Il compito del traduttore, di W. Benjamin

Traduzione del saggio Die Aufgabe des Übersetzers di Walter Benjamin del 1920.

Il compito del traduttore (1920)

di Walter Benjamin

Walter Benjamin
Walter Benjamin

Il riguardo per il fruitore non si dimostra mai fruttuoso alla comprensione di un’opera o di una forma d’arte. Non solo nel senso che il riferimento a un determinato pubblico o a suoi rappresentanti porta fuori strada, ma addirittura nel senso che il concetto di fruitore “ideale” è dannoso per ogni dibattito sulla teoria dell’arte, che è tenuto a presupporre semplicemente l’essenza e l’esistenza dell’uomo in generale. L’arte stessa si limita a presupporne solo l’essenza corporea e spirituale – ma l’attenzione mai, in nessuna delle sue opere. Infatti, nessuna poesia è per il lettore, nessun quadro per l’osservatore, nessuna sinfonia per l’ascoltatore.

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Una lettera di Freud su psicanalisi, psicologia e università

Propongo una nuova traduzione della lettera di Freud a Judah Leon Magnes datata 5 dicembre 1933.

Judah Leon Magnes
Judah Leon Magnes

I motivi di interesse di questo testo sono diversi. Provo a indicarne alcuni:

  • Una definizione scientifica di psicanalisi (“scienza dei processi psichici inconsci“) che scansa il sostantivo “inconscio”, facile preda di reificazioni.
  • Il riferimento al principio di fecondità come principale parametro di valutazione di una scienza. Nella valutazione della psicologia accademica come “sterile”, troviamo precisamente il contrario di quanto Freud aveva affermato nel 1919, in un intervento pubblico sull’università, a proposito del “pensiero analitico che feconda i campi del sapere”.
  • Una posizione molto equilibrata sul rapporto fra psicanalisi e psicologia. Non c’è contrapposizione: la psicanalisi è “anche” psicologia, può essere considerata il fondamento della psicologia.

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Vita dura per i lacaniani

I lacaniani devono essere geneticamente diversi dagli altri psicanalisti. Hanno nemici.

Non che gli altri psicanalisti abbiano molti amici. Dai tempi di Freud, la psicanalisi non è fatta per procurarsi amici. Da quando nacque, 117 anni fa, la psicanalisi è sempre stata invisa al mondo. “Non fosse mai nata”, è il desiderio del mondo nei suoi confronti; un desiderio che finalmente sembra realizzarsi con la normalizzazione per legge della psicanalisi come professione psicoterapeutica. Finirà finalmente la “nuova scienza” con le sue imbarazzanti scoperte: il complesso di Edipo, la castrazione, il sapere che non arriva alla coscienza ecc. D’ora in avanti la psicanalisi sarà una terapia come tante altre, meglio se orientata in senso medico, e non farà più ricerca sui sogni della gente, sui suoi amori fallimentari, sui suoi odi imperituri. Meglio così per tutti. Socrate, il tafano di Atene, dovette bere la cicuta; Freud, il dottore di Vienna, oggi deve sorbirsi la psicoterapia.

Ma ecco la differenza; i lacaniani non solo hanno nemici latenti, cioè allo stato potenziale, comuni a tutti gli psicanalisti; hanno anche nemici manifesti, riservati solo a loro, che hanno il coraggio di uscire allo scoperto e di dichiararsi come tali e solo nei loro confronti. Leggi tutto “Vita dura per i lacaniani”

Vita dura per i freudiani

Non è meno dura la vita per i lacaniani, ma di questo secondo capitolo di una triste storia – la Storia del movimento analitico – parlerò in un altro documento.

Non se ne rendono ben conto i freudiani ortodossi, a cui va bene la riduzione nordamericana della psicanalisi a psicoterapia. Ma oggi è difficile essere autenticamente freudiani. Chi ci prova, riesce – ben che vada – a essere… freudista.

Cioè?

Il freudista è uno che abita nel freudismo, un luogo dove si conserva la lettera – tutte le lettere – del dettato freudiano. Che non cada uno iota dalla tavola della legge freudiana, è il motto dell’ortodossia freudista. L’ortodossia è sempre totalitaria, non solo nel caso freudiano. E il risultato dell’applicazione dell’ortodossia è sorprendente: la pratica del freudismo diventa, senza che il freudista se ne accorga, una pratica medica. Leggi tutto “Vita dura per i freudiani”

La nostra traduzione “open to revision”

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli attacchi all’autonomia della psicanalisi appoggiandosi principalmente a due argomenti: la psicanalisi è una psicoterapia, quindi l’analista deve formarsi come psicoterapeuta e iscriversi all’albo; l’analista svolge un’attività di cura e quindi deve essere autorizzato dallo Stato. Vale allora la pena ascoltare la voce di Freud che in questo scritto del 1926 ha fondato il concetto di laicità della psicanalisi.

Poiché entrambe le traduzioni in italiano attualmente disponibili sembrano inadeguate a pensare il pensiero di Freud sull’analisi laica, negando già nel titolo la cittadinanza a quel significante, “laico”, che più propriamente può tradurre il “Laie” freudiano, vogliamo proporre una traduzione che si sforzi invece in ogni modo di aderire al tedesco di Freud: che riproponga la sua prosa ricca di metafore, che segua lo snordarsi quasi carsico del suo pensiero, che non ometta di riportare il vigore delle sue posizioni eticamente rivoluzionarie. Avendo questa meta, la nostra traduzione si è andata plasmando in un modo che possiamo, solo ora, connotare secondo questi tre attributi: scientifica, etica, collettiva. Leggi tutto “La nostra traduzione “open to revision””

Lo stato delle traduzioni di Freud

Propongo alcune riflessioni a partire dall’esperienza di traduzione della Laienanalyse di Freud (1926).

Il problema di tradurre Freud non è solo linguistico e scientifico. Ha un rilevante risvolto collettivo e politico; riguarda la collocazione della psicanalisi nel tessuto sociale, come cura, e nella cultura, come attività di ricerca. Faccio solo un esempio, ma paradigmatico.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli attacchi all’autonomia della psicanalisi appoggiandosi principalmente su due argomenti: la psicanalisi è una psicoterapia, quindi l’analista deve formarsi come psicoterapeuta e iscriversi all’albo; l’analista svolge un’attività di cura e quindi deve essere autorizzato dallo Stato. Vale allora la pena ascoltare la voce di Freud, che nello scritto del 1926 intitolato Die Frage der Laienanalyse ha fondato il concetto di laicità della psicanalisi. Già la traduzione ufficiale italiana fa cadere il significante laien, laico, proponendo un titolo che è tutto un programma: Il problema dell’analisi condotta da non medici. Di conseguenza, nell’indice analitico delle Opere di Sigmund Freud non si trova il termine analisi laica: fuorcluso, direbbe il lacaniano, come dire censurato. Leggi tutto “Lo stato delle traduzioni di Freud”