Essenza e meccanismo della nevrosi di coazione

Propongo una nuova traduzione del II capitolo del testo di S. Freud Ulteriori annotazioni sulle neuropsicosi da difesa (Weitere Bemerkungen über die Abwehr-Neuropsychosen). Questo capitolo illustra il meccanismo di produzione della nevrosi di coazione e costituisce la più compiuta esposizione della teoria del trauma sessuale specifico. Per me rappresenta il terreno ideale per mettere alla prova una nuova traduzione del termine Zwangsneurose, tradizionalmente tradotto come “nevrosi ossessiva”. Il termine tedesco Zwang rimanda alla costrizione e alla coazione. È parte della parola composta Wiederholungszwang che a buon titolo è normalmente tradotta come “coazione a ripetere”.  La dimensione psichica propria della coazione è ben più generale di un particolare quadro clinico. Si veda ad esempio la chiusura del VII paragrafo del testo La Negazione, quando Freud fa riferimento alla coazione del principio di piacere, “Zwang des Lustprinzips”. L’impraticabilità dell’appiattimento di Zwang su “ossessione” è chiarita anche dal passaggio del testo Una nevrosi demoniaca nel secolo decimosettimo in cui Freud scrive “Zwangsneurose mit Obsessionen”[1] e che non può essere certo tradotto con “nevrosi ossessiva con ossessioni”.

Ulteriori annotazioni sulle neuropsicosi da difesa

[…]

II – Essenza e meccanismo della nevrosi di coazione

Nell’eziologia della nevrosi di coazione le esperienze sessuali della prima infanzia hanno la stessa importanza che hanno nell’isteria, ma qui non si tratta più della passività sessuale, quanto piuttosto di aggressioni compiute con piacere e di una partecipazione, che si sentì piacevole, ad atti sessuali; si tratta cioè di attività sessuale. A questa differenza delle condizioni eziologiche si collega il fatto che per la nevrosi di coazione appare favorito il genere maschile.

D’altra parte in tutti i miei casi di nevrosi di coazione ho trovato un fondo di sintomi isterici che potevano essere ricondotti a una scena di passività sessuale che precede l’atto compiuto con piacere. Ritengo che questa coincidenza sia regolare e che un’aggressione sessuale precoce presupponga sempre un’esperienza di seduzione. Non posso però ancora fornire un’esposizione definitiva dell’eziologia della nevrosi di coazione; ho solo l’impressione che la decisione se, in base al trauma infantile, debba insorgere l’isteria o la nevrosi di coazione dipenda dalle condizioni temporali dello sviluppo della libido.

L’essenza della nevrosi di coazione può essere espressa in una formula semplice: le rappresentazioni coatte sono ogni volta rimproveri trasformati, ritornati dalla rimozione, che si riferiscono sempre a un atto sessuale dell’infanzia compiuto con piacere. Per illustrare questa proposizione è necessario descrivere il decorso tipico di una nevrosi di coazione.

In un primo periodo – il periodo dell’immoralità infantile – accadono quegli eventi che contengono il seme della futura nevrosi. Anzitutto, nella primissima infanzia, le esperienze di seduzione sessuale che successivamente rendono possibile la rimozione, poi quelle azioni di aggressione sessuale contro l’altro sesso, che successivamente compariranno come comportamenti di rimprovero.

A questo periodo viene posto fine con l’ingresso, anch’esso sovente anticipato, della “maturazione” sessuale. Al ricordo di quegli atti di piacere si collega ora un rimprovero e la connessione con le iniziali esperienze di passività consente — spesso solo dopo uno sforzo per rendere cosciente e per ricordare — che venga rimosso e sostituito da un sintomo primario di difesa. Scrupolosità, vergogna, sfiducia in se stessi sono i sintomi con i quali inizia il terzo periodo, quello dell’apparente sanità, propriamente quello della difesa riuscita.

Il periodo successivo, quello della malattia, è contraddistinto dal ritorno dei ricordi rimossi, quindi dal fallimento della difesa, laddove non è ancora certo se il loro ridestarsi sia più spesso casuale e spontaneo oppure consegua da disturbi sessuali attuali, come un loro effetto, per così dire, collaterale. I ricordi ravvivati e i rimproveri formati a partire da essi non entrano però mai inalterati nella coscienza; a diventare coscienti come rappresentazione e affetto coatti, sostituendo per la vita cosciente il ricordo patogeno, sono invece formazioni di compromesso fra le rappresentazioni rimosse e quelle rimuoventi.

Per poter descrivere in modo perspicuo e verosimilmente esatto i processi della rimozione, del ritorno del rimosso e della formazione delle rappresentazioni patologiche di compromesso, ci si deve decidere ad accettare ben determinate ipotesi sul substrato dell’accadere psichico e della coscienza. Fintanto che lo si vorrà evitare, ci si dovrà accontentare delle seguenti annotazioni, che in senso figurato si possono intendere meglio: ci sono due forme di nevrosi di coazione, a seconda che nella coscienza si faccia strada solo il contenuto mnestico del comportamento di rimprovero o anche l’affetto di rimprovero che è connesso al comportamento. Il primo caso è quello delle tipiche rappresentazioni coatte, nelle quali è il contenuto ad attirare su di sé l’attenzione del malato; viene percepito come affetto solo un dispiacere indefinito, mentre come contenuto della rappresentazione coatta sarebbe adeguato solo l’affetto di rimprovero. Rispetto al comportamento coatto dell’infanzia, il contenuto della rappresentazione coatta è deformato in modo duplice: in primo luogo, in quanto qualcosa di attuale viene messo al posto del passato; in secondo luogo, in quanto il sessuale è sostituito da qualcosa di analogo, non sessuale. Entrambe queste modificazioni sono l’effetto della tendenza alla rimozione che è ancora in vigore, tendenza che ascriveremo all’Io. L’influenza del ricordo patogeno ravvivato si mostra nel fatto che il contenuto della rappresentazione coatta è ancora identico, pezzo per pezzo, al rimosso o può esserne derivato con una successione corretta di pensieri. Ricostruendo, con l’aiuto del metodo analitico, l’insorgere di una singola rappresentazione coatta, si trova che da un’impressione attuale si è dato impulso a diversi percorsi di pensiero, uno dei quali, andando oltre il ricordo rimosso, risulta costruito logicamente in un modo altrettanto corretto quanto l’altro, sebbene sia incapace di diventare cosciente e non possa venire corretto. Se i risultati delle due operazioni psichiche non concordano, non si arriva a un appianamento logico della contraddizione e invece, accanto all’esito normale del pensiero, a entrare nella coscienza, come compromesso fra la resistenza e il risultato patologico del pensiero, è una rappresentazione coatta che sembra assurda. Se i due percorsi di pensiero giungono alla stessa conclusione, si rafforzano l’un l’altro facendo sì che ora il normale risultato di pensiero ottenuto si comporti psicologicamente come una rappresentazione coatta. Ovunque nello psichico compaia una coazione nevrotica, essa deriva dalla rimozione. Le rappresentazioni coatte hanno per così dire un corso forzoso psichico non a causa del loro proprio valore, ma a causa della fonte da cui derivano o che ha fornito un contributo al loro valore.

Una seconda forma della nevrosi di coazione si ha quando ad estorcere una rappresentanza nella vita psichica cosciente non è il contenuto mnestico rimosso, ma il rimprovero, parimenti rimosso. L’affetto di rimprovero può trasformarsi, per aggiunta psichica, in un qualsiasi altro affetto di dispiacere; se questo accade, il divenire cosciente dell’affetto sostitutivo non trova più alcun ostacolo sul suo cammino. Il rimprovero (di aver compiuto l’atto sessuale in età infantile) si trasforma facilmente in vergogna (se qualcun altro lo viene a sapere), in angoscia ipocondriaca (per le dannose conseguenze fisiche di quello stesso comportamento di rimprovero), in angoscia sociale (per la punizione sociale della trasgressione), in angoscia religiosa, in delirio di attenzione (paura che quel comportamento sia rivelato ad altri), in angoscia di cedere alla tentazione (giustificata sfiducia nella propria forza di resistenza morale) e simili. Inoltre il contenuto mnestico dell’azione riprovevole può essere co-rappresentata nella coscienza oppure può rimanere sullo sfondo, cosa che rende molto più difficoltoso il riconoscimento diagnostico. Molti casi che, ad un’indagine superficiale vengono presi per comune ipocondria (nevrastenica), appartengono a questo gruppo, quello degli affetti compulsivi; in particolare, la cosiddetta “nevrastenia periodica” o la “melanconia periodica” sembrano risolversi, con una frequenza imprevista, in affetti coatti e rappresentazioni coatte; una constatazione terapeuticamente non indifferente.

Accanto a questi sintomi di compromesso, che significano il ritorno del rimosso e con ciò il fallimento della difesa originariamente realizzata, la nevrosi di coazione forma una serie di ulteriori sintomi che hanno una provenienza del tutto diversa. L’Io cerca infatti di difendersi da quei derivati del ricordo rimosso iniziale e in questa battaglia difensiva crea dei sintomi che possono essere compendiati come “difesa secondaria”. Si tratta senza eccezione alcuna di “misure protettive”, che hanno fornito un buon servizio nella lotta contro le rappresentazioni coatte e gli affetti coatti. Se a questi ausili riesce davvero di rimuovere nuovamente i sintomi del ritorno [del rimosso] che si impongono all’Io, la coazione si trasferisce sulle misure protettive stesse e crea una terza forma della “nevrosi di coazione”, i comportamenti coatti. Essi non sono mai primari, non contengono mai qualcosa di diverso da una difesa, mai un’aggressione; l’analisi psichica mostra che essi – nonostante la loro particolarità – possono ogni volta essere pienamente chiariti riconducendoli al ricordo coatto che essi combattono.[2]

La difesa secondaria contro le rappresentazioni coatte può essere realizzata con una violenta deviazione su pensieri che abbiano possibilmente un contenuto contrario; di conseguenza, nel caso del successo della coazione al rimuginìo, essa riguarda di regola cose astratte, sovrasensibili, perché le rappresentazioni rimosse hanno sempre a che fare con la sensualità. Oppure il malato tenta di dominare ogni singola idea coatta attraverso il lavorìo della logica e attraverso il richiamo ai suoi ricordi coscienti; ciò porta alla coazione di pensiero, alla compulsione a esaminare e alla mania del dubbio. In questo esaminare, la preminenza della percezione sulla memoria dapprima induce e poi costringe il malato a collezionare e custodire tutti gli oggetti con i quali è entrato in contatto. La difesa secondaria contro gli affetti coatti dà come risultato una serie ancora più ampia di misure protettive, suscettibili di trasformarsi in comportamenti coatti. Li si può raggruppare a seconda della loro tendenza: misure di penitenza (tediosi cerimoniali, aritmomania), misure di prevenzione (fobie di ogni genere, superstizione, pedanteria, incremento del sintomo primario della coscienziosità), misure legate alla paura di tradirsi (raccolta di fogli di carta, misantropia), misure di stordimento (dipsomania). Fra questi comportamenti e impulsi coatti il ruolo più importante è svolto dalle fobie in quanto limitazioni dell’esistenza del malato.

Ci sono casi nei quali si può osservare come la coazione si trasferisce dalla rappresentazione o dall’affetto alla misura; ci sono poi altri casi nei quali la coazione oscilla periodicamente fra il sintomo del ritorno [del rimosso] e il sintomo della difesa secondaria; ci sono poi ancora casi nei quali non si forma affatto alcuna rappresentazione coatta e il ricordo rimosso è invece rappresentato dalla misura di difesa apparentemente primaria. Qui si raggiunge con un salto quello stadio che generalmente conclude, dopo la lotta di difesa, il decorso della nevrosi di coazione. I casi gravi di questa affezione finiscono con la fissazione dei cerimoniali, con una generale mania del dubbio o con una stravagante esistenza condizionata dalle fobie.

Che la rappresentazione coatta e tutti i suoi derivati non vengano creduti dipende dal fatto che con la prima rimozione si forma il sintomo difensivo della coscienziosità, che parimenti ha guadagnato un carattere coatto. La certezza di avere vissuto in modo morale durante l’intero periodo della difesa riuscita rende impossibile dare credito al rimprovero che la rappresentazione coatta implica. Solo incidentalmente, con la comparsa di una nuova rappresentazione coatta e di quando in quando, con stati malinconici di esaurimento dell’Io, i sintomi morbosi del ritorno [del rimosso] riescono a carpire anche un certo credito. La “coazione” delle formazioni psichiche qui descritte non ha in generale nulla a che fare con il riconoscimento che ottengono in quanto credute e non va nemmeno confuso con quell’elemento che viene indicato come “forza” o “intensità” di una rappresentazione. Il suo carattere essenziale è piuttosto che non può essere dissolta dall’attività psichica suscettibile di divenire cosciente e che questo carattere non subisce alcun cambiamento, sia che la rappresentazione alla quale la coazione aderisce diventi più forte o più debole, sia che venga più o meno intensamente “illuminata”, “investita di energia”, ecc.

La causa dell’inafferrabilità della rappresentazione coatta o dei suoi derivati è però in rapporto solo con il ricordo rimosso nella prima infanzia, poiché se è riuscito a renderlo cosciente, e i metodi psicoterapeutici sembrano bastare, allora anche la coazione scompare.

Note

[1] S. Freud, Eine Teufelsneurose im siebzehnten Jahrhundert (1923), in Sigmund Freud Gesammelte Werke, vol. XIII, p. 338.

[2] Un esempio fra tanti: Un ragazzo undicenne aveva approntato questo cerimoniale per quando andava a letto: non si addormentava prima di aver raccontato dettagliatamente alla madre tutte le esperienze della giornata; alla sera sul tappeto della camera da letto non doveva esserci neanche un pezzettino di carta o qualche altra immondizia; il letto doveva essere spostato contro la parete con tre sedie davanti e i cuscini dovevano essere disposti in un modo preciso. Egli stesso, per potersi addormentare, doveva prima stirare entrambe le gambe un certo numero di volte e quindi coricarsi sul fianco. – Ciò venne chiarito nel modo seguente: anni prima era accaduto che la donna di servizio che doveva mettere a letto il bel bambino approfittò dell’occasione per sdraiarsi sopra di lui e abusarne sessualmente. Quando più tardi accadde che un’esperienza recente ridestasse questo ricordo, esso si manifestò alla coscienza con la coazione al cerimoniale sopra descritto: sedie davanti al letto e quest’ultimo contro la parete – così che nessuno potesse averne accesso; cuscini messi in un certo ordine – perché quest’ordine fosse diverso rispetto a quella sera; i movimenti delle gambe – spingere via la persona sdraiata sopra di lui; dormire sul fianco – perché in quella scena lui dormiva supino; il minuzioso resoconto alla madre – perché le aveva taciuto, a seguito del divieto della seduttrice, quella e altre esperienze sessuali; infine il tenere pulita la camera, perché fino ad allora era stata la causa del principale rimprovero da parte della madre.

Bibliografia

S. Freud, Weitere Bemerkungen über die Abwehr-Neuropsychosen (1895), in Sigmund Freud Gesammelte Werke, vol. I, Imago, Londra 1952, pp. 377-403.

S. Freud, Eine Teufelsneurose im siebzehnten Jahrhundert (1923), in Sigmund Freud Gesammelte Werke, vol. XIII, Imago, Londra 1940, pp. 315-353.

 

Edvard Munch - Sick mood at sunset. Despair (1892)
Edvard Munch – Sick mood at sunset. Despair (1892)

Di seguito il testo in lingua originale.

WEITERE BEMERKUNGEN ÜBER DIE ABWEHR-NEUROPSYCHOSEN

[…]

II – Wesen und Mechanismus der Zwangsneurose

[385] In der Ätiologie der Zwangsneurose haben sexuelle Erlebnisse der frühen Kinderzeit dieselbe Bedeutung wie bei Hysterie, doch handelt es sich hier nicht mehr um sexuelle Passivität, sondern [386] um mit Lust ausgeführte Aggressionen und mit Lust empfundene Teilnahme an sexuellen Akten, also um sexuelle Aktivität. Mit dieser Differenz der ätiologischen Verhältnisse hängt es zusammen, daß bei der Zwangsneurose das männliche Geschlecht bevorzugt erscheint.

Ich habe übrigens in all meinen Fällen von Zwangsneurose einen Untergrund von hysterischen Symptomen gefunden, die sich auf eine der Lusthandlung vorhergehende Szene sexueller Passivität zurückführen ließen. Ich vermute, daß dieses Zusammentreffen ein gesetzmäßiges ist, und daß vorzeitige sexuelle Aggression stets ein Erlebnis von Verführung voraussetzt. Ich kann aber gerade von der Ätiologie der Zwangsneurose noch keine abgeschlossene Darstellung geben; es macht mir nur den Eindruck, als hinge die Entscheidung darüber, ob auf Grund der Kindertraumen Hysterie oder Zwangsneurose entstehen soll, mit den zeitlichen Verhältnissen der Entwicklung von Libido zusammen.

Das Wesen der Zwangsneurose läßt sich in einer einfachen Formel aussprechen: Zwangsvorstellungen sind jedesmal verwandelte, aus der Verdrängung wiederkehrende Vorwürfe, die sich immer auf eine sexuelle, mit Lust ausgeführte Aktion der Kinderzeit beziehen. Zur Erläuterung dieses Satzes ist es notwendig, den typischen Verlauf einer Zwangsneurose zu beschreiben.

In einer ersten Periode – Periode der kindlichen Immoralität – fallen die Ereignisse vor, welche den Keim der späteren Neurose enthalten. Zuerst in frühester Kindheit die Erlebnisse sexueller Verführung, welche später die Verdrängung ermöglichen, sodann die Aktionen sexueller Aggression gegen das andere Geschlecht, welche später als Vorwurfshandlungen erscheinen.

Dieser Periode wird ein Ende bereitet durch den – oft selbst verfrühten – Eintritt der sexuellen »Reifung«. Nun knüpft sich an die Erinnerung jener Lustaktionen ein Vorwurf, und der Zusammenhang mit dem initialen Erlebnisse von Passivität ermöglicht es – oft erst nach bewußter und erinnerter Anstrengung [387] diesen zu verdrängen und durch ein primäres Abwehrsymptom zu ersetzen. Gewissenhaftigkeit, Scham, Selbstmißtrauen sind solche Symptome, mit denen die dritte Periode, die der scheinbaren Gesundheit, eigentlich der gelungenen Abwehr, beginnt.

Die nächste Periode, die der Krankheit, ist ausgezeichnet durch die Wiederkehr der verdrängten Erinnerungen, also durch das Mißglücken der Abwehr, wobei es unentschieden bleibt, ob die Erweckung derselben häufiger zufällig und spontan oder infolge aktueller sexueller Störungen gleichsam als Nebenwirkung derselben erfolgt. Die wiederbelebten Erinnerungen und die aus ihnen gebildeten Vorwürfe treten aber niemals unverändert ins Bewußtsein ein, sondern was als Zwangsvorstellung und Zwangsaffekt bewußt wird, die pathogene Erinnerung für das bewußte Leben substituiert, sind Kompromißbildungen zwischen den verdrängten und den verdrängenden Vorstellungen.

Um die Vorgänge der Verdrängung, der Wiederkehr des Verdrängten und der Bildung der pathologischen Kompromißvorstellungen anschaulich und wahrscheinlich zutreffend zu beschreiben, müßte man sich zu ganz bestimmten Annahmen über das Substrat des psychischen Geschehens und des Bewußtseins entschließen. So lange man dies vermeiden will, muß man sich mit folgenden, eher bildlich verstandenen Bemerkungen bescheiden: Es gibt zwei Formen der Zwangsneurose, je nachdem allein der Erinnerungsinhalt der Vorwurfshandlung sich den Eingang ins Bewußtsein erzwingt oder auch der an sie geknüpfte Vorwurfsaffekt. Der erstere Fall ist der der typischen Zwangsvorstellungen, bei denen der Inhalt die Aufmerksamkeit des Kranken auf sich zieht, als Affekt nur eine unbestimmte Unlust empfunden wird, während zum Inhalt der Zwangsvorstellung nur der Affekt des Vorwurfs passen würde. Der Inhalt der Zwangsvorstellung ist gegen den der Zwangshandlung im Kindesalter in zweifacher Weise entstellt: erstens, indem etwas Aktuelles an die Stelle des Vergangenen gesetzt ist, zweitens, indem das Sexuelle durch Analoges, nicht [388] Sexuelles, substituiert wird. Diese beiden Abänderungen sind die Wirkung der immer noch in Kraft stehenden Verdrängungsneigung, die wir dem »Ich« zuschreiben wollen. Der Einfluß der wiederbelebten pathogenen Erinnerung zeigt sich darin, daß der Inhalt der Zwangsvorstellung noch stückweise mit dem Verdrängten identisch ist oder sich durch korrekte Gedankenfolge von ihm ableitet. Rekonstruiert man mit Hilfe der psychoanalytischen Methode die Entstehung einer einzelnen Zwangsvorstellung, so findet man, daß von einem aktuellen Eindrucke aus zwei verschiedene Gedankengänge angeregt worden sind; der eine davon, der über die verdrängte Erinnerung gegangen ist, erweist sich als ebenso korrekt logisch gebildet wie der andere, obwohl er bewußtseinsunfähig und unkorrigierbar ist. Stimmen die Resultate der beiden psychischen Operationen nicht zusammen, so kommt es nicht etwa zur logischen Ausgleichung des Widerspruches zwischen beiden, sondern neben dem normalen Denkergebnisse tritt als Kompromiß zwischen dem Widerstande und dem pathologischen Denkresultate eine absurd erscheinende Zwangsvorstellung ins Bewußtsein. Wenn die beiden Gedankengänge den gleichen Schluß ergeben, verstärken sie einander, so daß ein normal gewonnenes Denkresultat sich nun psychologisch wie eine Zwangsvorstellung verhält. Wo immer neurotischer Zwang im Psychischen auftritt, rührt er von Verdrängung her. Die Zwangsvorstellungen haben sozusagen psychischen Zwangskurs nicht wegen ihrer eigenen Geltung, sondern wegen der Quelle, aus der sie stammen, oder die zu ihrer Geltung einen Beitrag geliefert hat.

Eine zweite Gestaltung der Zwangsneurose ergibt sich, wenn nicht der verdrängte Erinnerungsinhalt, sondern der gleichfalls verdrängte Vorwurf eine Vertretung im bewußten psychischen Leben erzwingt. Der Vorwurfsaffekt kann sich durch einen psychischen Zusatz in einen beliebigen anderen Unlustaffekt verwandeln; ist dies geschehen, so steht dem Bewußtwerden des substituierenden Affekts nichts mehr im Wege. So verwandelt [389] sich Vorwurf (die sexuelle Aktion im Kindesalter vollführt zu haben) mit Leichtigkeit in Scham (wenn ein anderer davon erführe), in hypochondrische Angst (vor den körperlich schädigenden Folgen jener Vorwurfshandlung), in soziale Angst (vor der gesellschaftlichen Ahndung jenes Vergehens), in religiöse Angst, in Beachtungswahn (Furcht, daß man jene Handlung anderen verrate), in Versuchungsangst (berechtigtes Mißtrauen in die eigene moralische Widerstandskraft) u. dgl. Dabei kann der Erinnerungsinhalt der Vorwurfshandlung im Bewußtsein mitvertreten sein oder gänzlich zurückstehen, was die diagnostische Erkennung sehr erschwert. Viele Fälle, die man bei oberflächlicher Untersuchung für gemeine (neurasthenische) Hypochondrie hält, gehören zu dieser Gruppe der Zwangsaffekte, insbesondere die sogenannte »periodische Neurasthenie« oder »periodische Melancholie« scheint in ungeahnter Häufigkeit sich in Zwangsaffekte und Zwangsvorstellungen aufzulösen, eine Erkennung, die therapeutisch nicht gleichgültig ist.

Neben diesen Kompromißsymptomen, welche die Wiederkehr des Verdrängten und somit ein Scheitern der ursprünglich erzielten Abwehr bedeuten, bildet die Zwangsneurose eine Reihe weiterer Symptome von ganz anderer Herkunft. Das Ich sucht sich nämlich jener Abkömmlinge der initial verdrängten Erinnerung zu erwehren und schafft in diesem Abwehrkampfe Symptome, die man als »sekundäre Abwehr« zusammenfassen könnte. Es sind dies durchwegs »Schutzmaßregeln«, die bei der Bekämpfung der Zwangsvorstellungen und Zwangsaffekte gute Dienste geleistet haben. Gelingt es diesen Hilfen im Abwehrkampfe wirklich, die dem Ich aufgedrängten Symptome der Wiederkehr neuerdings zu verdrängen, so überträgt sich der Zwang auf die Schutzmaßregeln selbst und schafft eine dritte Gestaltung der »Zwangsneurose«, die Zwangshandlungen. Niemals sind diese primär, niemals enthalten sie etwas anderes als eine Abwehr, nie eine Aggression; die psychische Analyse weist von ihnen nach, [390] daß sie – trotz ihrer Sonderbarkeit – durch Zurückführung auf die Zwangserinnerung, die sie bekämpfen, jedesmal voll aufzuklären sind.[1]

Die sekundäre Abwehr der Zwangsvorstellungen kann erfolgen durch gewaltsame Ablenkung auf andere Gedanken möglichst konträren Inhaltes; daher im Falle des Gelingens der Grübelzwang, regelmäßig über abstrakte, übersinnliche Dinge, weil die verdrängten Vorstellungen sich immer mit der Sinnlichkeit beschäftigten. Oder der Kranke versucht, jeder einzelnen Zwangsidee durch logische Arbeit und Berufung auf seine bewußten Erinnerungen Herr zu werden; dies führt zum Denk- und Prüfungszwange und zur Zweifelsucht. Der Vorzug der Wahrnehmung vor der Erinnerung bei diesen Prüfungen veranlaßt den Kranken zuerst und zwingt ihn später, alle Objekte, mit denen er in Berührung getreten ist, zu sammeln und aufzubewahren. Die sekundäre Abwehr gegen die Zwangsaffekte ergibt eine noch größere Reihe von Schutzmaßregeln, die der Verwandlung in Zwangshandlungen fähig sind. Man kann dieselben nach ihrer [39] Tendenz gruppieren: Maßregeln der Buße (lästiges Zeremoniell, Zahlenbeobachtung), der Vorbeugung (allerlei Phobien, Aberglauben, Pedanterie, Steigerung des Primärsymptoms der Gewissenhaftigkeit), der Furcht vor Verrat (Papiersammeln, Menschenscheu), der Betäubung (Dipsomanie). Unter diesen Zwangshandlungen und -impulsen spielen die Phobien als Existenzbeschränkungen des Kranken die größte Rolle.

Es gibt Fälle, in welchen man beobachten kann, wie sich der Zwang von der Vorstellung oder vom Affekt auf die Maßregel überträgt; andere, in denen der Zwang periodisch zwischen dem Wiederkehrsymptome und dem Symptom der sekundären Abwehr oszilliert; aber daneben noch Fälle, in denen überhaupt keine Zwangsvorstellung gebildet, sondern die verdrängte Erinnerung sogleich durch die scheinbar primäre Abwehrmaßregel vertreten wird. Hier wird mit einem Sprunge jenes Stadium erreicht, welches sonst erst nach dem Abwehrkampf den Verlauf der Zwangsneurose abschließt. Schwere Fälle dieser Affektion enden mit der Fixierung von Zeremoniellhandlungen, allgemeiner Zweifelsucht oder einer durch Phobien bedingten Sonderlingsexistenz.

Daß die Zwangsvorstellung und alles von ihr Abgeleitete keinen Glauben findet, rührt wohl daher, daß bei der ersten Verdrängung das Abwehrsymptom der Gewissenhaftigkeit gebildet worden ist, das gleichfalls Zwangsgeltung gewonnen hat. Die Sicherheit, in der ganzen Periode der gelungenen Abwehr moralisch gelebt zu haben, macht es unmöglich, dem Vorwurfe, welchen ja die Zwangsvorstellung involviert, Glauben zu schenken. Nur vorübergehend beim Auftreten einer neuen Zwangsvorstellung und hie und da bei melancholischen Erschöpfungszuständen des Ichs erzwingen die krankhaften Symptome der Wiederkehr auch den Glauben. Der »Zwang« der hier beschriebenen psychischen Bildungen hat ganz allgemein mit der Anerkennung durch den Glauben nichts zu tun, und ist auch mit jenem Moment, das man als »Stärke« oder »Intensität« einer Vorstellung bezeichnet, [392] nicht zu verwechseln. Sein wesentlicher Charakter ist vielmehr die Unauflösbarkeit durch die bewußtseinsfähige psychische Tätigkeit, und dieser Charakter erfährt keine Änderung, ob nun die Vorstellung, an der der Zwang haftet, stärker oder schwächer, intensiver oder geringer »beleuchtet«, »mit Energie besetzt« wird u. dgl.

Ursache dieser Unangreifbarkeit der Zwangsvorstellung oder ihrer Derivate ist, aber nur ihr Zusammenhang mit der verdrängten Erinnerung aus früher Kindheit, denn wenn es gelungen ist, diesen bewußt zu machen, wofür die psychotherapeutischen Methoden bereits auszureichen scheinen, dann ist auch der Zwang gelöst.

Noten

[1] Ein Beispiel anstatt vieler: Ein elfjähriger Knabe hatte sich folgendes Zeremoniell vor dem Zubettgehen zwangsartig eingerichtet: Er schlief nicht eher ein, als bis er seiner Mutter alle Erlebnisse des Tages haarklein vorerzählt hatte; auf dem Teppich des Schlafzimmers durfte abends kein Papierschnitzelchen und kein anderer Unrat zu finden sein; das Bett mußte ganz an die Wand angerückt werden, drei Stühle davorstehen, die Polster in ganz bestimmter Weise liegen. Er selbst mußte, um einzuschlafen, zuerst eine gewisse Anzahl von Malen mit beiden Beinen stoßen und sich dann auf die Seite legen. – Das klärte sich folgendermaßen auf: Jahre vorher hatte es sich zugetragen, daß ein Dienstmädchen, welches den schönen Knaben zu Bette bringen sollte, die Gelegenheit benützte, um sich dann über ihn zu legen und ihn sexuell zu mißbrauchen. Als dann später einmal diese Erinnerung durch ein rezentes Erlebnis geweckt wurde, gab sie sich dem Bewußtsein durch den Zwang zu obigem Zeremoniell kund, dessen Sinn leicht zu erraten war und im einzelnen durch die Psychoanalyse festgestellt wurde: Sessel vor dem Bett und dieses an die Wand gerückt – damit niemand mehr zum Bett Zugang haben könne; Polster in einer gewissen Weise geordnet – damit sie anders geordnet seien als an jenem Abend; die Bewegungen mit den Beinen – Wegstoßen der auf ihm liegenden Person; Schlafen auf der Seite – weil er bei der Szene auf dem Rücken gelegen; die ausführliche Beichte vor der Mutter – weil er diese und andere sexuelle Erlebnisse infolge von Verbot der Verführerin ihr verschwiegen hatte; endlich Reinhaltung des Bodens im Schlafzimmer – weil dies der Hauptvorwurf war, den er bis dahin von der Mutter hatte hinnehmen müssen.