Agli albori del controtransfert fra Ferenczi e Freud

Propongo due brevissimi frammenti dall’epistolario di Sigmund Freud e Sándor Ferenczi in cui è accennato il tema del controtransfert. Sono modesti, ma danno una chiara idea di cose significasse per loro avere a che fare con un fenomeno che ancora non erano riusciti a concettualizzare e padroneggiare. Il passaggio di Freud è peraltro curioso perché siamo ormai abituati a considerare il transfert un fenomeno universale, ma siamo piuttosto restii a parlare del controtransfert al di fuori della “situazione analitica”. Nel 1910 Freud ne parla invece anche in riferimento al rapporto con Ferenczi, che sarà un suo vero e proprio paziente solo a partire dal Giugno 1914.

La lettera di Ferenczi del 22 Novembre 1908 contiene un passaggio che E. Roudinesco e M. Plon definiscono il primo riferimento al concetto di controtransfert:

[Le analisi procedono ora molto bene, ma non sempre. Certi giorni ho esperienze veramente spiacevoli.] Faccio sempre troppo mie le questioni dei pazienti.

 

Edvard Munch - Street in Åsgårdstrand (1902)
Edvard Munch – Street in Åsgårdstrand (1902)

Nella lettera del 6 Ottobre 1910, Freud scrive a Ferenczi:

[Perché non Le ho dato una lavata di capo, spianando così la strada a una reciproca spiegazione? Verissimo, è stata una debolezza da parte mia, ma] non sono il superuomo ψa che Lei si è messo in testa, non ho neanche padroneggiato il controtransfert. [Non ho potuto farlo, così come non mi riesce di farlo con i miei tre ragazzi, perché voglio loro bene e mi addolora rimproverarli.]

 
Qui parte dei frammenti tradotti:

Ich mache die Sache der Patienten noch immer zu sehr zur eigenen.

 

Ich bin nicht der ψa Übermensch, den Du Dir in Deiner Vorstellung erdacht hast, ich habe auch nicht die Gegenübertragung bewältigt.

 

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