Freud parla del transfert… con se stesso

Ripropongo un brano della Questione dell’analisi laica in cui Freud dialoga sul transfert con un interlocutore imparziale, che egli si immagina davanti a sé mentre sta scrivendo. Freud espone all’imparziale il carattere centrale del transfert nel trattamento analitico: l’uso del transfert per superare le resistenze del paziente al sapere come elemento distintivo del trattamento analitico; i due tempi del transfert, il primo tempo caratterizzato da un investimento affettivo che favorisce la fiducia sia nei confronti dell’analista che del lavoro analitico e invece il secondo tempo dove fa capolino l’ostilità e l’intrecciarsi con la resistenza; la nevrosi di transfert come nevrosi artificiale in cui il paziente riproduce ciò che non può ricordare e offre così un materiale da elaborare che si riversa in un unico punto, ovvero sulla persona dell’analista.

La questione dell’analisi laica – Capitolo V

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Guardi, se mai avessi avuto voglia di fare il suo mestiere, tentando io stesso di analizzare qualcun altro, quello che mi ha comunicato sulle resistenze me l’ha fatta passare del tutto. Ma come vanno le cose con la particolare influenza personale, che Lei ha appena ammesso? Non riesce a spuntarla sulle resistenze?

È un bene che l’abbia chiesto ora. Questa influenza personale è la nostra arma dinamica più forte, è la novità introducendo la quale mettiamo in movimento la situazione. Non riuscirebbe a tanto il contenuto intellettuale dei nostri chiarimenti, perché il paziente, condividendo gli stessi pregiudizi dell’ambiente, ha tanto poco bisogno di credere in noi[1] quanto i nostri critici scientifici. Il nevrotico si mette al lavoro perché dà credito all’analista e gli crede perché acquisisce un particolare atteggiamento emotivo verso la persona dell’analista. Anche il bambino crede solo alle persone da cui dipende. Le ho già detto in quale direzione utilizziamo questa influenza “suggestiva” particolarmente grande. Non per reprimere il sintomo – e ciò distingue il metodo analitico da altri procedimenti di psicoterapia – ma come forza motrice, per indurre l’Io del malato a superare le proprie resistenze.[2]

E quando riesce, non fila via tutto liscio? Leggi tutto “Freud parla del transfert… con se stesso”