L’arte dell’attenzione equisospesa

“Psicanalisi” e “Teoria della Libido”

 

I – Psicanalisi

 […] 
L’ASSOCIAZIONE LIBERA. Nel paziente, lo stato ipnotico aveva avuto come conseguenza un tale ampliamento della capacità associativa, che egli sapeva subito trovare la via, altrimenti inaccessibile alla riflessione cosciente, che conduceva dal sintomo ai pensieri e ai ricordi ad esso connessi. L’abbandono dell’ipnosi parve creare una situazione di impotenza, ma chi scrive si ricordò della dimostrazione di Bernheim secondo cui ciò che era stato vissuto nello stato di sonnambulismo era solo apparentemente dimenticato e poteva essere ricondotto alla memoria in qualsiasi momento tramite la pressante rassicurazione del medico che lo si sa. Provò dunque a spronare anche i suoi pazienti non ipnotizzati alla comunicazione di associazioni per trovare, grazie a questo materiale, la via verso ciò che era stato dimenticato o respinto. In seguito si rese conto che non c’era bisogno di un tale sprone, poiché nel paziente affioravano quasi sempre numerose idee spontanee, che però venivano distolte dalla comunicazione, perfino dalla coscienza stessa, per mezzo di determinate obiezioni che egli muoveva a sé stesso. Nell’aspettativa, all’epoca ancora non dimostrata, ma in seguito confermata da una ricca esperienza, che tutto ciò che veniva in mente al paziente a partire da un certo punto iniziale dovesse anche mantenere una connessione interiore con esso, ne derivò la tecnica di educare il paziente a rinunciare a ogni atteggiamento critico e di utilizzare il materiale di idee spontanee, così portato alla luce, per far emergere le connessioni cercate. Una forte fiducia nel rigore del determinismo nello psichico contribuì certamente alla svolta verso questa tecnica, destinata a sostituire l’ipnosi.

Da allora, LA “REGOLA TECNICA FONDAMENTALE”, ovvero questo procedimento della “libera associazione”, è stata mantenuta nel lavoro psicoanalitico. Si dà avvio al trattamento chiedendo al paziente di mettersi nei panni di un osservatore di se stesso, attento e spassionato, che si limiti a leggere sempre e soltanto la superficie della propria coscienza, da un lato facendo della più assoluta sincerità un proprio dovere, dall’altro evitando di escludere dalla comunicazione alcuna idea spontanea, anche se 1) dovesse avvertirla come troppo spiacevole, oppure se 2) la si dovesse giudicare insensata, 3) troppo irrilevante, 4) non pertinente rispetto a ciò che si sta cercando. Si riscontra regolarmente che proprio le idee spontanee che suscitano le rimostranze appena menzionate sono di particolare valore per il ritrovamento di ciò che è stato dimenticato.

LA PSICANALISI COME ARTE DELL’INTERPRETAZIONE. La nuova tecnica modificò a tal punto l’immagine del trattamento, mise il medico in rapporti così nuovi con il paziente e fornì risultati tanto sorprendenti, che parve giustificato distinguere mediante un nome questo procedimento dalla tecnica catartica. Per questa modalità di trattamento, che ora poteva essere estesa a molte altre forme di disturbo nevrotico, chi scrive scelse il nome di psicanalisi. Questa psicanalisi era dunque, in primo luogo, un’arte dell’interpretazione e si proponeva il compito di approfondire la prima delle grandi scoperte di Breuer, cioè che i sintomi nevrotici sono un sostituto, dotato di senso, per altri atti psichici che sono stati omessi.
Si trattava ora di considerare il materiale fornito dalle idee spontanee dei pazienti come se esso alludesse a un significato nascosto, si trattava di indovinare questo significato a partire da tale materiale. L’esperienza dimostrò presto che il medico analizzante si comporta nel modo più opportuno quando si abbandona alla propria attività mentale inconscia mantenendo un’attenzione equisospesa,1 evitando il più possibile la riflessione e la formazione di aspettative consapevoli, senza volere fissare nella memoria nulla in particolare di quanto udito, e in tal modo capta2 l’inconscio del paziente con il proprio inconscio. Allora si notava, se le circostanze non erano troppo sfavorevoli, che le idee spontanee del paziente si avvicinavano a tastoni, quasi come allusioni, a un determinato tema e bastava l’audacia di compiere un passo in più per poter indovinare ciò che al paziente stesso era nascosto e comunicarglielo. Certo, questo lavoro d’interpretazione non poteva essere inquadrato in regole rigide e lasciava al tatto e all’abilità del medico un ampio margine di manovra; tuttavia, se solo si coniugava l’imparzialità con l’esperienza, si giungeva di norma a risultanze attendibili, cioè a risultanze che trovavano conferma nella ripetizione in casi analoghi. All’epoca si sapeva ancora così poco sull’inconscio, sulla struttura delle nevrosi e sui processi patologici che vi stanno dietro, che bisognava accontentarsi di potersi servire di una simile tecnica, anche se dal punto di vista teorico non era la meglio fondata. Del resto anche nell’analisi odierna la si applica allo stesso modo, solo con un senso di maggiore sicurezza e una comprensione migliore dei suoi limiti.

 

Note

1 [Bei gleichschwebender Aufmerksamkeit.]
 
2 [Auffange.]

Maria Brzozowksa, The Return (2019)
Maria Brzozowksa, The Return (2019)

»Psychoanalyse« und »Libidotheorie« (1923)

 

I – Psychoanalyse

 […] 
DIE FREIE ASSOZIATION. Der hypnotische Zustand hatte beim Patienten eine solche Erweiterung der Assoziationsfähigkeit zur Folge gehabt, daß er sofort den für sein bewußtes Nachdenken unzugänglichen Weg vom Symptom zu den mit ihm verknüpften Gedanken und Erinnerungen zu finden wußte. Der Wegfall der Hypnose schien eine hilflose Situation zu schaffen, aber Referent erinnerte sich an Bernheims Nachweis, daß das im Somnambulismus Erlebte nur scheinbar vergessen war und jederzeit durch die dringende Versicherung des Arztes, daß man es wisse, der Erinnerung zugeführt werden konnte. Er versuchte es also, auch seine nicht hypnotisierten Patienten zur Mitteilung von Assoziationen zu drängen, um durch solches Material den Weg zum Vergessenen oder Abgewehrten zu finden. Später merkte er, daß es eines solchen Drängens nicht bedürfe, daß beim Patienten fast immer reichliche Einfälle auftauchten, diese aber durch bestimmte Einwendungen, die er sich selbst machte, von der Mitteilung, ja vom Bewußtsein selbst, abgehalten wurden. In der derzeit noch unbewiesenen, später durch reichhaltige Erfahrung bestätigten Erwartung, daß alles, was dem Patienten zu einem gewissen Ausgangspunkt einfiele, auch in innerem Zusammenhang mit diesem stehen müsse, ergab sich daraus die Technik, den Patienten zum Verzicht auf alle seine kritischen Einstellungen zu erziehen und das dann zutage geförderte Material von Einfällen zur Aufdeckung der gesuchten Zusammenhänge zu verwerten. Ein starkes Zutrauen zur Strenge der Determinierung im Seelischen war sicherlich an der Wendung zu dieser Technik, welche die Hypnose ersetzen sollte, beteiligt.

DIE »TECHNISCHE GRUNDREGEL«, dies Verfahren der »freien Assoziation«, ist seither in der psychoanalytischen Arbeit festgehalten worden. Man leitet die Behandlung ein, indem man den Patienten auffordert, sich in die Lage eines aufmerksamen und leidenschaftslosen Selbstbeobachters zu versetzen, immer nur die Oberfläche seines Bewußtseins abzulesen und einerseits sich die vollste Aufrichtigkeit zur Pflicht zu machen, anderseits keinen Einfall von der Mitteilung auszuschließen, auch wenn man 1) ihn allzu [215] unangenehm empfinden sollte, oder wenn man 2) urteilen müßte, er sei unsinnig, 3) allzu unwichtig, 4) gehöre nicht zu dem, was man suche. Es zeigt sich regelmäßig, daß gerade Einfälle, welche die letzterwähnten Ausstellungen hervorrufen, für die Auffindung des Vergessenen von besonderem Wert sind.

DIE PSYCHOANALYSE ALS DEUTUNGSKUNST. Die neue Technik änderte den Eindruck der Behandlung so sehr ab, brachte den Arzt in so neue Beziehungen zum Kranken und lieferte so viel überraschende Ergebnisse, daß es berechtigt schien, das Verfahren durch einen Namen von der kathartischen Methode zu scheiden. Referent wählte für die Behandlungsweise, die nun auf viele andere Formen neurotischer Störung ausgedehnt werden konnte, den Namen Psychoanalyse. Diese Psychoanalyse war nun in erster Linie eine Kunst der Deutung und stellte sich die Aufgabe, die erste der großen Entdeckungen Breuers, daß die neurotischen Symptome ein sinnvoller Ersatz für andere unterbliebene seelische Akte seien, zu vertiefen. Es kam jetzt darauf an, das Material, welches die Einfälle der Patienten lieferten, so aufzufassen, als ob es auf einen verborgenen Sinn hindeutete, diesen Sinn aus ihm zu erraten. Die Erfahrung zeigte bald, daß der analysierende Arzt sich dabei am zweckmäßigsten verhalte, wenn er sich selbst bei gleichschwebender Aufmerksamkeit seiner eigenen unbewußten Geistestätigkeit überlasse, Nachdenken und Bildung bewußter Erwartungen möglichst vermeide, nichts von dem Gehörten sich besonders im Gedächtnis fixieren wolle, und solcher Art das Unbewußte des Patienten mit seinem eigenen Unbewußten auffange. Dann merkte man, wenn die Verhältnisse nicht allzu ungünstig waren, daß die Einfälle des Patienten sich gewissermaßen wie Anspielungen an ein bestimmtes Thema herantasteten, und brauchte selbst nur einen Schritt weiter zu wagen, um das ihm selbst Verborgene zu erraten und ihm mitteilen zu können. Gewiß war diese Deutungsarbeit nicht streng in Regeln zu fassen und ließ dem Takt und der Geschicklichkeit des Arztes einen großen Spielraum, allein wenn man Unparteilichkeit mit Übung verband, gelangte man in der Regel zu verläßlichen Resultaten, d.h. zu solchen, die sich durch Wiederholung in ähnlichen Fällen bestätigten. Zur Zeit, da über das Unbewußte, die Struktur der Neurosen und die pathologischen Vorgänge hinter denselben noch so wenig bekannt war, mußte man zufrieden sein, sich einer solchen Technik bedienen zu können, auch wenn sie theoretisch nicht besser fundiert war. Man übt sie übrigens auch in der heutigen Analyse in gleicher Weise, nur mit dem Gefühl größerer Sicherheit und besserem Verständnis für ihre Schranken.

 

Di Davide Radice

Consulente strategico, psicanalista e appassionato traduttore di Freud.

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