Ossessioni e fobie

In questo testo scritto in francese da Freud nel 1894, egli esamina i meccanismi di formazione delle ossessioni e delle fobie. A partire da numerose vignette cliniche, Freud mostra con grande precisione descrittiva come i processi di costruzione delle ossessioni si differenzino da quelli che sono alla base delle fobie.

Ossessioni e fobie (1895)

Il loro meccanismo psichico e la loro eziologia

Comincerò con il contestare due asserzioni che si trovano spesso ripetute a proposito delle due sindromi “ossessioni” e “fobie”. Bisogna dire:
1° esse non si collegano alla nevrastenia propriamente detta, poiché i malati affetti da questi sintomi sono altrettanto spesso nevrastenici ma anche no;
2° Non è giustificato farle dipendere dalla degenerazione mentale, perché si trovano in persone che in generale non sono più degenerate della maggior parte dei nevrotici, poiché talvolta migliorano e si riesce talvolta a guarirli.[1]

Le ossessioni e le fobie sono nevrosi a parte, che hanno un meccanismo speciale e una propria eziologia che in un certo numero di casi sono riuscito a mettere in luce e che, lo spero, si mostreranno parimenti in un buon numero di nuovi casi.

Quanto alla distinzione presente nel titolo, propongo anzitutto di isolare una classe di ossessioni intense, che non sono altro che ricordi, immagini non alterate di eventi importanti. Citerò, per esempio, l’ossessione di Pascal che credeva sempre di vedere un precipizio alla sua sinistra, “da quando, per poco, non era caduto nella Senna con la sua carrozza”. Queste ossessioni e fobie, che potremmo chiamare traumatiche, si ricollegano ai sintomi dell’isteria.

In questo gruppo che abbiamo isolato bisogna a sua volta distinguere:
A) le vere ossessioni;
B) le fobie.

La differenza essenziale è la seguente. In tutte le ossessioni ci sono due cose:
1° un’idea che si impone al malato;
2° uno stato emotivo associato.

Ora, nella classe delle fobie, questo stato emotivo è sempre l’angoscia, mentre nelle vere ossessioni può essere sia l’ansia che un altro stato emotivo, come il dubbio, il rimorso, la collera. Cercherò prima di spiegare il meccanismo psicologico veramente caratteristico delle vere ossessioni, che è ben diverso da quello delle fobie.

I

In molte vere ossessioni è ben evidente che la cosa principale è lo stato emotivo, poiché questo stato persiste inalterato anche se l’idea associata è variata. Per esempio, la ragazza dell’osservazione I aveva dei rimorsi, un po’ su tutto: d’aver rubato, maltrattato le sue sorelle, fabbricato moneta falsa, ecc. Le persone che dubitano, dubitano di molte cose allo stesso tempo o una dopo l’altra. È lo stato emotivo che, in questi casi, rimane lo stesso: cambia l’idea. In altri casi, anche l’idea sembra fissata, come nel caso della ragazza dell’osservazione IV, che perseguitava con un odio incomprensibile le serve della casa e che pertanto licenziava in continuazione il personale.

Ebbene, una scrupolosa analisi psicologica di questo caso mostra che lo stato emotivo, in quanto tale, è sempre giustificato. La ragazza dell’osservazione I, che ha dei rimorsi, ha le sue buone ragioni; le donne dell’osservazione III, che dubitano della loro resistenza alle tentazioni, sapevano bene il perché; la ragazza dell’osservazione IV, che detestava le serve, aveva a ragione il diritto di lamentarsi, ecc.  È soltanto in questi due caratteri che consiste il tratto patologico:
1) lo stato emotivo si è fatto eterno;
2) l’idea associata non è più l’idea giusta, l’idea originaria, in rapporto con l’eziologia dell’ossessione, è un rimpiazzo, una sostituzione.

Prova ne è che si può sempre trovare negli antecedenti del malato, all’origine dell’ossessione, l’idea originaria, che è stata sostituita. Le idee sostituite hanno caratteri comuni, esse corrispondono a impressioni veramente penose della vita sessuale dell’individuo che questi si è sforzato di dimenticare. Egli è riuscito solamente a sostituire l’idea inconciliabile con un’altra idea inappropriata ad associarsi allo stato emotivo, che da parte sua è rimasto lo stesso. È questo matrimonio improprio [mésalliance] dello stato emotivo con l’idea associata a dar conto del carattere di assurdità che è proprio delle ossessioni. Passo ora a esporre le mie osservazioni, per poi offrire, come conclusione, un tentativo di spiegazione teorica.

Osservazione I.

Una ragazza si tormentava di rimproveri, che sapeva essere assurdi, a seconda di quello che ogni giorno le capitava di leggere: di aver rubato, di aver fabbricato della moneta falsa, di aver preso parte a una congiura, ecc.
Rettifica della sostituzione. – Si rimproverava l’onanismo che praticava in segreto senza riuscire a rinunciarvi.
Fu guarita da una sorveglianza scrupolosa che le impedì di masturbarsi.

Osservazione II.

Giovane, studente di medicina, che soffriva di un’ossessione analoga. Si rimproverava ogni tipo di azione immorale: di aver ucciso la cugina, deflorato la sorella, incendiato una casa, ecc. Arrivò al punto di avere necessità di voltarsi per strada per vedere di non avere anche ucciso l’ultimo passante.
Rettifica della sostituzione. – Aveva letto, in un libro di pseudo-medicina, che l’onanismo, dal quale era affetto, corrompeva la morale e ne era rimasto scosso.

Osservazione III.

Diverse donne che si lamentavano dell’ossessione di gettarsi dalla finestra, di ferire i loro bambini con dei coltelli o con delle forbici, ecc.
Rettifica. – Ossessioni da tentazioni tipiche. Erano donne che, molto insoddisfatte nel matrimonio, si dibattevano nella lotta contro i desideri e le idee voluttuose che le assalivano alla vista di altri uomini.

Osservazione IV.

Una ragazza che, perfettamente sana di mente e molto intelligente, mostrava un odio incontrollabile contro le serve di casa, un odio che si era destato per via di una serva sfrontata e che si era trasmesso in seguito da ragazza a ragazza, fino a rendere impossibile la gestione della casa. Si trattava di un sentimento misto di odio e di disgusto. Dava come motivazione il fatto che le porcherie di quelle ragazze le guastavano la sua idea dell’amore.
Rettifica. – Questa ragazza era stata testimone involontaria di un incontro amoroso di sua madre. Aveva nascosto il viso, tappato le orecchie e si era data la più grande pena per dimenticare la scena, che la disgustava e l’aveva messa nell’impossibilità di rimanere con la madre, che amava teneramente. C’era riuscita, ma la rabbia, per il fatto che le era stata guastata l’immagine dell’amore, persistette in lei, e a questo stato emotivo non tardò ad associarsi l’idea di una persona che potesse sostituirsi a sua madre.

Osservazione V.

Una giovane si era quasi completamente isolata a seguito della paura ossessiva dell’incontinenza urinaria. Non poteva più lasciare la sua camera o ricevere una visita senza aver urinato un gran numero di volte.
A casa e completamente a riposo, la paura non esisteva.
Rettifica. – Era un’ossessione da tentazione o da sfiducia. Non diffidava della sua vescica, bensì della sua resistenza contro un impulso amoroso. L’origine dell’ossessione lo mostrava bene. Una volta, a teatro, alla vista di un uomo che le parlava, aveva provato un forte desiderio amoroso, accompagnato (come sempre nella polluzione spontanea delle donne) dalla voglia di urinare. Fu obbligata a lasciare il teatro e da quel momento fu preda della paura di avere la stessa sensazione, ma la voglia di urinare si era sostituita al desiderio amoroso. Guarì completamente.

Le osservazioni enumerate, sebbene mostrino un grado variabile di complessità, hanno questo in comune: che all’idea originaria (inconciliabile) si è sostituita un’altra idea, un’idea sostitutiva. Nelle osservazioni che ora seguiranno, l’idea originaria è parimenti sostituita, ma non da un’altra idea; la troviamo sostituita da atti o impulsi che sono serviti originariamente come sollievo o come processi di protezione e che adesso si trovano in un’associazione grottesca con uno stato emotivo che non si addice loro, ma che è rimasto lo stesso ed è tanto giustificato quanto lo era in origine.

Osservazione VI.

Ossessione di aritmomania. – Una donna aveva sviluppato il bisogno di contare sempre i listelli del parquet, i gradini delle scale, ecc., e lo faceva in un ridicolo stato di angoscia.
Rettifica. – Aveva cominciato a contare per distrarsi dalle sue idee ossessive (da tentazione). C’era riuscita, ma l’impulso di contare si era sostituito all’ossessione primitiva.

Osservazione VII.

Ossessione da “mania di rimuginìo” (mania di speculazione). Una donna soffriva di attacchi di questa ossessione che non cessavano se non, quando era malata, per far posto a delle paure ipocondriache. Il soggetto dell’attacco era o una parte del corpo o una funzione, per esempio la respirazione: perché bisogna respirare? Se io non volessi respirare? ecc.
Rettifica. – All’inizio aveva sofferto della paura di diventare pazza, fobia ipocondriaca piuttosto comune fra le donne non soddisfatte dal proprio marito, come nel suo caso. Per assicurarsi che non sarebbe diventata pazza, che disponeva ancora della sua intelligenza, aveva cominciato a porsi delle domande e a occuparsi di problemi seri. Questo inizialmente la tranquillizzava, ma con il tempo quest’abitudine alla speculazione si sostituì alla fobia. Per oltre quindici anni patì a fasi alterne periodi di paura (patofobia) e di mania di speculazione.

Osservazione VIII.

Mania del dubbio. – Diversi casi, che mostrano i sintomi tipici di questa ossessione, ma che si spiegano molto semplicemente. Queste persone avevano sofferto o soffrivano ancora di diverse ossessioni e la consapevolezza che l’ossessione le aveva turbate in tutte le loro azioni e aveva interrotto molte volte il corso dei loro pensieri provocavano un dubbio legittimo circa l’affidabilità della loro memoria. Ognuno di noi vedrà vacillare la sua sicurezza e sarà obbligato a rileggere una lettera o a rifare un conto se la sua attenzione è stata distolta più volte durante l’esecuzione dell’atto. Il dubbio è una conseguenza logica della presenza dell’ossessione.

Osservazione IX.

Mania del dubbio (esitazione). – La ragazza dell’osservazione IV era diventata estremamente lenta in tutte le azioni della vita quotidiana, specialmente nella toilette. Aveva bisogno di ore per allacciarsi le scarpe o per pulirsi le unghie delle mani. Dava come spiegazione che non poteva fare la toilette, né quando i pensieri ossessivi la preoccupavano, né subito dopo, di modo che si era abituata ad aspettare un determinato lasso di tempo dopo ogni ritorno dell’idea ossessiva.

Osservazione X.

Mania del dubbio, paura delle carte. – Una giovane donna, che aveva sofferto di scrupoli dopo aver scritto una lettera e che nello stesso periodo raccoglieva tutte le carte che vedeva, dava come spiegazione l’aver ammesso un amore che all’epoca non aveva voluto confessare.

A forza di ripetere senza fine il nome del suo beneamato, fu presa dalla paura che quel nome sarebbe scivolato dalla sua penna e che sovrappensiero lo avrebbe tracciato su qualche pezzo di carta.[2]

Osservazione XI.

Misofobia. – Una donna che si lavava le mani cento volte al giorno e che toccava le maniglie delle porte solo con il gomito.
Rettifica. – È il caso di Lady Macbeth. I lavaggi erano simbolici e destinati a sostituire con la purezza fisica la purezza morale che temeva di aver perduto. Si tormentava di rimorsi per un’infedeltà coniugale di cui aveva deciso di scacciare il ricordo. Si lavava anche le parti intime.

Quanto alla teoria di questa sostituzione, mi accontenterei di rispondere a tre domande che qui si pongono:

Come può prodursi questa sostituzione?
Sembra che essa sia l’espressione di una disposizione psichica particolare. Quanto meno ritroviamo piuttosto spesso una simile eredità tanto nelle ossessioni quanto nell’isteria. Anche il malato dell’osservazione II mi raccontava che suo padre aveva sofferto di sintomi simili. Un giorno mi fece conoscere un cugino con ossessioni e tic compulsivi e la figlia undicenne di sua sorella che mostrava già delle ossessioni (probabilmente di rimorso).

Qual è il motivo di questa sostituzione?
Credo che lo si possa considerare come un atto di difesa (Abwehr) dell’Io contro l’idea inconciliabile. Fra i miei malati ce n’è qualcuno che si ricorda lo sforzo di volontà per scacciare dal raggio della coscienza l’idea o il penoso ricordo (vd. osservazioni III, IV, XI). In altri casi questa espulsione dell’idea inconciliabile è prodotta in modo talmente inconscio da non lasciare traccia nella memoria dei malati.

Perché lo stato emotivo associato all’idea ossessiva si è perpetuato invece che svanire come altri stati del nostro Io?
Possiamo dare questa risposta indirizzandoci alla teoria per la genesi dei sintomi isterici sviluppata da Breuer e dal sottoscritto. Qui desidero solamente ricordare che, per il fatto stesso della sostituzione, la sparizione dello stato emotivo diviene impossibile.[3]

II

A questi due gruppi di vere ossessioni si aggiunge la classe delle “fobie”, che ora dobbiamo prendere in considerazione.  Ho già menzionato la grande differenza fra ossessioni e fobie; in queste ultime lo stato emotivo è sempre l’ansia, la paura.  Potrei aggiungere che le ossessioni sono multiple e più specializzate e che le fobie sono invece monotone e tipiche.

Ma non è una differenza essenziale.

Le fobie possono anche essere distinte in due gruppi, caratterizzati dall’oggetto della paura:
1° fobie comuni. Paura esagerata di cose che tutti aborrono o temono un poco: la notte, la solitudine, la morte, le malattie, i pericoli in generale, i serpenti, ecc.
2° fobie occasionali. Paura di condizioni speciali, che non suscitano timore nell’uomo sano, per esempio l’agorafobia e le altre fobie della locomozione. È interessante notare che queste ultime fobie non sono ossessive come le vere ossessioni e le fobie comuni. Lo stato emotivo in questi casi appare soltanto in quelle condizioni particolari che il malato evita accuratamente.

Il meccanismo delle fobie è completamente diverso da quello delle ossessioni. Non siamo più nel regno della sostituzione. Attraverso l’analisi, qui non sveliamo più un’idea inconciliabile, sostituita. Non si trova mai altro che lo stato emotivo, ansioso, che, per una sorta di scelta, ha fatto emergere tutte le idee in grado di diventare oggetto di una fobia. Nel caso dell’agorafobia, ecc., si incontra spesso il ricordo di un attacco d’angoscia e ciò che il malato teme è, in verità, l’avvento di un attacco simile nelle condizioni speciali in cui egli crede di non potergli sfuggire.

L’angoscia di questo stato emotivo, che è al fondo delle fobie, non è derivato da un ricordo qualunque; bisogna domandarsi quale può essere la fonte di questa possente condizione del sistema nervoso.

Ebbene, spero di poter dimostrare un’altra volta che viene a costituirsi una nevrosi specifica, la nevrosi d’ansia, della quale questo stato emotivo è il sintomo principale; darò l’elenco dei suoi svariati sintomi e insisterò sul fatto che occorre differenziare questa nevrosi dalla nevrastenia, con la quale essa è attualmente confusa. Anche le fobie fanno parte della nevrosi d’ansia e sono quasi sempre accompagnate da altri sintomi della stessa serie.

Per quel che posso vedere, anche la nevrosi d’ansia è di origine sessuale, ma non si aggancia a idee tratte dalla vita sessuale: in verità non ha dei meccanismi psichici. La sua etiologia specifica è l’accumulazione della tensione genesica provocata dall’astinenza o l’irritazione genesica frustrata (per dare una formula generale: per l’effetto del coito interrotto, dell’impotenza relativa del marito, delle eccitazioni senza soddisfazione dei fidanzati, dell’astinenza forzata, ecc.).

È in queste condizioni, estremamente frequenti soprattutto per la donna nella società attuale, che si sviluppa la nevrosi d’ansia, della quale le fobie sono una manifestazione psichica.

Farò notare, come conclusione, che possono esserci combinazioni di fobie e di ossessioni proprie e che tale circostanza si verifica molto frequentemente. Possiamo trovare che all’inizio della malattia vi era una fobia sviluppata come sintomo della nevrosi d’ansia. L’idea costitutiva della fobia, che qui si trova associata alla paura, può essere rimpiazzata da un’altra idea oppure dal processo di protezione che sembrava dare sollievo alla paura. L’osservazione VI (mania di speculazione) presenta un bell’esempio di questa categoria, fobia raddoppiata da una vera ossessione per sostituzione.

Note

[1] Sono molto contento di trovare che gli autori più recenti esprimono sul nostro argomento delle opinioni vicine alla mia. Si veda J. B. E. Gélineau, Des peurs maladives ou phobies, Société d’éditions scientifiques, Parigi 1894 e H. Tuke, On imperative ideas, in Brain, 1894 (17), pp. 179-197.

[2] Si veda anche la canzone popolare tedesca:

Su di ogni bianco foglio di carta lo vorrei scrivere:
Tuo è il mio cuore e tuo eternamente, eternamente dovrà restare.

[3] Neurologisches Zentralblatt, 1893, n. 1 e n. 2.

Bibliografia

S. Freud, Obsessions et Phobies. Leur mécanisme psychique et leur étiologie (1895), in Sigmund Freud Gesammelte Werke, vol. I, Imago, Londra 1952, pp. 345-353.

J. B. E. Gélineau, Des peurs maladives ou phobies, Société d’éditions scientifiques, Parigi 1894.

H. Tuke, On imperative ideas, in Brain, 1894 (17), pp. 179-197.

 

Maurizio Burco, Ossessione sesso
Maurizio Burco, Ossessione sesso

Di seguito il testo in lingua originale.

Obsessions et phobies (1895)

Leur mécanisme psychique et leur étiologie

[345] Je commencerai par contester deux assertions, qui se trouvent souvent répétées sur le compte des syndromes : « obsessions et phobies ». Il faut dire : 1° qu’ils ne se rattachent pas à la neurasthénie propre, puisque les malades atteints de ces symptômes sont aussi souvent des neurasthéniques que non ; 2° qu’il n’est pas justifié de les faire dépendre de la dégénération mentale, parce qu’ils se trouvent chez des personnes pas plus dégénérées que la plupart des névrosiques en général, parce qu’ils s’amendent quelquefois et qu’on parvient même quelquefois à les guérir.[1]

Les obsessions et les phobies sont des névroses à part, d’un mécanisme spécial et d’une étiologie que j’ai réussi à mettre en lumière dans un certain nombre de cas, et qui, je l’espère, se montreront de même dans bon nombre de cas nouveaux.

Quant à la division du sujet je propose d’abord d’écarter une classe d’obsessions intenses, qui ne sont autre chose que des souvenirs, [346] des images non altérées d’événements importants. Je citerai, par exemple, l’obsession de Pascal qui croyait toujours voir un abîme à son côté gauche, « depuis qu’il avait manqué d’être précipité dans la Seine avec son carrosse ». Ces obsessions et phobies, qu’on pourrait nommer traumatiques, se rattachent aux symptômes de l’hystérie.

Ce groupe mis à part il faut distinguer : A) les obsessions vraies ; B) les phobies. La différence essentielle est la suivante.

Il y a dans toute obsession deux choses : 1° une idée qui s’impose au malade ; 2° un état émotif associé. Or, dans la classe des phobies, cet état émotif est toujours l’angoisse, pendant que dans les obsessions vraies ce peut être au même titre que l’anxiété un autre état émotif, comme le doute, le remords, la colère. Je tâcherai d’abord d’expliquer le mécanisme psychologique vraiment remarquable des obsessions vraies, qui est bien différent de celui des phobies.

I

Dans beaucoup d’obsessions vraies, il est bien évident que l’état émotif est la chose principale, puisque cet état persiste inaltéré pendant que l’idée associée est variée. Par exemple, la fille de l’observation Il avait des remords, un peu en raison de tout, d’avoir volé, maltraité ses sœurs, fait de la fausse monnaie, etc. Les personnes qui doutent, doutent de beaucoup de choses à la fois ou successivement. C’est l’état émotif qui, dans ces cas, reste le même : l’idée change. En d’autres cas l’idée aussi semble fixée, comme chez la fille de l’observation IV, qui poursuivait d’une haine incompréhensible les servantes de la maison en changeant pourtant de personne.

Eh bien, une analyse psychologique scrupuleuse de ces cas montre que l’état émotif, comme tel, est toujours justifié. La fille I, qui a des remords, a de bonnes raisons ; les femmes de l’observation III, qui doutaient de leur résistance contre des tentations, [347] savaient bien pourquoi ; la fille de l’observation IV, qui détestait les servantes, avait bien le droit de se plaindre, etc. Seulement, et c’est dans ces deux caractères que consiste l’empreinte pathologique : 1) l’état émotif s’est éternisé, 2) l’idée associée n’est plus l’idée juste, l’idée originale, en rapport avec l’étiologie de l’obsession, elle en est un remplaçant, une substitution.

La preuve en est qu’on peut toujours trouver dans les antécédents du malade, à l’origine de l’obsession, l’idée originale, substituée. Les idées substituées ont des caractères communs, elles correspondent à des impressions vraiment pénibles de la vie sexuelle de l’individu que celui-ci s’est efforcé d’oublier. Il a réussi seulement à remplacer l’idée inconciliable par une autre idée mal appropriée à s’associer à l’état émotif, qui de son côté est resté le même. C’est cette mésalliance de l’état émotif et de l’idée associée qui rend compte du caractère d’absurdité propre aux obsessions. Je veux rapporter mes observations, et donner une tentative d’explication théorique comme conclusion.

Obs. I.

Une fille qui se faissait des reproches, qu’elle savait absurdes, d’avoir volé, fait de la fausse monnaie, de s’être conjurée, etc., selon sa lecture journalière.

Redressement de la substitution. – Elle se reprochait l’onanisme qu’elle pratiquait en secret sans pouvoir y renoncer.

Elle fut guérie par une observation scrupuleuse qui l’empêcha de se masturber.

Obs. II.

Jeune homme, étudiant en médecine, qui souffrait d’une obsession analogue. Il se reprochait toutes les actions immorales : d’avoir tué sa cousine, défloré sa sœur, incendié une maison, etc. Il en vint à la nécessité de se retourner dans la rue pour voir s’il n’avait pas encore tué le dernier passant.

Redressement de la substitution. – Il avait lu, dans un livre quasi médical, que l’onanisme, auquel il était sujet, abîmait la morale, et il s’en était ému.

Obs. III.

Plusieurs femmes qui se plaignaient de l’obsession de se jeter par la fenêtre, de blesser leurs enfants avec des couteaux, ciseaux, etc.

[348] Redressement. – Obsessions de tentations typiques. C’étaient des femmes qui, pas du tout satisfaites dans le mariage, se débattaient contre les désirs et les idées voluptueuses qui les hantaient à la vue d’autres hommes.

Obs. IV.

Une fille qui, parfaitement saine d’esprit et très intelligente montrait une haine incontrôlable contre les servantes de la maison, qui s’était éveillée à l’occasion d’une servante effrontée, et s’était transmise depuis de fille en fille, jusqu’à rendre le ménage impossible. C’était un sentiment mêlé de haine et de dégoût. Elle donnait comme motif que les saletés de ces filles lui gâtaient son idée de l’amour.

Redressement. – Cette fille avait été témoin involontaire d’un rendez-vous amoureux de sa mère. Elle s’était caché le visage, bouché les oreilles et s’était donné la plus grande peine pour oublier la scène, qui la dégoûtait et l’aurait mise dans l’impossibilité de rester avec sa mère qu’elle aimait tendrement. Elle y réussit, mais la colère, de ce qu’on lui avait souillé l’image de l’amour, persista en elle, et à cet état émotif ne tarda pas à s’associer l’idée d’une personne pouvant remplacer la mère.

Obs. V.

Une jeune fille s’était presque complètement isolée en conséquence de la peur obsédante de l’incontinence des urines. Elle ne pouvait plus quitter sa chambre ou recevoir une visite sans avoir uriné nombre de fois.

Chez elle et en repos complet la peur n’existait pas.

Redressement. – C’était une obsession de tentation ou de méfiance. Elle ne se méfiait pas de sa vessie mais de sa résistance contre une impulsion amoureuse. L’origine de l’obsession le montrait bien. Une fois, au théâtre, elle avait senti à la vue d’un homme qui lui plaisait une envie amoureuse accompagnée (comme toujours dans la pollution spontanée des femmes) de l’envie d’uriner. Elle fut obligée à quitter le théâtre, et de ce moment elle était en proie à la peur d’avoir la même sensation, mais l’envie d’uriner s’était substituée à l’envie amoureuse. Elle guérit complètement.

Les observations énumérées, bien qu’elles montrent un degré variable de complexité, ont ceci de commun, qu’a l’idée originale (inconciliable) s’est substitué une autre idée, idée remplaçante. Dans les observations qui vont suivre maintenant, l’idée originale est aussi remplacée mais non par une autre idée ; elle se trouve remplacée par des actes ou impulsions qui ont servi à [349] l’origine comme soulagements ou procédés protecteurs, et qui maintenant se trouvent en association grotesque avec un état émotif qui ne leur convient pas, mais qui est resté le même, et aussi justifié qu’à l’origine.

Obs. VI

Obsession d’arithmomanie. – Une femme avait contracté le besoin de compter toujours les planches du parquet, les marches de l’escalier, etc., ce qu’elle faisait dans un état d’angoisse ridicule.

Redressement. – Elle avait commencé à compter pour se distraire de ses idées obsédantes (de tentation). Elle y avait réussi, mais l’impulsion de compter s’était substituée à l’obsession primitive.

Obs. VII.

Obsession de « Grübelsucht » (folie de spéculation). Une femme souffrait d’attaques de cette obsession, qui ne cessaient qu’aux temps de maladie, pour faire place à des peurs hypochondriaques. Le sujet de l’attaque était ou une partie du corps ou une fonction, par exemple, la respiration : Pourquoi faut-il respirer ? Si je ne voulais pas respirer ? etc.

Redressement. – Tout d’abord elle avait souffert de la peur de devenir folle, phobie hypochondriaque assez commune chez les femmes non satisfaites par leur mari, comme elle l’était. Pour s’assurer qu’elle n’allait pas devenir folle, qu’elle jouissait encore de son intelligence, elle avait commencé à se poser des questions, à s’occuper de problèmes sérieux. Cela la tranquillisait d’abord, mais avec le temps cette habitude de la spéculation se substituait à la phobie. Depuis plus de quinze ans des périodes de peur (pathophobie) et de folie de spéculation alternaient chez elle.

Obs. VIII.

Folie du doute. – Plusieurs cas, qui montraient les symptômes typiques de cette obsession, mais qui s’expliquaient bien simplement. Ces personnes avaient souffert ou souffraient encore d’obsessions diverses, et la conscience de ce que l’obsession les avait dérangées dans toutes leurs actions et interrompu maintes fois le cours de leurs pensées provoquait un doute légitime de la fidélité de leur mémoire. Chacun de nous verra chanceler son assurance et sera obligé de relire une lettre ou de refaire un compte si son attention a été distraite plusieurs fois pendant l’exécution de l’acte. Le doute est une conséquence bien logique de la présence des obsessions.

Obs. IX.

Folie du doute (hésitation). – La fille de l’obs. IV était devenue extrêmement lente dans toutes les actions de la vie ordinaire, particulièrement dans sa toilette. Il lui fallait des heures pour nouer les cordons de ses souliers ou pour se nettoyer les ongles des mains. Elle donnait [350] compte explication qu’elle ne pouvait faire sa toilette ni pendant que les pensées obsédantes la préoccupaient, ni immédiatement après de sorte qu’elle s’était accoutumée à attendre un temps déterminé après chaque retour de l’idée obsédante.

Obs. X.

Folie du doute, crainte des papiers. – Une jeune femme, qui avait souffert des scrupules après avoir écrit une lettre, et qui dans ce même temps ramassait tous les papiers qu’elle voyait, donnait comme explication l’aveu d’un amour que jadis elle ne voulait pas confesser.

A force de se répéter sans cesse le nom de son bien-aimé, elle fut saisie par la peur que ce nom se serait glissé sous sa plume, qu’elle l’aurait tracé sur quelque bout de papier dans une minute pensive.[2]

Obs. XI.

Mysophobie. – Une femme qui se lavait les mains cent fois par jour et ne touchait les loquets des portes que du coude.

Redressement. – C’était le cas de Lady Macbeth. Les lavages étaient symboliques et destinés à substituer la pureté physique à la pureté morale qu’elle regrettait avoir perdue. Elle se tourmentait de remords pour une infidélité conjugale dont elle avait décidé de chasser le souvenir. Elle se lavait aussi les parties génitales.

Quant à la théorie de cette substitution, je me contenterai de répondre à trois questions qui se posent ici :

1° Comment cette substitution peut-elle se faire ?

Il semble qu’elle est l’expression d’une disposition psychique spéciale. Au moins rencontre-t-on dans les obsessions assez souvent l’hérédité similaire, comme dans l’hystérie. Ainsi le malade de l’obs. Il me racontait que son père avait souffert de symptômes semblables. Il me fit connaître un jour un cousin germain avec obsessions et tic convulsif, et la fille de sa sœur âgée de 11 ans, qui montrait déjà des obsessions (probablement de remords).

2° Quel est le motif de cette substitution ?

Je crois qu’on peut l’envisager comme un acte de défense (Abwehr) du moi contre l’idée inconciliable. Parmi mes malades il y en a qui se rappellent l’effort de la volonté pour chasser l’idée ou le [351] souvenir pénible du rayon de la conscience (V. les obs. III, IV, XI). En d’autres cas cette expulsion de l’idée inconciliable s’est produite d’une manière inconsciente qui n’a pas laissé trace dans la mémoire des malades.

3° Pourquoi l’état émotif associé à l’idée obsédante s’est-il perpétué, au lieu de s’évanouir comme les autres états de notre moi ?

On peut donner cette réponse en s’adressant à la théorie développée pour la genèse des symptômes hystériques par M. Breuer et moi.[3] Ici je veux seulement remarquer que, par le fait même de la substitution, la disparition de l’état émotif devient impossible.

II

A ces deux groupes d’obsessions vraies s’ajoute la classe des « phobies », qu’il faut considérer maintenant. J’ai déjà mentionné la grande différence des obsessions et des phobies ; que dans les dernières l’état émotif est toujours l’anxiété, la peur. Je pourrais ajouter que les obsessions sont multiples et plus spécialisées, les phobies plutôt monotones et typiques.

Mais ce n’est pas une différence capitale.

On peut discerner aussi parmi les phobies deux groupes, caractérisés par l’objet de la peur : 1° phobies communes : peur exagérée des choses que tout le monde abhorre ou craint un peu : la nuit, la solitude, la mort, les maladies, les dangers en général, les serpents, etc. : 2° phobies d’occasion, peur de conditions spéciales, qui n’inspirent pas de crainte à l’homme sain, par exemple l’agoraphobie et les autres phobies de la locomotion. Il est intéressant de noter que ces dernières phobies ne sont pas obsédantes comme les obsessions vraies et les phobies communes. L’état émotif ici ne paraît que dans ces conditions spéciales que le malade évite soigneusement.

[352] Le mécanisme des phobies est tout à fait différent de celui des obsessions. Ce n’est plus le règne de la substitution. Ici on ne dévoile plus par l’analyse psychique une idée inconciliable, substituée. On ne trouve jamais autre chose que l’état émotif, anxieux, qui par une sorte d’élection a fait ressortir toutes les idées propres à devenir l’objet d’une phobie. Dans le cas de l’agoraphobie, etc., on rencontre souvent le souvenir d’une attaque d’angoisse, et en vérité ce que redoute le malade c’est l’événement d’une telle attaque dans les conditions spéciales où il croit ne pouvoir y échapper.

L’angoisse de cet état émotif, qui est au fond des phobies, n’est pas dérivé d’un souvenir quelconque ; on doit bien se demander quelle peut être la source de cette condition puissante du système nerveux.

Eh bien j’espère pouvoir démontrer une autre fois qu’il y a lieu de constituer une névrose spéciale, la névrose anxieuse, de laquelle cet état émotif est le symptôme principal ; je donnerai l’énumération de ses symptômes variés, et j’insisterai en ce qu’il faut différencier cette névrose de la neurasthénie, avec laquelle elle est maintenant confondue. Ainsi les phobies font partie de la névrose anxieuse, et elles sont presque toujours accompagnées d’autres symptômes de la même série.

La névrose anxieuse est d’origine sexuelle, elle aussi, autant que je puis voir, mais elle ne se rattache pas à des idées tirées de la vie sexuelle : elle n’a pas de mécanisme psychique, à vrai dire. Son étiologie spécifique est l’accumulation de la tension génésique, provoquée par l’abstinence ou l’irritation génésique fruste (pour donner une formule générale pour l’effet du coït interrompu, de l’impuissance relative du mari, des excitations sans satisfaction des fiancés, de l’abstinence forcée, etc.).

C’est dans de telles conditions extrêmement fréquentes, principalement pour la femme dans la société actuelle, que se développe la névrose anxieuse, de laquelle les phobies sont une manifestation psychique.

[353] Je ferai remarquer, comme conclusion, qu’il peut y avoir combinaison de phobie et d’obsession propre, et même que c’est un événement très fréquent. On peut trouver qu’il y avait au commencement de la maladie une phobie développée comme symptôme de la névrose anxieuse. L’idée qui constitue la phobie qui s’y trouve associée à la peur peut être remplacée par une autre idée ou plutôt par le procédé protecteur qui semblait soulager la peur. L’obs. VI (folie de la spéculation) présente un bel exemple de cette catégorie, phobie doublée d’une obsession vraie par substitution.

Notes

[1] Je suis très content de trouver que les auteurs les plus récents sur notre sujet expriment des opinions voisines de la mienne. Voir : Gélineau, Des peurs maladives ou phobies, 1894, et Hack Tuke, On imperative ideas, Brain, 1894.

[2] Voir aussi la chanson populaire allemande :
Auf jedes weiße Blatt Papier möcht ich es schreiben:
Dein ist mein Herz und soll es ewig, ewig bleiben.

[3] Neurologisches Zentralblatt, 1893, Nos. 1 und 2.