Controtransfert fra guarigione e autonomia

Propongo una nuova traduzione di un frammento di una lettera che Freud scrisse a Oskar Pfister il 5 giugno 1910. La considero preziosa, in primo luogo perché mette in evidenza come il transfert non possa essere affatto eluso e che offra peraltro una traccia che non può non influenzare la conduzione dell’analisi. In secondo luogo è straordinaria la chiarezza con la quale Freud misura il prezzo del cedimento di fronte alle pretese dell’analizzante: la guarigione, non duratura peraltro, viene pagata con la moneta dell’autonomia.

Per quanto riguarda il transfert, è una vera e propria croce. L’ostinata indomabilità della malattia, a causa della quale abbiamo abbandonato la suggestione indiretta e la suggestione ipnotica diretta, non può essere eliminata completamente neanche dalla psicanalisi, ma solo limitata, e il suo resto si manifesta nel transfert. Di solito è piuttosto ragguardevole e qui le regole spesso ci piantano in asso, dovendo orientarci secondo ciò che è caratteristico del malato e non volendo rinunciare del tutto a qualche sua nota personale. In generale sono d’accordo con Stekel che il paziente va tenuto in uno stato di astinenza, di amore infelice, ma questo naturalmente non è sempre possibile in misura piena. Quanto più Lei gli lascia trovare amore, tanto prima Lei raggiunge i suoi complessi, ma tanto più modesto sarà l’esito finale, poiché il paziente si priva di quelli che sono stati appagamenti di complessi solo perché può scambiarli con ciò che ricava dal transfert. L’esito è splendido, ma dipende interamente dal transfert. Si otterrà forse la guarigione, ma non il necessario grado di autonomia, né la garanzia contro la ricaduta.

 

Hieronymus Bosch, Cristo portacroce (1503-1516)
Hieronymus Bosch, Cristo portacroce (1503-1516)
 
Di seguito il testo originale:

Mit der Übertragung ist es ja überhaupt ein Kreuz. Das eigenwillig Ungebändigte der Krankheit, wegen dessen wir die indirekte Suggestion und die direkte hypnotische aufgegeben haben, ist auch durch die Psychoanalyse nicht ganz zu beseitigen, nur einzuschränken, und ihr Rest kommt in der Übertragung zum Vorschein. Er ist meist ansehnlich genug, da lassen dann die Regeln oft im Stiche, man wird sich nach der Eigenart des Kranken richten müssen und auch seine persönliche Note nicht ganz aufgeben wollen. Im Allgemeinen meine ich wie Stekel, daß der Patient in der Abstinenz, in unglücklicher Liebe gehalten werden soll, was natürlich nicht in vollem Ausmaße möglich ist. Je mehr Sie ihn Liebe finden lassen, desto eher bekommen Sie seine Komplexe, aber desto geringer ist der definitive Erfolg, da er seine bisherigen Komplexerfüllungen nur losschlägt, weil er sie gegen die Übertragungsergebnisse eintauschen kann. Der Erfolg ist sehr schön, aber von der Übertragung ganz abhängig. Heilung ist vielleicht erreicht, aber nicht der nötige Grad von Selbständigkeit und Sicherheit vor Rückfall.