Ein Schlag ins Wasser

Un buco nell’acqua

Nella raccolta di lettere di Sigmund Freud, curata da Ernst L. Freud e pubblicata da Boringhieri nel lontano 1960, questa lettera a Max Eitingon, fondatore del Policlinico Psicanalitico di Berlino, non figura. Perché? Perché tratta della psicanalisi laica, quella esercitata da non medici, secondo la nota equazione freudiana laici = non medici? Perché è un tema che non garba all’establishment della psicanalisi, ormai schierato dalla parte dei medici contro Freud? Ragionare in termini paranoici è troppo facile, addirittura spontaneo, quasi naturale, essendo naturalmente paranoico l’assetto dell’Io forte, che piace agli psicoterapeuti. Più pertinente e meno immaginaria è un’altra considerazione più formale, che giustifica la censura. Questa lettera è lo sfogo di un Freud “incazzato”, che registra il fallimento del proprio progetto scientifico, anche se pateticamente non si rende conto – da anima bella qual era – di quanto grande sia stata la propria parte di responsabilità nel provocarlo. “Tutto ciò non è per niente bello” – Es ist nicht schön, questa è la chiusa della lettera – deve aver pensato il curatore dell’antologia.

Certo è che un vero spirito imparziale non può non congetturare che, se Freud non avesse conferito alla psicanalisi un assetto teorico-pratico di stampo medico ­– medico in teoria, con una metapsicologia strutturata come l’eziopatogenesi delle malattie mediche, e medico in pratica come cura mirante alla restituzione dello stato di prerimozione infantile – l’esito dello scontro con lo spirito corporativo della classe medica sarebbe stato probabilmente diverso. Non sarebbe stato un buco nell’acqua – ein Schlag ins Wasser.

Abbiamo noi altre chance? Non è troppo tardi per rimettere in sesto la psicanalisi su basi laiche, veramente non mediche? Non è tutto perduto per la tuttora giovane scienza freudiana?

Chissà, forse no; magari facendo nostra un po’ della sana incazzatura di Freud, magari non rivolgendola solo ai medici ma estendendola a tutti coloro che vorrebbero ridurre la psicanalisi a bibita analcolica.

 

Vienna 3.4.19281

Caro Max,

la lettera svizzera, che allego (io non l’ho ricevuta, ma non ne sono arrabbiato), mi dà l’occasione di scriverle di nuovo così presto. Mi sembra di vedere che l’affare sia veramente serio, anche se non proprio urgente. Siamo di fronte a uno sviluppo che non si riesce facilmente ad arrestare. Probabilmente la finalità ultima, già segnalata da Ferenczi, è che l’IPA riconoscerà, oltre ai misti, anche i gruppi puramente medici e puramente laici.

L’argomento degli svizzeri, secondo cui anche in America esistono due gruppi,2 avrebbe valore solo se si trattasse della coesistenza di un gruppo di Ginevra o di Zurigo con un gruppo svizzero generale. Naturalmente i nuovi svizzeri3 non parlano delle ben note aspirazioni particolaristiche che Oberholzer ha confessato ancora una volta nella sua lettera circolare e che giustificano la nostra diffidenza; ma la cosa non può contribuire a tranquillizzarci.

Indubbiamente il mio scritto sull’analisi laica è stato un buco nell’acqua. Mi sono sforzato di risvegliare uno spirito comunitario analitico che dovrebbe contrapporsi allo spirito corporativo medico, ma l’operazione non ha avuto successo. Non mancheranno conseguenze e non saranno favorevoli, ma probabilmente non mi turberanno più. Mi ha ostacolato anche il fatto di essere, per così dire, un generale senza armata. Dei troppo pochi laici che volevo guidare, Rank è decaduto a millantatore; Reik, benché continui a lavorare bene, si è reso personalmente odioso; invece Pfister, con tutto il suo calore e la sua bontà, sfiora il ridicolo. Rimangono solo i pedagoghi, dai quali può venir fuori qualcosa, se si organizzeranno.

Ne vien fuori che mi sono tirato addosso la disapprovazione generale anche attraverso Avvenire di un’illusione. Rimbombano intorno a me solo cupe allusioni di ogni genere. Qualche giorno fa ricevetti un libretto di Binswanger, Wandlungen in der Auffassung des Traumes: von den Griechen zur Gegenwart.4 È molto buono, con tutte le caratteristiche dell’autore che conosciamo: la sua fredda correttezza, il suo inchinarsi alla psicologia e alla filosofia ufficiali, ecc. L’ultima parola del libro, anche letteralmente, è: Dio. Ladri e assassini che non siete altro! Non sono riuscito a trattenermi dallo scrivergli come io supponga che il suo Dio sia un distillato filosofico, e ancora come, benché personalmente molto misurato, quasi astinente, io abbia un grande rispetto per robusti bevitori quali, per esempio, G. Keller e Böcklin. Solo che mi sembrano un po’ strane le persone che riescono a ubriacarsi con bibite analcoliche. Ma non cambia nulla con queste piacevolezze. Tutto ciò non è per niente bello.

Cordiali saluti a entrambi,
vostro Freud.


Note

1 Risposta all’ultima lettera di Eitingon.

2 L’American Psychoanalytic Association e la New York Psychoanalytic Society, fondate entrambe nel 1911.

3 Si tratta della nuova società di analisti medici svizzeri.

4 Springer, Berlin 1928, trad. Elisabetta Basso, Ludwig Binswanger, Il sogno: mutamenti nella concezione e interpretazione dai Greci al presente, Quodlibet, Macerata 2009.

Traduzione di Antonello Sciacchitano
Revisione Davide Radice e Silvana Abbrescia Rath

 

Max Eitingon
Max Eitingon

Di seguito il testo originale.

Wien 3·4·1928

Lieber Max

Der Schweizer Brief, den ich beilege, veranlaßt mich, Ihnen so bald wieder zu schreiben. (Ich habe ihn nicht erhalten, bin nicht böse darüber.) Ich sehe soviel, daß die Angelegenheit recht ernsthaft ist, ohne grade dringend zu sein. Man steht vor einer Entwicklung, die sich nicht leicht aufhalten läßt. Vielleicht führt sie zu dem Ziel, das Ferenczi zuerst aufgezeigt hat, daß die IPV außer den gemischten Gruppen auch rein ärztliche, dann aber auch reine Laiengruppen anerkennen wird!

Das Argument der Schweizer, daß auch in Amerika zwei Gruppen bestehen, hätte nur Geltung, wenn es sich um die Koexistenz der Züricher oder Genfer Gruppe mit einer allgemein schweizerischen handelte. Von den uns bekannten Sonderbestrebungen Oberholzers, die noch in seinem Rundbrief eingestanden wurden und die unser Mißtrauen so gut begründen, sprechen die Neu-Schweizer natürlich nicht; was aber kaum zu unserer Beruhigung beitragen kann.

Unzweifelhaft war meine Schrift über die Laienanalyse ein Schlag ins Wasser. Ich habe mich bemüht, ein analytisches Gemeingefühl zu wecken, das sich dem ärztlichen Standesbewußtsein entgegenstellen sollte, aber es hat keinen Erfolg gehabt. Die Folgen werden nicht ausbleiben und ungünstige sein; mich werden sie wahrscheinlich nicht mehr stören. Es stand mir auch im Wege, daß ich dabei sozusagen ein Feldherr ohne Armee war. Von den allzuwenigen Laien, die ich anführen wollte, ist Rank zum Hochstaplertum abgefallen, Reik macht sich, obwohl er gut weiterarbeitet, persönlich mißliebig, und Pfister streift doch bei all seiner Wärme und Güte hart an das Lächerliche. Es bleiben nur die Pädagogen übrig, aus denen etwas werden kann, wenn sie sich organisieren.

Das allgemeinste Mißfallen habe ich mir, wie sich herausstellt, auch durch die >Zukunft einer Illusion< zugezogen. Es grollt nur so um mich herum in allerlei dumpfen Anspielungen. Vor einigen Tagen erhielt ich auch ein Büchlein von Binswanger, >Wandlungen in der Auffassung und Deutung des Traumes<, Berlin J. Springer. Es ist sehr gut, mit allen Eigenheiten des uns bekannten Autors, seiner kühlen Korrektheit, seinen Verbeugungen vor der offiziellen Psychologie und Philosophie usw. Das letzte Wort (auch buchstäblich genommen) ist: Gott. Also dazu Räuber und Mörder! Ich konnte mich nicht enthalten, ihm zu schreiben, ich nähme an, sein Gott sei ein philosophisch destillierter, und weiter: Ich sei selbst sehr mäßig, fast abstinent gewesen, doch hätte ich einen guten Respekt für tüchtige Trinker wie z.B. G. Keller und Böcklin. Nur Personen, die es fertig bringen, sich an alkoholfreien Getränken einen Rausch zu holen, erschienen mir etwas komisch! Aber man ändert nichts mit solchen Späßen. Es ist nicht schön.

Mit herzlichem Gruß für Sie beide
Ihr Freud

 

Antonello Sciacchitano

Autore: Antonello Sciacchitano

Nato a San Pellegrino il 24 giugno 1940. Medico e psichiatra, lavora a Milano come psicanalista di formazione lacaniana; riceve domande d'analisi in via Passo di Fargorida, 6, tel. 02.5691223: E' redattore della rivista di cultura e filosofia "aut aut", fondata da Enzo Paci nel 1951.

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