Mai e poi mai voler guarire!

Propongo una nuova traduzione della lettera che Freud scrisse a Jung il 25 gennaio 1909. In essa troviamo una spiegazione sul transfert negativo di cui Freud si sentiva oggetto e un’implicita sconfessione dell’analisi didattica, perché il meglio si ottiene quando si è costretti all’analisi. Ciò che mi ha spinto a ritradurre la missiva è stato però un autoammonimento che Freud condivide con il suo giovane amico: “mai e poi mai voler guarire, invece impara e guadagna denaro!”. Si tratta di una posizione che trova un chiaro correlato nella testimonianza di Ferenczi, il quale nel 1932, a più riprese, trascrive nel suo diario le comunicazioni verbali di Freud: “i pazienti sono gentaglia. I pazienti sono buoni solo a darci da vivere e a fornirci materia per imparare. Di certo non li possiamo aiutare” (maggio 1932); “i nevrotici sono gentaglia, buoni solo a darci un guadagno economico e a farci imparare dai loro casi, la psicanalisi come terapia è inutile” (4 agosto 1932). Ho spesso associato questa posizione di Freud a una sorta di controtransfert non analizzato maturato in anni di isolamento, a partire dal 1923, il suo annus horribilis, e poi espresso a chiare lettere nel suo testo più disincantato e sintomatico, L’analisi finita e infinita, dell’inizio del 1937. Pensare che questa connotazione del rapporto fra psicanalisi e terapia fosse già alla base di un ammonimento che Freud rivolgeva a se stesso molti mesi prima di partire per le sue lezioni americane, nel settembre 1909, mi obbliga a cancellare queste mie ipotesi banalmente biografiche e a riarticolare ancora una volta la ricerca sul “nesso inscindibile fra guarire e fare ricerca” enunciato nel Poscritto a La questione dell’analisi laica del 1927. Leggi tutto “Mai e poi mai voler guarire!”

Controtransfert tra freddezza e ricettività

Traduzione di un frammento[1] della lettera che Sigmund Freud scrisse a Carl Gustav Jung il 31 dicembre 1911. La precedente traduzione di Mazzino Montinari mancava di tradurre con precisione ‘sich einsetzen’, che rimanda all’esposizione, e in una certa misura anche al coinvolgimento, nascondendo poi ‘Person’, concetto fondamentale in Freud nell’articolare la dinamica del transfert.
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Freud e lo sguardo umano libero

Propongo una nuova traduzione della prefazione che Sigmund Freud scrisse nel 1913 per il testo di Oskar Pfister Il metodo psicanalitico. Essa ci offre una bella panoramica sul rapporto della psicanalisi con il trattamento ipnotico e successivamente con la pedagogia.

Prima della chiusura, anticipa brevemente il tema centrale della Questione dell’analisi laica quando spiega che l’esercizio della psicanalisi in realtà non implica tanto una formazione medica, quanto piuttosto una preparazione psicologica e uno “sguardo umano libero”.

La traduzione di Anna Maria Marietti per i tipi della Boringhieri diminuisce la forza di questa espressione con “libero discernimento umano”. Se “discernimento” per Blick sembra una scelta in una certa misura compatibile con alcuni dizionari di inizio ‘900, tuttavia la connotazione dell’aggettivo “umano” mi fa preferire l’interpretazione che Freud volesse proprio parlare di uno sguardo: nel caso di “discernimento”, l’aggettivo “umano” diventa pressoché superfluo. È molto difficile invece trovare nella prosa di Freud parole che non abbiano una più che ragionevole giustificazione. Leggi tutto “Freud e lo sguardo umano libero”