Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz

La recensione a Monoplegia anestetica di Albert Adamkiewicz consente di toccare con mano l’asprezza e il sarcasmo che Freud sa concentrare ed esprimere nei propri commenti. In tal senso forse non è un caso che, a differenza di tanti altri autori recensiti nello stesso anno, Adamkiewicz[1] non appartenga all’Università di Vienna. Come infatti ricorda Henri Ellenberger, la durezza dei confronti scientifici si manifesta all’epoca in maniera più aspra tra esponenti di università diverse.[2]

Il testo si presta inoltre a una riflessione suggestiva poiché si ritrova qui probabilmente una radice del successivo concetto, prettamente psicoanalitico, di transfert, per il quale Freud impiegherà il termine Übertragung. Il termine Transfert, derivato dal francese, compare come tale ben 8 volte nell’opera originale di Freud:[3] lo si ritrova dunque 1 volta, la prima in senso assoluto, nella recensione qui tradotta, 3 volte in Prefazione alla traduzione di “Della suggestione” di Hippolyte Bernheim, del 1888 e infine 4 volte in Isteria, sempre del 1888. In queste prime occorrenze, il significato che Freud dà al termine Transfert è identico a quello proposto da Adamkiewicz Leggi tutto “Recensione freudiana a Monoplegia anestetica di Adamkiewicz”

Sulla metaanalisi

Una proposta per la politica della psicanalisi, nell’ottica delle “associazioni liberamente fluttuanti”

La matrice di tutte le inibizioni è la soggezione all’uno (di solito ideale).

Così nasce l’anoressia nervosa: mangiare zero, pur di salvare l’uno.

Così nasce l’inibizione politica o la servitù volontaria;  così la chiama Etienne de la Boètie nel suo trattato sulla Servitù volontaria o Contra Uno del 1552.

Così nasce l’inibizione a pensare l’oggetto infinito, che è radicalmente non uno, essendo una struttura non categorica o non concettualizzabile.

Freud intuì qualcosa di questa volontà negativa, ma la nascose tra le pieghe del mito edipico, come se non ne avesse voluto sapere. Il maschio vorrebbe uccidere l’uno e possedere il due – sua compagna –, ma rinuncia all’impresa per non incorrere nel pericolo della castrazione. E la femmina? Freud non sapeva che dire. Non nascondiamocelo: Freud non seppe pensare l’inibizione. (Che regolarmente nella femmina è inibizione a pensare fuori dai moduli maschili dell’uno.) E questo è non poco paradossale, se è vero che con la regola analitica fondamentale, o delle associazioni liberamente fluttuanti, iniziò a sciogliere il soggetto dalla presa inibitoria dell’uno. Leggi tutto “Sulla metaanalisi”