Freud, Unser Herz zeigt nach dem Süden. Reisebriefe 1895-1923 (2002), trad. it. Il nostro cuore volge al sud. Lettere di viaggio. Soprattutto dall’Italia (1895-1923), Bompiani, Milano 2003, pp. 129-130.

2 Ivi, p. 135.

3 Ivi, pp. 135-136.

4 S. Freud, Briefe an Wilhelm Fließ (1985), trad. it. Lettere a Wilhelm Fliess. 1887-1904, Boringhieri, Torino 1986, pp. 458-459.

5 Ivi, p. 460 n. 1.

6 Ivi, p. 136 n. 27.

7 E. Jones, The Life and Work of Sigmund Freud (1953-1957), trad. it. Vita e opere di Sigmund Freud, 3 voll., Il Saggiatore, Milano 1962; F. J. Sulloway, Freud biologist of the mind. Beyond the psychoanalitic legend (1979), trad. it. Freud biologo della mente. Al di là della leggenda psicoanalitica, Feltrinelli, Milano 1982; R. W. Clark, Freud. The man and the cause (1980), trad. it. Freud, Rizzoli, Milano 1983; P. Gay, Freud. A life for our time (1988), trad. it. Freud. Una vita per i nostri tempi, Bompiani, Milano 1988; é. Roudinesco, Sigmund Freud en son temps et dans le nôtre (2014), trad. it. Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro, Einaudi, Torino 2015; P.-A. Alt, Sigmund Freud. Der Arzt der Moderne. Eine Biographie, C. H. Beck, Monaco 2016.

8 E. Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, op. cit., vol. I, p. 276.

9 Per la verità Sulloway vi fa cenno di sfuggita, in una nota a piè pagina, ma considerandolo non un dato di fatto, bensì solo una supposizione di Jones: “Secondo Jones Hering avrebbe invitato Freud ad andare da lui a Praga come assistente quando Freud era ancora legato all’Istituto di Fisiologia di Brücke”. F. J. Sulloway, Freud biologo della mente. Al di là della leggenda psicoanalitica, op. cit., p. 303 n. 30.

10 E. Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, op. cit., vol. I, p. 322 n. 1.

11 In corsivo i termini scritti da Freud in caratteri latini. I punti interrogativi tra parentesi tonde indicano le parole sulla cui trascrizione sono incerto. Le parentesi quadre, infine, completano certi termini scritti da Freud o abbreviate (come “u” al posto di “und”) o con grafia differente dall’attuale (ad es. “wol”, al posto di “wohl”), o infine con accorgimenti quali il posizionamento di un trattino orizzontale sopra una “m” o una “n” per segnalarne il raddoppio.

12 Riferimento agli studi condotti da Breuer sotto la guida di Hering e che avevano portato alla scoperta del cosiddetto riflesso di Hering-Breuer, un riflesso inibitorio della repsirazione dipendente dal nervo vago. Cfr. E. Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, op. cit., vol. I, p. 276.

13 M. Conci, Recensione a: “G. Fichtner, I. Grubrich-Simitis, A. Hirschmüller (a cura di) Sigmund Freud, Martha Bernays: die Brautbriefe”, voll.1 e 2, in Rivista di Psicoanalisi, 2020 (LXVI) n. 4, p. 1032.

14 P.-A. Alt, Sigmund Freud. Der Arzt der Moderne. Eine Biographie, op. cit., p. 682.

15 E. Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, op. cit., vol. I, p. 142.

16 P.-A. Alt, Sigmund Freud. Der Arzt der Moderne. Eine Biographie, op. cit., p. 101.

17 Si tratta dei Sitzungsberichte der kaiserlichen Akademie der Wissenschaften. Mathematisch-Naturwissenschaftliche Classe, Bd. 89 (1884), p. 25, p. 55, p. 117, p. 216. Purtroppo non sono riuscito a reperire i rapporti delle sedute successive al 27 maggio 1884. L’ultima seduta di cui in questo volume compare un rapporto è quella del 23 maggio, ma riferisce di relazioni matematiche, non mediche.

18 Si ricorderà l’analoga motivazione che Freud darà nell’autobiografia per la mancata scoperta del potere anestetizzante della cocaina, i cui studi, caso vuole, sono ricordati proprio in questo stralcio. Cfr. S. Freud, Selbstdarstellung (1924), trad. it. Autobiografia, in Opere di Sigmund Freud, 12 voll., vol. X, Boringhieri, Torino 1978, p. 83. Si veda anche la ricostruzione dell’intricato episodio in M. M. Lualdi, L’occhio che (non) vede (2017), in S. Freud, Sull’emianopsia nella prima infanzia (1888), Youcanprint, Tricase 2017, pp. 35-36. Si tratta di una delle tante tracce di riflessione che in questa sede non posso che accennare.

19 Ho ricostruito il corso degli eventi che riporterò nelle righe seguenti più dettagliatamente e con i necessari riferimenti bibliografici in S. Freud, La strozzatura (1897) in S. Freud, La paralisi cerebrale infantile (1897), Youcanprint, Tricase 2020, pp. 26 e sgg.

20 È evidente che si tratta di una motivazione insostenibile, e come tale sospetta, per giustificare l’evitamento del gruppo di professori. Non solo perché nella lettera vengono nominati anche “professori di liceo”, che non rappresentano un livello gerarchicamente superiore rispetto al suo titolo di Privatdozent, ma anche perché la sua cerchia di conoscenze e frequentazioni viennesi comprende diversi professori universitari.

21 Si veda l’indicazione bibliogfrafica in n. 4.

22 S. Freud, Brief an Romain Rolland (eine Erinnerungsstörung auf der Akropolis) (1936), trad. it. Un disturbo della memoria sull’Acropoli. Lettera aperta a Romain Rolland, in Opere di Sigmund Freud, vol XI, Boringhieri, Torino 1979, p. 481.

23 Si noterà dallo stralcio della lettera che, benché in maniera decisamente meno evidente, anche qui come in ogni trama edipica (dunque triangolare) che si rispetti, compaiono entrambe le figure genitoriali. Curioso è infatti il ricorso di Freud al latino “Mater”, nell’ultima riga riportata. Già in altra occasione, l’impiego di tale termine latino da parte di Freud è stato associato a un suo bisogno di prendere le distanze da materiale pulsionalmente scottante (S. Freud, La strozzatura, op. cit., p. 23 n. 28). Mi limito ad accennare l’elemento, poiché discuterlo esaurientemente richiederebbe spazi incompatibili con la natura di questo scritto, pensato come semplice nota.

24 Sigmund Mayer sembra attrarre a sé una serie di lapsus alla quale ho partecipato anche io. Nell’edizione italiana da me consultata de Lettere di viaggio. Soprattutto dall’Italia (1895-1923), op. cit., il nome di Mayer compare solo nel passaggio della lettera del 5 settembre riportato in apertura. Ad esso è associata una nota a piè pagina in cui, tuttavia, il cognome è erroneamente scritto “Meyer”. Con estrema superficialità, quando ho compilato gli indici analitici degli epistolari italiani di Freud, non ho affatto notato l’errore di grafia, e così in essi Mayer compare sia come “Mayer Sigmund” sia come “Meyer Siegmund”, come se si trattasse di due diverse persone. Cfr. M. M. Lualdi, Nelle lettere di Freud. Indice analitico degli epistolari italiani, 2 voll., vol. 1, Youcanprint, Tricase 2017, p. 164 e p. 166.

25 Come Theodor Meynert, Heinrich Obersteiner, persino Jean-Martin Charcot. S. F., La strozzatura, op. cit., p. 61 n. 89. Nel caso di Breuer, Freud arriva al punto di togliergli il saluto. Cfr. Lettera di Hanna Breuer a Ernest Jones del 21 aprile 1954; in M. Borch-Jacobsen, Remembering Anna O. A Century of Mystification (1995), trad. it. Ricordi di Anna O. La prima bugia della psicoanalisi, Garzanti, Milano 1996, p. 89. Sul rapporto Freud-Breuer rimando anche a M. M. Lualdi, Introduzione, in S. Freud, Per la conoscenza delle diplegie cerebrali dell’infanzia (in aggiunta al morbo di Little) (1893), Youcanprint, Tricase, 2019, pp. 45-46.

26 S. Freud, Autobiografia, op. cit., pp. 77-78; S. Freud, Nachwort zur „Frage der Laienanalyse” (1927), trad. it. Poscritto a “Il problema dell’analisi condotta da non medici. Conversazione con un interlocutore imparziale”, in Opere di Sigmund Freud, vol. X, Boringhieri, Torino 1978, p. 419; E. Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, op. cit., vol. I, p. 70.

27 Precisamente nell’estate, stando ad Alt. Cfr. P.-A. Alt, Sigmund Freud. Der Arzt der Moderne. Eine Biographie, op. cit., p. 102.

28 Hering andava stornato dal ricordo dell’episodio forse anche per un altro motivo: stando infatti alla ricostruzione di Roudinesco, egli era, esattamente all’opposto di Mayer, avversario di Brücke. Cfr. É. Roudinesco, Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro, op. cit., pp. 41-42. Salvare dunque l’immagine idealizzata del “venerato maestro” richiedeva di sganciare la passata possibilità di ottenere un incarico accademico da parte un professore a quegli ostile.
Devo però precisare che non ho trovato conferme di questa opposizione di Hering a Brücke nelle altre fonti, che segnalano invece quella assai più nota tra Hering ed Helmholtz: Austrian Centre for Digital Humanities and Cultural Heritage – Österreichisches Biographisches Lexikon; Deutsche Biographie; Wikipedia.

Bibliografia

Aa.Vv., Sitzungsberichte der kaiserlichen Akademie der Wissenschaften. Mathematisch-Naturwissenschaftliche Classe, Bd. 89 (1884).

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M. Conci, Recensione a: G. Fichtner, I. Grubrich-Simitis, A. Hirschmüller (a cura di), “Sigmund Freud/Martha Bernays: die Brautbriefe”, vol.1 e vol. 2, in Rivista di Psicoanalisi, 2020 (LXVI) n. 4, pp. 1029-32.

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Id., Introduzione, in S. Freud, Per la conoscenza delle diplegie cerebrali dell’infanzia (in aggiunta al morbo di Little) (1893), Youcanprint, Tricase, 2019, pp. 5-76.

É. Roudinesco, Sigmund Freud en son temps et dans le nôtre (2014), trad. it. Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro, Einaudi, Torino 2015.

J. Sulloway, Freud biologist of the mind. Beyond the psychoanalitic legend (1979), trad. it. Freud biologo della mente. Al di là della leggenda psicoanalitica, Feltrinelli, Milano 1982.

 

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