Prassi profana e analisi laica in una lettera di Freud del ’24

Propongo una nuova traduzione di una lettera che Freud, nel novembre 1924, inviò ad Arnold Durig, membro del Consiglio Superiore di Sanità.

Questa lettera presenta molteplici motivi di interesse: in primo luogo è un’anticipazione del testo La questione dell’analisi laica, tratta infatti precisamente dell’indipendenza della psicanalisi dalla medicina e più in generale del problema dell’autorizzazione all’esercizio dell’analisi. In secondo luogo, citando anche la pratica analitica da parte di “incompetenti”, si presta a testare la scelta di traduzione che abbiamo fatto per il testo del 1926: laddove Freud con Laien intende privi di sapere, incompetenti, non preparati all’analisi, traduciamo con “profani”, laddove invece intende il significato più ristretto di “non medici”, traduciamo con “laici”.

Stimato professore,apprezzo davvero che voglia ascoltare il mio giudizio su due questioni che toccano la psicanalisi e cercherò di giustificare la sua fiducia con un’illimitata franchezza. Considerato questo proposito, la sua promessa di massima discrezione mi è di grande aiuto.

Alla prima delle sue domande, sulle qualità di medico e sulle qualità personali del Dr. N. Arb, mi è difficile rispondere, poiché in questa vicenda il fattore soggettivo e quello oggettivo si contrappongono. Al contrario, sulla faccenda della prassi profana1 ho una mia opinione che considero definitiva2 e che volentieri esprimo a personalità influenti.

I. Conosco il Dott. A. da diversi anni […]3

II. In riferimento all’esercizio della psicanalisi, penso che i profani debbano esserne tenuti alla larga. Il trattamento psicanalitico non è affatto un procedimento come altri, poiché nel caso in cui sia esercitato a regola d’arte è un intervento terapeutico molto efficace; va da sé che produce danni se viene impiegato in modo maldestro o irresponsabile. Non può esserci dubbio sul fatto che in Inghilterra e in America l’abuso della psicanalisi da parte di incompetenti4 sia stato assai nefasto e abbia danneggiato la reputazione della psicanalisi.

Ma chi può essere definito un profano o un incompetente nelle cose della psicanalisi? Io intendo chiunque non abbia acquisito una sufficiente formazione teorica e tecnica in psicanalisi; essendo precisamente5 indifferente se possieda o meno una laurea in medicina. I medici che non abbiano dedicato alla psicanalisi uno studio specifico, come ad esempio l’oftalmologo alla propria specialità, vanno pienamente equiparati ai profani6 e sono anzi più pericolosi di questi ultimi poiché si sentono non responsabili e protetti dal proprio titolo di dottore. L’attuale formazione del medico non fa nulla per prepararlo all’esercizio della psicanalisi, al contrario distoglie il suo interesse dal mondo dei fenomeni psichici e la stessa psichiatria omette di colmare questa lacuna della sua conoscenza del mondo e dell’uomo.

Posso certo pensare che non vi sia alcuna possibilità di interdire ai medici incapaci l’esercizio della psicanalisi, cosa che rimane riservata agli sforzi degli analisti stessi e alla cultura del pubblico.7

D’altra parte non si tratta di riservare l’addestramento psicanalitico e l’esercizio della psicanalisi esclusivamente alla classe medica. Non è così per diverse ragioni. Sebbene la psicanalisi sia cresciuta su un terreno medico, da tempo non è più una faccenda meramente medica. I suoi metodi, i suoi presupposti e i suoi risultati sono diventati significativi per una serie di scienze umane come la mitologia, la storia della letteratura, la storia della religione, la storia della civiltà e addirittura indispensabili per la pedagogia. A tutti coloro che sono interessati non si può bloccare l’accesso alla psicanalisi. In psicanalisi esperienza e convinzione vengono invece acquisite facendosi analizzare ed esercitando l’analisi su altri.

Lo stesso trattamento psicanalitico può essere descritto sia come un’influenza educativa, sia come un’influenza medica, essendo essenzialmente, anche per malati con già una diagnosi medica, una posteducazione dell’adulto attraverso l’azione sulla sua vita psichica inconscia. Ciò è intimamente connesso con la natura e l’eziologia delle nevrosi. Finora questi stati patologici non ci sono stati accessibili dal loro versante somatico, ma dal loro versante psichico.

Un non medico8 che abbia una buona disposizione individuale e una buona preparazione generale può, attraverso un corso di circa 2 anni, essere messo in grado di intraprendere, con prospettive di successo, il trattamento psicanalitico delle nevrosi e, acquisendo sempre più esperienza in questo campo della terapia, potrà fare tutto quello che è consentito al metodo psicanalitico. Va solo richiesto che questo analista non medico rimanga in stretto contatto con un medico per ottenere da lui la diagnosi e l’indicazione per il trattamento e per rimettere alla sua decisione tutte le eventuali complicanze. Naturalmente è incontestabile che l’analista medico, considerata la sua indipendenza e la sua visione più approfondita, sarà decisamente in vantaggio rispetto all’analista non medico, ma finora solo pochi medici si sono decisi a intraprendere in modo serio e coscienzioso la terapia psicanalitica. Viene sollevata la questione di cosa possa essere considerata una formazione sufficiente per l’esercizio pratico della psicanalisi e quale istanza debba giudicarla. Oggi esistono in molte grandi città come Vienna, Berlino, Budapest e Londra dei gruppi locali dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale che sono guidati dai miei allievi più eminenti. Dal 1920 esiste a Berlino un istituto psicanalitico collegato a un policlinico. Ivi è stato istituito un corso didattico di 2 anni che comprende: 1) l’autoanalisi9 del discente (l’esperienza dell’analisi in quanto oggetto della stessa); 2) l’insegnamento teorico e 3) il trattamento di casi selezionati di nevrosi sotto la sorveglianza degli istruttori. A Vienna si sta sviluppando un istituto simile. Se un giorno si dovesse trattare della regolamentazione legale dell’autorizzazione a praticare la psicanalisi, si potrebbe affidare l’esame dei candidati alle sopracitate associazioni psicanalitiche. Le società richiederebbero la prova di una formazione come quella che si può ottenere seguendo il corso del Policlinico di Berlino.

Nel sottoporre queste mie considerazioni al suo benevolo giudizio e attestandole la mia massima stima, rimango

il suo devoto,

Freud


Note

1 [Laienpraxis.]

2 [entschiedene. Non è solo un’opinione ferma, ma ha un carattere definitivo, infatti Freud non cambierà idea fino alla fine. Già nel 1924 Freud aveva quindi compreso che la questione dei Laien e dei ciarlatani dell’analisi andava affrontata in modo radicale affermando che per l’esercizio dell’analisi il titolo di medico è praticamente ininfluente, essendo la psicanalisi una scienza nuova.]

3 [Tralascio di tradurre questa parte perché si riferisce ad un parere di Freud su una persona che non ha nulla a che vedere con la questione dell’analisi profana / laica.]

4 [Unberufene. Non è il caso di fermarsi al letterale “non chiamati”. Dietro questo termine c’è un pezzo di cultura protestante che può essere dipanato fino in fondo. Gli Unberufene sono quelle persone che non sono state “chiamate”, non hanno una vocazione [Beruf] e quindi non si sono scelte un mestiere, una professione [Beruf]. In questo senso fanno delle attività senza essere competenti, proprio come i ciarlatani, che Freud definisce nel 1926 come “chi intraprende un trattamento senza possedere le conoscenze e le capacità necessarie”. Detto diversamente: non sono dei professionisti, ma dei dilettanti. Siamo così arrivati a una delle altre possibili traduzioni di Laie nel senso di profano, che mi era sembrata corretta per tradurre i Laienärzte nella Prefazione alle Lezioni d’introduzione alla psicanalisi del 1915 e che mi conferma nel tradurre qui Laie con “profano” e non con “laico”.]

5 [zwar. Non può essere tralasciato, soprattutto in questa frase che è il nucleo della lettera e che si riallaccia a una frase di analoga importanza della Frage. Si tratta di una parola che spiega il carattere definitivo della posizione di Freud. Poiché è riuscito a “vedere” nei termini essenziali il problema, poiché – come direbbe lui – è riuscito a portare un chiarimento [Aufklärung] sulla questione, la sua opinione può essere definitiva.]

6 [Qui si misura la portata del rovesciamento dei termini del problema. Un’analoga posizione Freud esprimerà nella Frage: “oso affermare che i medici, non solo in Europa, forniscono alla psicanalisi il maggiore contingente di ciarlatani”.]

7 [Aufklärung des Publikums. È il passaggio più difficile della lettera. Quasi sempre nella Frage abbiamo tradotto il termine Aufklärung con “spiegazione” o con “chiarimento”, a seconda dei contesti. In questo caso però non basta. Va recuperato tutto il potenziale di senso che questo termine si porta dietro. L’Auf davanti a klärung riporta a una dimensione di apertura, come un aprirsi su una nuova dimensione di comprensione, come l’acquisire un nuovo punto di vista che permette di uscire dall’ignoranza. Non per nulla è il termine che indica il movimento di pensiero che traduciamo in italiano con Illuminismo. Nel passaggio di questa lettera è come se ricomprendesse l’essenza del lavoro analitico, quel lavoro di civiltà [Kulturarbeit] di cui Claus-Dieter Rath ha parlato estesamente nel suo intervento sul blog e che ho creduto di poter condensare qui con la parola cultura. Rappresenta infatti l’approdo, il risultato acquisito con quel lavoro.]

8 [Eine nicht ärztliche Person. Il non medico è la definizione di Laie che Freud dà in apertura della Frage der Laienanalyse e che spiega il titolo di quel testo. Non è l’analisi dei profani, ma l’analisi dei laici: il fatto di non essere medico non dice nulla sul possesso di competenze e conoscenze necessarie a praticare l’analisi. Constatiamo quindi che in questa lettera sono presenti entrambi i significati del termine Laie: il primo, “profano”, l’abbiamo già visto nella Prefazione alle Lezioni d’introduzione alla psicanalisi e ancora nella prima parte di questa missiva. Il secondo, “laico”, si presenta qui direttamente con il senso specificato perentoriamente da Freud. Mi sembra una sostanziale conferma della bontà della scelta di tradurli in modo diverso. È chiaro infatti che il termine Laie si presta a contenere entrambi i significati, mentre ciascuna delle parole italiane tende a privilegiare uno solo dei due: nel caso del profano, l’incompetenza; nel caso del laico, la mancanza del titolo. Tradurre sempre con “profano” nella Frage significa negare il senso stesso dello scritto, appiattendo la posizione di Freud su quella dell’imparziale. Tradurre invece sempre con “laico” nella Frage fa perdere comunque forza al movimento semantico che attraversa tutti i primi 5 capitoli e che alla fine del V risolve l’enigma iniziale “i laici non sono propriamente laici”. L’estensione poi di questa scelta a questa lettera e agli altri testi dove compare Laie sarebbe fuorviante e impedirebbe di comprendere il senso del discorso di Freud.]

9 [Selbstanalyse. Freud intende qui l’analisi didattica, con un analista didatta, ma scrive autoanalisi. È una sua prerogativa linguistica, che non trova conferma nei testi teorici e nei regolamenti o nei resoconti degli istituti che cita; una sua prerogativa come quella di essere un “caso eccezionale” e di analizzare ma non essere analizzato.]

 

Arnold Durig
Arnold Durig

Di seguito il testo originale:

Verehrter Herr Professor!

Ich weiss es zu schätzen, dass Sie mein Urteil in zwei die Psychoanalyse berührenden Fragen hören wollen, und werde versuchen, Ihr Vertraen durch uneingeschränkte Aufrechtigkeit zu rechtfertigen. Bei diesem Vorsatze kommt mir Ihre Zusage strenger Diskretion wesenlich zu Hilfe.

Die erste Ihrer Anfragen nach den ärztlichen und persönlichen Qualitäten des Dr. N. Arb wird mir zu beantworten schwierig, da in dieser Sache subjektive und objektive Momente einander widerstreiten. In der Angelegenheit der Laienpraxis, hingegen, verfüge ich über eine entschiedene eigene Meinung, die ich gerne vor massgebenden Persönlichkeiten zum Ausdrück bringe.

I. Ich kenne Herrn. Dr. A. seit vielen Jahren […]

II. In Betreff der Ausübung der Psychoanalyse meine ich, dass Laien von ihr fern gehalten werden sollen. Die psychoanalytische Behandlung ist kein indifferentes Verfahren, da sie bei kunstgerechter Ausübung ein sehr wirksamer therapeutischer Eingriff ist, versteht sich ihr Schaden bei ungeschickter oder gewissenloser Anwendung von selbst. Es ist kein Zweifel daran möglich, dass der Missbrauch der Psychoanalyse in England und Amerika durch Unberufene viel Unheil angerichtet und den Ruf der Psychoanalyse geschädigt hat.

Wer ist aber eine Laie oder Unberufener in Sachen der Psychoanalyse zu nennen? Ich meine, jeder, der nicht eine zureichende theoretische wie technische Ausbildung in der Psychoanalyse erworben hat und zwar gleichgiltig, ob er ein ärztliches Diplom besitzt oder nicht. Ärzte die nicht der Psychoanalyse ein besonderes Studium gewidmet haben, wie z.B. der Ophthalmolog seinem Spezialfache, sind durchaus den Laien gleichzustellen und gefährlicher als diese, da sie sich unverantwortlich und durch ihren Doktortitel gedeckt fühlen. Die gegenwärtige Ausbildung des Arztes tut nichts dazu, ihn für die Ausübung der Psychoanalyse vorzubereiten, lenkt vielmehr sein Interesse von der Welt der psychischen Phänomene ab und selbst die Psychiatrie versäumt es, diese Lücke seiner Welt- und Menschenkenntis auszufüllen.

Ich kann mir zwar denken, dass es keinerlei Möglichkeit gibt, unfähigen Ärzten die Ausübung der Psychoanalyse zu untersagen, das bleibt den Bemühungen der Analytiker selbst und der Aufklärung des Publikums vorbehalten.

Anderseits geht es nicht an, die Unterweisung in der Psychoanalyse und die Ausübung derselben ausschliesslich für den ärztlichen Stand zu reservieren. Aus mehreren Gründen nicht. Die Psychoanalyse, obwohl auf medizinischem Boden erwachsen, ist längst keine bloss medizinische Angelegenheit mehr. Ihre methode, Voraussetzungen und Ergebnisse sind bedeutungsvoll für eine Reihe von Geisteswissenschaften geworden, so für Mythologie, Literaturgeschichte, Religionsgeschichte, Kulturgeschichte, und geradezu unentbehrlich für die Pädagogik. Man darf allen, die daran interessiert sind, den Zugang zur Psychoanalyse nicht versperren. Erfahrung und Überzeugung in der Psychoanalyse wird aber dadurch erworben, dass man sich selbst analysiert lässt und an anderen die Analyse ausübt.

Die psychoanalytische Behandlung selbst kann ebensowohl als eine erzieherische wie als eine ärztliche Beeinflussung beschrieben werden, sie ist im wesentlichen auch bei den Kranke die man mit einer medizinischen Diagnose ausstattet, eine Nacherziehung des Erwachsenen durch Einwirkung auf sein unbewusstes Seelenleben. Dies hängt mit der Natur und Ätiologie der Neurosen innig zusammen. Diese Krankheitszustände sind uns bisher von ihrer somatischen Seite nicht zugänglich geworden, wohl aber von ihrer psychischen her.

Eine nicht ärztliche Person von individueller Eignung und guter allgemeiner Vorbildung kann durch einen Unterricht von etwa 2 Jahren in den Stand gesetzt werden, die psychoanalytische Behandlung der Neurosen mit Aussicht auf Erfolg zu unternehmen und wird mit zunehmender Erfahrung auf diesem Gebiet der Therapie alles leisten können, was der psychoanalytische Methode möglich ist. Es ist nur zu fordern, dass ein solcher nicht ärztlicher Analytiker in stetem Kontak mit einem Arzt bleibe, um sich von ihm Diagnose und Indikationsstellung für die Behandlung zu holen und alle Komplicationen seiner Entscheidung vorzulegen. Es ist natürlich nicht zu bestreiten, dass der ärztliche Analytiker infolge seiner Unabhängigkeit und tieferen Einsicht durchaus im Vorteil gegen den nicht ärztlichen sein wird, aber bisher haben sich nur wenig Ärzte zum ernsten und gewissenhaften Betrieb der psychoanalytischen Therapie entschlossen. Es erhebt sich die Frage, was als genügende Ausbildung für die praktische Übung der Psychoanalyse angesehen werden und welche Instanz darüber urteilen soll. Nun bestehen im mehreren Grosstädten: Wien, Berlin, Budapest, London Ortsgruppen der Internationalen Psychoanalytischen Vereinigung, die von den hervorragendsten meiner Schüler geleitet werden. In Berlin besteht seit 1920 ein psychoanalytisches Institut in Verbindung mit einer Poliklinik. Daselbst ist ein Lehrkurs von 2 Jahren eingerichtet worden, welcher umfasst: 1) die Selbstanalyse des Lernenden (das Erleben der Analyse als Objekt derselben); 2) den theoretischen Unterricht und 3) die Behandlung ausgesuchter Fälle von Neurosen unter Überwachung der Instruktoren. In Wien ist ein ähnliches Institut in Entwicklung begriffen. Wenn es sich einmal um eine gesetzliche Regelung der Berechtigung zur psychoanalytischen Praxis handeln sollte, könnte man den genannten psychoanalytischen Gesellschaften die Prüfung der Kandidaten übertragen. Die Gesellschaften würden den Nachweis einer Ausbildung fordern wie sie durch den Lehrkurs der Berliner Poliklinik erreicht werden kann.

Indem ich diese Bemerkungen Ihrer geneigten Beurteilung unterbreite, bin ich in vorzüglicher Hochachtung.

Ihr erge bener,
Freud

Bibliografia

Deux lettres inédites de Freud concernant l’exercice de la psychanalyse par les non-médecins, in “Revue internationale d’histoire de la psychanalyse”, 3, Presses Universitaires de France, Paris 1990, pp. 14-19.

Due lettere di Freud concernenti l’esercizio della psicanalisi da parte dei laici in AA.VV. Cortesie per gli ospiti – Il problema dell’analisi condotta da non laici, Il Laboratorio, Torino 1997, pp. 177-191.

Due lettere di Sigmund Freud sulla genesi della ‘Questione dell’analisi laica’ in S. Freud, Sulla storia della psicoanalisi (Per la storia del movimento psicoanalitico. La questione dell’analisi laica), Boringhieri, Torino 2005 (non più in commercio), pp. 193-197.

 

2 pensieri riguardo “Prassi profana e analisi laica in una lettera di Freud del ’24”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.