Dalla professione di psicanalista all’etica del delitto

Lettera di Freud a Ferenczi del 27 aprile 1929

27.4.1929

Prof. Dr. Freud

Vienna, IX. Berggasse 19.

Caro amico,

moglie e figlia sono andate ieri a Berchtesgaden per cercare un appartamento. (Forse si ricorda di un Signor Gulyas, che ci ha fatto visita lì.) Considerando quanto sono complicati i nostri bisogni, quest’anno per noi la scelta non sarà facile.
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Theodor Reik sulla ricezione di Freud negli USA

Propongo la traduzione di un breve testo che Theodor Reik scrisse a metà del 1950 come introduzione a un piccolo dizionario di psicanalisi curato da Nandor Fodor e Frank Gaynor e costituito da una collezione di citazioni freudiane tradotte in inglese.

Pochi anni prima dell’uscita dei primi volumi della Standard Edition, la traduzione del corpus freudiano a opera di James Strachey, questo breve scritto mette in evidenza l’incapacità di traduttori e studiosi di lingua inglese di aver cura dei testi freudiani e anticipa quella feroce quanto tardiva critica che Bruno Bettelheim formulerà negli anni ’80 alla traduzione di Strachey. Leggi tutto “Theodor Reik sulla ricezione di Freud negli USA”

Del meccanicismo o il pensiero della variabilità

Le costruzioni nella scienza sono variabili

Una teoria scientifica si costruisce normalmente stabilendo certe correlazioni tra variabili. La costruzione si chiama modello e non presuppone che ci sia alcunché di ontico da prendere a modello. Basta che il modello presenti relazioni vere per una certa semantica. In questa sede mi occupo di definire la nozione di modello meccanico, in particolare in psicanalisi.

Ho introdotto subito il significante principale del mio discorso: variabili. Le correlazioni sono a loro volta delle variabili; si chiamano funzioni o applicazioni di una variabile rispetto a un’altra; le funzioni sono oggetti epistemici tali che a ogni valore di una certa variabile assegnano un valore ben determinato, e uno solo, di un’altra variabile. Alle funzioni si potrebbe applicare il motto di Nietzsche: “transvalutazione di tutti i valori” (Umwertung aller Werte). Dal punto di vista epistemico le applicazioni sono transfert di sapere: applicano il sapere codificato in una variabile nel sapere di un’altra; se sai cos’è un numero, sai cos’è un numero pari; te lo dice l’applicazione che fa passare dal numero n al numero 2n. Insomma, la scienza si fa attraverso valori, non attraverso rappresentazioni. La scienza produce nuovi valori da valori precedenti; non si preoccupa di conformarsi a quel che c’è, soprattutto perché quel che c’è ed è percepito dai sensi come ente è per lo più apparenza – un fenomeno, un’illusione, che poco ha a che fare con la realtà. La percezione di ciò che c’è, così come la viviamo, è solo un meccanismo di adattamento all’ambiente, selezionato dall’evoluzione naturale nell’arco di milioni di anni come il più conveniente alla sopravvivenza e alla riproduzione. Leggi tutto “Del meccanicismo o il pensiero della variabilità”

Medicina, omeopatia e psicanalisi

L’omeopatia doveva prima o poi nascere sul tronco della medicina, perché è un modello vacuo di discorso medico. Anzi, stupisce che sia nata molto tardi, alla fine del xviii secolo con Hahnemann (escludendo i pasticci alchemici di Paracelso a base di sale, zolfo e mercurio).

Omeopatia e medicina si basano entrambe sulla seguente coppia ordinata di agenti: (causa, controcausa). La causa è la causa morbosa o agente patogeno; la controcausa è l’agente terapeutico: l’atto chirurgico o l’antidoto chemioterapico. Per definizione la causa deve esistere in entrambi discorsi, pena la loro decadenza. Infatti, il fondamento filosofico di medicina e omeopatia è lo stesso: il principio di ragione sufficiente, nella versione che stabilisce la causa efficiente di ogni evento, sia l’evento morboso, sia l’evento terapeutico. In un certo senso, l’omeopatia è ancora più rigorosa della medicina, perché fissa un principio teorico – in realtà una rozza metafora – per individuare le controcause: similia similibus curantur, “i simili si curano con i simili”. Nell’omeopatia, tuttavia, la controcausa esiste solo in linea di principio, perché è materialmente vuota, essendo sostanzialmente cancellata dalle diluizioni estreme dell’antidoto. L’omeopatia è a tutti gli effetti una cura psichica o spirituale. Leggi tutto “Medicina, omeopatia e psicanalisi”

Religione e medicina in psicanalisi

Per un ebreo è più difficile che per un cattolico accedere all’ateismo. Infatti, se si fa riconoscere pubblicamente come ebreo, ammette di appartenere al popolo eletto da dio, quindi implicitamente riconosce dio.

La verifica emblematica di questa difficoltà intellettuale è data dal “caso Freud”, che si dichiarava ateo, ma per la “sua” psicanalisi costruì una dottrina religiosa, cioè un’ortodossia dogmatica e incontrovertibile, e avviò un movimento religioso di società psicanalitiche strutturate come chiese, in conflitto le une con le altre, ma all’interno rigidamente monolitiche. Forse Lacan aveva in mente questo caso quando il 12 febbraio 1964 dichiarò che la vera formula dell’ateismo non è che Dio è morto ma che Dio è inconscio (la véritable formule de l’athéisme, c’est que Dieu est inconscient, cfr. J. Lacan, Le Séminaire. Livre XI. Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse (1964), Seuil, Paris 1973, p. 58). Leggi tutto “Religione e medicina in psicanalisi”