Chi ci salverà dalla psicoterapia?

Javier Cercas risponde sul “Corriere della sera” del 7 marzo 2013 (p. 50), dove racconta il seguente aneddoto:

“Alcuni anni fa, la polizia di Los Angeles fermò l’attore inglese Hugh Grant mentre una professionista gli stava praticando una fellatio in un’auto parcheggiata in strada. Il fatto provocò un enorme scandalo, al punto che la brillante carriera di Grant sembrò naufragare. Nel bel mezzo di quella tempesta, un giornalista statunitense rivolse all’attore una domanda molto statunitense: “Adesso andrà da uno psicoterapeuta?” “No”, rispose Grant. “In Inghilterra leggiamo romanzi”.

Hugh Grant
Hugh Grant

Cercas prosegue l’articolo sviluppando un concetto a me molto caro: la correlazione tra romanzo e scienza; ne ho recentemente discusso in un saggio sulla “Storia della follia” di Foucault, pubblicato su “aut aut” (cfr. A. Sciacchitano, L’ignorante e il folle“, “aut aut”, n. 354, aprile giugno 2012, p. 159). Scienza e romanzo nascono insieme nel XVI-XVII secolo con i Galilei e i Cervantes. Il primo annuncia al mondo la libertà di filosofare oltre l’ontologia, l’altro di ironizzare sull’onticità dell’hic et nunc: siamo tutti noi – le persone serie – come dei cavalieri erranti, inattuali nel nostro tempo (essendo il tempo un correlato essenziale dell’essere, come insegnano i pastori ontologici). Solo che i folli si prendono un po’ più sul serio di noi e non concedono a nessuno, neppure a se stessi, la libertà fare dell’ironia sul proprio statuto ontologico né in generale sull’essere che è e il non essere che non è. Perciò il potere li manda dallo psicoterapeuta perché si diano una calmata senza pretendere verità categoriche.

Forse la follia è un male necessario della modernità, ma la psicoterapia è certamente peggio; i folli esagerano nelle loro pretese di verità, ma gli psicoterapeuti mancano pure del briciolo di originalità della follia: sono alla guida di uno schiacciasassi che appiattisce tutto. Siete mai stati da uno psicoterapeuta? Andateci; vi spiegherà tutto; vi darà il senso alla vostra vita, meglio e più credibile di un prete. Il suo discorso è semplice: la colpa è sempre dei vostri genitori che vi hanno frustrato da piccoli.

Chi ci salverà dal conformismo psicoterapeutico?

Forse il romanzo; ma, se non bastasse l’ironia dell’Ulisse Joyce o la lieve malinconia della Recherche di Proust, in seconda battuta, mi aspetto che mi butti un salvagente la biologia degli equilibri punteggiati secondo Stephen Jay Gould o la fisica delle stringhe di Edward Witten. Sì, preferisco questi mostri di scienza ai nostri cardinali oggi riuniti in Conclave. Per non parlare dell’ultima risorsa, questa sì più delirante che romanzesca, offerta dalla recente cosmologia.

Antonello Sciacchitano

Autore: Antonello Sciacchitano

Nato a San Pellegrino il 24 giugno 1940. Medico e psichiatra, lavora a Milano come psicanalista di formazione lacaniana; riceve domande d'analisi in via Passo di Fargorida, 6, tel. 02.5691223: E' redattore della rivista di cultura e filosofia "aut aut", fondata da Enzo Paci nel 1951.