L’avvio del trattamento secondo Freud

Propongo una nuova traduzione del testo di Sigmund Freud del 1913 sull’avvio del trattamento. Prima di tradurlo ne avevo una conoscenza molto limitata e parziale, quasi fosse solamente una raccolta di consigli sulla gestione dell’inizio del trattamento concentrata sulla regola fondamentale e sulle regole accessorie della selezione dei pazienti, del noleggio dell’ora e dell’utilizzo del divano. Dopo averlo frequentato per alcune settimane mi sono convinto che sia il testo freudiano più importante per la pratica analitica perché in modo sibillino apre dei percorsi di ricerca assai interessanti: da una parte, la psicanalisi come pratica che è capace di lavorare contemporaneamente con il sapere e con il non-sapere [Nichtwissen]; dall’altra, il complesso rapporto fra transfert e resistenza, che infine si risolve nella caratterizzazione della specificità della psicanalisi come disciplina che usa il transfert non meramente per scoprire una verità da comunicare al paziente, ma per superare le sue resistenze al sapere.

Avvio del trattamento (1913)

Chi voglia imparare dai libri il nobile gioco degli scacchi ben presto apprenderà che soltanto le aperture e i finali consentono una presentazione sistematica esauriente, mentre ad essa si sottrae la sterminata varietà di mosse che ha inizio dopo l’apertura. Soltanto un sollecito studio di partite in cui abbiano gareggiato dei maestri può colmare la lacuna nell’insegnamento. A limitazioni analoghe soggiacciono probabilmente le regole che si possono dare all’esercizio del trattamento psicanalitico.

Di seguito tenterò di raggruppare, ad uso dell’analista pratico, alcune di queste regole per l’avvio della cura. Vi sono fra esse disposizioni che possono apparire, e peraltro sono, delle piccolezze. A loro giustificazione valga il fatto che si tratta appunto di regole di gioco, che devono attingere il loro significato dal contesto che si crea sulla scacchiera. Mi sembra però opportuno diffondere queste regole come “consigli” e non pretendere per esse un’obbligatorietà incondizionata. La straordinaria diversità delle costellazioni psichiche che sono in questione, la plasticità di tutti i processi psichici e la ricchezza di fattori determinanti si oppongono anche alla meccanizzazione della tecnica e fanno sì che un procedimento, per certi versi giustificato, risulti talvolta inefficace e un procedimento, che solitamente è difettoso, per una volta raggiunga la meta. Queste circostanze non impediscono tuttavia di stabilire un comportamento mediamente appropriato del medico. Leggi tutto “L’avvio del trattamento secondo Freud”

Freud, Paolo di Tarso e il sapere dell’uomo

Un anno fa un amico mi chiese di ritradurre la frase di Freud che chiude il cap. II del testo sul caso clinico del piccolo Hans. Il confronto fra le diverse traduzioni italiane gli proponeva versioni troppo diverse:

“Quanto al resto, il nostro piccolo indagatore non fa che rendersi conto fin d’ora che ogni forma di conoscenza si acquista solo per gradi, e che ogni grado superato lascia un residuo insoluto.”
Roberta Colorni e Mauro Lucentini, Boringhieri

“Quanto al resto, il nostro ricercatore è semplicemente arrivato un po’ in anticipo alla scoperta che ogni processo di conoscenza è come un mosaico e ciascun gradino successivo lascia sempre dietro di sé qualcosa di irrisolto.”
Celso Balducci, Newton Compton

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Il falso Cartesio, la maschera della verità

FILOSOFIaGRADO 8 settembre 2013

Presentazione del n. 359 di ”aut aut” sulla “Potenza del falso”, a cura di Damiano Cantone.

Per affrontare l’argomento ho provato ad adottare un non metodo. Mi sono concentrato sul secolo (il XVII, il secolo Barocco), in cui Cartesio ha operato, ha vissuto la sua vita particolare, rocambolesca. Il XVII secolo fu l’epoca in cui si formò la sua figura di intellettuale assolutamente moderno. Cartesio non era un chierico, non era un servitore di potenti, non fu precettore di nobili imberbi (se si eccettua un allievo di eccezione come Caterina di Svezia, con la quale si confrontava alla pari). Era un nobile che poteva vivere di rendita, un rentier; non pietì mai (vedi Kant) una cattedra universitaria; quindi non fece alcuna carriera accademica; non insegnò mai in un’università. Insomma, fu un outsider, che si muoveva in un ambito che chiamerei protointernet. Per Cartesio e altri intellettuali affascinati dallo sviluppo della scienza moderna, internet era una persona, era Padre Mersenne: un frate che faceva da server, da collettore, smistatore di una intensa corrispondenza intellettuale. Mersenne era il server di una rete di protoemail, una rete aperta anche ai non accademici o ai chierici. Leggi tutto “Il falso Cartesio, la maschera della verità”